sabato 2 giugno 2018

Il primo caffè del mattino, di Diego Galdino



Anno di pubblicazione: 2013

Ambientazione: Roma, 2012



Massimo è un giovane barista romano che trascorre la sua vita completamente dedito al suo lavoro, accompagnato dall'aroma di caffè e cornetti e dalle chiacchiere dei clienti- amici, oltre che dall'osservazione dell'umanità di turisti e non che passa quotidiniamente per la piazzetta in cui si trova il bar.
Un giorno si presenta nel bar una giovane turista francese, Genevieve, che chiede del tè nero alle rose: bevanda non molto usuale, tant'è vero che, complice il fatto che la ragazza non capisce l'italiano e Massimo non capisce il francese, scoppia un parapiglia. Il barista scopre che la giovane ha ereditato la casa della signora Maria, un anziana cliente da poco deceduta cui Massimo era molto affezionato, e pensando sia una parente e dispiaciuto per il qui pro quo, cerca di farsi perdonare.
Ma Genevieve è un osso duro....






Diego Galdino è uno dei pochi autori uomini che sono riusciti a farsi un nome nell'ambiente dei romanzi rosa italiani, da anni è molto apprezzato per le sue storie sentimentali ma anche ironiche.
Personalmente questo è il primo romanzo scritto da lui che leggo, e devo dire che l'impressione generale è stata buona anche se non mi ha convinta del tutto per la quantità di situazioni paradossali ed esagerate presenti nella trama.
E' assurdo infatti che un qualcuno qualunque corra dietro a una persona dopo che questa l'ha mandato in ospedale spaccandogli un vaso in testa (anche se in buona fede, dato che l'ha scambiato per un ladro che si era introdotto in casa sua), dopo che questa per un bel numero di giorni ha mostrato indifferenza se non proprio fastidio per il corteggiamento in questione; è assurda anche la storia finale sulla sorella di Genevieve. 
Personaggio, quest'ultimo, che pur con tutte le attenuanti non è certo un mostro di simpatia: i pregiudizi con cui arriva in Italia sono (ahimè) quelli tipici dei francesi nei nostri confronti, dettati da un fastidioso senso di superiorità che le fa vedere anche atteggiamenti perfettamente normali (è normale che se sei francese e ti rivolgi nella tua lingua madre a un barista italiano questo possa non capirti!) come dimostrazione che la nostra nazione è barbara e incivile. Ehi Genevieve, scendi dal piedistallo, per cortesia!
Insomma la storia d'amore è abbastanza improbabile, ma ho trovato molto gradevole la descrizione dell'ambiente del bar romano e della piazzetta, e anche il personaggio di Massimo, simpatico anche se un po' troppo insistente. 
Lo stile è semplice, scorrevole e rilassante, ci sono parecchie citazioni interessanti e a loro modo poetiche,  e alla fine del romanzo abbiamo un carinissimo glossario con i vari tipi di caffè e le personalità a cui corrispondono. Solo questo varrebbe la lettura del libro, per la serie "Che caffè sei?".

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