domenica 15 gennaio 2017

L'amica geniale, di Elena Ferrante



Anno di Pubblicazione: 2011

Ambientazione: Napoli, dal 1958 in poi

Collegamenti con altri romanzi: è il primo di una quadrilogia composta da

- "L'amica geniale" (2011 )
- "Storia del nuovo cognome" (2012 );
- "Storia di chi fugge e di chi resta" (2013);
- "Storia della bambina perduta" (2014).


Elena (detta Lenù) e Raffaella (detta Lila) sono due amiche che vivono nello stesso rione popolare di Napoli; sarebbe meglio dire "amiche-rivali", visto che la lora evidente complicità nasconde anche una buona dose di rivalità che però risulta stimolante, sopratutto per Elena. Entrambe condividono sopratutto l'amore per lo studio e la lettura; e anche se nel corso degli anni sarà Elena ad avere la possibilità di proseguire gli studi fino al liceo classico, anche Lila- nonostante debba cominciare presto a lavorare nel negozio del padre scarparo- non rimarrà indietro e soddisferà la sua sete di sapere leggendo e studiando da autodidatta.Oltre a ciò, Lila porterà avanti assieme al fratello Rino l'idea di creare un calzaturificio di loro proprietà, mentre le due amiche dovranno anche fare i conti con i primi problemi sentimentali....



E' il primo romanzo che leggo della misteriosa Elena Ferrante, e devo dire che mi è piaciuto abbastanza, anche se il fatto che sia scritto in prima persona costituisce per me un difetto molto grosso visto che non amo questo tipo di narrazione.
Forse il personaggi della protagonista, Elena, è in parte autobiografico visto che, per quanto ne so condivide molte cose oltre al nome con l'autrice: entrambe sono di Napoli, entrambe hanno alle spalle studi classici, entrambe sono scrittrici.
E' una storia di amicizia-rivalità tutta al femminile: protagoniste Elena, figlia di un usciere comunale e Lila, figlia di un scarparo. Entrambe bambine molto intelligenti e affamate di sapere, con caratteri molto diversi: la prima più aperta, più "apprezzabile" all'esterno dagli altri ma anche più gregaria, che si lascia trascinare dall'amica, la quale  a sua volta è molto particolare e non solo per gli standard del rione: più impulsiva, ribelle, con grande ingegno e determinazione, anche fisicamente rivelerà un forte magnetismo non visibile a occhio nudo, una bellezza non canonica insomma.
Trascorrono la loro infanzia tra sfide  a sè stesse, sia a scuola che nella vita, volte a portare i propri limiti sempre un po' più in là, lanciate sempre da Lila, che inizialmente anche a scuola si rivela per lungo tempo quella più abile, quella più affamata della conoscenza che viene dalle parole, pur senza ostentarlo. Quella che da bambina scrive un racconto intitolato "La fata blu" pieno di una strana bellezza, che poi finisce nel dimenticatoio, che intesta quattro tessere della biblioteca ad altrettanti familiari semianalfabeti per prendere in prestito più libri possibili che poi divora. Un personaggio molto ben caratterizzato anche rispetto alla voce narrante, nonostante le vite delle due amiche vengano narrate in parallelo per molti anni, contrapponendo il percorso faticoso ma pieno d soddisfazioni di Lenù a quello di Lila, che va a lavorare nel negozio del padre e, assieme al fratello Rino, di nascosto si ingegna per costruire un nuovo tipo di scarpa per cominciare a realizzare il loro sogno: mettersi in proprio e avviare un calzaturificio loro, per diventare ricchi. Al contempo, sempre in parallelo, vengono narrati gli sviluppi adolescenziali fisici delle due amiche: Lenuccia a cui vengono i brufoli, ingrassa e deve mettersi gli occhiali, che si sente brutta e goffa, sopratutto rispetto all'amica che invece, sviluppa un tipo di bellezza diverso, meno visibile ma pi sensuale, che attrae i vari maschi del quartiere provocandole non pochi disagi.
Altrove ho letto che sicuramente l'autrice è una donna perchè certe emozioni può descriverle solo una donna, ma a mio avviso non ho trovato emozioni o situazioni cosi profonde che non potessero essere descritte anche da un uomo- magari particolarmente sensibile- nonostante riguardino l'universo femminile.
La scrittura è scorrevole ma allo stesso tempo avvincente, che ci riporta indietro nel tempo nella Napoli di fine anni '50- primi anni '60, ovvero alle soglie del boom economico.
Sicuramente leggerò anche il secondo, prima o poi...





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