martedì 19 dicembre 2017

Le avventure di Pinocchio, di Carlo Collodi




Anno di pubblicazione: 1883

Ambientazione: Toscana, 1800


Il falegname Geppetto riceve in regalo dal collega Mastro Ciliegia un ciocco di legno dal quale ricava un burattino, che chiama Pinocchio; quest'ultimo è speciale, visto che è vivo esattamente come una essere umano, e fin da subito dà molti grattacapi al povero padre. Combina monellerie di ogni tipo, invece d andare a scuola scappa da casa per unirsi alla compagnia dei burattini di Mangiafuoco, si lascia abbindolare pericolosamente dagli imbrogli del Gatto e della Volpe....



Al secondo posto tra i libri più famosi al mondo (il primo è "La Bibbia") c'è l'italiano Pinocchio, una delle storie e dei personaggi che hanno più influenzato buona parte della cultura (un particolare su tutti, il naso che si allunga se dici una bugia). Molti però non lo sanno e anzi, tantissimi credono che l'autore di Pinocchio sia Walt Disney...
Certo la versione disneyana è probabilmente la più nota e diffusa della storia, ma anche una delle più improbabili e lontane da quella vera, che da quasi duecento anni è il classico più letto dai bambini italiani (o perlomeno lo era  fino ai miei tempi, visto coem funziona adesso la scuola non mi stupirei se non si facesse parola nemmeno di quello!).
La vicenda è ambientata probabilmente all'epoca del Granducato di Toscana, e a dire la verità se la si legge con attenzione non è certo il classico libro per bambini come le intendiamo oggi: è piena anzi di punti oscuri, vicende drammatiche e parti macabre -la Bambina dai Capelli Turchini è una piccola morta che sta alla finestra, quando Pinocchio morde nel buio uno dei suoi aggressori sputa uno zampetto di gatto, la parte dove Pinocchio- ciuchino viene gettato in mare con un sasso attorno al collo per farlo morire e poi scuoiarlo, la morte di Lucignolo- tant' è che originariamente Collodi fece finire il racconto proprio con l'impiccagione di Pinocchio da parte degli Assassini, e lo riprese modificandolo solo grazie al successo ottenuto e alle proteste dei lettori (come si usava all'epoca, il romanzo uscì a puntate sul "Giornale dei Ragazzi" e solo successivamente fu raccolto in un libro vero e proprio).
I temi trattati, dietro alle parti comiche, sono spesso molto seri: il desiderio di paternità di Geppetto che lo spinge addìrittura a costruirsi un figlio di legno, l'iniziale tendenza di Pinocchio all'ingratitudine e al menefreghismo anche verso chi gli vuole bene, il dramma dei minori sfruttati e messi a lavorare, i vari pericoli e insidie nascosti nel mondo, la povertà sono solo alcuni fra i tanti che  l'autore affronta lasciando insegnamenti morali ma allo stesso tempo mostrando non poche volte una certa insofferenza per un tipo di educazione troppo rigida che soffocava inevitabilmente la fantasia e la vivacità nel fanciullo; e difatti il nostro protagonista continua a cade e rialzarsi proprio per questo motivo, perchè pur impegnandosi non riesce del tutto a soffocare quell'anelito di libertà e gioia estrema che sente dentro di sè. Alla fine, dopo essersi corretto e avere appreso bene le lezioni della vita, come ricompensa viene trasformato in un bambino vero; ma non possiamo non provare una punta di ramarrico e di nostalgia per quella marionetta che ora giace inerte sulla sedia, sapendo che non potrà più scorazzare per le vie del paese divertendosi e rispondere in maniera puntigliosa agli interlocutori.
Come per tanti bambini della mia generazione ho molti ricordi personali riguardo a questo libro, letto per la prima volta in seconda elementare e di cui conservo ancora oggi il "Quaderno di Pinocchio" (in realtà erano due quaderni) dove, dopo ogni lettura, dovevamo fare riassunto, disegno, rispondere alle domande e alle varie schede che la maestra ci dava. Una di queste, particolarmente impegnativa, riguardava le differenze tra il libro e lo sceneggiato del 1972 con Nino Manfredi e Franco e Ciccio, data come compito per le vacanze di Natale visto che lo sceneggiato lo trasmettono sempre in quel periodo. Ne avrei tanti di annedoti da raccontare, che nostalgia....

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