venerdì 29 dicembre 2017

Classifica 2017

Se il 2016 è stato un anno brutto, il 2017 è stato allo stesso livello, se non peggio: ho lavorato fino a luglio, ma sul lavoro sono capitati problemi seri che spero non mi abbiano rovinato la vita. Ora sto lavorando poco ed è uscita da pochi giorni una sentenza particolarmente sfavorevole per noi precari della scuola.
Per il resto, problemi personali in serio aumento e problemi di salute che potrebbero benissimo derivare dalla somatizzazione dei miie vari problemi e sofferenze...non c'è che dire, non mi faccio mancare nulla!
Come letture non posso lamentarmi, anche quest'anno nulla di eclatante e particolarmente appassionante se non la serie "l'amica geniale" di Elena Ferrante, però ho comunque fatto delle buone letture. Del resto penso ormai alla mia età la fase del "libro indimenticabile" stia ahimè passando....
Ecco di seguito la classifica delle migliori di questo orrendo 2017.


- La serie "L'amica geniale" di Elena Ferrante;

- 7/7/2007 (Antonio Manzini); 

- Pastorale americana, di Philip Roth

- Zia Mame, di

- Guido Rossa, mio padre- di Sabina Rossa

- I Fasciovegani, di Giuseppe Cruciani;

- Memorie a 8 bit, di Sergio Algozzino;

- Lezioni americane, di Italo Calvino;

- Sergio Ramelli: quando uccidere un fascista non era reato, Paola Ramella e Marco Carucci

Read in progress

What are you currently reading? (Cosa stai leggendo?)

Sto leggendo "Siate ribelli, praticate gentilezza", di Saverio Tommasi.











What did you recently finish reading? (Quale libro hai finito di recente?)

Ho appena finito "Memorie a 8 Bit" di Sergio Algozzino.









What do you think you’ll read next? (Quale libro pensi sarà la tua prossima lettura?)

Quasi sicuramente sarà "Storia della bambina perduta" di Elena Ferrante, ultimo libro della serie "L'amica geniale".





martedì 26 dicembre 2017

Memorie a 8 Bit, di Sergio Algozzino

Anno di pubblicazione: 2017

Ambientazione: Sicilia, anni '80/'90...fino a oggi


Da IBS:

"A raccontare il nostro vissuto, quello che abbiamo fatto ieri o trent'anni fa, son buoni tutti. Per accorgersene basta farsi un viaggio in uno di quei treni dell'immediato dopoguerra che hanno ancora gli scompartimenti: ti capita davanti la signora semi-anziana o il pensionato, e sei finito. Il difficile è trasformare quel quotidiano in una storia, o, come nel caso di "Memorie a 8 bit" in una serie di piccole storie; un mondo di frammenti dai bordi smussati, di capsule temporali in cui scoprire un pezzetto della vita dell'autore e, attraverso quello, rivivere momenti della propria. Perché quei ricordi sono patrimonio comune dei quasi-quarantenni di oggi, dagli anime alla musica, dagli Exogini alle vacanze al mare di un tempo, dal Commodore 64 alle cabine telefoniche. Ma "Memorie a 8 bit" non si accontenta di quello, in uno stile che alterna zoom sul dettaglio e astrazioni sempre con un piglio delicato, da manga giapponese di quelli privi di gente che si mena, c'è spazio anche per il Sergio più adulto, con le sue prime esperienze nel mondo del fumetto, sia come fruitore, sia come autore, o per quel piccolo assaggio di film di guerra sul Vietnam live di basso profilo che i maggiorenni italiani sperimentavano un tempo per almeno qualche giorno della propria vita (aka "visita militare"), cambia qualche elemento o volto, ma la storia è quella. La sua, la nostra. Basta che ci sia uno in gamba come Sergio a raccontarla" 




Sergio Algozzino, in arte "Ukulele man", è uno simpatico Youtuber che sul suo canale parla molto degli anni '80, in particolare di fumetti e cartoni animati, ma anche di telefilm, personaggi delle pubblicità ecc. Ovviamente lo seguo con grande interesse visto che, a quanto ho capito, è mio coetaneo quindi gli anni '80 li ha vissuti in pieno.
Di professione è un fumettista e infatti questo suo libro- ispirato proprio al canale su Youtube- è una graphic novel autobiografica  dove racconta appunto la sua vita in chiave pop anni '80 : dall'infanzia in cui spesso si ritrovava a costruirsi da solo i giocattoli desiderati, alla passione per i  fumetti nata e coltivata in un periodo in cui non era facile procurarseli, alla vita adulta dove la passione è diventata un lavoro che lo ha portato anche a fare viaggi all'estero....
Come non riconoscersi in tutto ciò? Impossibile, almeno per me: anche io da bambina ho costruito una casa delle bambole con scatole di cartone, anche io ho ingoiato quintali di "Sprint" per avere gli adesivi di Creamy (quelli bellissimi luccicanti...chi li ricorda?!), anche io ho riavvolto non so quante volte le cassette con la biro, anche io  ho vissuto con un walkman come appendice...insomma, tutte cose che fanno parte di un passato comune per tutti quelli della mia generazione, e che spesso fa piacere ricordare anche con una punta di nostalgia.
Ma in questa storia non ci sono solo gli anni '80, ci sono anche molte altre cose: la passione di Sergio per il disegno e il fumetto, i ricordi legati alla casa della nonna, ai ritrovi con i parenti, agli amici e agli amori, e tanto altro ancora. Il tutto narrato con garbo e anche poesia in una serie di piccoli episodi a tema, che messi insieme fanno il percorso di una vita che a mio avviso- sono forse un po' azzardata?- se fosse stato un romanzo vero e proprio si poteva catalogare anche come romanzo di formazione.
Essendo palermitano non poteva mancare un piccolo omaggio alla sua terra natale, con storia e tradizioni, anche alimentari.
Può sembrare strano per un fumetto, ma nel modo di raccontare di Sergio ho trovato, oltre a tanta ironia, anche tanta poesia: ho amato molto ad esempio la parte dedicata alle canzoni e alla musica, dove ho scoperto di avere un abitudine in comune: associare una canzone a un ricordo particolare, cosa che mi succede molto spesso (e non so se questo sia un bene...ma succede). Ho trovato in questo libro varie cose riguardo a situazioni e sentimenti che mi hanno colpito perchè avrei potuto scriverle anche io. 
E mi ha commosso il suo ricordo personale della strage di Via D'Amelio, che essendo palermitano ha vissuto in prima persona anche perchè conosceva bene la via in questione.
Questo per me è l'ultimo libero del 2017 e- nonostante la ormai palese inefficacia di questo tipo di giochetti mentali- voglio comunque aggrapparmi al giochino che ho sempre fatto, sperando che un buon libro sia l'apripista di un anno non dico buono, ma perlomeno accettabile....comunque vada non mi pentirò certo di averlo comprato!
Grazie Sergio Algozzino!



venerdì 22 dicembre 2017

La mia famiglia e altri animali, di Gerald Durrell


Titolo originale: My family and other animals

Anno di pubblicazione: 1956

Ambientazione: Corfù, 1935-1939




Nel 1935 la famiglia Durrel,composta dalla madre vedova, dai quattro figli: Larry, Leslie, Margo e Gerald più il cane Roger, si trasferisce a vivere sull'isola di Corfù, dove vivrà per cinque anni cambiando tre case e dove Gerry avrà modo di coltivare al meglio la sua passione per gli animali di qualunque specie



Simpatico romanzo autobiografico dove il naturalista Gerald Durrell ci racconta parte dei cinque anni trascorsi sull'isola di Corfù assieme alla madre e ai fratelli maggiori. Come la maggior parte dei libri in cui si parla in maniera particolareggiata di animali anche questo non mi ha coinvolto più di tanto, anche se è sicuramente interessante leggere le varie spiegazioni sulle abitudini e sulla vita di piccoli insetti  e altre specie. Però mi spiace, a me poi non è che rimanga molto.
Ho apprezzato invece la parte dove descrive i familiari e la vita con loro, in maniera divertente e ironica che ha contribuito molto a rendere questo libro gradevole. 
Di certo la famiglia Durrell, era una famiglia atipica e si poteva pure permettere molte cose "improbabili" pure per persone benestanti ( cambiano tre ville in cinque anni, con relativi mobili, in alcuni casi assumono personale, cambiano vari tutori per Gerry), ma tutto ciò non può esimerci dal notare l'occhio affettuoso con cui vengono accomunati a "altri animali" dal piccolo di casa. Le loro avventure strappano ben più di un sorriso e sono molto godibili.
Tutto ciò lo pone a un livello abbastanza superiore rispetto al noioso "L'anello di Re Salomone".

martedì 19 dicembre 2017

Le avventure di Pinocchio, di Carlo Collodi




Anno di pubblicazione: 1883

Ambientazione: Toscana, 1800


Il falegname Geppetto riceve in regalo dal collega Mastro Ciliegia un ciocco di legno dal quale ricava un burattino, che chiama Pinocchio; quest'ultimo è speciale, visto che è vivo esattamente come una essere umano, e fin da subito dà molti grattacapi al povero padre. Combina monellerie di ogni tipo, invece d andare a scuola scappa da casa per unirsi alla compagnia dei burattini di Mangiafuoco, si lascia abbindolare pericolosamente dagli imbrogli del Gatto e della Volpe....



Al secondo posto tra i libri più famosi al mondo (il primo è "La Bibbia") c'è l'italiano Pinocchio, una delle storie e dei personaggi che hanno più influenzato buona parte della cultura (un particolare su tutti, il naso che si allunga se dici una bugia). Molti però non lo sanno e anzi, tantissimi credono che l'autore di Pinocchio sia Walt Disney...
Certo la versione disneyana è probabilmente la più nota e diffusa della storia, ma anche una delle più improbabili e lontane da quella vera, che da quasi duecento anni è il classico più letto dai bambini italiani (o perlomeno lo era  fino ai miei tempi, visto coem funziona adesso la scuola non mi stupirei se non si facesse parola nemmeno di quello!).
La vicenda è ambientata probabilmente all'epoca del Granducato di Toscana, e a dire la verità se la si legge con attenzione non è certo il classico libro per bambini come le intendiamo oggi: è piena anzi di punti oscuri, vicende drammatiche e parti macabre -la Bambina dai Capelli Turchini è una piccola morta che sta alla finestra, quando Pinocchio morde nel buio uno dei suoi aggressori sputa uno zampetto di gatto, la parte dove Pinocchio- ciuchino viene gettato in mare con un sasso attorno al collo per farlo morire e poi scuoiarlo, la morte di Lucignolo- tant' è che originariamente Collodi fece finire il racconto proprio con l'impiccagione di Pinocchio da parte degli Assassini, e lo riprese modificandolo solo grazie al successo ottenuto e alle proteste dei lettori (come si usava all'epoca, il romanzo uscì a puntate sul "Giornale dei Ragazzi" e solo successivamente fu raccolto in un libro vero e proprio).
I temi trattati, dietro alle parti comiche, sono spesso molto seri: il desiderio di paternità di Geppetto che lo spinge addìrittura a costruirsi un figlio di legno, l'iniziale tendenza di Pinocchio all'ingratitudine e al menefreghismo anche verso chi gli vuole bene, il dramma dei minori sfruttati e messi a lavorare, i vari pericoli e insidie nascosti nel mondo, la povertà sono solo alcuni fra i tanti che  l'autore affronta lasciando insegnamenti morali ma allo stesso tempo mostrando non poche volte una certa insofferenza per un tipo di educazione troppo rigida che soffocava inevitabilmente la fantasia e la vivacità nel fanciullo; e difatti il nostro protagonista continua a cade e rialzarsi proprio per questo motivo, perchè pur impegnandosi non riesce del tutto a soffocare quell'anelito di libertà e gioia estrema che sente dentro di sè. Alla fine, dopo essersi corretto e avere appreso bene le lezioni della vita, come ricompensa viene trasformato in un bambino vero; ma non possiamo non provare una punta di ramarrico e di nostalgia per quella marionetta che ora giace inerte sulla sedia, sapendo che non potrà più scorazzare per le vie del paese divertendosi e rispondere in maniera puntigliosa agli interlocutori.
Come per tanti bambini della mia generazione ho molti ricordi personali riguardo a questo libro, letto per la prima volta in seconda elementare e di cui conservo ancora oggi il "Quaderno di Pinocchio" (in realtà erano due quaderni) dove, dopo ogni lettura, dovevamo fare riassunto, disegno, rispondere alle domande e alle varie schede che la maestra ci dava. Una di queste, particolarmente impegnativa, riguardava le differenze tra il libro e lo sceneggiato del 1972 con Nino Manfredi e Franco e Ciccio, data come compito per le vacanze di Natale visto che lo sceneggiato lo trasmettono sempre in quel periodo. Ne avrei tanti di annedoti da raccontare, che nostalgia....

domenica 10 dicembre 2017

I fasciovegani, di Giuseppe Cruciani



Anno di pubblicazione: 2017

Dalla quarta di copertina:

"Giuseppe Cruciani, conduttore radiofonico del programma "La Zanzara",intercetta ogni giorno gli umori vibranti del paese da un punto di ascolto privilegiato rispondendo spesso con ironia e intelligenti provocazioni. Ha scoperto a sue spese, però, che su un argomento è vietato scherzare, perché ci si scontra con l’assolutismo di una comunità che ha sempre più potere: i fasciovegani. Questi sono i più estremi sostenitori di un animalismo militante che spesso deborda nella violenza di pensiero, di parola, talvolta fisica. Sono attivisti, spesso ispirati dalle parole di vip più o meno in vista, che combattono contro gli aspetti a loro avviso deteriori del progresso: dagli allevamenti intensivi alla sperimentazione sugli animali, dalla caccia alle forme tradizionali di medicina, magari speculando su illusioni e speranze dei malati. Nella sua battaglia contro i fasciovegani, Cruciani ha subìto minacce, insulti e un blitz negli studi del suo programma. Soprattutto ha capito che, prima ancora che una discussione su salute e alimentazione, questa è una battaglia in cui è in gioco la libertà delle proprie opinioni, e il rispetto di quelle altrui."



Non ho mai avuto problemi nell'ammettere che non amo particolarmente gli animali: non li uccido, non li maltratto, li rispetto nei limiti del possibile e ad alcuni animali che ho conosciuto (il cane dei miei nonni, i cani di mia sorella, i gatti della medesima) mi sono anche affezionata. Ma per il resto stop: non vado in brodo di giuggiole ogni volta che ne vedo uno, non me ne prenderei mai uno in casa perchè troppo impegnativo, non penso che siano superiori agli essere umani (in generale ovviamente: certo se mi fai il paragone tra Renato curcio  e un maiale preferisco pure io il secondo!).

Eppure, sono trent'anni che ogni volta che dico semplicemente (perchè per me è un normale gusto) questa cosa, ci sono persone che se tutto va bene mi guardano come guarderebbero Hitler se gli comparisse di fronte, se va male cominciano gli attacchi e le offese: "sei cattiva, sei insensibile, non sei capace di provare sentimenti di alcun tipo" .....e la cosa è notevolmente peggiorata in questi ultimi anni. da quando non solo gli animalisti sono stati sdoganati del tutto arrivando pure in Parlamento, ma sono stati sdoganati pure i vegani. Ora, per quanto mi riguarda uno può pure mangiare polistirolo fritto se gli aggrada, ma non venga a rompere a me e agli altri! Ma il problema va pure la di là di  tutto ciò e questo libro lo dice bene.
Buona parte del libro avrei potuto scriverla io, visto quello che vedo- sento- leggo in giro ogni giorno: il problema è che la maggioranza dei vegani (che in quanto tali sono per froza animalisti) si è autoinvestita di superiorità morale rispetto al resto del mondo, arrivando a giudicare la gente in base a ciò che mangia e con l'obiettivo (non sempre nascosto, anzi) di convertire il resto del mondo.
I guru vegani sono più o meno noti (Daniela Martani, Valerio Vassallo, Sarah Castellino, Carmen Luciano+ vari Vip), così come sono note le panzane che raccontano, ma ciò che Cruciani mette in evidenza in questo libro, oltre al loro fanatismo, è la violenza che per ora per fortuna si limitano a esprimere quasi solo verbalmente: dico quasi perchè, attacco a Cruciani a parte, questa gente (sopratutto i componenti del gruppo "Fronte animalista") spesso organizzano veri e propri agguati a cacciatori o pescatori (cosa documentata visto che postano i video in rete), per non parlare degli insulti, minacce e cattiverie con cui colpiscono chiunque non la pensi come loro: basti ricordare per tutte la vicenda di Emanuele Morganti, il ragazzo di Alatri ucciso durante il pestaggio di un branco nel marzo di quest'anno, contro cui i vegani in rete si sono particolarmente scatenati con insulti e dileggio a lui e alla sua famiglia. La sua colpa? Avere postato, poco prima della morte, una foto dove esibiva un pesce pescato andando a pesca. 
Se pensate che Cruciani scrive falsità perchè è un provocatore, vi dico subito che sbagliate: io stessa incappo spesso in blog e pagine FB vegane e queste cose le ho lette con i miei occhi. Non condivido tutto ciò che dice Cruciani ma sicuramente condivido la sua battaglia contro questa ideologia che predica odio e fanatismo.






mercoledì 6 dicembre 2017

La prima indagine di Montalbano, di Andrea Camilleri


Anno di pubblicazione: 2004

Ambientazione: Sicilia, fine anni '80


Il giovane Salvo Montalbano sta facendo l'apprendistato come commissario di polizia a Mascalippa, paesino dell'entroterra siciliano dove il nostro non si trova affatto  bene, dato che patisce la lontananza dal mare. Ha una fidanzata, Mery, insegnante, di cui però si dimentica spesso, e ogni tanto va a pranzare con il padre di cui per respinge i vari tentativi di dialogo.
Anche a Mascalippa i problemi non mancano, con casi umani, storie di miseria e indifferenza e vite difficili....



Sicuramente in molti non ci avrebbero mai pensato senza questo romanzo, ma anche Salvo Montalbano è stato giovane; addirittura senza Livia, e in un commissariato dove non c'era Catarella a sbattere le porte o mimì a sviscerare le sue innumerevoli conquiste. 
E oltretutto, lontano dall'amato mare.
Con questo romanzo Camilleri esaudisce il desiderio di molti suoi lettori, di vedere raccontato parte del passato del nostro commissario,che a dire la verità oltre al contorno non appare poi molto diverso: del resto stiamo parlando di un 30enne e non di un ragazzino, e quindi la personalità si è già formata e- salvo grandi scossoni- difficilmente cambia. Ecco quindi il nostro vicecommissario sempre allergico alle scartoffie e alla burocrazia, così come alle regole, e si affida spesso all'intuito e alla deduzione, che effettivamente alla fin fine gli sono utili per risolvere i vari casi. Non si nota invece nel rapporto con Mery la stessa gelosia che ha con Livia, anzi la poverina spesso viene proprio dimenticata, anche quando va a trovarlo; e difatti alla fine lo lascia. C'è invece il difficile rapporto con il padre: non ci viene spiegato da cosa sia originata questa frattura creatasi fra loro, sta di fatto che ormai la cosa è talmente sedimentata che i vari tentativi dell'anziano genitore di avvicinarsi al figlio vengono puntualmente respinti in modo gelido e perentorio. Salvo si rende  conto di ferire il genitore e se ne dispiace, ma allo stesso tempo non può evitare di agire così.
La storia  è divisa in tre racconti, di cui quello centrale dà il titolo al libro; il primo è ambientato nella Vigata che tutti conosciamo, gli altri due sono parte della storia del "Giovane Montalbano". So che questo tipo di operazioni di solito divide i fan di un personaggio o di una serie: non tutti infatti gradiscono un tuffo nel passato. Ma come detto all'inizio a molti invece è piaciuto, io stessa ero scettica e invece l'ho trovato un libro godibile al pari di altri.




venerdì 1 dicembre 2017

Chi ben comincia....

Eccoci con il consueto appuntamento mensile con la rubrica dedicata agli incipit dei libri






"Dedicherò la prima conferenza all'opposizione leggerezza- peso, e sosterrò le ragioni della leggerezza. Questo non vuol dire che io consideri le ragioni del peso meno valide, ma solpo che sulla leggerezza penso di avere più cose da dire.
Dopo quarant'anni che scrivo fiction,dopo aver esplorato varie strade e compiuto esprimenti diversi, è venuta l'ora che io cerchi una definizione complessiva per il mio lavoro; proporrei questa: la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; sopratutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e del linguaggio.
In questa conferenza cercherò di spiegare - a me stesso e a voi- perchè sono stato portato a considerare la leggerezza un valore anzichè un difetto; quali sono gli esempi tra le opere del passato un cui riconosco il mio ideale di leggerezza; come situo questo valore nel presente e come lo proietto nel futuro. "

Italo Calvino, Lezioni americane