giovedì 26 aprile 2018

I figli dell'Aquila, di Giampaolo Pansa



Anno di pubblicazione: 2002

Ambientazione: Italia, dal 1943 al 1945



Dal sito della "Sperling & Kupfer":

"Giampaolo Pansa ripercorre in questo libro la vicenda di uno dei giovani che, nell'Italia dell'autunno 1943, scelsero di combattere nell'esercito della Repubblica sociale. Erano, appunto, i figli dell'Aquila, lo stemma ufficiale della Rsi. Narrata con il ritmo del romanzo, ma vera fin nei minimi dettagli, la storia di Bruno A. proietta il lettore dentro il dramma della guerra civile, in una spirale di vendette, rastrellamenti, esecuzioni e torture, che si prolungherà ben oltre il 25 aprile..."




Di Pansa ho già letto alcuni libri che trattano la storia del nostro Paese durante gli anni della dittatura e del post- liberazione: l'ho sempre stimato per la sua capacità di analizzare i fatti in maniera imparziale, arrivando ad esporsi per raccontare anche verità scomode che a tutt'oggi si insiste a negare, o tutt'al più a raccontare come se fossero favolette: i buoni tutti da una parte e i cattivi tutti dall'altra.
Conoscevo già quindi il suo solito modus operandi di raccontare, cioè inventare di aver conosciuto determinate persone che lo hanno contattato per raccontargli una storia e andare a intervistarle, riportando poi il tutto nel libro. Ma ammetto che stavolta avrei preferito scegliesse un altro tipo di narrazione, e puntasse sul racconto vero e proprio. 
Come da trama, la storia è quella di Bruno, giovane e -tutto sommato- ingenuo volontario della repubblica di Salò, e attraverso di lui, la storia appunto della Repubblica di Salò e della fine del fascismo; a raccontarla, quasi sessant'anni dopo, la di lui fidanzata Alba, visto che Bruno (SPOILER) sarà di quelli che non sono più tornati.
Il racconto quindi è tutto un botta e risposta tra Alba e Pansa, ovviamente attraverso di esso si snoda la Storia con date, cifre, analisi, episodi e personaggi chiave, come il principe Valerio Junio Borghese, il generale Graziani, lo stesso Mussolini ormai stanco e provato dalle varie vicende del dopo 8 settembre, il generale Farina... e sopratutto i tanti, sconosciuti giovanissimi che davvero credevano di servire il loro Paese e per questo si sono dimostrati disponibili anche a dare la propria vita, consapevoli di farlo. Ovvio, non sono mancati quelli che disertavano (e come dare loro torto, povere creature?), ma la maggior parte di loro, Bruno compreso, vide riconosciuto il proprio valore persino dall'avversario tedesco. Certo è una fortuna per noialtri che abbiano perduto, ma non sono mai stata "partigiana " nel senso che intendono molti, cioè che bisogna denigrare per forza l'avversario e dipingerlo per forza come un mostro. Oggi, a distanza di tempo, sembra facile giudicare un periodo colmo di contraddizioni, ma penso che bisognerebbe trovare il modo di parlarne serenamente e senza pregiudizi.
Come dicevo prima però stavolta avrei preferito un romanzo vero e proprio, e in particolare che ci venisse raccontata la storia vera e propria di Alba e Bruno, visto che è stato un vero amore che nemmeno la guerra ha potuto distruggere. 
Spesso poi si rischia di perdersi nell'intrico di dati e informazioni, ma temo che sia un inconveniente tipico di questo tipo di libro.




venerdì 20 aprile 2018

Unpopular opinions book tag




1- Una saga o un libro molto popolare che a te non sono piaciuti:

"Harry Potter", di cui ho letto solo il primo libro, e dei film ho visto fino al quarto ma per puro caso. Non sono mai riuscita ad appassionarmi.


2-  UN LIBRO/SERIE POPOLARE CHE TUTTI ODIANO, MA CHE TU AMI

Non me ne viene in mente nessuna.



3. UN TRIANGOLO AMOROSO DOVE LA TUA SHIP NON HA AVUTO LA MEGLIO




4. UN GENERE LETTERARIO CHE NON AMI MOLTO


Il fantasy



5. UN PERSONAGGIO MOLTO AMATO CHE NON TI PIACE


Christian Grey delle arcinote "Cinquanta sfumature"



6. UN AUTORE POPOLARE CHE NON RIESCI AD APPASSIONARTI


Dan Brown



7. UN TREND POPOLARE CHE TI HA STUFATO



I vampiri, zombie ecc.


8. UNA SERIE POPOLARE CHE NON HAI NESSUNA INTENZIONE DI INIZIARE


"Il trono di spade"


9. UN FILM/SERIE TV CHE HAI AMATO PIU' DEL LIBRO


Sicuramente "The vampire diaries", ho iniziato vedendo prima il telefilm per cui ho avuto un colpo di fulmine, poi ho letto i primi due libri della serie ma non mi sono affatto piaciuti, li ho trovati nettamente differenti e- una volta tanto- inferiori come trama alla serie. Damon Salvatore a parte, ovviamente...


lunedì 16 aprile 2018

La favolosa vita di Henry N. Brown, orsetto centenario, di Anne Helene Bubenzer



Titolo originale: Die Unglaubliche Geschitche des Henry N. Brown

Anno di pubblicazione: 2008

Ambientazione: Vari paesi del mondo, dal 1921 a oggi




Bath, 1921: poco prima dell'ora del tè "nasce" Henry N. Brown, orsetto di peluche cucito da Alice, una giovane vedova di guerra che al piccolo amico che allevia il suo dolore ha "affidato l'amore", come gli ha detto lei, e che Henry da allora custodirà con cura attraverso i vari "padroncini" che conoscerà nell'intero arco della sua esistenza....



Una delle mie passioni sono i giocattoli, sopratutto vecchi: passione che ho tenuta nascosta per anni, e che ho sdoganato solo due anni fa, anche se ho accuratamente conservato tutto ciò che ho potuto della mia infanzia e anche di quella di mia sorella. Ho sempre pensato fin da piccola che anche i giocattoli in fondo potrebbero avere un' anima, e mi commuove sempre vedere dei giocattoli abbandonati o rotti, magari in un cassonetto o nelle scatole di mercato dell'usato: ci hanno fatto compagnia, consolato, divertito, sono stati i nostri piccoli fedeli amici....e poi finiscono così?
E' certo normale, ma la cosa mi ha sempre messo un po' di tristezza.
Come poteva sfuggirmi quindi un libro dove il protagonista è un dolce orsetto addirittura centenario (in realtà poco più che ottantenne, dato che è nato nel 1921 e il libro è stato scritto nel 2008)?
Non poteva infatti!
Ed ecco che, come dice una recensione di "Der Spiegel" riportata sul retro del libro, "Salutiamo un nuovo, straordinario personaggio letterario: Henry N. Brown, orsetto di peluche".
Il piccolo Henry nel corso della sua lunga vita attraversa varie parti del mondo, conosce tantissime persone di ceti diversi, vive nelle famiglie più disparate e con i più disparati padroncini: sempre curioso e avido di esperienze, attraverso di loro conoscerà l'amore, l'odio, la paura, il dolore. La malinconica vedova Alice (che lo ha cucito e gli ha "affidato l'amore" per prima), la famiglia colta di Emily e Victor, il fantasioso Robert, il soldato tedesco Friederich e la sua piccola figlia Charlotte scomparsa dopo un bombardamento, l'introversa Melanie e la vivace Julchen, la piccola Lucille picchiata dal padre, l'amata Isabelle, la piccola malata Nina....tutti loro, e anche i loro parenti e amici, faranno pian piano parte (per periodi più o meno lunghi) della vita di questo delizioso protagonista, che come tutti gli orsetti ha il compito principale di ascoltare, custodire i segreti e consolare. 
Anche  Henry (che comunque a seconda dei padroni cambierà nome più volte) in realtà ha un suo modo di vedere le cose, opinioni e un punto di vista ben preciso su ogni cosa; anche a lui la vita non risparmierà gioie e dolori, che custodirà gelosamente dentro di sè fino a quando non verrà adottato dalla scrittrice Anne; ma il nostro attraverserà il secolo con spirito indomito e con sempre rinnovata voglia di dare e ricevere l'amore di cui la giovane Alice lo ha nominato custode la volta che lo ha creato.
Una storia bellissima con personaggi straordinari nella loro semplicità, che appassiona e tiene incollati pagina dopo pagina,; impossibile non palpitare per le vicende di tutti i personaggi narrati, e in particolare impossibile non adorare il tenero Henry e le sue storie. 
A proposito, quel "N" dopo Henry sta per "nearly", ovvero "quasi", perchè in effetti Henry non è proprio marrone ma di un colore un po' più chiaro. 

venerdì 13 aprile 2018

Novità in libreria



 ESCE IN LIBRERIA  GLI EROI DI VIA FANI di Filippo Boni, EDIZIONE LONGANESI. 


Il 16 marzo 1978, in via Fani, a Roma, le Brigate rosse rapirono Aldo Moro e uccisero i cinque uomini della sua scorta: Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi, due carabinieri e tre poliziotti. Per decenni le attenzioni di storici e giornalisti si sono incentrate sulle figure dei terroristi, a cui sono stati dedicati articoli, libri, dibattiti e interviste, mentre le vittime venivano trascurate se non del tutto dimenticate. Lo storico Filippo Boni ha sentito il bisogno personale e civile di ricostruire le vite spezzate di questi cinque servitori dello Stato e per farlo è andato nei luoghi in cui vivevano, a parlare con le persone che li avevano amati e conosciuti: genitori, figli, fratelli, e fidanzate a cui il terrorismo ha impedito di sposare l’uomo che amavano. In questo libro, Boni ha raccolto le toccanti storie di vite umili ma piene di sogni e di affetti, restituendo così verità e memoria a quei corpi prima trucidati e poi dimenticati e al tempo stesso componendo uno straordinario affresco di un’Italia semplice e vera, che resistendo alle atrocità della storia si ostina a guardare al futuro.

Nota: Dalla prefazione di Mario Calabresi: “Quando chiuderete le pagine di questo libro potrete dire di conoscerli e non potrete più dimenticarli."


ESCE IN LIBRERIA UN ATOMO DI VERITA', di Marco Damilano, EDIZIONE 

FELTRINELLI.


Il sequestro di Aldo Moro ha segnato la fine di una generazione, la sua morte il tramonto della Repubblica. Marco Damilano ha deciso di tornare a quell'istante, per indagare le traiettorie che, a partire da uno dei capitoli più cupi della storia italiana, si sono dispiegate fino a oggi. Con l'aiuto delle carte personali di Moro, in gran parte conservate nell'archivio privato di Sergio Flamigni e non dallo stato, e rimaste inedite, getta luce sul punto in cui la drastica interruzione di una stagione politica si incontra con le vicende personali di una generazione, che tra il 16 marzo e il 9 maggio 1978 assiste alla fine di un'epoca. Dopo via Fani, secondo Damilano, comincia la lunga fine della Prima Repubblica. Un racconto autobiografico che attraversa la dissoluzione della DC, la morte di Berlinguer, la caduta del Muro, Tangentopoli e la latitanza di Craxi in Tunisia, fino all'ultima stagione, inaugurata dalla sua metafora televisiva: il Grande Fratello. Arriva a Berlusconi, a Grillo e a Renzi, i protagonisti di una politica che da orizzonte di senso e di speranza si è fatta narcisismo e nichilismo, cedendo alla paura e alla rabbia.

Nota: Un racconto in prima persona, un viaggio nella memoria e nei luoghi, un romanzo della Storia che fotografa tutto quello che i giornalisti tralasciano nei loro saggi: le attese, l'affanno, i silenzi, i passi. I materiali inediti dall'archivio Moro

ESCE IN LIBRERIA SARA AL TRAMONTO, di Maurizio De Giovanni, EDIZIONE  FELTRINELLI.

Sara non vuole esistere. Il suo dono è l'invisibilità, il talento di rubare i segreti delle persone. Capelli grigi, di una bellezza trattenuta solo dall'anonimato in cui si è chiusa, per amore ha lasciato tutto seguendo l'unico uomo capace di farla sentire viva. Ma non si è mai pentita di nulla e rivendica ogni scelta. Poliziotta in pensione, ha lavorato in un'unità legata ai Servizi, impegnata in intercettazioni non autorizzate. Il tempo le è scivolato tra le dita mentre ascoltava le storie degli altri. E adesso che Viola, la compagna del figlio morto, la sta per rendere nonna, il destino le presenta un nuovo caso. Anche se è fuori dal giro, una vecchia collega che ben conosce la sua abilità nel leggere le labbra - fin quasi i pensieri - della gente, la spinge a indagare su un omicidio già risolto. Così Sara, che non si fida mai delle verità più ovvie, torna in azione, in compagnia di Davide Pardo, uno sbirro stropicciato che si ritrova accanto per caso, e con il contributo inatteso di Viola e del suo occhio da fotografa a cui non sfugge nulla. 


Nota: Maurizio de Giovanni ha dato vita a un personaggio che rimarrà tra i più memorabili del noir italiano. Sara, la donna invisibile che, dal suo archivio nascosto in una Napoli periferica e lunare, ci trascina nel luogo in cui tutti vorremmo essere: in fondo al nostro cuore, anche quando è nero.

lunedì 9 aprile 2018

Zia Antonia sapeva di menta, di Andrea Vitali




Anno di pubblicazione: 2011

Ambientazione: Bellano, primi anni '70 (forse).


Tra le ospiti dell'ospizio di Bellano c'è l'ultraottantenne Antonia Cervicati vedova senza figli di cui si occupa assiduamente il nipote Ernesto, unico parente della donna. In realtà ci sarebbe anche un altro nipote, Antonio, che però non ha mai voluto sapere nemmeno di fare una visita in tanti anni all'anziana zia, lasciando tutto il carico al fratello con cui non si parla da anni proprio per questo motivo.
Un giorno l'Antonia smette di mangiare: non certo perchè sta male, ma per attirare l'attenzione dato che da tempo le frulla in testa un'idea che però da sola non può mettere in pratica. A questo punto intervengono la superiora direttrice della casa di riposo, Suor Speranza, e il dottor Fastelli....




Più che un romanzo, un racconto lungo questo di Andrea Vitali, simpatico ma anche piuttosto banale e scontato rispetto ad altri suoi romanzi. Tutto ciò però non mi ha tolto il piacere della lettura, comunque godibile.
Il perno dell'azione non è certo nuovo: un'anziana signore ricoverata in un ospizio a insaputa di tutti ha un conto in banca milionario: la signora vorrebbe lasciare tutto al nipote che con affetto si è sempre occupato di lei, ma c'è un altro nipote che, pur essendo completamente indifferente alle sorti della zia rientrerebbe comunque nella quota della legittima. Grazie all'aiuto della superiora e del dottore, l'anziana brigherà in modo da riuscire nel suo intento e alla fine il nipote poco affezionato rimarrà a bocca asciutta, senza sospettare nulla.
Il succo della storia è questo (scusate lo spoiler), come sempre il punto della storia è come ci si arriva, ed è qui che assistiamo alla presentazione dei pochi personaggi protagonisti della storia: oltre alla zia Antonia, golosa di mentine, abbiamo Suor Speranza, l'energica superiora che se non fosse diventata suora avrebbe fatto l'investigatore, il dottor Fastelli, medico di riferimento del paese e anche dell'ospizio; l'operaio Ernesto, scapolo, il nipote che si prende cura con affetto della zia Antonia; suo fratello Antonio, bidello della locale scuola elementare, che al contrario non gliene mai importato nulla e che anche davanti alla richiesta del fratello ha ribadito il suo menefreghismo, salvo ripensarci improvvisamente quando sente odore di soldi; sua moglie Augusta, che inizialmente teme che il marito la tradisca ma poi si rivelerà più sanguisuga di lui. Ogni personaggio ha le sue manìe e particolarità che lo caratterizzano e permettono anche di arrivare piacevolmente alla scontata fine della storia (con non poca soddisfazione, visto il comportamento viscido di Antonio e Augusta).
Non certo indimenticabile o a livello di altre opere di questo autore, ma come detto sopra comunque gradevole per una serata di lettura senza pensieri.






giovedì 5 aprile 2018

Il bosco di Mila, di Irma Cantoni

Anno di pubblicazione: 2017

Ambientazione: Brescia, 2010



Alla vigilia di Santa Lucia Mila Morlupo, dieci anni, scompare nel bosco di Mompiano durante una gita con la classe. Le indagini si attivano subito e sono seguite dal capo commissario Vittoria Troisi e dal suo vice Mirko Rota, e si concentrano sul fatto che la famiglia Morlupo è una delle più in vista della città, quindi si sospetta un rapimento a scopo di estorsione.
Ma i giorni passano e non arriva alcuna richiesta di riscatto; nel frattempo si scopre che anche Xixi, amica di Mila che i parenti avevano detto essere assente da scuola perchè in viaggio in Cina da parenti, è invece scomparsa....




Questo giallo mi ha interessato da subito perchè ambientato a Brescia, la mia città. E' una bella storia, con qualche stereotipo tipico del genere ma raccontata in modo interessante e avvincente, anche se prevedibile.
La storia inizia in un giorno importante per noi bresciani: la vigilia di Santa Lucia, che qui è una festa più sentita ancora del Natale, sopratutto per i bambini; la notte più lunga dell'anno, in cui Santa Lucia passa con il suo carretto trainato dall'asinello a portare i regali ai bambini buoni, e carbone a quelli cattivelli. Una festa per i bambini principalmente, ma amata da tutti in generale.
Proprio il giorno prima di questa festa la piccola Mila di dieci anni scompare durante una gita nel bosco di Mompiano; Mila appartiene a una delle famiglie più in vista della città, i Morlupo, ricchissimi e celebri anche nella storia della città visto che il nonno Manlio, ex partigiano, è stato anche professore universitario e animatori di numerosi circoli culturali e politici per anni. Il padre Corrado, più in ombra, è affarista di mobili antichi e viaggia per l'Europa, la mamma Alexandra è di origine tedesca e fa la vita tipica delle donne ricche (non lavora, bei vestiti, lusso e altro).
Quasi certa quindi sembrerebbe la pista del rapimento a scopo di estorsione; eppure passano due giorni e non arriva nessuna richiesta o rivendicazione. Come è possibile? E' evidente che la pista giusta è un altra.
Del caso si occupa Vittoria Troisi, vicequestore romano trasferita a Brescia dopo un doloroso fatto che l'ha coinvolta, assieme al suo vice Mirko rota, bresciano doc. Vittoria è una donna sola, ha solo la sua carriera e i suoi fantasmi, per questo si butta anima e corpo a risolvere il caso della piccola Mila, scoprendo- come nel più classico dei gialli- che la famiglia Morlupo non solo non è ciò che sembra, ma molto peggio! A tal punto che io stessa, arrivata a un certo punto della storia dove comprare un personaggio chiave (ma non voglio fare spoiler), mi sono chiesta se per caso la povera Mila non stesse meglio con questo signore che con i suoi familiari. Segreti a profusione dominano questa accozzaglia di persone viscide o vigliacche, che non si mostrano nemmeno troppo interessati alla sorte della bambina. Alla fin fine, il finale non è poi così tragico.
Il giallo è scritto in modo semplice e scorrevole, senza particolari picchi di inventiva, nemmeno riguardo ai personaggi, anche se si distingue Mila per simpatia e maturità rispetto agli adulti che la circondano. Se fossimo in estate potrebbe essere una tipica lettura da ombrellone....ma va bene anche in inverno, ovviamente!

domenica 1 aprile 2018

Alla mia età

Ho 38 anni, non certo l'età della pensione (che non vedrò visto che il mio problema principale è il lavoro), ma nemmeno "giovanissima", come spesso vengo comunque definita da persone più vecchie di me, solitamente nel tentativo di sminuire ciò che sto dicendo o (non detto) di sentirsi loro ancora giovani. Del resto, viviamo nell'epoca in cui uno di 13 anni viene definito "bambino", uno di 30 viene definito "ragazzino", uno di 47 "ragazzo", e dove se dici "l'anziano 70enne" molti (anche non 70enni) ti guardano schifati e ti rispondono "ma daiiiiiiiiii!! ma uno di 70 an i mica sarà anziano?!".....

Dicevo, ho 38 anni e solitamente, quando da ragazzi si pensa a questa età ci si immagina padroni di sè stessi e della propria vita; sopratutto liberi di fare le proprie scelte.
Nulla di più sbagliato, come penso molti sappiano.
Io oltretutto, vivo una condizione forse particolare: quella della 38enne single senza figli....e purtroppo- nel mio caso, che comunque non è l'unico- ancora a casa dei genitori.
Insomma, quella che la società da anni chiama BAMBOCCIONA.
In una parola quella che sui media viene dipinta come un Peter Pan mai cresciuto/a e felice di essere tale, intento/a a spendere soldi e tempo in aperitivi, palestra, centri benessere  e sopratutto
E insubbiamente queste persone ci sono.
Ma è la realtà di tutti?
Per quanto riguarda lo stare a casa dei genitori ci tengo a specificare subito che nel mio caso non  certo una cosa voluta, anzi: ma dato che non sono mai riuscita a trovare un lavoro fisso degno di questo nome, non ho avuto altra scelta (no, finire sotto i ponti a chiedere l'elemosina col piattino NON E' una scelta).
Per quanto riguarda il resto, la realtà è che spesso se arrivi alla mia età in questo modo...non esisti.
Non sei una madre di famiglia, una moglie o una compagna QUINDI automaticamente diventi "persona senza nulla da fare" o che "non sa cosa significano certe cose". Solitamente, sia che l'essere single sia una tua scelta o meno (come nel mio caso) vieni vista comunque come una povera sfigata, se non proprio in determinate occasioni come una scocciatrice o un peso: ad esempio se ti ammali,sei da sola e hai bisogno di gente che vada per te in farmacia o altro. Perchè insomma, gli altri hanno già le loro famiglie, perchè dovrebbero sobbarcarsi anche il peso di chi non ce l'ha?
Ho notato anche che le donne con figli preferiscono fare comunella con altre donne con figli, e non necessariamente le madri dei compagni di scuola: mi è capitato più volte di rimanere esclusa da conversazioni o altro perchè si mettevano tutte a parlare dei loro figli...e io, ovviamente, non potevo partecipare. Evidentemente l'avere figli è un forte collante.
Ma il peso di tutto ciò si fa sentire sopratutto nelle feste: che inevitabilmente passi con i familiari, certo, ma dove ormai sei assurto/a alla qualifica di "parente solo" (con tutte le dinamiche di cui sopra).
Tutto questo per dire che oggi, Pasqua 2018, sono a casa da sola mentre  i miei familiari sono in vscanza al mare...e non avrei certo voluto passarla così questa giornata. Certo, potevo andare anche io con loro, ma l'idea di andare per l'ennesima volta in un posto dove mi hanno sempre vista a rimorchio loro non mi allettava per nulla. Avrei preferito anche io una bella gita con una famiglia mia e dei figli, oppure  anche con degli amici: ma io tutte queste belle cose così normali per gli altri non me le posso permettere.
Chi l'avrebbe mai detto che sarei finita così?
Scusate lo sfogo e Buona Pasqua.