venerdì 31 luglio 2020

La canzone di Achille, di Madeline Miller

Titolo originale: The song of Achilles

Anno di pubblicazione: 2011

Ambientazione: Ftia/Troia, antica Grecia




Patroclo, figlio del re Menezio, uccide accidentalmente un coetaneo e per questo viene condannato all'esilio; accolto alla corte del re di Ftia Peleo, conosce suo figlio, il principe Achille, stringendo con lui una solida amicizia che diventerà presto amore.
Il sentimento è osteggiato da Teti, la dea madre di Achille,





Che il pelide Achille e Patroclo non fossero proprio solo amici come ci è stato insegnato alle medie quando studiavamo l'Iliade per la prima volta non è certo una novità per chiunque conosca anche un minimo la cultura dell'antica Grecia; inevitabile quindi la ripresa di questa storia in questi anni in cui le storie d'amore gay sono state sdoganate (per fortuna, da un certo punto di vista).
Voce narrante stavolta è proprio Patroclo, figura piuttosto trascurata dalla mitologia se non- appunto- in relazione con Achille, del quale l'impresa più ricordata fu la scempiaggine (scusate, ma per me di questo si tratta) che ne provocò la morte; ovvero travestirsi con l'armatura dell'amica e andare a combattere Ettore al suo posto. No, dico: ETTORE, il guerriero più potente dopo Achille. Poi non bisogna dire che uno se l'è cercata....
In questa versione veniamo a conoscenza dell'intera storia narrata dallo stesso giovane, che ricorda la sua triste infanzia nel palazzo del padre, re  Menezio, che già non lo sopporta perchè non all'altezza delle sue aspettative; figuriamoci se non prende la palla al balzo per liberarsene quando il ragazzino durante una lite uccide accidentalmente un coetaneo di altra nobile famiglia. Con la scusa di riparare al torto fatto, lo spedisce alla corte di Peleo, re di Ftia famoso per accogliere giovani esuli espulsi dalle loro case e dare loro una seconda occasione trasformandoli in soldati per il suo esercito. Qui Patroclo, dal carattere schivo e segnato dalle sofferenze vissute, fatica a inserirsi fino a quando per un caso fortuito attira l'attenzione del principe Achille, figlio di Peleo e totalmente il suo opposto sotto ogni punto di vista: Achille è un semidio, dato che la madre è la dea Teti, e oltre a ciò non solo gode di ottima prestanza fisica e intellettuale ma anche di grande affetto e considerazione da parte del padre.
Insomma un privilegiato, che parrebbe addirittura baciato dagli dei se non ci fosse una certa profezia fatta alla sua nascita (ma di questo parleremo dopo); eppure Achille tra tutti sceglie personalmente Patroclo come proprio compagno. Non ho ben compreso, all'interno della storia, quale sia il motivo esatto per cui avviene questa scelta, o forse non c'è un motivo (come spesso capita in amore); sta di fatto che i due giovani si legano di un affetto assoluto che diventa ben presto amore, e che tale rimarrà nonostante la vita abbia in serbo per loro varie prove: il felice periodo dell'addestramento con il centauro Chirone, il periodo di separazione quando Achille viene nascosto alla corte del re Licomede (e la povera Deidamia mi ha fatto una pena!), infine la guerra di Troia e il tragico destino di entrambi. Patroclo sceglie di seguire Achille nella sua impresa facendo suo il sogno di gloria del compagno, nonostante la consapevolezza di ciò che aspetta il suo amato (tramite la suddetta profezia), e a Troia stabilirà un bel rapporto di amicizia con Briseide, la schiava di Achille che sarà oggetto della famosa contesa. 
La storia andrà come tutti sappiamo, ma l'abilità descrittiva dell'autrice fa in modo di farci vedere un Patroclo piuttosto diverso dal fessacchiotto che abbiamo sempre conosciuto (almeno, io ho sempre pensato fosse tale). Ma ciò che ho molto apprezzato in questo romanzo è la descrizione precisa e sincera delle dinamiche e sentimenti adolescenziali, molto difficili da rendere al di là dell'abilità descrittiva dell'autore. 








Nessun commento:

Posta un commento