mercoledì 25 ottobre 2017

Non è stagione, di Antonio Manzini


Anno di pubblicazione: 2015

Ambientazione: Aosta, 2014


Collegamenti con altri romanzi: è il terzo romanzo della serie con protagonista Rocco Schiavone, composta da:

- Pista nera (2013);

-La costola di Adamo (2014);
-Non è stagione (2015);
- Era di maggio (2015);
- 7/7/ 2007 (2016);
- Pulvis et umbra (2017).






Chiara Berguet, 18enne figlia di un industriale valdostano, viene rapita e rinchiusa in una stamberga in un luogo isolato. Ma i due rapitori muoiono in un incidente e nessuno, oltre a loro, sa dove si trovi la giovane, che rischia cosi di morire abbandonata da tutti.
Per sua fortuna nonostante i genitori per paura non abbiano fatto alcuna denuncia Rocco Schiavone intuisce da alcuni elementi che qualcosa non va, e una volta scoperto il sequestro si attiva di nascosto assieme alla sua squadra...




Proseguo nella lettura delle avventure di Rocco Schiavone, personaggio di cui ormai non posso fare a a meno, al pari del suo collega Salvo Montalbano. Ho trovato questo episodio più intenso dei precedenti in quanto la narrazione è intervallata dalla descrizione in prima persona di ciò che sta provando durante la sua prigionìa Chiara, la ragazza rapita; in questo modo il lettore è "precipitato" da subito nell'incubo che sta vivendo la giovane, rinchiusa in una spelonca isolata in montagna senza che nessuno sappia dove si trova: i due rapitori infatti sono morti in un incidente stradale. 
L'indagine parte da questo incidente del tutto casualmente: i genitori di Chiara infatti per puara non hanno denunciato la sparizione della figlia e si sono chiusi in casa ad aspettare la telefonata dei rapitori per sapere cosa devono fare.  Per fortuna l'intuito del nostro Rocco lo porterà in breve tempo a raccogliere e mettere insieme dettagli apparentemente banali  facendogli capire cosa c'è sotto. 
I personaggi sono un po' sempre gli stessi, come in Camilleri del resto, ma la cosa non mi dispiace perchè nelle serie si impara a conoscere ed amare i personaggi ed è brutto se cambiano senza motivo. E a proposito di cambiamento....si nota un distacco di Marina dalla casa di Rocco e dalla sua vita (contro il volere del marito), contemporaneamente ad alcuni accenni ad un cambiamento nel rapporto tra Rocco e Caterina; spero tanto però che- riguardo a questi ultimi- ci si fermi qui perchè non mi piace molto l'idea. Capisco che sia giusto che Rocco vada avanti e si rifaccia una vita, ma con Caterina proprio non ce lo vedo....
Il ritmo del romanzo è serrato e coinvolgente, il tono generalmente drammatico anche se non mancano le parti comiche; purtroppo posso anticipare che il finale (non proprio tale, perchè la vicenda continua nel successivo "Era di maggio") sarà tragico e ancora una volta si accanirà contro Rocco, colpendolo di nuovo negli affetti più cari.
In sostanza un altro tassello da aggiungere a questa bella serie di Manzini.

mercoledì 18 ottobre 2017

Il significato dei ricordi

Ultimamente mi capita spesso di incappare in elementi (canzoni, libri, film, personaggi) che mi riportano prepotentemente al 1997, esattamente vent'anni fa: l'anno in cui- ho compiuto 18 anni. Li ho compiuti a ottobre, quindi sul tardi, per questo nei miei ricordi mi percepisco comunque 17enne per la maggior parte dell'anno.

Un film,"La stanza di Marvin"
Una canzone,"Dimmi cos'è" di Nek;
Un'attrice, Asia Argento
Un cantante, Nek
Un libro,
Una bambola di porcellana comprata da mia mamma in quell'anno
Una vecchia Barbie di mia sorella di quell'anno
Un racconto che avevo scritto in quell'anno e che mi è capitato sottomano

Varie persone che non vedo da anni e che ho sentito nominare in questi giorni per i più svariati motivi

Tutto questo cosa può significare? C'è un messaggio subliminale che non capisco dietro a tutto ciò o è tutto casuale?


Vent'anni fa non ero particolarmente felice: non ho avuto una adolescenza come tutti, sotto alcuni importanti punti di vista. Non andavo d'accordo con i miei familiari, soffrivo per il mio peso e il mio brutto aspetto, ero molto sola e non riuscivo a instaurare rapporti di amicizia e socialità come quelli di tutti gli adolescenti, nonostante a scuola andassi d'accordo con tutti. Però non avevo amiche da frequentare fuori da scuola, con cui andare in giro,  con cui divertirmi; non potevo andare quasi da nessuna parte perchè senza soldi ecc.
A scuola andavo volentieri anche se non ero la cima che avrei dovuto essere; insomma non una gran vita....e nemmeno un'adolescenza normale come tante. Ma ero comunque sostenuta dalla certezza che stavo facendo qualcosa per costruire il mio futuro, che una volta finita la scuola impegnandomi sarei sicuramente diventata la persona che volevo essere e avrei avuto la vita che desideravo, riscattando anche tutto ciò che non avevo avuto.
TSEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!!!!!!!!!!
Passati vent'anni, posso dire di aver fallito su tutti i fronti, dato che vivo esattamente la vita che mai avrei voluto vivere e che oltretutto, mai avrei pensato di ridurmi così. A volte quindi indugio volentieri nei ricordi di quel passato, che per quanto non entusiasmante era certo meglio di oggi...forse perchè ricco di speranza, che oggi non ho più. 
Tanti anni scivolati via inutilmente, una vita consumata dall'inerzia, a volte circondata da rancori e cattiverie inutili e stupidi...una vita lottando per cambiare, e fallendo sempre.
Tanta sfortuna, sicuramente. Ma..possibile? Solo quella?
Eppure ci deve essere qualcosa che posso fare....per non impazzire....per non morire del tutto....

domenica 8 ottobre 2017

Incontri con gli autori: Andrea Vitali, Maurizio De Giovanni e Giuseppe Cruciani

Come ogni anno nell'ambito della rassegna "Librixia" Brescia ha ospitato vari autori di libri: quest'anno il programma era particolarmente ricco e interessante, ma siccome non sono stata bene di tutti gli autori che avrei voluto vedere ne  ho visti tre: Andrea Vitali, Maurizio De Giovanni e Giuseppe Cruciani.


Andrea Vitali ha presentato il suo nuovo romanzo "Bello, elegante e con la fede al dito". Avevo già assistito a un incontro con questo autore qualche anno fa, Vitali viene spesso a Brescia essendo molto legato alla mia città in quanto la prima presentazione del suo primo romanzo avvenne proprio a Brescia.

Come già l'altra volta Vitali ha dimostrato di nuovo la sua simpatia e bravura con vari aneddoti di come nascono le sue storie, sempre ambientate nel paesino di Bellano, sul lago di Como; in particolare si è soffermato sulla figura della perpetua- quasi sempre presente ne suoi romanzi- ricordando una  terribile perpetua della sua infanzia, a cui si ispira sempre quando si tratta di narrare questo personaggio.

Venerdi è stata la volta di Maurizio De Giovanni, che ha presentato il suo romanzo "Rondini d'inverno": lo scrittore napoletano autore delle due celebri serie "i Bastardi di Pizzofalcone" e " Il commissario Ricciardi", del quale ha annunciato ancora due libri prima di concludere la serie. Anche De Giovanni ha raccontato alcuni divertenti annedoti sulla sua celebrità: una signora ottantenne lo ha fermato per strada chiedendogli di fare presto a ultimare la serie su Ricciardi perchè lei non ha tantissimo tempo davanti a sè; un'altra signora in un bar lo ha "aggredito" intimandogli di dire a Ricciardi di trattare un po'meglio le donne; a Napoli ci sono dei tour appositi sui luoghi dei suoi romanzi. C'è stato spazio anche per la riflessione seria: ultimamente stiamo assistendo a una escalation dei fatti di cronaca nera, che a volte nella loro crudeltà superano la fantasia di qualunque autore





Ieri infine è stato ospite Giuseppe Cruciani, conduttore radiofonico che ha presentato il suo libro "I Fasciovegani": già dal titolo si capisce che parla dei Vegani (o meglio della maggior parte di loro) e  del loro fanatismo per cui sono tristemente noti.

Come sapete questo argomento mi tocca particolarmente, essendo convintamente anti-vegana e anti- animalista (le due cose non si possono separare perchè, se è vero che un animalista non è per forza vegano, è altrettanto vero che non è possibile che un vegano non sia anche animalista) e combattendo questo tipo di idee dall'infanzia. Avrei volentieri comprato il libro ma in questo momento non me lo posso permettere, quindi aspetterò.
Comunque Cruciani- in un tendone gremito,con tantissima gente in piedi e tanta fuori!- ha fatto una presentazione esilarante e intelligente: prima di tutto ha precisato- come faccio sempre anche io del resto- che lui non ha nulla contro gli animali, ma semplicemente contro chi pretende di imporre il proprio amore idolatra verso di loro, le proprie idee e il proprio fanatismo a tutto il resto del mondo (persone che solitamente nascondono dietro questo "amore per gli animali" grossi problemi psicologici  e relazionali). Si è chiesto come mai i vegani siano sempre pronti a urlare, minacciare di morte, augurare tumori e cancri a chiunque mangi carne (e non solo: anche se bevi un bicchiere di latte, mangi un uovo o del miele per i vegani sei un massacratore tipo SS), ma non protestino mai con chi porta il cane al beauty center appostio a fargli dipingere le unghie o fare l'ozonoterapia. Impossibile poi non citare, a riguardo di questo argomento, personaggi noti che in tv propagandano ogni tre per due le loro idee: Rosita Celentano, Red Ronnie, Red Canzian con la figlia e ovviamente, la "capa suprema" della combriccola: Michela Vittoria Brambilla, fondatrice del "Movimento Animalista". Cruciani ha scherzato su ciò ma anche sottolienato che il problema in realtà è più serio di quel che si pensi: un partito che come programma politico si ripropone di considerare gli animali UGUALI agli esseri umani sul piano dei diritti, arrivando a proporre il carcere a vita anche per chi ammazza un gatto, è sintomo di una società che ha perso la bussola. Favoloso per la sua linearità il paragone tra questi fanatici e i comunisti di Pol Pot, che poi Cruciani delinea in un capitolo ad hoc.
L'autore è infine rimasto molto stupito dal fatto che non ci fossero animalisti o vegani inferociti ad attenderlo, come spesso succede quando si tratta di questo argomento, e la cosa sinceramente ha stupito anche me.
Dato che ho intenzione di leggere tutti e tre i libri citati, recensioni a suo tempo!

lunedì 2 ottobre 2017

Opinioni di un clown, di Heinrich Boll

Titolo originale:Ansichten eines Clowns

Anno di pubblicazione: 1963

Ambientazione: Bonn, 1962

Hans è un giovane clown in crisi esistenziale: dopo l'abbandono della compagna Maria, che lo ha lasciato per sposare un uomo cattolico come lei, ha trovato rifugio nell'alcool e la sua carriera ne ha risentito fino a rasentare il fallimento. Persino il padre, con cui non va per nulla d'accordo, tenta un riavvicinamento con il figlio per aiutarlo, ma Hans rifiuta. 
L'unico suo desiderio è riconiungersi con Maria, che però è in viaggio di nozze....



   


Questo libro è rimasto nella mia "lista da leggere" per circa 17 anni, fin quando l'anno scorso è stato proposto per un gruppo di lettura di cui faccio parte; finalmente quindi mi sono ricordata di leggerlo.
Dal titolo mi ero fatta un'idea diversa e mi aspettavo di più; non è male ma mi ha un po' deluso, senza contare che è narrato in prima persona, difetto per me molto grosso. Se il libro alla fine risulta piacevole ci passo anche sopra, ma se non piace, è solo un difetto deleterio in più.
Il romanzo è, palesemente, una critica alla società dell'epoca, che nella frenesia post bellica della rinascita e ricostruzione sembra tendere  a dimenticarsi del terribile passato nazista e delle responsabilità della Germania verso il proprio popolo e verso il mondo. Modo di vedere francamente esagerato, a mio avviso, in quanto la Germania ha in più occasioni fatto ammenda per il proprio passato, e comunque a guerra finita cosa si può fare se non andare avanti? 
Comunque sia, la mia impressione è che l'autore abbia messo un po' troppa carne al fuoco: cirtica contro la società, contro il boom economico dietro l'angolo, contro le istituzioni, la morale, la famiglia la religione...critica quasi contro chiunque, in pratica! Del resto, la parte principale del romanzo è incentrata sulla sofferenza di Hans per l'abbandono dell'amata Maria, che dopo alcuni anni di convivenza in giro per la Germania, lo ha lasciato per sposare un cattolico. Anche qui vediamo come Hans non ha voluto o potuto capire Maria, il suo tormento per quella situazione fuori dal matrimonio che lei aveva accettato per amore ma che, essendo molto religiosa, viveva non molto serenamente, sopratutto dopo due aborti spontanei; insomma il primo a doverei criticare dovrebbe essere lui.
Alla fine non approda a nulla; tanto fumo, poco arrosto.