giovedì 30 agosto 2018

l'Idiota, di Fedor Dostoevskji



Titolo originale:

Anno di pubblicazione: 1869


Ambientazione: Russia, XIX secolo




Dal sito Feltrinelli:

" il romanzo ruota intorno al protagonista, il principe Myskin, uno spirito puro, incapace di adeguarsi al cinismo, alla meschinità che dominano intorno a lui: con la sua disarmante bontà, la sua innocenza assoluta, egli aspira all'armonia totale. Myskin s'innamora della bellissima Nastas'ja, contendendola al passionale Rogozin. Nessuno si salverà dal male presente ovunque. Resta la vibrante lezione morale che, attraverso il suo personaggio, Dostoevskij ci ha dato."




Libro che appartiene alla categoria "Tecnicamente incriticabili": ovvero, quei libri riconosciuti all'unanimità come capolavori assoluti, osannati da chiunque sin dal momento della loro prima pubblicazione, assolutamente intoccabili. Libri verso cui ci si approccia con grandi aspettative, sopratutto se- come nel mio caso- l'autore è uno dei nostri preferiti. Purtroppo, capita che anche i migliori deludano, e capita di dover rientrare nella categoria "lettori eretici", riguardo ai capolavori di cui sopra...a me è capitato proprio con questo libro, che attendevo di leggere da svariato tempo quando l'ho letto la prima volta, nei primi anni 2000, proprio perchè scritto da Dostoevskij; gli ho dato una seconda possiblità qualche tempo dopo, rileggendolo, solo per lo stesso motivo, ma purtroppo mi sono dovuta arrendere: pur  riconoscendone il valore, non mi è piaciuto e non mi è piaciuto nemmeno il suo protagonista, non ho condiviso affatto tutte le lodi sperticate su di lui.

Il romanzo è molto complicato, e fin qui nulla di che trattandosi di Dostoevskji; solo che, a differenza di altri romanzi, la parte storica, filosofica ecc non è stata compensata con dei personaggi e storie interessanti.
Il protagonista, il principe Myskin, è certamente un uomo buono, ma anche (scusatemi se lo dico)affetto da problemi mentali: e in effetti non ho capito la necessità di dipingere un personaggio buono già con problemi psichici (e non, al limite, come uno che viene fatto passare per tale); mi è sembrato svantaggioso per il personaggio in sè. Comunque, all' inizio della storia è appena stato dimesso da una casa di cura e sta raggiungendo un'anziana zia, unica parente disposta ad ospitarlo e forse a renderlo suo erede. Durante il viaggio, il principe fa la conoscenza di Rogozin, il figlio squattrinato di un ricoc mercante morto di recente, e di un funzionario di nome Lebedev. Durante la conversazione tra i tre salta fuori anche il nome di Natasha, il terzo personaggio importante del romanzo.
Quest'ultima è forse la più sfortunata, ma anche con un atteggiamento incomprensibile: rimasta orfana da bambina, fu allevata per carità da un amico del padre che, raggiunti i sedici anni, ne fece la sua amante, salvo poi scaricarla di recente senza mezzi di sostentamento. E' quindi universalmente considerata una donna perduta, e lei stessa sembra purtroppo doversi adeguare a questo ruolo per mancanza di mezzi, dato che ad esempio faticherebbe perfino a trovare un lavoro per questo motivo(sappiamo com'era la situazione delle donne all'epoca). E quindi, perchè quando trovi un uomo - il principe- che decide di sposarti per salvarti, tu gli vuoi bene, lui anche...poi lo molli per il senso di colpa? Ok, capisco che lei, considerandosi "poco onesta", si sentisse in colpa riguardo al principe, ma questo può essere valevole fino a un certo punto: arrivare all'autolesionismo come succede in questo caso mi sembra totalmente esagerato, visto che oltretutto- ripeto- Natasha al principe voleva bene, quindi non sarebbe stata solo un arrivista.
Ma è sopratutto il principe che non mi ha convinto: TROPPO buono, addirittura (qui torniamo al dettaglio già considerato) sembra davvero uno con problemi mentali, quasi un eterno bambino, a volte incapace di fare i conti con la realtà. Troppo buono, quindi praticamente perfetto, e quindi a tratti irritante: capisco il perchè del comportamento di Natasha forse...infine, TROPPO buono= poco credibile, sotto ogni punto di vista.
come negli altri romanzi c'è una precisa e accurata ricostruzione dell'epoca storica e vari intermezzi filosofici, politici e morali, che però in questo caso mi sono risultati particolarmente pesanti, per non parlare della quasi inevitabile escalation di violenza fino al tragico finale, di cui francamente non ne sentivo il bisogno in nessuna delle due volte in cui ho letto il libro. Alla fine, un enorme pistolotto morale.
Forse il mio sarà un giudizio superficiale ma avendolo letto due volte, credo che purtroppo sia anche completo. Pazienza, ci sono altri classici....






domenica 26 agosto 2018

La futura regina, di Philippa Gregory


Titolo originale: The kingmaker's Daughter

Anno di pubblicazione: 2012

Ambientazione: Inghilterra, 1465-1485

Collegamenti con altri romanzi: è il terzo romanzo della serie "La guerra dei cugini", composta da:

- La signora dei fiumi (2011); 

 - La Regina della Rosa Rossa (2010);
- La Regina della Rosa Bianca (2009);
- La futura regina (2012);
- Una principessa per due re (2013);
-La maledizione del re (2014). 




Richard Neville, conte di Warwick, è soprannominato "Il creatore di re" per la sua abilità di stratega che è servita a re Edoardo VI per conquistare il trono spodestando il precedente sovrano. Ma quando Warwick si rende conto che a corte comanda la famiglia Woodwille (la famiglia della regina Elisabetta), e che Edoardo per questo lo sta mettendo da parte, non esita a mettersi a capo di un esercito per tentare di detronizzarlo e mettere sul treno dapprima il fratello Giorgio, poi Edoardo di Lancaster, figlio della ex nemica Margherita de Beaufort; in tutto questo usa le giovani figlie Isabella e Anna come pedine, incuranti dei loro desideri, sogni e persino per le loro vite....







ATTENZIONE: RECENSIONE LUNGA CON SPOILER!


Premessa: ho 38 anni, non ho una vita facile nè felice (non si tratta di vittimismo, ma di vedere la realtà per quella che è); una delle poche consolazioni che ho sono la lettura e il cinema,e forse proprio per il mio background che- nonostante non sia una persona che vive con la testa sulle nuvole solo per ciò che dicono i libri, come Don Chisciotte- sono portata a riversare sentimenti e altro sulle storie che leggo. E quindi per questo, nonostante sappia benissimo che alla mia età non dovrei, che forse sono patetica e ridicola....devo proprio ammettere che la storia di Anna e Riccardo mi ha fatto SOGNARE, come da tempo non mi capitava.

Ma andiamo con ordine.

La protagonista e voce narrante della storia stavolta è Anna Neville, figlia di Richard Neville, astuto stratega che fin dall'infanzia usa le due figlie Isabella e Anna come pedine per la sua sete di potere, mascherando il tutto con il solito "ma io lo faccio per voi"...sì, come no! Lo scopo principale dell'uomo tuttavia non è solo acquisire potere, ma contrastare il potere della  famiglia Woodwille, la famiglia della regina in carica Elisabetta, moglie di EdoardoVI (protagonista del precedente "La Regina della Rosa Bianca), che grazie all'influenza della moglie sul sovrano, si sta appropriando di tutte le cariche, partite, terreni più importanti in Inghilterra, lasciando ben poco agli altri, parenti del re compresi. Richard Neville, oltretutto, è il tutore ed educatore dei fratelli minori del re Giorgio e Riccardo, che da bambini hanno vissuto con lui nella stessa casa.
Richard complotta, intriga, cerca di tessere alleanze con probabili fidanzamenti delle figlie, fino al momento in cui fa sposare Isabella con Giorgio
La parte del parto di Isabella sulla nave in tempesta è una delle cose più atroci che abbia mai letto, come già avevo percepito nel precedente romanzo, e certo non può rendere simpatica Elisabetta Woodwille, che già nel romanzo di cui era protagonista non era proprio un modello di simpatia nonostante si intuisca che l'autrice parteggia chiaramente per lei. Da qui però Anna e Isabella imparano sulla propria pelle a temere la regina come la strega, affiancata dalla madre, di cui hanno sempre sentito parlare da bambine. E la loro vita sarà segnata da questa credenza.
Nonostante il matrimonio combinato fra Anna e il principe Edoardo, figlio di Margherita   la "regina cattiva", i piani di Richard Neville falliscono miseramente: sia lui che Edoardo vengono sconfitti e uccisi dall'esercito reale, Anna cade in disgrazia anche se il re mostra clemenza e la manda a vivere da Isabella, costretta però a trattarla come una reclusa per non essere accusata di tradimento come lo era stato il loro padre. E qui entra in scena Riccardo di Gloucester, futuro Riccardo III.
Nella nota alla fine del libro, l'autrice ha dichiarato che il suo intento era riabilitare la figura di Riccardo togliendolo dalle false dicerie a cui ha contribuito non poco Shakespeare con l'omonima tragedia, che lo dipinge come un vecchio gobbo e pazzo, capace di ogni sorta di malvagità ai danni anche di moglie e figlio per la sua sete di potere, e riportandolo più vicino a quella che è la realtà storica. Cosa che ha fatto solo in parte però!
Anna conosce Riccardo fin da bambini, in quanto come detto hanno vissuto nella stessa casa. Ritrovandosi adulti, in un contesto di sofferenza e difficoltà, nasce l'amore, e Riccardo sposerà Anna liberandola dalla sua prigionia nonostante le difficoltà e le contrarietà (il matrimonio dovrà svolgersi in segreto). Alla fine Anna verrà accettata a corte, il matrimonio felice verrà allietato dalla nascita del figlio Edoardo, i coniugi si amano e sono felici, anche se per Anna è un grosso dolore non avere altri figli. Riccardo si mostra un marito innamorato e felice, non tradisce Anna e non le fa pesare la faccenda dei figli. Qualche dubbio viene seminata dalla malefica suocera, madre di Anna, non preso troppo inconsiderazione visto che- come dice la stessa figlia- la signora ha più volte dimostrato di pensare solo al suo interesse arrivando al punto di abbandonare la figlia al suo destino nel bel mezzo di una guerra.
Ma....il problema arriva verso la fine: se dici che vuoi dipingere un Riccardo più fedele alla realtà storica, perchè caxxxxxo mi mandi tutto a puxxxxxxne dando poi credito alla storia di Riccardo che si prende come amante la giovane nipote Elisabetta accolta per carità sotto il suo stesso tetto, quando nella realtà questa fu solo uno dei tanti pettegolezzi, senza alcuna prova, smentito tra l'altro dallo stesso re in tribunale?! Ok, la cosa viene fatta digerire ai lettori sotto forma di un'ennesimo incantesimo che la strega Woodwille, detronizzata dopo la morte del marito, avrebbe mandato ai due regnanti (in crisi dopo la morte del figlio) sotto forma della (forse) inconsapevole figlia Elisabetta per provare tramite essa a riconquistare il trono...ma per favore non si fa così!!! NON E' GIUSTO nei confronti di noi lettori! Ho avuto sinceramente l'impressione che l'autrice- che dichiaratamente parteggia per la Woodville- si sia accorta di avere creato due personaggi con una sottotrama e un carattere che avrebbero potuto conquistare molto di più il pubblico rispetto alla sequela di malignità e maledizioni che in pratica costituiscono l'azione della sua eroina, e quinsi si è affrettata a rovinarli. 
Tornando al personaggio principale, Anna è una giovane che può apparire abbastanza passiva rispetto agli standard attuali, ma ricordiamoci che all'epoca per le donne era questa la normalità. E' tuttavia una giovane dal forte carattere, in grado di passare sopra le varie disgrazie che affliggono la prima parte della sua vita, a due genitori menefreghisti che usano le figlie solo come pedine, a un primo marito e una suocera che l'atterriscono e la considerano una nemica, fino ad arrivare al momento felice dell'incontro con Riccardo. Per lei si spalancano le porte della felicità per vari anni, fino al momento in cui tutto precipita di nuovo nella seconda, quando la morte della sorella Isabella per sospetto avvelenamento comincia a insinuare in lei il sospetto che anche lei sia destinata a fare la stessa fine; sospetto che aumenterà, finendo per minare un equilibrio psicologico comunque provato, a cui gli intrighi di corte e sopratutto la morte dell'amato figlio daranno il definitivo colpo di grazia. 
Ho avuto l'impressione che per entrambi sarebbe stato meglio rimanere lontani da corte, a Middleham con il loro figlio, dove in effetti hanno conosciuto la vera felicità, e dove avrebbero vissuto tranquilli e sereni.
Una costante della vita di Anne non può che essere il rapporto con Isabella, amiche, nemiche, rivali, ma nel quale non viene mai a mancare l'amore fraterno, nonostante tutto. Anna e Isabella, sole contro il mondo. 
Nel frattempo, ho scoperto che esistono due serie tv tratte da questa serie di romanzi della Gregory: non vedo l'ora di vederle e sinceramente spero che Anna e Riccardo siano stati trattati molto meglio!


venerdì 24 agosto 2018

Chi ben comincia....

Ed eccoci arrivati al consueto appuntamento con  gli incipit dei romanzi...











"1801. Sono appena rientrato dopo aver fatto visita al mio padrone di casa: l'unico vicino, uomo solitario, che mi potrebbe infastidire. Questa regione senza dubbio è meravigliosa! Sono convinto che in tutta l'Inghilterra non avrei potuto scegliere come residenza un luogo più isolato dal tumulto della società. Per un misantropo si tratta di un paradiso ideale...e il signor Heathcliff e io sembriamo i più idonei a condividere questa desolazione. E' un uomo eccezionale! Di sicuro non può aver immaginato quanta simpatia provai nei suoi confronti sostenendo lo sguardo di quegli occhi neri, guardinghi e sospettosi, mentre mi avvicinavo a cavallo, e nello scorgere, quando mi presentai, le dita di lui affondare ancora di più sotto il panciotto in un gesto di diffidenza.
"Il signor Heathcliff?", domandai.
Un cenno di assenso fu la sola risposta"


Da "Cime tempestose" di Emily Bronte

martedì 21 agosto 2018

Diario di un ragazzo italiano, di Gianni Morandi e Michele Ferrari


Anno di pubblicazione: 2006

Ambientazione: Italia, dal 1944 al 2006

Dal sito Rizzoli:


"Avevo un diario, nascosto in casa da qualche parte. Sentivo il bisogno di scrivere, di registrare alcuni passi importanti della mia giornata, facevo delle piccole operazioni per non sbagliare a fare i conti, indicavo sempre con un più o un meno la qualità della giornata. Ancora oggi tengo un diario. La sera, prima di spegnere la luce e addormentarmi, mi infilo gli occhiali e scrivo."

"C’era un ragazzo che come me...
Ma sì, è vero, c’era un bambino e poi un uomo. 
Ma un ragazzo? C’è stato davvero quel ragazzo lì?" 




Gianni Morandi è uno dei miei cantanti preferiti, e quindi quando ho saputo che esisteva una sua biografia (che evidentemente, al momento della pubblicazione mi è sfuggita) non ho potuto esimermi dal leggerla. 

Gianni esordisce raccontando che fin da quando era ragazzino ha tenuto un diario, abitudine che gli è rimasta ancora oggi; condivide con noi pezzi di questo diario arrivando cosi a sviscerare la sua vita: nato in una famiglia non ricca (il padre era calzolaio), fin da piccolo ha avuto un'educazione rigorosa perchè il padre dopo la scuola lasciava ben poco spazio al gioco o ai divertimenti, facendosi affiancare nella bottega e vietando anche i divertimenti più innocui (cosa che francamente, mi ha fatto rabbrividire).
Per fortuna il ragazzino potè coltivare la passione per il canto, ed esibirsi nei vari locali e fiere della regione, fino ad arrivare a essere notato e cominciando la scalata a un successo che dura ancora oggi, e che coinvolge davvero persone di ogni età, anche giovanissimi.
Gianni parla a ruota libera senza nascondere nulla,  nemmeno i lati negativi della sua vicenda umana, come la passione per il gioco d'azzardo per cui si è quasi rovinato o la crisi degli anni '70, quando non veniva più cercato e quindi, oltre ad arrangiarsi accettando qualunque partecipazione anche nelle sagre di paese più remote, ha dovuto trovare il coraggio e la voglia di rimettersi a studiare e di provare a rinnovarsi, riuscendoci  senza comunque cambiare il suo stile, cosa per cui l'ho molto ammirato perchè io, in una situazione anche migliore della sua, non so trovare la forza di farlo. 
Ci racconta della moglie Anna, della prima moglie Laura Efrikian, dei figli Marco, Marianna e Pietro, di tanti amici nel mondo della musica e dello spettacolo: Little Tony, Rita Pavone, Lucio Battisti, Pierpaolo Pasolini, Eros Ramazzotti, Biagio Antonacci (che è stato anche suo genero in quanto per lungo tempo legato alla figlia Marianna). Racconta anche dei suoi fans, alcuni dei quali da lui conosciuti personalmente. 
Insomma, gioie, dolori, successi e insuccessi di una vita di successo, nel vero senso della parola (e non solo inteso come fama). Imperdibile per un qualunque fan! 

giovedì 16 agosto 2018

Gli scheletri dell'armadio, di Francesco Recami


Anno di pubblicazione: 2012

Ambientazione: Milano, 2012

Collegamenti con altri romanzi: è il secondo romanzo della serie "La casa di ringhiera", composta da:

 La casa di ringhiera (2011);
- Gli scheletri nell'armadio (2012);
- Il segreto di Angela (2013);
- Il caso Kakoiannis- Sforza (2014);
- L'uomo con la valigia (2015);
-Morte di un ex tappezziere (2016).

In più sono stati scritti vari racconti pubblicati in varie antologie e raccolti nel volume "Sei storie della casa di ringhiera" ( ).




Angela cerca di raccontare il suo segreto al suo nuovo "fidanzato" Amedeo Consonni, ma questi è distratto da molti altri pensieri: ad esempio il nipotino Enrico che è in crisi perchè ha perduto il suo amato orsetto Bubu, la vita frenetica di sua figlia Caterina, e non da ultimo una spinosa questione per cui è stato contattato dal Barzaghi, un suo ex collega che, nel ristrutturare il casale di famiglia, ha trovato tre scheletri murati vivi e, ricordatosi della passione del Consonni per i crimini e le investigazioni, si rivolge a lui per chiedergli aiuto nel tentativo di dare un'identità ai tre e scoprire cosa è loro successo...


Il secondo romanzo della serie sulla "Casa di ringhiera" riprende qualche giorno dopo il finale del precedente: il Consonni, dopo essersi riappacificato con la figlia Caterina ed essersi ripreso dal caso precedente, vede l'agognata tranquillità turbata da tre avvenimenti: da una parte c'è Angela, che in nome della sinciertà che ci deve essere in una coppia preme per rivelargli un segreto al quale lui non sembra troppo interessato, più preoccupato per la serenità del piccolo Enrico che da qualche giorno è disperato per la sparizione del suo orsacchiotto preferito; dall'altra lo ricontatta dopo molti anni un ex colega, il Barzaghi, che con la scusa di sistemarla e regalargliela gli porta una bella angoliera che in realtà nasconde...tre scheletri!
L'uomo li ha trovati murati durante la ristrutturazione del vecchio cascinale di famiglia, e chiede aiuto all'ex collega sapendo della sua passione per i delitti per dare un'identità ai tre, senza chiamare le forze dell'ordine che per tutta una serie di motivi...disturberebbero.
Nonostante lo sconvolgimento per trovarsi tre scheletri proprio in casa, il Consonni non riesce a resistere alla tentazione di un'altro caso in cui buttarsi a pesce, riscoprendo un vecchio caso dell'inizio degli anni '90 sulla sparizione di tre giovani scout durante un'escursione. Il modo in cui verrà sviluppato il caso e la sua conclusione è davvero originale rispetto a quanto si trova comunemente nei gialli, è godibile e avvincente nonostante la conclusione insolita.
Ovviamente le vicissitudini dell'ex tappezziere si intrecciano con quelle degli altri abitanti della casa di ringhiera: Claudio Giorgi, l'alcolizzato che è stato appena lascito dalla moglie e che deve riorganizzarsi la vita, combattendo contro la sua terribile debolezza; il De Angelis, alle prese con gli imbrogli del nipote Daniel; la signorina Mattei- Ferri, sempre insaziabile in fatto di pettegolezzi ma che ultimamente deve affrontare uno scottante problema (che si sta palesando pian piano in ogni libro); la giovane Erika, che lasciata dal marito Antonio (di cui per ora non viene rivelato il destino) deve cavarsela da sola e che sottratta dal giogo del manesco marito è diventata più affabile e disponibile anche con gli altri abitanti, un po' per bisogno (verrà anche reclutata dal Consonni come saltuaria baby sitter dell'Enrico). 
Nel capitolo finale si trova già l'aggancio al prossimo caso....

lunedì 13 agosto 2018

Il romanzo della Nazione, di Maurizio Maggiani



Anno di pubblicazione: 2015

Ambientazione: Italia, vari anni dagli anni '30 a oggi


Dal sito Feltrinelli: 

"Siamo storie, siamo le storie a cui abbiamo appartenuto, siamo le storie che abbiamo ascoltato. E infatti Maggiani ascolta. Ascolta il fiume di voci che si leva nel canto della nazione che avremmo potuto essere e che non siamo, le voci di un popolo rifluito dentro l’immaterialità della memoria. Si insinua nelle pieghe della vita apparentemente ordinaria dei suoi personaggi e racconta. Racconta di una madre e di un padre che si spengono portando con sé, prima nella smemoratezza e poi nella morte, un mondo di certezze molto concrete: la cura delle cose, della casa, dei rapporti parentali. Rammenta la fatica giusta (e ingiusta) di procurarsi il pane e di stare appresso a sogni accesi poco più in là, nella lotta politica, nella piana assolata quando arriva la notizia della morte di Togliatti. 
Racconta, allestendo un maestoso teatro narrativo, della costruzione dell’Arsenale Militare: un cantiere immenso, ribollente, dove accorrono a lavorare ingegneri e manovali, medici e marinai, ergastolani e rivoluzionari, cannonieri e fonditori, inventori e profeti, cuoche e ricamatrici, per spingere avanti destini comuni, avventure comuni, speranze in comune. Racconta di come si diventa grandi e di come si fondano speranze quando le speranze sono finite. Mai si era guardato negli occhi di un padre così a fondo per domandare una sorta di muto perdono, più grande della vita.
Nella mitica contea di Maurizio Maggiani ci siamo tutti, a misurare quanto siamo stati, o meno, “fondatori di nazioni”...




Libro che ha deluso le mie aspettative, ammetto di essermi fatta ingannare dal titolo. Mi aspettavo una di quelle storie in cui, attraverso la storia di una famiglia o di vari personaggi, si racconta un'epoca o addirittura la storia di un paese, in questo caso l'Italia (qualcosa in stile "Raccontami", per intenderci). Io adoro questo tipo di storie e mi sno quindi tuffata a pesce nella lettura di questo libro.
E invece....niet. Il Romanzo della Nazione praticamente non esiste, perchè, come dice il suo autore, nemmeno è stato scritto.
Probabilmente è proprio da questo paradosso che intendeva partire Maggiani, per narrare comunque la sua personale idea di "romanzo della nazione": tante piccole storie frammentarie, a volte legate fra loro altre no, riportate nel corso della vita da amici e parenti, tutte volte a formare una specie di mosaico all'interno del quale si svolge la storia dell'Italia.
Mosaico che rimane comunque molto frammentario, e sempre limitato ai ricordi personali raccontati all'autore in particolare dal padre, ma anche dalle zie, dall'amico del padre, da varie persone conosciute nella sua vita. Lo scopo sarebbe quello di mostrare che alla fine, la Storia la facciamo tutti noi con le nostre vite, ma sinceramente questo è quello che ho capito io, non so nemmeno se è giusto dato che l'autore a riguardo non è stato per nulla chiaro.
Molto bella comunque la parte dove parla della vecchiaia dei suoi genitori e dei suoi sentimenti di figlio costretto ad assistere alla loro decadenza, spesso senza riuscire a penetrare nel loro nuovo mondo di dolore o malattia e sbagliando anche vari tentativi di essere utile. E' un argomento di cui non si parla spessissimo, e qui trovo che abbia sviscerato molto bene non solo i propri sentimenti ma anche quelli dei genitori. 
Che dire, non oso sconsigliarlo (anche perchè raramente io sconsiglio del tutto), certamente se avete i miei stessi gusti o aspettative non so quanto possa valere la pena....

venerdì 10 agosto 2018

Read in progress

What are you currently reading? (Cosa stai leggendo?)

Sto leggendo "Gli scheletri nell'armadio" di Francesco Recami, secondo libro della seria "La casa di ringhiera" (in realtà l'ho finito proprio oggi)








What did you recently finish reading? (Quale libro hai finito di recente?)

Al mare ho letto "Il Romanzo della Nazione" di Maurizio Maggiani






What do you think you’ll read next? (Quale libro pensi sarà la tua prossima lettura?)

"Diario di un ragazzo italiano", biografia di Gianni Morandi, uno dei miei cantanti preferiti.




martedì 7 agosto 2018

Una questione privata, di Beppe Fenoglio



Anno di pubblicazione: 1963

Ambientazione: Italia, 1944



Milton è un giovane partigiano innamorato di Fulvia, ragazza di buona famiglia che aveva conosciuto nell'estate del 1943 quando lei era sfollata ad Alba, la sua città. Parlando con l'anziana custode della villa in cui Fulvia viveva, Milton scopre che la giovane forse aveva una relazione con Giorgio, il suo migliore amico, anch'egli partigiano ma in un'altro reggimento.
Decide così di andare a cercare Giorgio per chiedergli un chiarimento, ma scopre che è stato catturato dai fascisti...



Anni fa avevo letto "Il partigiano Johnny", e a dispetto della fama nella letteratura italiana non mi era piaciuto quasi per nulla; per lungo tempo sono stata quindi molto restìa a concedere una seconda possibilità a questo autore. Tuttavia alla fine ho deciso di farlo in questa estate 2018, scegliendo questo romanzo pubblicato postumo; e stavolta il giudizio è positivo, anche se non posso dire di essermi appassionata più di tanto.
Chi cerca una storia d'amore classica è avvisato: non la troverete qui. Perchè tutto ciò che riguarda la storia d'amore è presente nel libro, ma tutto passante attraverso il filtro dei ricordi e delle sensazioni del protagonista; la stessa Fulvia, la ragazza amata, è "raccontata" attraverso i suoi ricordi e quello che lui prova per lei; possiamo coglierne abbastanza il carattere forte e libero, una giovane donna che si diverte a "giocare" con entrambi i ragazzi ma senza cattiveria,  ma bisogna tenere conto appunto che, per quanto non edulcorata, è la voce di un innamorato che ce la rievoca. 
Un innamorato di cui conosciamo solo il nome di battaglia , Milton: studente universitario che milita nei partigiani badogliani (quindi più moderati rispetto ai partigiani comunisti), persona introversa e riflessiva che sembra  vivere aspettando il momento (chissà quando, vista la situazione) in cui rivedrà Fulvia, da lui soprannominata "splendore"; spinto dalla nostalgia, decide addirittura di recarsi per un pomeriggio alla villa dove Fulvia viveva e che ha fatto da sfondo alla nascita di quell'amore. E qui, la sua prospettiva cambia radicalmente: parlando con l'anziana custode essa fa intendere che in realtà Fulvia se l'intendesse con Giorgio, migliore amico di Milton e anche lui frequentante la villa proprio grazie all'amico. Per Milton quelle poche parole, brevi insinuazioni non si sa quanto chiare e nemmeno quanto vere, sono una vera e propria coltellata al cuore, dato che Giorgio era perfettamente al corrente dei suoi sentimenti per Fulvia.
Così Milton decide di andare da Giorgio, che milita in un'altra formazione, per affrontarlo a viso aperto; quando scopre che l'amico è stato catturato dai fascisti, cominci a darsi da fare per liberarlo, e non solo perchè così potranno affrontare la questione che li riguarda, ma anche per fedeltà al sentimento di amicizia che sopravvive nonostante tutto. L’assolutezza e la radicalità della questione privata mettono da parte, come ponendola tra parentesi, la questione pubblica e civile, cioè l’impegno nella lotta contro i fascisti. 
Se Fulvia e Giorgio sono personaggi alla fin fine evanescenti, non fisicamente presenti, Milton è circondato dalla fisicità e realtà più sgradevole: la fitta nebbia che non ti permette di vedere a un palmo dal tuo naso, il fango, i pidocchi, la pioggia battente, la febbre e la tosse di cui sono preda molti partigiani, il sangue delle ferite, spesso i cadaveri di compagni e nemici; un paesaggio cupo, senza troppi spiragli, che fa da contraltare all'uguale umore di partigiani e contadini, stufi della guerra e che continuano  a chiedersi quando finirà. Unica digressione nel racconto lineare, il penultimo capitolo, con il racconto dell'esecuzione da parte dei fascisti (riluttanti) delle due staffette partigiane Riccio e Bellini di 14 anni, per vendicare il sergente ucciso dall'inconsapevole Milton; una dimostrazione di come ogni azione ha sempre una conseguenza, anche tragica.

venerdì 3 agosto 2018

La paranza dei bambini, di Roberto Saviano


Anno di pubblicazione: 2016


Ambientazione: Napoli, 2016

Collegamenti con altri romanzi: il romanzo ha un seguito, "Bacio Feroce" (2018)



La "paranza" del titolo è quella formata da Nicolas e dai suoi amici, gruppo di giovanissimi alle prese con i primi passi nel mondo della camorra. Tutti intorno ai 16 anni, sono nati e cresciuti nel rione di Forcella, si conoscono da una vita e dividono amicizia ed esperienze, compreso il sogno di diventare padroni del quartiere (e magari, in futuro, dell'intera Napoli). Per questo non esiteranno a vendere le loro vite alla camorra...




Questo romanzo di Roberto Saviano si concentra sul tema in cui è meglio ferrato, la camorra. E difatti "paranza", in gergo napoletano sarebbero quei pescetti piccoli e non ancora adulti che si trovano sul fondo del mare e che, accecati dalle luci delle lampare durante le battute di pesca, si staccano e vengono catturati dalle reti dei pescatori; in gergo camorristico però la parola indica un gruppo armato formato da giovanissime nuove leve che cercano il loro posto al sole, pur sapendo che molti con questo modo di vivere arrivano poco dopo i vent'anni.
Ed è proprio una paranza quella formata da Nicolas Fiorillo e dai suoi giovanissimi amici, ognuno con un soprannome che lo contraddistingue nel difficile mondo in cui vivono: Dentino, Briato', Dragonball, Drone, Lollipop e altri, alcuni imparentati con camorristi di vario livello, altri (come Nicolas, il capo, detto Maraja) provenienti da famiglie normali e oneste, ma purtroppo contaminati da quello che, nel rione Forcella come altrove, sembra essere lo stile di vita dominante: quello dei soldi facili, del potere facile, dell'onore e rispetto: in pratica, lo stile camorristico.
Nicolas e i suoi amici non provengono tutti da famiglie disoneste o difficili: Nicolas è figlio di un insegnante di ginnastica e di una stiratrice, qualcun'altro ha la madre infermiera vedova, o comunque genitori poveri ma normali.  Nemmeno sono privi di intelligenza o capacità: Nicolas non studia perchè non ne ha voglia, perchè vede nella scuola un sistema fallimentare e inutile, incarnato per lui dal padre, con cui non si capiscono e si rispettano solo per dovere, a vicenda.  pare che sia il contesto del quartiere in cui crescono fin da piccoli a lasciare il segno su di loro, più che l'educazione della famiglia: un mondo dove conta il potere, il comandare, dove bisogna conquistare tutto in fretta perchè si sa che il prezzo da pagare, spesso, è morire giovani o finire in galera; accecati da un loro personale "posto al sole" in negativo, sono ingenui e spietati allo stesso tempo, capaci di profondi sentimenti (per la ragazza, il fratello, il migliore amico) e allo stesso tempo sprezzanti della vita umana (fa rabbrividire la parte del "battesimo di fuoco" che consiste  nell'ammazzare ignari immigrati che stanno andando al lavoro, scelti come bersagli perchè tanto- secondo loro- a chi frega della vita di un nero?). 
Se cercate qualcosa di positivo in questo romanzo, non lo troverete, anzi abbiamo un'escalation "in peggio" fino al tragico finale; quella descritta è una Napoli cupa, violenta, senza speranza, dove apparentemente nessuno contrasta il male che dilaga (così come nella fiction "Gomorra", ispirata al romanzo di Saviano, non si vede nemmeno l'ombra di un poliziotto, per dire). Di certo Saviano ha la capacità di tenere avvinti i lettori, farli interessare e affezionare ai personaggi senza comunque edulcorarli o renderli più amabili; sicuramente ha anche la capacità di descrivere una realtà purtroppo ancora troppo viva e da combattere con ogni mezzo.