venerdì 27 gennaio 2017

Canone inverso, di Paolo Maurensig

Anno di pubblicazione: 1996

Ambientazione: Austria, anni '90 con flashback dal 1915 fino al 1946 circa


Dal sito Mondadori:

"Il "canone inverso" è nel linguaggio tecnico musicale, una forma di fuga molto più complessa, perché non è basata sulla ripetizione dello stesso tema. A Vienna per la stagione concertistica, il narratore della storia incontra un suonatore ambulante in una taverna di Grinzing. Un po' per scherzo, un po' per scherno, gli chiede un pezzo difficilissimo: una ciaccona di Bach. L'ambulante la esegue alla perfezione, stende il cappello e riceve una ricca mancia dallo stupito ascoltatore. Il giorno dopo lo scrittore incontra di nuovo il singolare musicista che gli rivolge una domanda: ha mai raccontato una storia ambientata nel mondo della musica? Lui ne conosce una forte e misteriosa: una storia terribile. In seguito a quali disavventure un artista eccelso si è ridotto a trascinare per bettole e osterie un talento che avrebbe potuto aprirgli i palcoscenici dei teatri più celebri del mondo? Qual è la forza terribile che è entrata nella sua vita? "



Molti anni fa (2001, se non erro) in Italia aveva avuto grande successo il film "Canone inverso" di Ricky Tognazzi, che anche a me era piaciuto abbastanza.
Dopo tanti anni mi sono quindi decisa a leggere il libro da cui il romanzo era tratto, e ho trovato una grossa sorpresa: il film rispecchia pochissimo del romanzo. E, una volta tanto in negativo.
Il romanzo non inizia male, anzi, con un'aura di mistero e giallo che, almeno inizialmente, invoglia il lettore a proseguire nella lettura; ma poi a mio avviso il tutto perde di mordente, si ingarbuglia, al parte del racconto personale della vita di Jeno appare spesso affrettata (non vengono messi nemmeno i nomi della madre e del patrigno, scelta che probabilmente nelle intenzioni dell'autore un qualche significato ce l'aveva, ma io non l'ho capito), la storia della sua passione per Sophie non è per nulla interessante (non può definirsi nè una storia d'amore, nè tantomeno la storia di un sentimento non corrisposto, più che altro sembra una passione-ossessione, solo da parte di lui), fino a rallentare nella parte dove conosce Kuno Blau e trascorre una fatidica vacanza nel castello di famiglia, senza però chiarire davvero il mistero riguardante il barone e quello dello zio pazzo scomparso da tempo. Alla fin fine mi ha lasciato solo una sensazione di angoscia e cupezza come poche volte mi è capitato nella vita, e non mi ha certo "consolato" l'idea di una vita vissuta al servizio totale della musica, che in realtà pare essere la dominatrice assoluta della storia.
Finale aperto e molto ingarbugliato, che in realtà non risolve nulla. Un romanzo faticoso e pesante.
Ogni tanto è meglio il  film del libro.



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