lunedì 13 novembre 2017

Pastorale Americana, di Philip Roth


Titolo originale: American Pastoral

Anno di pubblicazione: 1997

Ambientazione: USA, dagli anni '40 agli anni '80



Seyomur Levov, detto "Lo Svedese", giovane ebreo nipote di immigrati, è il ragazzo più invidiato tra i suoi conoscenti: atleta eccellente ai tempi della scuola, bello, erede della fabbrica di famiglia, sposa Dawn, ex Miss New Jersey, e vanno a vivere nella tranquilla e pittoresca cittadina di Old Rimrock e hanno una figlia, Merry.
Chi più di lui ha le carte in tavola per una vita perfetta e priva di fallimenti?
Ma non è tutto oro ciò che luccica, e per lo Svedese dopo anni di vita felice il destino riserverà la più tragica delle sorprese....






"Pastorale Americana"  è uno dei tanti tentativi di scrivere IL romanzo americano per eccellenza, tentativo a mio avviso ben riuscito anche se dubito che IL romanzo americano potrà mai essere scritto.
Il romanzo inizia con lo scrittore Nathan Zuckerman che partecipa a una riunione di ex compagni del liceo dove ritrova l'amico Jerry, il cui fratello Seymour Levov detto "lo Svedese" è ancora oggi rimasto nel cuore dello scrittore e di altri ex ragazzi come l'atleta più bravo dei loro tempi, il ragazzo più ammirato e ambito, nato per vincere e con tutte le carte in regola per una vita perfetta. Viene informato che lo Svedese (che in realtà Nathan aveva incontrato poco tempo prima giudicandolo persona assai banale) è morto da poco e che la sua vita è stata tutt'altro che perfetta, anzi: piena di dolore e sofferenza, dietro all'apparenza e ai traguardi raggiunti.
Si snoda così agli occhi dello stupefatto scrittore una storia terribile: Seymour, erede della fabbrica di guanti paterna, padre e marito modello, rappresentante di quella categoria di eredi di immigrati in America che ce l'hanno fatta, avverando il loro personale sogno americano, vive serenamente in una tipica cittadina di provincia, con la moglie Dawn (bellissima ex reginetta di bellezza e ora allevatrice di vacche) e l'amata figlia Meredith, bambina bella e intelligente, orgoglio dei suoi genitori.
L'unico problema che affligge la famiglia è la balbuzie di Merry, per cui la bambina è in cura dai migliori specialisti. Ma quando Merry cresce le cose cambiano: è un'adolescente solitaria, rabbiosa, che esprime con fanatismo la sua contrarietà alla guerra del Vietnam. E mentre i genitori pazientano pensando a una crisi adolescenziale, l'esplosione di una bomba che uccide una persona porta la guerra direttamente a Old Rimrock e nella famiglia Levov.
Perchè Merry - accusata dalle autorità di essere l'autrice dell'attentato- dopo quella sera sparisce, gettando nella disperazione la sua famiglia e innescando una spirale di eventi dolorosi che porterà alla fine del matrim.onio dei suoi genitori, ma anche alla fine degli stessi come persone: si rinnoveranno in un certo senso, rinasceranno come "persone nuove", si rifaranno anche vita e famiglie, ma non saranno mai più gli stessi. In particolare lo Svedese porterà dentro di sè per sempre il dolore per quella figlia che non è riuscito a salvare assieme al dolore per il suo "sogno americano" distrutto miseramente.
Il romanzo è molto intenso, a tratti crudele, scava nella psicologia dei personaggi il più a fondo possibile senza risparmiare nulla con lo stesso occhio impietoso con cui imbastisce una spietata critica alla società americana, al suo modo di essere ai suo valori principali, evidentemente non condivisi da tutti (e ciò non è una novità). In particolare il personaggio di Merry ha dentro di sè un dolore e una forza distruttiva che si riesce a percepire perfettamente anche al di là della pagina cartacea: ho amato e odiato questa ex bambina intelligente, dotata e sensibile che da adulta diventa una spietata assassina perdendosi nei meandri dell'indottrinamento, dapprima politico poi religioso, che non sa più formulare un pensiero e un'idea veramente suoi ma ripete a pappagallo ciò per cui le è stato fatto l'ennesimo lavaggio del cervello. Ho amato molto anche lo Svedese, quest'uomo forse qualunque e banale ma sicuramente con solidi valori e principi, che  viene per questo ridotto in brandelli e in un certo senso persino "violentato" nel suo profondo, cosa che si evince nella scena cuciale della telefonata con il fratello: è davvero sbagliato fare le cose giuste? In fondo anche lo Svedese si è impegnato per quello in cui credeva: chi decide che queste cose siano per forza sbagliate?
Non c'è ovviamente una risposta a nessun interrogativo dei tanti che ci si pongono leggendo il romanzo, ma alla fine resta solo uan grande domanda, una grande incertezza.
Per questo romanzo Philip Roth ha ricevuto il Premio Pulitzer nel 1998

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