sabato 27 gennaio 2018

Madame Bovary, di Gustave Flaubert

Anno di pubblicazione: 1856

Ambientazione: Francia, 1856



Charles Bovary, mediocre medico di provincia, sposa la giovane Emma; ella sogna una vita passionale e piena di agi e lussi che però il marito, pur cercando di accontentarla il più possibile, non può darle. La donna comincia a sentirsi sempre più insoddisfatta e intraprende mille iniziative nel tentativo di sfuggire alla monotonia della vita di provincia, mancando sempre l'obiettivo; la depressione comincia a impadronirsi di lei fino agli incontri fatali con due uomini, Leon e Rodolphe....



Ho letto questo caposaldo della letteratura francese per la prima volta quando avevo dieci anni, e ovviamente non l'ho capito poi tanto; l'ho ripreso qualche anno fa ed è andata meglio, anche se devo dire che forse la mia visione della storia e dei personaggi non è proprio quella comune.
La storia è  molto moderna per alcuni aspetti: l'insoddisfazione di una donna indubbiamente schiacciata dall'ambiente in cui vive, il suo essere divisa tra responsabilità di moglie e madre e la naturale aspirazione a una vita piena e appagante, sono purtroppo cose molto comuni anche oggi (oserei dire non solo alle donne, ma po' arriva qualche femminista estremista e mi picchia).
L'incapacità dell'ambiente circostante e delle persone care di accettare questo modo di essere anche; e lo sfruttamento da parte di persone prive di scrupoli che volgono a proprio vantaggio la debolezza altrui per usarla come soddisfacimento dei propri desideri e poi buttarla via come uno straccio vecchio, anche. Tutte cose che in questo romanzo si susseguono, facendo sembrare inevitabile il tragico finale.
Però diciamocelo: anche la povera Emma ci mette del suo, pesantemente.
In primis, purtroppo Emma non è la creatura splendida che crede di essere : è una bella ragazza che oltre all'aspetto, poco ha da dare agli altri, anzi è piuttosto ignorante anche per una donna del suo ceto. Volubile e annoiata, è cresciuta in campagna con un padre che non l'ha mai apprezzata e che una volta cresciuta non vede l'ora di liberarsene piazzandola con il primo che capita; per anni ha nutrito la sua fantasia e probabilmente anche il suo bisogno di evasione e di affetto con romanzetti rosa della peggior specie, che su di lei hanno avuto il devastante effetto di convincerla di essere una creatura unica e speciale, destinata a  una vita splendida e di grandi passioni. Non riuscendo ad adeguare ai suoi parametri la modesta vita che essere la moglie di un medico di provincia implica, si sente perennemente frustrata e insoddisfatta e da qui parte la sua ricerca di lusso, di svaghi, di passioni sempre totalizzanti che non possono che finire male, rendendola preda di uomini frivoli a cui non importa nulla di lei, che nemmeno la rispettano passando sopra ai suoi sentimenti e che non si fanno scrupolo alcuno di abbandonarla per il proprio comodo.
Anche il marito Charles non è che sia un granchè: anche lui è un mediocre- anche come medico- tuttavia, essendo consapevole della sua natura, di per sè sarebbe una persona felice e soddisfatta della sua vita se non fosse per i capricci della moglie, che tuttavia per amore cerca sempre di accontentare venendole incontro e sostenendola. Alla fin fine, la persona migliore, quello fedele, leale e inaspettatamente con dei sentimenti sinceri è lui, che verrà trascinato nel gorgo da Emma. In tutto questo ho sofferto per la povera figlia della coppia: amata dal padre ma invisibile per la madre, è anch'essa destinata a modo suo a un triste destino. 
Quello che mi è veramente piaciuto in questo romanzo è l'occhio forse critico ma imparziale con cui Flaubert descrive i suoi personaggi, sopratutto su Emma, non approva sempre la loro condotta ma evita di tranciarne un giudizio, lasciando fare ai lettori.




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