martedì 26 settembre 2017

Da dove la vita è perfetta, di Silvia Avallone


Anno di pubblicazione: 2016

Ambientazione: Bologna, 2010 circa.


Adele è una 18enne rimasta incinta di Manuel, il fidanzatino che l'ha prontamente mollata. La  ragazza vive ai Lombriconi, il quartiere più malandato di Bologna, assieme alla sorella Jessica e alla madre, che con il suo misero stipendio fatica a mandare avanti la famiglia. Nel quartiere vive anche Zeno, ex migliore amico di Manuel e unico ragazzo del quartiere che frequenta le superiori, per la precisione il liceo classico; una delle sue insegnanti, Dora Cattaneo, vive un dramma familiare molto intenso assieme al marito Fabio, visto che non riescono ad avere figli e non sanno se verranno ritenuti idonei all'adozione per cui da mesi stanno sostenendo colloqui estenuanti.
Tra Zeno e Adele, così diversi fra loro, nasce una bella amicizia....





Attendevo con ansia questo terzo romanzo di Silvia Avallone per decidere se seguire o meno questa autrice: infatti ho adorato il primo romanzo, "Acciaio", che è diventato uno dei miei libri favoriti, mentre ho odiato il secondo, "Marina Bellezza", a mio avviso uno dei libri più brutti che abbia mai letto. Avendo quindi questi due sentimenti così nettamente opposti, non sapevo come giudicare l'autrice e aspettavo appunto il terzo romanzo.
Il responso è stato positivo: sì, continuerò a seguire la Avallone. Anche se non posso dire che questo romanzo rientrerà fra i miei favoriti di sempre, mi è comunque piaciuto e ho trovato, come già negli altri due, che l'autrice è molto brava a descrivere nel profondo alcuni sentimenti dei personaggi: nella fattispecie, quelli di Dora e Fabio, coppia che si sta annientando nel desiderio di avere un figlio e nel dolore per un'evidente sterilità senza causa che lo impedisce.
Ma andiamo con ordine. Il romanzo è come diviso in due mondi, che si incrociano spesso ma quasi mai interagiscono davvero: da una parte il mondo di Manuel, Adele, Zeno, Jessica e delle loro disastrate famiglie, tutte concentrate in un orrendo quartiere popolare dove il degrado è la normalità e dove chiunque tenta di elevarsi un attimino a un livello accettabile di normalità, come Zeno, viene puntualmente isolato e discriminato dagli altri abitanti.
Dall'altro, il mondo "dorato" della borghesia bene, quello di Dora e Fabio, entrambi giovani, laureati, con lavoro e carriera sicuri, che però non è affatto esente da dolori e imperfezioni altrettanto forti e forse più disperati: perchè i ragazzi comunque hanno tutta la vita davanti a loro per rimediare o cominciare a darsi da fare per ottenere la vita che vogliono, gli adulti invece vedono il loro tempo scorrere troppo velocemente e non ne hanno poi cosi tanto. Come dicevo sopra, è riguardo ai questi due personaggi che la Avallone ha dato il meglio di sè, a mio avviso: ha saputo descrivere in maniera così viva, vera, sentita i dolori dei due singoli componenti e parallelamente il dolore della coppia, davanti alla sterilità e al desiderio di avere un figlio. E' la vicenda che mi ha colpito di più, forse per assonanza con la mia esperienza personale o per vicinanza all'età dei protagonisti, ma sono stata veramente coinvolta dalla loro vicenda travagliata
Per quanto riguarda gli altri protagonisti, ho trovato dei ragazzi dipinti con molta tenerezza: Adele coraggiosa e tenera nella sua difficile scelta, Zeno altrettanto coraggioso e tenero nella sua costante vicinanza e fedeltà, Jessica tenera nel suo attaccamento al padre dato che non ha ancora capito che tipo è. Tutti ragazzi con una vita segnata ma con ancora delle speranze, anche se loro stessi non riescono a trovarle.
Certo, la Avallone deve avere qualche problema irrisolto con le figure genitoriali... e come mai continua con  il binomio "abitante di periferia"= coatto, non è uno stereotipo un po' banale?
Comunque sia, alla prossima cara Silvia Avallone!

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