martedì 18 aprile 2017

7-7-2007, di Antonio Manzini



Anno di pubblicazione: 2016

Ambientazione: Roma, 2007/Aosta 2013

Collegamenti con altri romanzi:





Roma, estate 2007: Rocco Schiavone è in crisi coniugale con la moglie Marina, che dopo aver scoperto i traffici illeciti con cui il marito arrotonda, è tornata a casa dei genitori in "pausa di riflessione". L'umore del già notoriamente irascibile vicequestore tende quindi notevolmente al nero, aggravato dalla cappa di caldo che investe la città, quando deve affrontare un caso particolarmente brutto: due amici ventenni, uccisi a pochi giorni l'uno dall'altro con la stessa modalità. Forse avevano visto qualcosa che non dovevano vedere?
Mentre l'indagine prosegue l'appuntamento con il destino è dietro l'angolo....



E finalmente sono riuscita a leggere questo ultimo (per ora) romanzo della serie dedicata a Rocco Schiavone, quello che mi interessava di più per un motivo fondamentale: finalmente l'autore si è deciso a raccontarci il segreto che sta dietro alla morte di Marina, l'amata moglie del vicequestore romano, e come mai lui si senta in colpa per quella morte.
Ecco quindi un salto indietro di nove anni, nel 2007 (tra l'altro proprio quel giorno mia sorella compiva vent'anni)  in una Roma insopportabilmente afosa già nei primi giorni d'estate, con un Rocco con il caratteraccio che abbiamo imparato a conoscere, ma comunque diverso: meno amaro, meno pessimista, forse anche meno irascibile con i suoi sottoposti.  E il motivo, ai lettori che conoscono la serie, è subito chiarissimo: Marina è ancora viva, impegnata tra casa, lavoro e amici. Tutto parla di lei, dai limoni sul terrazzo di casa, a Inna, la donna delle pulizie ucraina abituata a riferirsi solo a lei, al frigo vuoto perchè Rocco odia andare a fare la spesa; Marina è il centro della vita di Rocco, anche se in questo momento i due sono in crisi per un motivo serio: la donna ha infatti scoperto che l'attico in cui vivono è stato acquistato grazie ai proventi di alcune attività illecite con cui il vicequestore arrotonda (è uno dei suoi difetti più grossi). Anche se poi scopriamo non essere una cosa così grave (comunque moralmente riprovevole, sopratutto per un tutore delle forze dell'ordine!) la scoperta ha sicuramente scioccato la donna, che ha deciso di tornare per qualche tempo a casa dei genitori per riflettere sul proprio matrimonio.
Manzini descrive quindi anche una bella storia d'amore tra due personaggi apparentemente tanto diversi ma che evidentemente sono i famosi "opposti che si attraggono", ci svela il lato sentimentale del burbero Rocco, capace di un amore  profondo e sincero, sopratutto ci fa conoscere meglio Marina, una donna solare e piena di vita, capace di "domare" e lisciare il carattere del marito e di tenergli testa: qui la vediamo combattuta tra i suoi valori e l'amore, alla fine vince quest'ultimo ma personalmente credo non sarebbe stata una "sconfitta" dei primi, credo che Rocco alla fine avrebbe accettato di cambiare per amore di Marina. 
Tutto ciò fa da contraltare a una brutta ma forse banale storia di droga e criminalità, con due giovani vite spezzate in modo brutale per un errore di cui nella loro incoscienza non avevano calcolato la portata: un caso che- come tanti- in fondo colpisce Rocco nel profondo per la sua brutalità. e mentre, assieme agli ignari protagonisti, noi lettori invece consapevoli di quanto sta per accadere ci avviciniamo al tragico finale (descritto in maniera cruda ma anche "sentita"), capiamo una volta di più come davvero si può perdere tutto in un attimo, e non posso non condividere la toccante riflessione che Rocco fa a proposito degli oggetti ed ambienti abbandonati. Nel finale, tornati ad Aosta nel 2013, capiamo che forse per Rocco le cose stanno cambiando, che forse è davvero giunta per lui l'ora di voltare pagina (anche se spero non abbia in mente una storia con Caterina!!!), di andare avanti anche senza Marina. Chissà come continuerà la serie?

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