lunedì 1 gennaio 2018

Siate ribelli, praticate gentilezza- di Saverio Tommasi



Anno di pubblicazione: 2017


Da IBS:

"«Un pilota perde un secondo a giro a ogni figlio che gli nasce» diceva Enzo Ferrari. È una frase bellissima. Significa capire che c'è qualcosa di più importante fuori da sé, e che quando ti nasce un figlio il successo non si misura più con i traguardi con cui l'hai misurato fino a quel momento. I figli sono l'occasione che ti regala la vita di guardarti allo specchio. Tutto quello che sei, quello in cui credi, quello per cui lotti non sono più solo il tuo modo di stare al mondo, ma si caricano di una nuova responsabilità. Da quando sono arrivate Caterina e Margherita (quattro anni e due scarsi), per Saverio raccontare storie con immagini e parole non è più solo un modo per fare il proprio lavoro. È gettare sul mondo uno sguardo che sarà, almeno inizialmente, anche il loro, è fare scelte di cui a loro più che a chiunque altro dovrà rendere conto. In una lettera alle sue figlie, tra pappe dai colori indecenti e cambi di pannolini in alta quota, terribili gaffe e momenti di grande tenerezza, Saverio affronta i temi che più gli stanno a cuore: la tolleranza, i diritti dei più deboli, la lotta per l'uguaglianza, la denuncia di qualunque forma di razzismo e fascismo, i pericoli della rete. Con grande spontaneità, toni appassionati e talvolta irriverenti, Saverio Tommasi ci regala il gesto d'amore più grande che un uomo possa fare per i propri figli: raccontarsi davvero, a costo di abbassare qualunque difesa." 



Saverio Tommasi è un giornalista di Fanpage, titolare di una pagina Fb che seguo nonostante politicamente sia quanto di più lontano dal mio modo di pensare, visto che purtroppo è uno di quelli che io chiamo "indottrinati dai centri sociali", oltretutto affetto da una grave forma di salvinite acuta (mette Salvini praticamente dappertutto). Lo seguo perchè. sotto all'indottrinamento politico,  ho intuito una persona sensibile, sincera e veramente interessata agli altri: tratta spesso anche tematiche come la disabilità,la solitudine sociale a cui sono condannate certe categorie (come i ciccioni come me) .Ha due figlie, Caterina di 4 anni e Margherita di 2, alle quali è dedicata questa lunga lettera- monologo che, devo dire, mi è piaciuta molto.
Ho trovato questo libro sincero ed emozionante, con tanti valori positivi che è giusto trasmettere ai più piccoli anche se attualmente il mondo sembra proprio remare contro di essi: non solo la gentilezza del titolo, ma anche la gioia di vivere, la voglia di ascoltare e scoprire l'altro; sopratutto il coraggio e la voglia di essere sè stessi, di vivere in prima persona i propri ideali. Sotto sotto, c'è un messaggio anche per i genitori: le paure sono normali, ma tenetevele per voi e non tarpate le ali ai vostri figli, aiutateli a spiccare il volo quando sarà il momento e siate sempre lì per riaccoglierli e sostenerli in caso di bisogno. Le famiglie in fondo servono proprio a questo, no?
E' un libro leggero e profondo allo stesso tempo, con tanti annedoti di un babbo che osserva le sue bimbe crescere e formare la loro personalità e carattere; episodi buffi o seri ma commoventi, che ci trasportano per qualche attimo nello sguardo di un bambino che si affaccia al mondo.
Certo, non mancano qua è là i soliti tempi cari a Tommasi: l'antifascismo messo dappertutto, la quasi beatificazione di Erri De Luca, la difesa degli extracomunitari a prescindere. Ma sono pochi, e del resto...che Tommasi sarebbe senza?
Un capitolo è dedicato all'amico Iacopo Melio, che da anni lotta assieme a lui per i diritti dei disabili.
In conclusione, inaspettatamente promosso! 


P.S: purtroppo a pagina 27/28 devo segnalare un erroraccio: Saverio Tommasi, parlando della strage di via dei Georgofili a Firenze nel 1993, scrive: "...e poi hanno costretti cinque persone che abitavano in via dei Georgofili a volare fino in cielo senza che ne avessero voglia e senza prendere l'aereo. Queste cinque persone si chiamavano Angela Fiume e Fabrizio Nencioni, che di Angela era il marito. E le due figlie si chiamavano Nadia Nencioni di nove anni e Caterina Nencioni di cinquanta giorni".
Di cinque persone ne nomina solo quattro: il quinto era lo studente di 22 anni Dario Capolicchio. 

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