mercoledì 6 giugno 2018

Gli eroi di Via Fani, di Filippo Boni


Anno di pubblicazione: 2018



Il 16 marzo 1978 le Brigate Rosse rapirono il presidente della DC Aldo Moro dopo aver massacrato in via Fani i cinque uomini della scorta: Oreste Leonardi, Raffaele Iozzino, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Francesco Zizzi.
Chi erano? Come vivevano, da che famiglie provenivano, come erano queste persone?
Il giornalista Filippo Boni ricostruisce le loro vite attraverso le interviste fatte alle loro famiglie e a chi li conobbe....





Ci sono voluti quarant'anni perchè finalmente qualcuno si ricordasse degli agenti della scorta di Aldo Moro massacrati senza pietà in via Fani dai brigatisti il giorno del rapimento del leader della Dc; per anni sono stati liquidati molto spesso semplicemente come "i cinque uomini della scorta", senza nemmeno citarne i nomi, questo quando addirittura non si passa a parlare del 16 marzo 1979 come solo del "rapimento di Aldo Moro", mentre (con tutto il rispetto per Moro) il 16 marzo l'attenzione dovrebbe essere posta in primis su di loro perchè furono loro a morire.
Ma siccome si dice sempre "meglio tardi che mai", Filippo Boni, giornalista, per tenere fede a una promessa fatta al padre morente (e il significato di questa promessa e come è nata è una delle cose più toccanti del libro), inizia un viaggio per l'Italia alla ricerca delle storie di Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino e Giulio Rivera; storie narrate ovviamente dalle loro famiglie , ma anche dalle terre di origine, dalle case dove sono nati e cresciuti, dai paesaggi che li hanno visti crescere e tornare periodicamente in visita, dagli oggetti che di loro sono rimasti ai familiari che giustamente li tengono come reliquie preziose : ad esempio i fratelli di Raffaele Iozzino tengono ancora l'auto che il giovane si era comprata da poco, la nipote di Francesco Zizzi ha ancora il bambolotto che lui le aveva regalato durante la sua ultima visita, la sua fidanzata ha conservato le partecipazioni del matrimonio che non si potè fare e i preventivi che insieme avevano visionato per il rinfresco, il figlio di Ricci ha passato al proprio figlio l'orologio Zenith che rappresentava l'unico sfizio che il padre si era tolto in tanti anni....tutte cose di suo comune che a modo loro ci parlano di queste persone e delle loro vite, di ciò che hanno lasciato nella loro vita (per alcuni proprio breve, visto che Iozzino aveva solo 24 anni....).
Alcuni di loro, come spesso capita ancora, erano giovani del Sud che nell'arruolamento avevano colto un occasione per sfuggire alla povertà delle loro terre, e non solo di guadagnarsi da vivere onestamente, ma anche di aiutare le famiglie d'origine. Ciò non vuol dire che non credessero in ciò che facevano, ma come spesso accade si prende una strada per caso e la convinzione che sia la strada giusta arriva dopo un po', per loro è stato così.
Di tutti loro solo i due più "vecchi", Leonardi e Ricci, avevano una famiglia con dei figli, che hanno sofferto in modo indicibile per la perdita paterna; gli altri ancora non erano arrivati a questo punto delle loro vite, ma certamente rappresentavano dei punti di riferimento importanti anche epr genitori, fratelli, sorelle, nipoti, alcuni dei quali rimasero schiantati dal dolore di quanto accaduto: alcuni genitori finirono la loro vita prima del tempo , chi dentro e fuori dalle cliniche psichiatriche, chi chiudo in casa a fissare il muro per anni, chi colpito da infarti e icuts poi aggravatisi; la sorella di Zizzi ancora oggi ha degli incubi in cui sogna che i brigatisti si presentano alla porta di casa sua per ucciderla. Tutto ciò mi ha fatto riflettere come in questi casi le vittime sono molte di più del deceduto...
Quasi tutte le famiglie sono state per anni abbandonate dallo Stato Italiano, quello che Stato che ha aspettato quasi 30 anni per varare la prima legge in favore dei parenti delle vittime del terrorismo, ma che ci ha messo pochissimo invece a varare leggi che consentissero a queste bestie di essere scarcerati dopo pochi anni nonostante numerosi ergastoli. Bestie che si comportarono come tali anche durante il processo, visto che non lesinarono insulti e sputi anche ai parenti presenti in aula. Ma di loro è meglio non parlare, se non per dire come emerge da questi racconti quanto queste persone fossero moralmente superiori a coloro che li hanno uccisi, e ciò è sorprendente.
Un appunto anche per Aldo Moro, molto affezionato agli uomini della sua scorta al punto da invitare a casa a passare il Natale coloro che avevano le famiglie troppo lontane per festeggiare insieme, e anche da cercare di muoversi il meno possibile con la scorta per paura che facessero loro del male.
Un libro veramente bello ed emozionante come non molto spesso capita di leggere, merita veramente di essere conosciuto come meritano di essere conosciute le vite di questi grandi uomini.





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