martedì 4 aprile 2017

Guido Rossa, mio padre- di Sabina Rossa e Giovanni Fasanella



Anno di pubblicazione: 2006


Il 24 gennaio 1979 Guido Rossa, operaio comunista che svolgeva attività presso il sindacato, fu assassinato dalle Brigate Rosse sotto casa sua. La sua colpa? Aver denunciato un'altro operaio che diffondeva volantini della BR all'interno della Italsider, la fabbrica dove lavorava.
Venticinque anni dopo la figlia Sabina, all'epoca 16enne, decide di ricostruire la vicenda umana e personale del padre per capire meglio cosa successe, visto che inizialmente doveva essere solo un ferimento; perchè invece Rossa fu ucciso?
Nel suo percorso parla con persone che hanno conosciuto il padre, altre vittime del terrorismo e sopratutto ex brigatisti...


All'interno della tragica vicenda storica del terrorismo italiano nei cosiddetti "anni di piombo", una delle figure che ammiro moltissimo da sempre è Guido Rossa: operaio comunista convinto e facente parte del sindacato, era di quei (pochi) che ritenevano di non aver nulla da spartire con coloro che in quell'epoca, in nome proprio degli operai e del proletariato, terrorizzavano il Paese ammazzando e gambizzando chiunque cercasse di opporsi a loro. Per questo quando scoprì  che un'altro operaio, Francesco Berardi, distribuiva  volantini delle BR decise di segnalarlo e infine denunciarlo all'autorità competente, pagando cara la sua coerenza con le proprie idee.
Anni dopo l'omicidio la figlia Sabina, all'epoca 16enne e diventata in seguito insegnante di Educazione Fisica, intraprende un percorso personale al di là di quello giudiziario (che si era concluso con la condanna
per soddisfare il suo bisogno di capire come si sia potuti arrivare a tal punto e sopratutto perchè. Sabina è mossa puramente dal desiderio di comprensione e non nutre rancore per gli assassini del padre; lo dimostra il tono neutro con cui contatta Vincenzo Guagliardo, che quel giorno aveva ferito Rossa come inizialmente doveva proprio essere, o Renato Curcio capo delle BR o altri brigatisti, mostrandosi rispettosa del loro vissuto ma decisa nell'intento che si è posta.
Dall'inchiesta, portata avanti con l'aiuto di Giovanni Fasanella (giornalista che ha scritto svariati libri sugli anni di piombo), emerge che in realtà le BR erano perfettamente consce del fatto che colpire un operaio comunista poteva avere per la loro causa quell'effetto boomerang che poi ebbe, e molti non erano d'accordo anche se l'obiettivo iniziale doveva essere il solo ferimento dell'uomo; purtroppo Riccardo Dura- figura che si rivela essere ancora più fanatico e speitato dei suoi compagni- portò avanti l'azione di testa sua arrivando all'omicidio.
Chiaramente non si sarebbe arrivati a tanto se Guido Rossa non fosse stato lasciato completamente solo dagli altri operai nella sua denuncia di Berardi e sopratutto se non ci fossero stati vistosi errori nel gestire la cosa da parte delle Forze dell'ordine. Certo fin qui nulla di particolarmente nuovo rispetto a quanto già conosciuto (mi pare si tenda a ricercare un complotto che in realtà non vi fu), ma comunque interessante per fare chiarezza su questa storia.
Ma la figlia, giustamente, non si sofferma solo sulla tragica vicenda che coinvolse il padre e vuole farne conoscere anche la vita e al sua figura umana, sopratutto la passione per l'alpinismo, le idee politiche volte  a cercare un miglioramento delle condizioni di vita delle persone, l'essere un padre severo ma giusto e affettuoso.... come sempre, mi sono chiesta come sia stato possibile che una persona di tale spessore umano e morale nella sua semplicità sia stata annientata da gente che in tutta la sua vita non è riuscita a valere la metà di lui. Ovviamente rimanendo senza risposta....

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