lunedì 9 aprile 2018

Zia Antonia sapeva di menta, di Andrea Vitali




Anno di pubblicazione: 2011

Ambientazione: Bellano, primi anni '70 (forse).


Tra le ospiti dell'ospizio di Bellano c'è l'ultraottantenne Antonia Cervicati vedova senza figli di cui si occupa assiduamente il nipote Ernesto, unico parente della donna. In realtà ci sarebbe anche un altro nipote, Antonio, che però non ha mai voluto sapere nemmeno di fare una visita in tanti anni all'anziana zia, lasciando tutto il carico al fratello con cui non si parla da anni proprio per questo motivo.
Un giorno l'Antonia smette di mangiare: non certo perchè sta male, ma per attirare l'attenzione dato che da tempo le frulla in testa un'idea che però da sola non può mettere in pratica. A questo punto intervengono la superiora direttrice della casa di riposo, Suor Speranza, e il dottor Fastelli....




Più che un romanzo, un racconto lungo questo di Andrea Vitali, simpatico ma anche piuttosto banale e scontato rispetto ad altri suoi romanzi. Tutto ciò però non mi ha tolto il piacere della lettura, comunque godibile.
Il perno dell'azione non è certo nuovo: un'anziana signore ricoverata in un ospizio a insaputa di tutti ha un conto in banca milionario: la signora vorrebbe lasciare tutto al nipote che con affetto si è sempre occupato di lei, ma c'è un altro nipote che, pur essendo completamente indifferente alle sorti della zia rientrerebbe comunque nella quota della legittima. Grazie all'aiuto della superiora e del dottore, l'anziana brigherà in modo da riuscire nel suo intento e alla fine il nipote poco affezionato rimarrà a bocca asciutta, senza sospettare nulla.
Il succo della storia è questo (scusate lo spoiler), come sempre il punto della storia è come ci si arriva, ed è qui che assistiamo alla presentazione dei pochi personaggi protagonisti della storia: oltre alla zia Antonia, golosa di mentine, abbiamo Suor Speranza, l'energica superiora che se non fosse diventata suora avrebbe fatto l'investigatore, il dottor Fastelli, medico di riferimento del paese e anche dell'ospizio; l'operaio Ernesto, scapolo, il nipote che si prende cura con affetto della zia Antonia; suo fratello Antonio, bidello della locale scuola elementare, che al contrario non gliene mai importato nulla e che anche davanti alla richiesta del fratello ha ribadito il suo menefreghismo, salvo ripensarci improvvisamente quando sente odore di soldi; sua moglie Augusta, che inizialmente teme che il marito la tradisca ma poi si rivelerà più sanguisuga di lui. Ogni personaggio ha le sue manìe e particolarità che lo caratterizzano e permettono anche di arrivare piacevolmente alla scontata fine della storia (con non poca soddisfazione, visto il comportamento viscido di Antonio e Augusta).
Non certo indimenticabile o a livello di altre opere di questo autore, ma come detto sopra comunque gradevole per una serata di lettura senza pensieri.






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