lunedì 30 dicembre 2019

Classifica 2019

Ed eccoci arrivati, come ogni anno, al bilancio finale di letture e cinema. Come sempre i titoli non sono messi in ordine di preferenza:

1- Ero in guerra ma non lo sapevo (Alberto Torreggiani);
2- Lessico famigliare (Natalia Ginzburg);
3- A cantare fu il cane (Andrea Vitali);
4- La fanfiction (Chiara Massini);
5- Bacio feroce (Roberto SAviano);ù
6- Le assaggiatrici (Rossella Postorino);
7- Istantanea di un delitto (Agatha Christie);
8- Il condominio (J.C. Balland);
9- Sotto le ciglia chissà- I diari (Fabrizio De Andrè);
10- L'innocente (Alison Weir);
11- I figli del re (Sonya Hartnett).



Come l'anno scorso, molte  buone letture ma nulla di particolarmente eclatante.

Sul fronte vita....diciamo che il 2019 si è diviso in due parti: prima parte tutto ok, sopratutto i lavoro, in cui o avuto anche belle esperienze e bei incontri a livello umano. Questo fino a giugno; poi estate di mxxxda (tanto per cambiare), da settembre ripresa del lavoro (Bene) ma - oltre a una situazione lavorativa complicata ora risolta- tutta una serie di sfighe: problemi di salute, gente (amici e parenti) che muore, gente con problemi di salute gravissimi o ai cui familiari più stretti accadono queste cose...mamma mia, solo a scriverlo mi viene male. Senza contare tutto il resto, ovvio.
Insomma seconda parte da dimenticare.
Mi verrebbe da dire "speriamo che il 2020 vada meglio", ma vista la mia esperienza personale in merito non dico più nulla e prendo quello che viene. 

Buon Anno a Tutti!

martedì 24 dicembre 2019

Tutti gli uomini sono mortali, di Simone De Beauvoir


Titolo originale: Tout les hommes sont mortels

Anno di pubblicazione: 1946

Ambientazione: Francia fine anni '40.




1946: Regine è una giovane attrice teatrale alla ricerca della fama eterna, scontenta di ciò che la circonda








Non avendo mai letto nulla di questa celeberrima autrice ipercitata dalle femministe, e finalmente dopo anni di buoni propositi ho scelto questo libro...che ho abbandonato a metà, in quanto noioso e angosciante oltre ogni limite. E decisamente non è ciò che cerco, sopratutto in questo periodo.
Sicuramente basato sull'esistenzialismo e influenzato dalla guerra appena conclusa, altri non è che una riflessione sulla futilità della vita, delle cose umane e sul fatto che in realtà l'eterna giovinezza che molti desiderano in realtà, se dovesse avverarsi, sarebbe la peggiore delle maledizioni. 
Il personaggio centrale, più che Regine, è Raymond Fosca, misterioso uomo solitario che la protagonista incontra in un albergo durante un ritiro con i suoi fedelissimi, e che si fissa di conquistare proprio attirata dall'aura di mistero che lo circonda. Dato il suo carattere volubile e capriccioso se ne stancherebbe ben presto se non fosse che, a questo punto, è lui a cercarla  e a raccontarle la propria incredibile storia. Nella sua vanità Regine è esaltata dal fatto di essere amata da un uomo "eterno": per lei è come se fosse destinata pure lei all'eternità. Addirittura per un periodo si diverte perfino a insegnargli come tornare a vivere, senza rendersi conto che per lui tutto è già visto, già vissuto, tutto è noia in quanto destinato a ripetersi in eterno. 
Nato nel Medioevo, Fosca ha vissuto parecchie vite, si è già innamorato parecchie volte e ogni volta ha visto morire i propri cari, le donne amate, i figli da loro avuti, rimanendo sempre solo perchè è quello l'unico destino che può vivere uno come lui: certo vive mille avventure e conosce personaggi storici ma tutto ciò non basta. 
Mamma mia che pesantezza!
Regine poi è insopportabile: presuntuosa e accentratrice, pensa di avere il mondo ai suoi piedi e per di più in molte parti mi è apparsa molto sciocca. 
Scritto in modo superlativo ovviamente, ma del resto data la fama dell'autrice non mi aspettavo di meno. Ma da sola la scrittura- pur ottima- non basta.
Conclusione: ritenterò (come lettrice della De Beauvoir)e probabilmente sarò più fortunata. 

sabato 14 dicembre 2019

Sogniamo più forte della paura, di Saverio Tommasi


Anno di pubblicazione: 2018

Ambientazione: Italia, giorni nostri



Filadelfia ha 16 anni, si è appena trasferita in una nuova città con la madre e il nonno a cui è molto legata. Nella nuova scuola incontra compagni simpatici (come Mario e Jasmine) compagni non proprio simpatici e talvolta anche bulli, che un po' la prendono di mira.
In città inoltre è diffusa una polvere nera che si deposita su ogni cosa, e che preoccupa particolarmente il nonno, il quale la riconduce alla principale fabbrica della città, gestita dall'industriale Ilvo.
Quando il nonno scompare dopo aver scritto a un giornale locale una lettera di protesta contro Ilvo Filadelfia indaga...




Il secondo romanzo di Saverio Tommasi è una favola moralistica, simpatica ma purtroppo- come sempre con quest'autore- inficiata dalla sua opinione politica e ideologica. A differenza del precedente libro l'ho trovata meno coinvolgente ( e questo ritengo sia normale, visto che il libro era indirizzato alle due figlie di Tommasi), ma sopratutto l'ho trovato un po' dispersivo, e alla fine mi è rimasta una sensazione di incompiutezza (forse voluta) e di non aver ben capito dove l'autore volesse andare a parare.
A dispetto della trama, i protagonisti in realtà sono due: Filadelfia e il nonno, un duo molto unito- quasi in simbiosi- che nella nuova città cominciano ad avvertire cose che gli altri abitanti sembrano non accorgersi: ad esempio, cos'è   la misteriosa polvere nera che si deposita un po' dappertutto e che sembra provenire dalla fabbrica di Ilvo, la più importante dei dintorni? Perchè a scuola si tende a dividere gli alunni e a discriminare quelli più deboli o considerati "diversi"? Perchè gli animali scompaiono? Perchè sopratutto, chi pone queste domande riceve risposte evasive e viene subito guardato con sospetto?
A tutte queste domande il libro cerca di dare una risposta, ovviamente rispettando la propria trama, ma perdendosi nei meandri dell'ideologico e dello "strampalato a ogni costo". Unica menzione a mio avviso va fatta per il personaggio di Jasmine, ricca compagna di scuola di Filadelfia, che almeno inizialmente sembrerebbe un po' superficiale ; perlomeno il finale è abbastanza realistico anche se non si perde la speranza di un mondo migliore (presumo che sia  questo il messaggio che l'autore vuole trasmettere ai lettori).
Anche la copertina, seppure molto carina, è meno accattivante di quella del primo romanzo. 
Lettura comunque da provare se si ama questo autore e che può piacere molto anche a bambini o ragazzi molto giovani. 




sabato 7 dicembre 2019

Ero in guerra ma non lo sapevo, di Alberto Torregiani e Stefano Rabozzi

Anno di pubblicazione: 2006


Ambientazione: Italia, dal 1979 in poi


Il    1979 il terrorista dei PAC  Cesare Battisti uccide l'orefice Pierluigi Torregiani; nella sparatoria rimane gravemente ferito anche il figlio di Torregiani, Alberto di 15 anni, che rimarrà paralizzato. In questo libro Alberto Torreggiani ripercorre la propria vicenda umana e di "vittima del terrorismo" a partire proprio da quel tragico giorno...





Come da trama, il libro racconta la tragica vicenda di Alberto Torregiani, che nel 1979 a solo 15 anni rimase paralizzato nello stesso agguato in cui fu invece ucciso suo padre, l'orefice Pierluigi , che il ragazzo stava accompagnando al lavoro. A sparare Cesare Battisti, membro dei PAC (Proletari Armati per il Comunismo) che assieme ad acluni complici aveva inteso "punire" il Torreggiani, reo di aver reagito qualche tempo prima a un tentativo di rapina. 
Di certo non una storia insolita per quegli anni, denominati appunto "anni di piombo" a causa del terrorismo che infestò il nostro Paese, che lo diventò però in seguito alla fuga di Battisti in Francia dove, a causa della legge Mitterrand, molti terroristi già condannati dalla  giustizia italiana (come Battisti che era stato condannato a quattro ergastoli) riuscirono a sfuggire alla giusta condanna assurgendo addirittura al rango di "perseguitati", "intellettuali" o altre amenità simili, rifacendosi una vita in barba
La vita di Alberto non è stata certo facile: orfano di entrambi i genitori, era stato adottato da Torregiani e da sua moglie assieme alle sorelle dopo la morte della madre, che l'orefice aveva conosciuto durante un ricovero ospedaliero e con cui aveva stretto amicizia, al punto di promettere alla donna (già vedova) che se fosse mancata si sarebbe preso cura dei tre figli; promessa alla quale una volta guarito l'uomo adempì adottandoti i tre orfani. Una storia a lieto fine, quindi, se non fosse che purtroppo siamo nella Milano degli anni di piombo, teatro oltre che di omicidi e stragi a sfondo politico, anche di innumerevoli episodi di criminalità con cui si coprivano gli autofinanziamenti di molti gruppi eversivi più o meno famosi. Ed è in questo contesto che si collocano gli omicidi di Torregiani e del macellaio Lino Sabbadin, a cui seguiranno quello del maresciallo dei carabinieri Giuseppe Ciotta e dell'agente di polizia Andrea Campagna.
Torregiani racconta la propria vicenda senza indulgere nell'autocompiacimento o nel pietismo, ma semplicemente riportando i fatti di cui è stato testimone; dopo aver concluso gli studi ed essersi costruito una professionalità anche grazie all'allora nascente mondo dei PC, ha dedicato buona parte della sua vita alla testimonianza di vittima degli anni di piombo e alla ricerca di giustizia , in prima linea attivamente riguardo al famoso "Caso Battisti", conclusosi- come tutti sappiamo- l'anno scorso con l'arresto e l'estradizione del terrorista, che fino ad allora aveva potuto sfuggire impunemente alla giustizia italiana grazie alla "magnanimità" della Francia prima e del Brasile poi. 
Una testimonianza importante e toccante da parte di una persona rimasta due volte vittima, e per certi aspetti non troppo allineata con certe posizioni che sembrano andare per la maggiore fra molti parenti di vittime del terrorismo. 

lunedì 2 dicembre 2019

La regina della rosa rossa, di Philippa Gregory

Titolo originale: The Red Queen

Anno di pubblicazione: 2010

Ambientazione: Inghilterra, 1443-1486

Collegamenti con altri romanzi: è il secondo  romanzo della serie "La guerra dei cugini", composta da:

- La signora dei fiumi (2011); 

 - La Regina della Rosa Rossa (2010);
- La Regina della Rosa Bianca (2009);
- La futura regina (2012);
- Una principessa per due re (2013);
-La maledizione del re (2014). 


Inghilterra, 1456: Margaret Beaufort, erede del casato dei Lancaster, è costretta dalla madre a sposare Edmund Tudor, che muore quasi subito lasciandola incinta del futuro Enrico Tudor. Delusa nelle proprie aspirazioni personali (avrebbe voluto prendere i voti), Margaret dedicherà l'intera vita allo scopo di mettere il figlio sul trono, sostenuta dalla convinzione che sia il volere di Dio che il suo casato regni sull'Inghilterra. E non importa cosa dovrà fare per realizzare il proprio obiettivo...


Il romanzo narra di nuovo  la "Guerra delle due Rose", stavolta però dal punto di vista della parte avversaria, quella dei Lancaster, nella persona di Margaret Beaufort, madre di Enrico VII.
Una protagonista non troppo simpatica, anche se visto ciò che deve passare nella sua vita non sono riuscita a biasimarla el tutto: non avrei mai pensato di leggere la scena di un parto più sconvolgente di quella del primo parto di Isabella Neville, ma qui accade anche di peggio e se si tiene conto del fatto che la giovane all'epoca aveva solo 13 anni...bè, qualche attenuante possiamo pure concedergliela.
Solo "qualche", perchè comunque sia gran parte dei comportamenti e dei ragionamenti di Margaret sono dovuti a una personalità megalomane  e sopratutto a un fanatismo religioso che la sosterrà per tutta la vita in modo anche troppo incrollabile: per Margaret il volere di Dio coincide fortunosamente (ma guarda un po') col proprio e con le proprie aspettative.
Se sarà costretta a rinunciare al proprio proposito di perseguire la grandezza entrando in convento e diventando santa ( questo sarebbe, sin da bambina, il suo ideale di vita), investirà tutto il resto della propria vita nello scopo di mettere il proprio figlio Enrico sul trono d'Inghilterra, e la cosa non sarà certo facile dato che dopo l'insediamento di Edoardo IV, il bambino viene addirittura esiliato e costretto a crescere lontano dalla madre, affidato allo zio Jasper Tudor.
Ma- parafrasando un celebre detto- le vie del Signore sono infinite, e di conseguenza lo sono pure quelle della Beaufort, che non si farà fermare assolutamente da nulla: nè dal perenne rischio di essere condannata a morte in caso di sospetto tradimento, nè dal secondo matrimonio con il mite Henry Stafford che potrebbe portarle gioia e invece lei disprezza in quanto- a suo avviso- poco facinoroso e non fanatico come lei, nè dal dolore per il non poter vedere crescere il proprio figlio, che piano piano finirà per diventarle estraneo: alla fine lei stessa arriverà ad ammettere che, se non fosse per il fatto che il ragazzo può servirle per realizzare l'ambizione del trono, forse alla fine se lo sarebbe pure dimenticato....da un certo punto di vista potremmo pure considerarla un'eroina femminista ante litteram, vista la frustrazione che la pervade continuamente data la consapevolezza che il suo essere donna la pone in una condizione di inferiorità rispetto anche al più inetto degli uomini. 
Insomma un personaggio con cui più di tanto non si riesce a entrare in empatia, nonostante non manchino i momenti di umanità a cui si aggiunge il solito viziaccio della Gregory e di molti altri autori di infilare a tutti i costi una improbabile storia d'amore laddove non se ne sente alcun bisogno: perchè , in qualunque modo li si voglia guardare, Margaret e Jasper sono una delle coppie più improbabili che abbia mai incontrato nella mia carriera di lettrice.
Come sempre il romanzo scorre in maniera fluida e coinvolgente, e come sempre l'autrice si prende non poche libertà a livello storico riguardo ai fatti narrati (ma questo è un difetto di cui già ampiamente sappiamo). Se non altro però nel finale scioglie l'enigma riguardo alla vicenda dei "Principini nella Torre", scagionando Riccardo III (e se non è stato lui, indovinate chi è stato?).
Nota di merito per l'accattivante copertina. 


venerdì 29 novembre 2019

Corro sennò mia mamma mi picchia, di Giovanni Storti e Franz Rossi

Anno di pubblicazione: 2015

Ambientazione: Italia e vari Paesi Esteri





Dal sito IBS:


"Siamo abituati a vederlo insieme agli inseparabili Aldo e Giacomo, ma in questo libro Giovanni Storti si presenta in una veste insolita, maglietta e pantaloncini, e ci parla della sua più grande passione fuori dal palco, quella per la corsa. Lo fa alla sua maniera, con la consueta ironia, con un intreccio di leggerezza e profondità. Alternandosi nel racconto con Franz Rossi, compagno di avventure e di allenamenti, Giovanni, instancabile "assaggiatore di corse", pronto a sfidare il caldo come il freddo, a correre di giorno e di notte, a qualsiasi latitudine o altitudine, ci spiega come ha scoperto, o meglio riscoperto, questa vena atletica. Dalle fughe infantili per sottrarsi alle ciabattate materne a una pratica ritrovata, non tanto per motivazioni salutistiche, quanto perché la corsa ha il fascino di una vera arte. Ci addentriamo così, in compagnia dei due protagonisti, negli itinerari delle gare più coinvolgenti, sentiamo con loro la fatica ma anche il piacere di misurarsi con se stessi e con gli altri, la gioia di superare i propri limiti. E soprattutto impariamo a guardare con curiosità ed emozione i luoghi e l'umanità che si incontrano lungo il tragitto. Si aprono davanti a noi scorci di una Milano, quella dei Navigli, dei parchi e della Montagnetta di San Siro, lontana dall'affannata metropoli dell'immaginario collettivo. "






In questo libro Giovanni Storti, assieme all'amico Franz Rossi, racconta la sua passione per la corsa. Chi si aspetta di trovare una biografia del comico, rimarrà deluso perchè il libro si concentra proprio sulla corsa  e stop; per questo risulta abbastanza noioso (molte cose tecniche, per quanto spiegate, non risultano comunque di facile comprensione per i non intenditori), seppure risultano comunque molto divertenti i resoconti delle varie corse (anche in vari luoghi del mondo) di Giovanni come maratoneta, ricordi che coinvolgono vari amici tra cui gli immancabili Aldo, Giacomo e Silvana (Fallisi, moglie di Aldo e attrice assieme a loro in molti spettacoli).

Interessante, al di là di tutto, per i fans del trio.
Come vedete..recensione brevissima, oggi!




mercoledì 27 novembre 2019

Read in progress

What are you currently reading? (Cosa stai leggendo?)

Ho appena iniziato "Istantanea di un delitto" di Agatha Christie












What did you recently finish reading? (Quale libro hai finito di recente?)

"La fanfiction" di Chiara Massini







What do you think you’ll read next? (Quale libro pensi sarà la tua prossima lettura?)

"Il condominio" di J. Ballard. 







domenica 24 novembre 2019

L'estate dell'innocenza, di Clara Sanchez

Titolo originale: El palacio varado

Anno di pubblicazione: 2019

Ambientazione: Spagna, anni '70/'80


Clara ha dieci anni, vive con i genitori e i fratelli minori e osserva con curiosità e spirito critico piuttosto maturo per la sua età il mondo degli adulti: i genitori perennemente in crisi, gli esuberanti zii, la stravagante nonna e il corollario di amici e conoscenti che entrano ed escono dalle loro vite....




Il sottotitolo del libro dice "Ricordi quando eri bambino? Ricordi quando tutto era possibile? Poi, un'estate, ogni cosa è cambiata...."
Ecco, è uno di quei casi ingannevoli in cui un lettore ingenuo si trova poi ad avere a che fare con una trama che di questo sottotitolo rispecchia poco o nulla.
La protagonista Clara è una bambina di dieci anni appartenente a una famiglia spagnola del ceto medio anni '70/'80 (almeno penso, dai miei calcoli risulta così): padre              , madre casalinga depressa per le continue assenze del marito per via del lavoro e i continui trasferimenti ad esso dovuti. Sono abbastanza benestanti ma pieni di problemi a livello sentimentale.
Ad essi si aggiungono l'esuberante Olga - sorella della madre- suo marito Albert e il loro figlio Carlos.
Le due famiglie hanno per anni un rapporto molto stretto e passano assieme vari periodi della loro vita, in particolare un'estate al mare che rimarrà impressa a Clara sia per il cambiamento del suo corpo e del suo animo a causa della crescita, sia per la decisione di diventare scrittrice, condivisa e appoggiata con lo zio Albert in quanto solo lui sembra capirla. 
Ed è qui che comincia l'inghippo: stando al sottotitolo, sembrerebbe che quell'estate segni un punto importante nella vita delle due famiglie , e invece leggendo il romanzo si capisce che così non è: determinate dinamiche e problemi c'erano prima e continueranno a esserci dopo, immutate. 
La vacanza non cambia nulla e non ha alcuna influenza sulle vite dei personaggi, se non come momentaneo diversivo. 
Il romanzo è piacevole e scritto in modo scorrevole, ma purtroppo tutto quello che viene narrato rimane in superficie: alla fine, appena chiuso, non mi ha lasciato nulla in particolare. 
Insomma, la classica "occasione mancata".


martedì 29 ottobre 2019

Un segreto non è per sempre, di Alessia Gazzola

Anno di pubblicazione: 2012

Ambientazione: Roma, 2012

Collegamenti con altri romanzi: è il secondo romanzo della serie "L'allieva", composta da:

- L'allieva
- Un segreto non è per sempre (2012)
- le ossa della principessa
- Sindrome da cuore sospeso (2012);
- Una lunga estate crudele (2017);
- Un po' di follia in primavera (2017);
- Arabesque (2018);
- Il ladro gentiluomo (2018);
-



La giovane    Alice Allevi viene coinvolta nel caso del presunto suicidio del famoso scrittore Konrad Azais: l'uomo, anziano e in declino, viveva con la figlia Selina e aveva un fortissimo rapporto con la nipote 15enne Clara.
Indagando in una vita di fama, egoismo, rancori, gelosie, tradimenti ecc Alice si deve contemporaneamente districare tra le proprie vicissitudini personali: il tentato suicidio dell'amica Cordelia, l'imminente partenza della coinquilina Yukino e sopratutto il tormentato rapporto con il fidanzato Arthur e l'attrazione per il collega Claudio....






E' il primo romanzo che leggo di questa famosa serie adattata anche dalla Rai in una fiction tv di successo dove la protagonista è interpretata da Alessandra Mastronardi.
Nonostante non rientrerà tra le mie letture preferite, l'ho trovato comunque piacevole e simpatico, anche se con un po' troppi personaggi, in parte stereotipati (l'amica tormentata, la ragazza giapponese, il bel tenebroso, il giramondo irresponsabile ecc).
La storia verte principalmente sul giallo della trama, stavolta il presunto suicidio di Konrad Azais, celebre scrittore dalla vita tormentata, con un rapporto tormentato con i quattro figli e con il resto del mondo, a parte la nipote Clara, figlia di sua figlia Selina (con la quale l'anziano vive).
La simpatica    Alice viene coinvolta nelle indagini con i suoi colleghi, e ovviamente dimostrerà grande fiuto e una buona dose di caparbietà (a tratti paradossale visto che ogni tanto viene da chiedersi: possibile che tutti si fidino solo di lei, facciano confidenze solo a lei, sopratutto visto che con le indagini c'entra fino ad un certo punto?) che la porterà a sbrogliare la complicata matassa iniziale.
Konrad Azais infatti è il tipico grande genio poco gradevole come persona: presuntuoso e pieno di sè, non è stato certo un buon padre per i propri figli visto che li ha coinvolti spesso nelle sue meschinerie, e ora da vecchio ha pure da criticare perchè a quanto non gli danno grandi soddisfazioni (nemmeno la figlia Selina che lo accudisce); l'unico familiare cui è affezionato è la nipote 15enne Clara, che è stata anche colei che lo ha trovato esanime il giorno del suo compleanno e che quindi risulterebbe essere un testimone chiave, ma che inizialmente si rifiuta di collaborare, cme se cercasse di proteggere il nonno. 
La trama si dipana in un intrigo familiare di quelli forti, che fa rivalutare qualunque familiare voi abbiate, anche il più rompiballe; parimenti si sviluppano le vicende personali di Alice & soci, simpatiche ma non più di tanto accattivanti e talvolta fin troppo prevedibili (come prevedibili sono alcuni intrighi legati al caso Azais). Trovo comunque che questo non sempre sia un difetto, se si cerca una lettura rilassante che riesca a coniugare elementi di tipo giallo o più "seriosi" con elementi più leggeri e talvolta anche romantici. 
Anzi, quasi quasi appena capita l'occasione leggo ancora qualcosa d'altro di questa serie....

martedì 22 ottobre 2019

La sesta moglie, di Philippa Gregory

Titolo originale: The Taming of the queen

Anno di pubblicazione: 2018

Ambientazione: Inghilterra

Collegamenti con altri romanzi: è l'ultimo romanzo della serie "Tudor", composta da:

- Caterina, la prima moglie;

-L'altra donna del re;

-L'eredità della regina;

- Il giullare della regina;

- L'amante della Regina Vergine;

- L'altra regina.



La nobile Caterina Parr sta aspettando che finisca il periodo di lutto dopo la morte del marito Lord Latimer per sposare il suo vero amore, Thomas Seymour. Purtroppo per lei, Caterina viene notata da Enrico VIII, anch'egli vedovo della quinta moglie Caterina Howard (da lui fatta stesso mandata al patibolo, peraltro), che la chiama a corte e, dopo un brevissimo corteggiamento, la chiede in moglie.
Rifiutare qualcosa al collerico sovrano è impossibile, figuriamoci una proposta di matrimonio...così Caterina è costretta a soffocare ancora una volta i propri desideri e le proprie speranze e a sposare Enrico, diventando regina d'Inghilterra.
Sorprendentemente, il sovrano pare affezionarsi molto alla nuova moglie, che dal canto suo decide di sfruttare questa opportunità concessale dalla vita per realizzare il desiderio di studiare, in particolare le riforme religiose protestanti; Caterina riesce a fare della sua corte un circolo riformista approvato anche dal re. Inoltre si dimostra moglie attenta ai bisogni dell'irascibile marito e matrigna amorevole per i tre figliastri Maria, Elisabetta ed Edoardo, che per la prima volta vengono riportati a corte per vivere tutti assieme come una vera famiglia.
Chiaro però che un simile personaggio è destinato a farsi anche dei nemici...



L'ultima moglie di Enrico VIII è anche, fra le sue mogli, quella forse meno nota. Questo nonostante sia stata quella che - probabilmente- è riuscita di più a mantenere una propria indipendenza, ovviamente tenuto conto dell'ambiente che era una corte reale presieduta da un re che non ci metteva molto a mandare al patibolo chiunque per sciocchezze: e all'epoca Enrico aveva già fatto giustiziare due mogli (Anna Bolena e Caterina Howard), ripudiato e fatto morire un miseria la prima (Caterina D'Aragona), fatto giustiziare amici, parenti e preziosi collaboratori (John Fisher, Tommaso Moro,   ).
Comprensibile quindi che, all'inizio del romanzo, la trentenne Caterina, due volte vedova e in un periodo particolarmente felice della sua vita (dopo la morte del secondo marito sta aspettando che finisca il periodo di lutto per poter sposare l'uomo di cui è innamorata, Thomas Seymour) reagisca con sgomento al capriccio del sovrano; ma dato che non si può rifiutare e il matrimonio viene celebrato, la donna decide di prendere in mano la propria vita e cercare di trarne il massimo vantaggio possibile. 
Incredibilmente ci riuscirà: non solo arriverà a farsi apprezzare (e ad apprezzare ella stessa, per alcuni aspetti ) l'irascibile consorte, ma riappacificherà la famiglia convincendo il marito a riammettere a corte le figlie Maria ed Elisabetta, ripudiate a causa delle rispettive madri- e l'erede al trono Edoardo, figlio di quella Jane Seymour morta dandolo alla luce e il cui ricordo, venerato da sovrano, perseguita invece Caterina che nei momenti di debolezza non 
Oltre a ciò la nuova regina, protestante, cerca di favorire i riformatori della propria fede e arriverà addirittura a scrivere due brevi trattati riguardanti opere devozionali con il favore del sovrano, che stima molto l'intelligenza della moglie....almeno finchè qualcuno non gli mette la pulce nell'orecchio sul fatto che la moglie starebbe ordendo un complotto contro di lui. 
Ed è qui che per Caterina comincia un periodo di difficoltà enormi che la porta a doversi guardare continuamente le spalle e a vivere nel timore per la propria vita, visto che viene addirittura messa in stato di arresto: per fortuna la sua intelligenza la porterà a sapersi difendere ribaltando la situazione a suo favore, anche se dovrà pagare un caro prezzo in termini di dignità. 
Come sempre la Gregory ha uno stile avvincente e scorrevole che cattura e riesce a creare personaggi accattivanti: l'intelligente Caterina, la sensibile Maria e la scaltra Elisabetta, l'insopportabile vecchiaccio Enrico, la "simpatica canaglia" Thomas Seymour, vero amore di Caterina, la coraggiosa Anne Askew e altri non possono che intrigare e convincere il lettore a finire la storia. Certo l'attendibilità come al solito non è proprio il massimo e il sospetto che l'autrice ci metta un po' troppo del suo (l'odio di Caterina verso la povera Jane Seymour, ad esempio) è sempre presente. 
Tuttavia ritengo il romanzo ben fatto e piacevole, se lo si prende per quello che è: una lettura di intrattenimento. 



sabato 31 agosto 2019

Andrea Camilleri

Il 17 luglio a Roma è morto all'età di   Andrea Camilleri, il grande scrittore siciliano famoso per la serie del "Commissario Montalbano" e per tantissimi altri libri.
Al contrario di ciò che faccio di solito, stavolta per la vita e le opere dell'autore rimando direttamente a Wikipedia e ai siti appositi sul web: essendo uno dei miei autori oreferiti mi limito a condividere solo il pensiero che ho messo su FB.
Per me è davvero un giorno molto triste (non mi spingo a dire doloroso per non offendere nessuno, ma sarebbe la parola più giusta): davvero non so immaginare come sarebbe stata la mia vita senza di lui e senza i suoi preziosi libri (tutti, non solo quelli di Montalbano) che mi accompagnano da vent'anni ormai, davvero non so immaginare che non ne scriverà più (anche se per fortuna sono tantissimi!).
Ciao Maestro e grazie per tutto quello che hai fatto per noi che ti amiamo e per l'Italia...


domenica 5 maggio 2019

Quando la fantasia corre...

Rieccomi qui dopo mesi di assenza....anche se non so se tornerò definitivamente. Ma intanto rompo di nuovo il ghiaccio.
La nascita di questo post risale a qualche mese fa, quando una mia amica, vedendo la copertina di diario su FB (un disegno fatto dall'autrice Elisabetta Borsetti raffigurante Anne Neville e Richard III) mi ha chiesto che cartone fosse (visto che per lo stile dei personaggi ricordano molto un cartone).
La mia mente si è così attivata con il solito lavorìo di fantasia che, quando corre, è impossibile da fermare. E quindi...se "The White Queen" fosse un film di animazione, chi potrebbero essere i vari personaggi?
Ho cercato di dare una risposta utilizzando personaggi di cartoon già esistenti (sia Disney che non).
Ed ecco il risultato...


Edoardo IV : La Bestia quando diventa Principe (da "La bella e la bestia)









Elisabetta Woodville: Aurora "







George, duca di Clarence: Febo de "Il gobbo di Notre Dame"







Isabella Neville: Belle 






Richard, duca di Gloucester: Il protagonista de "L'incantesimo del lago"



Anne Neville: Anna di "Frozen" (con outfit decente, perchè ammettiamolo, la poverina è vestita da schifo in quel film!), oppure la protagonista de "L'incantesimo sul lago" con diverso colore di capelli (Anne era rossa).







Francis Lovell (personaggio fondamentale nella storia però eliminato dalla serie tv): John Rolf di "Pocaontas 2: viaggio nel nuovo mondo"



Anche se io preferisco quello realizzato da me con dollmaker:




Margherita D' Angiò: la regina di "Biancaneve e i sette nani"







Edoardo di Lancaster: Caio de "La spada nella roccia"







Margaret Beaufort: Madre Gothel di "Rapunzel"







Lord Stanley: Gaston de "La bella e la bestia" (un po' meno imbecille)




Henry Tudor: Taron de "Taron e la pentola magica"







Richard Neville: Clayton di "Tarzan"



 Elisabetta di York & fratelli e sorelle: Aileen de "Taron e la pentola magica" (Elisabetta), Cecily (Wendy", Edward (Semola de "La spada nella roccia"), Zephyr de "Il gobbo di Notre Dame 2" (Richard).







Non sono riuscita a trovare un prestavolto per Jacquetta...

lunedì 29 aprile 2019

I figli del re, di Sonya Hartnett

Titolo originale: The Children of the King

Anno di pubblicazione: 2018

Ambientazione: Inghilterra, 1940


Assieme alla madre Eloise, Jeremy e Cecily Lockwood abbandonano Londra (diventata pericolosa a seguito delle ostilità contro i nazisti) per trasferirsi a Heron Hall, la dimora di campagna di proprietà dello Zio Peregrine, misterioso gentiluomo appassionato di storia che vi vive completamente solo dalla morte della moglie e del figlio, avvenuta anni prima.
Alla stazione la famiglia decide di "adottare" May, una piccola sfollata; durante le quotidiane esplorazioni per la campagna, Cecily e May scoprono che all'interno delle rovine di Snow Castle, un antico castello abbandonato, si trovano due strani ragazzi che dicono di abitare lì, e con i quali fanno amicizia.
Le due bambine scoprono presto che la storia dei due nuovi amici è strettamente correlata a quella della storia che sta raccontando loro lo zio Peregrine, una storia avvenuta veramente molti secoli prima, quando un giovane duca, alla morte del re suo fratello, decise di impossessarsi del trono...


Come già specificato più volte, quando trovo un romanzo per ragazzi o bambini interessante non mi faccio alcun problema a leggerlo, nonostante la veneranda età: così è stato per questo "I figli del re" che chi ha una minima conoscenza di storia capisce benissimo ripercorra, almeno in parte, la tragica  vicenda dei "Principini nella Torre", uno dei grandi misteri della Storia Inglese:  i due figli maschi di Edoardo IV e suoi eredi furono messi nella Torre dallo zio Riccardo III prima che egli prendesse il trono, ma a un certo punto sparirono e non se ne seppe più nulla. Qualche decennio fa vennero ritrovate delle ossa umane sepolte nei pressi della Torre, ma a quanto pare si è riusciti a stabilire che fossero resti di un adulto. La leggenda per secoli ha accusato Riccardo di aver fatto uccidere i nipoti, solo di recente sono state fatte ipotesi più probabili e lui è stato "scagionato", se non altro per mancanza di prove.
La storia però inizia nel 1940, quando la famiglia Lockwood, composta dalla madre Heloise e dai figli Jeremy di 14 anni e Cecily di 10 è costretta a trasferirsi in campagna, nella proprietà di famiglia Heron Hall, a causa del pericolo per l'imminente bombardamento di Londra. Come loro, tantissimi bambini figli di famiglie londinesi che venivano mandati in famiglie disposte a ospitarli (non sempre per buoncuore, come viene rimarcato anche nel libro). 
Tra di loro c'è May, una bambina coetanea di Cecily che colpisce l'attenzione dei due fratelli Lockwood che convincono la madre a portare anche lei a Heron Hall, dove vengono accolti dallo zio Peregrine, un uomo solitario e misterioso dedito allo studio, che da subito stabilisce un rapporto di curiosa complicità con May, a differenza di Cecily che a volte si scontra non la nuova amica, molto diversa da lei. Tanto Cecily è petulante e saputella (per questo talvolta ho faticato a digerirla nella storia, pur tenendo presente che si tratta pur sempre di un bambina), quanto May è silenziosa, riflessiva, sa stare da sola e ha un notevole bagaglio culturale, dovuto ad un papà insegnante che ora è in guerra e di cui non si sa più nulla.
Quando le due bambine scoprono le rovina di Snow Castle e i due strani bambini che le abitano, in parallelo comincia la storia raccontata loro dallo zio Peregrine: quella di un giovane duca ambizioso, fratello del re d'Inghilterra ma nemico della regina, che alla morte del fratello non si lascia sfuggire l'occasione di appropriarsi della corona, e che per questo è stato accusato per secoli di aver commesso orribili delitti. La storia è nota anche se è curiosa la scelta di lasciare i personaggi storici senza nome (l'unico che viene nominato è il duca di Clarence). Ma- come suggerisce lo zio Peregrine- le cose potrebbero anche essere andate diversamente...e lo stesso duca potrebbe essere stato qualcuno molto vicino alla famiglia Lockwood (e qui vi lascio la sorpresa, vi dico solo che da vari indizi disseminati nel libro si scorgono varie somiglianze tra il duca e Peregrine).
E' una storia molto bella che mescola passato e presente in modo intrigante, delineando dei bei personaggi (alla fine anche la petulante Cecily è una bambina che soffre per la lontananza del padre) e sviluppata in modo scorrevole e mai banale. Come dice una delle note di copertina, a opera del "Guardian": "Che autrice interessante e originale che è Sonya Hartnett".
Nota di merito per la bellissima copertina.

sabato 2 marzo 2019

La signora dei fiumi, di Philippa Gregory

Titolo originale: Lady of the Rivers

Anno di pubblicazione: 2011

Ambientazione: Francia- Inghilterra, dal  al  1464







Nel   la giovane Jacquetta del Lussemburgo, vedova del duca di Bedford, sposa Richard Woodville, lo scudiero del marito: il matrimonio si rivelerà felice e allietato dalla nascita di 12 figli. Dopo l'iniziale scandalo Jacquetta e Richard riusciranno a inserirsi alla corte dei Lancaster, diventando dei fedelissimi di Enrico VI e Margherita D'Angiò, tanto che lui otterà il titolo di "barone di Rivers" come ringraziamento per il proprio impegno...


Il terzo romanzo della serie "La guerra delle Due Rose" in realtà sarebbe il primo in ordine temporale: narra infatti la storia di Jacquetta, madre di Elisabetta Woodville, che ne "La regina della rosa bianca" vediamo negli ultimi anni di vita.
Il romanzo inizia in Lussemburgo con un incontro particolare, quello di Jacquetta con Giovanna D'arco, presa momentaneamente sotto la protezione di alcuni nobili parenti; la Pulzella ingenuamente fa capire a Jacquetta di avere delle capacità magiche, ereditate dalla leggendaria antenata Melusina, e conscia di questo la giovane donna cercherò di affinarli con l'aiuto di un'anziana zia.
In seguito Jacquetta viene scelta come moglie dal duca di Bedford, studioso interessato all'alchimia e a tutto ciò che gravita attorno a questo mondo misterioso. La giovane sposa scopre la prima notte di nozze il motivo del matrimonio: il marito, impotente, è alla ricerca di una giovane vergine che lo aiuti a scoprire il segreto della pietra filosofale e dell'esistenza del mitico unicorno (animale mitologico che, secondo la leggenda, può essere catturato solo da una vergine). Nonostante il matrimonio combinato la delusione è palpabile per Jacquetta, ma per due anni il matrimonio fila anche perchè il marito- inganno a parte- è buono con lei.
Ma è ovvio che una giovane donna desideri altro dalla vita che essere considerata una vergine sacra; ed ecco quindi che quando il duca muore, Jacquetta è libera di sposare quello che sarà il vero amore della sua vita, Richard Woodville, lo scudiero del defunto Bedford, con il quale da subito c'è stata un'intesa che ovviamente non si è mai palesata fino a quando, appunto, il duca non è morto. Poco dopo nasce la primogenita Elisabetta, e da qui la vita di Jacquetta (e quindi anche il ritmo della storia) sarà scandito secondo la sequenza: vado alla corte- rimango incinta- partorisco- torno a corte. Sembrerebbe poco se non si fosse all'inizio della "guerra delle Due Rose", periodo particolarmente turbolento della storia inglese, con la nascita dello scontro tra gli York e i Lancaster per il trono d'Inghilterra: Jacquetta e Richard parteggiano per i Lancaster, e a causa di ciò si ritaglieranno un ruolo di spicco alla corte del debole (e probabilmente afflitto da disturbi psichici) Re Enrico VI. Jacquetta diventerà la più fidata dama di compagnia della giovane Margherita D'Angiò, appena arrivata dalla Francia in una corte da subito ostile, e Richard sarà puntualmente coinvolto in prima linea in ogni rivolta per difendere il sovrano, guadagnandosi il titolo di "Barone di Rivers".
Il romanzo è denso di avvenimenti e figure: oltre a Jacquetta e Richard, Margherita D'Angiò (personaggio che mi ha molto colpito per la sofferenza che ha dovuto affrontare almeno i primi anni di regno), Enrico VI con parenti-serpenti vari, il duca Riccardo di York (capo della fazione opposta) e sua moglie Cecilia (puntualmente disprezzati e maltrattati dai Lancaster e dall'autrice, quando avevano non poche ragioni per comportarsi come hanno fatto), i 14 figli di Jacquetta e Richard, tra cui spiccano la primogenita Elisabetta  e Anthony, che saranno tra i personaggi protagonisti dei libri successivi. Compaiono inoltre, ancora bambini o ragazzi, alcuni di quelli che crescendo assumeranno un peso maggiore nella storia: Edoardo di March (futuro Edoardo IV), i suoi fratelli minori Giorgio e Riccardo, Richard Neville, Margaret Beaufort.
Ovviamente l'autrice, parteggiando per Elisabetta e la sua famiglia, si dedica alla loro quasi santificazione già da questo romanzo, comunque non a torto visto che in sè Jacquetta e Richard Woodville non erano stati personaggi negativi nemmeno  nel romanzo "La regina della Rosa bianca": in particolare Jacquetta, che nonostante sia dotata di poteri sovrannaturali e li tenga allenati, non si lascia dominare da essi come poi accadrà con la figlia, e per la maggior parte della sua vita decide di non usarli, conscia anche del fatto che nel periodo storico in cui vive bastava anche un sospetto del genere per mandare al rogo una persona (e difatti nel romanzo succede a più di un personaggio con cui Jacquetta entra in contatto). Jacquetta quindi, più saggia e meno maligna e vendicativa della figlia, si fa avanti nella vita senza "aiutini" magici e anzi, ammonisce Elisabetta fin da ragazzina a usare con parsimonia i loro poteri visto che non si sa la reale portata delle conseguenze che possono avere (e infatti vedremo cosa accadrà in quella famiglia....).
Richard Woodville è invece uno dei pochi personaggi maschili positivi della Gregory: fedele e innamorato della moglie, è anche un uomo giusto apprezzato da tutti. 
Il romanzo è abbastanza scorrevole anche se poco approfondito in molti punti, come del resto nello stile dell'autrice. 

giovedì 21 febbraio 2019

Il segreto di Angela, di Francesco Recami



Anno di pubblicazione: 2013

Ambientazione: Milano/ Sardegna, 2008 circa

Collegamento con altri romanzi: è il terzo romanzo della serie "La casa di ringhiera", composta da:


 La casa di ringhiera (2011);
- Gli scheletri nell'armadio (2012);
- Il segreto di Angela (2013);
- Il caso Kakoiannis- Sforza (2014);
- L'uomo con la valigia (2015);
-Morte di un ex tappezziere (2016).

In più sono stati scritti vari racconti pubblicati in varie antologie e raccolti nel volume "Sei storie della casa di ringhiera" ( ).




Angela   , insegnante di lettere in un liceo, è sposata con Gianni e ha una figlia adolescente, Giulia. La sua vita si divide stancamente tra la famiglia  ( che le dà ben poche soddisfazioni), il lavoro (che le dà zero soddisfazioni) e la cura dell'anziana mamma e della suocera, che ricadono entrambe su di lei.
Questo fino a che Raniero, un suo alunno particolarmente antipatico, viene rapito: qualche giorno prima aveva scritto un tema che, secondo Angela, potrebbe contenere degli indizi importanti per le indagini in corso. Quando decide di parlare del tema agli inquirenti, Angela non sa ancora che si è innescata una spirale che la condurrà a vivere una folle avventura da cui uscirà completamente trasformata....


Nel terzo romanzo della serie sulla casa di ringhiera, finalmente Amedeo Consonni trova il tempo di leggere il famoso quaderno affidatogli dalla compagna Angela. Quello che per il tranquillo ex tappezziere pensionato è solo frutto della fantasia sfrenata della donna in realtà è il segreto che tutti intuiscono vi sia nella sua vita: come fa infatti a mantenersi una ex professoressa troppo giovane per la pensione, divorziata e nonostante ciò proprietaria anche di altri appartamenti? Molti condomini (in particolare l'impicciona Mattei-Ferri) si pongono la domanda in segreto, ma solo Amedeo avrà modo di conoscere la risposta.
E quindi veniamo a conoscenza del passato di Angela, inizialmente per nulla entusiasmante: una vita in cui solo il gatto le dà qualche soddisfazione, cosa molto comune di questi tempi: il marito assente, la figlia adolescente che non apprezza le premure materne, madre e suocera pretenziose, fratello e sorella assenti nella cura della madre, alunni svogliati o presuntuosi...insomma, non c'è da stare allegri. Eppure Angela avrebbe forse continuato così se il più antipatico dei suoi alunni, Raniero, di famiglia ricca, non fosse stato rapito mentre era in vacanza in Sardegna.
Mentre il caso tiene l'Italia con il fiato sospeso, Angela trova nell'ultimo tema del ragazzo alcune frasi strane, che le fanno sospettare che la realtà del sequestro possa essere diversa da quella ufficiale su cui si sta indagando; comincia così un'avventura a dir poco rocambolesca in cui la professoressa verrà coinvolta quasi di forza, e da cui uscirà nettamente cambiata, tanto da avere poi la forza di stravolgere la propria vita.
A dire la verità leggendo non ho potuto dare torto al Consonni che alla fine pensa sia una specie di romanzo frutto della fantasia di Angela: alcune situazioni sono talmente inverosimili che il termine "rocambolesco" usato prima è un eufemismo. Ma il tutto è voluto dall'autore, credo, per dare un'immagine della protagonista nettamente in contrasto con quella solita della realtà quotidiana. 
E il tutto è come sempre piacevole da leggere, scorrevole e in questo romanzo con parecchia azione in più rispetto agli altri. 
Promosso, quindi, anche stavolta.