domenica 22 luglio 2018

La citazione

" A che sono servite tutte queste pagine? Puntavo ad afferrarla,  a riaverla accanto a me, e morirò senza sapere se ci sono riuscita.  A volte mi chiedo dov'è dissolta. In fondo al mare. Dentro un crepaccio o in un cunicolo sotterraneo di cui lei sola conosce l'esistenza. In una vecchia vasca da bagno colma di acido potente. Dentro un fosso carbonario d'altri tempi, di quelli a cui dedicava tante parole. Nella cripta di una chiesetta abbandonata di montagna. In una delle tante dimensioni che noi non conosciamo, ma Lila sì, e ora se ne sta lì insieme alla figlia.
Tornerà?
Torneranno insieme, Lila vecchia, Tina donna matura?
Quest mattina, seduta sul balconcino che affaccia sul Po, sto aspettando."

Da "Storia della bambina perduta", di Elena Ferrante

martedì 17 luglio 2018

Storia della bambina perduta, di Elena Ferrante



Anno di pubblicazione: 2014

Ambientazione: Napoli, dal 1977 al 2011 circa

Collegamenti con altri romanzi: è il quarto e ultimo libro della tetralogia "L'amica Geniale", composta da:

- L'amica geniale (2011 );

- Storia del nuovo cognome (2012);

- Storia di chi parte e di chi resta (2013) ;

- Storia della bambina perduta.



Dopo essersi separata da Pietro Elena torna a vivere a Napoli assieme a Nino e alle figlie Dede ed Elsa; nasce la terza figlia, Imma, ma la storia finisce presto a causa dell'irresponsabilità di Nino e dei continui tradimenti. Lenù si ritrova sola con tre figlie e una carriera di scrittrice che langue, ma per fortuna può sempre contare sull'amica di sempre, Lila, che ora ha risalito la china sociale ed economica, ed ha avuto anch'essa una figlia, Tina, coetanea di Imma.
Nel rione la vita scorre tra problemi e gioie, fino all'inaspettata tragedia....


Ed eccoci finalmente al libro finale di questa tetralogia molto amata anche all'estero, in cui vengono raccontate la maturità e la vecchiaia di Lila, Lenù e dei loro parenti e amici, e a cui si arriva alla conclusione dell'intera vicenda.
Come da trama, Lenù divorzia da Pietro per vivere alla luce del sole la sua storia con Nino; come ampiamente prevedibile da chiunque non fosse la protagonista vista la totale superficialità e totale mancanza di scrupoli dell'uomo- che non solo non lascia la famiglia ma continua a cornificare la nuova compagna con chiunque respiri- l'unione dura molto poco, giusto in tempo per far nascere Imma ,la terza figlia di Lenù e coetanea di Tina, la figlia di Lila ed Enzo. Poi anche Nino si volatilizza, e Lenù capisce finalmente che il suo non era amore, ma solo ossessione e idealizzazione infantile di una persona con mille difetti, incostante e opportunista. 
Dalla rottura la nostra Lenuccia ci guadagna solo: nonostante le difficoltà, la sua carriera di scrittricd riprende a gonfie vele e riesce col tempo e mille difficoltà e problemi ad affermarsi stabilmente nel mondo della letteratura italiana, crescendo le sue figlie anche grazie all'aiuto di Lina e trovando alla fine un proprio equilibrio. 
Ed è proprio Tina la bambina perduta del titolo; perduta improvvisamente una sera d'estate fra le bancarelle della fiera rionale a causa di un momento di disattenzione dei genitori, di cui non si saprà mai più nulla. La vicenda oltre a segnare inevitabilmente la vita di Lila ed Enzo, segnerà anche quella delle persone che la conoscevano, forse causando altre disgrazie o vendette (ma questo non sarà mai chiarito nel corso del romanzo); e forse c'è proprio questa sparizione alla base della sparizione dell'anziana Lila molti anni dopo (fatto con cui si apriva il primo romanzo). Il ,mistero non viene svelato, il finale è aperto su una possibile soluzione che sicneramente, è piaciuto anche a me immaginare; ma va  bene così.
Per il resto, la storia è un tirare le somme di tutto ciò che è accaduto in precedenza; a volte è triste vedere il declino di alcuni personaggi che ormai abbiamo imparato a conoscere attraverso gli altri tre libri: alcuni finiscono male, altri semplicemente "finiscono", i finali positivi sono pochissimi, e si ha la sensazione di un certo realismo: anche nella vita vera non sempre c'è il lieto fine, a volte si tira a vanti, si conclude e basta. La storia è comunque interessante proprio per vedere il destino dei vari personaggi, senza particolari sbalzi di originalità o altro a parte la vicenda di Tina.
Ora attendo la serie tv.....




giovedì 12 luglio 2018

Era di maggio, di Antonio Manzini



Anno di pubblicazione: 2015

Ambientazione:, Aosta, 2013

Collegamenti con altri romanzi: è il quarto romanzo della serie sul Vicequestore Rocco Schiavone, composta da:

- Pista nera (2013);

- La costola di Adamo (2014);

- Non è stagione (2014);

- Era di maggio (2015);

- 7/7/2007 (2017);

- Pulvis et umbra ( ).


Rocco Schiavone sta vivendo un momento tragico, l'ennesimo nella sua vita non facile: la sua amica  Adele, compagna dell'amico Sebastiano, è stata uccisa al posto suo in un agguato e Rocco non si dà pace, vuole trovare il colpevole a ogni costo. Ma chi potrebbe avercela così tanto con lui?
Le scoperte che farà a riguardo sono destinate a intrecciarsi di nuovo con il caso di Chiara Berguet, la ragazza sequestrata  e liberata da Rocco nel precedente romanzo....


Come da trama, chiaramente il romanzo è il seguito diretto di "Non è stagione", dove Rocco e la sua squadra si occupavano del sequestro di Chiara Berguet, giovane figlia di un noto imprenditore aostano. Drogata, stuprata e tenuta sequestrata per giorni in una baita in montagna di cui nessuno sapeva l'esistenza a parte i due sequestratori (però morti in un incidente), la giovane rapita è tornata a casa felicemente, ma la sua esistenza è segnata. Come appare segnata e quasi perseguitata quella di Rocco, che torna a rivivere l'incubo di qualche anno prima, che ha causato la morte della moglie Marina (il fatto viene qui raccontato per la prima volta nella serie, ma viene sviluppato nel seguente "7/7/2007", che ho già recensito): stavolta a cadere al posto suo in un agguato è Adele, la moglie dell'amico Sebastiano, arrivata ad Aosta ospite di Rocco per qualche giorno per un innocente gioco (sparire per fare ingelosire il compagno che ritiene troppo freddo), e invece trova la morte mentre dorme nel letto di Rocco (che, insospettabile gentleman, glielo aveva ceduto anche perchè lui era fuori casa) uccisa da un criminale vendicativo la cui storia conosciamo già in parte. In questo romanzo è particolarmente evidente il senso di colpa di Rocco e la sua sensazione di essere quasi "maledetto", visto che le persone a cui vuole bene finiscono per pagare i suoi errori. Senso di colpa che acuisce la sua amarezza e gli impedisce di prendere in consdierazione l'idea che è ora di andare avanti e rifarsi una vita (come lo stesso fantasma di Marina gli suggerisce).
Oddio, devo dire che gli "sprazzi" per cui questa nuova vita viene suggerita anticipano qualcosa che non mi piace per nulla, ma bisogna vedere come continuerà la serie...quindi non mi esprimo.
Il ritmo del romanzo è coinvolgente ma talvolta un po' dispersivo visto che vengono narrate varie vicende, e ho trovato purtroppo i personaggi dei giovanissimi Chiara e Max trattati in modo superficiale, sopratutto le problematiche che portano con sè. A questo punto, che senso ha avuto riprendere la loro vicenda?
Il libro è comunque piacevole e imperdibile per qualunque fan di Rocco Schiavone.