lunedì 30 gennaio 2017

Chi ben comincia....







Ed eccoci al consueto appuntamento mensile con i migliori incipit tratti dai romanzi





"Annibale Verruso ha scoperto che sua moglie gli mette le corna e vuole farla ammazzare. Se la cosa capita, la responsabilità è vostra!

La lettera anonima, scritta a stampatella, con un biro nivura, era partita da Montelusa genericamente indirizzata al Commissario di Pubblica Sicurezza di Vigata. L'ispettore Fazio, che era addetto a smistare la posta in arrivo, l'aveva letta e immediatamente consegnata al suo superiore, il commissario Montalbano.
Il quale quella mattina, dato che tirava libeccio, era insìtato sull'agro, ce l'aveva a morte con sè stesso e con l'universo criato.
"Chi minchia è questo Verruso?"
"Non lo saccio, dottore"
"cerca di saperlo e poi vieni a contarmelo" "




Andrea Camilleri, "Un mese con Montalbano"

venerdì 27 gennaio 2017

Canone inverso, di Paolo Maurensig

Anno di pubblicazione: 1996

Ambientazione: Austria, anni '90 con flashback dal 1915 fino al 1946 circa


Dal sito Mondadori:

"Il "canone inverso" è nel linguaggio tecnico musicale, una forma di fuga molto più complessa, perché non è basata sulla ripetizione dello stesso tema. A Vienna per la stagione concertistica, il narratore della storia incontra un suonatore ambulante in una taverna di Grinzing. Un po' per scherzo, un po' per scherno, gli chiede un pezzo difficilissimo: una ciaccona di Bach. L'ambulante la esegue alla perfezione, stende il cappello e riceve una ricca mancia dallo stupito ascoltatore. Il giorno dopo lo scrittore incontra di nuovo il singolare musicista che gli rivolge una domanda: ha mai raccontato una storia ambientata nel mondo della musica? Lui ne conosce una forte e misteriosa: una storia terribile. In seguito a quali disavventure un artista eccelso si è ridotto a trascinare per bettole e osterie un talento che avrebbe potuto aprirgli i palcoscenici dei teatri più celebri del mondo? Qual è la forza terribile che è entrata nella sua vita? "



Molti anni fa (2001, se non erro) in Italia aveva avuto grande successo il film "Canone inverso" di Ricky Tognazzi, che anche a me era piaciuto abbastanza.
Dopo tanti anni mi sono quindi decisa a leggere il libro da cui il romanzo era tratto, e ho trovato una grossa sorpresa: il film rispecchia pochissimo del romanzo. E, una volta tanto in negativo.
Il romanzo non inizia male, anzi, con un'aura di mistero e giallo che, almeno inizialmente, invoglia il lettore a proseguire nella lettura; ma poi a mio avviso il tutto perde di mordente, si ingarbuglia, al parte del racconto personale della vita di Jeno appare spesso affrettata (non vengono messi nemmeno i nomi della madre e del patrigno, scelta che probabilmente nelle intenzioni dell'autore un qualche significato ce l'aveva, ma io non l'ho capito), la storia della sua passione per Sophie non è per nulla interessante (non può definirsi nè una storia d'amore, nè tantomeno la storia di un sentimento non corrisposto, più che altro sembra una passione-ossessione, solo da parte di lui), fino a rallentare nella parte dove conosce Kuno Blau e trascorre una fatidica vacanza nel castello di famiglia, senza però chiarire davvero il mistero riguardante il barone e quello dello zio pazzo scomparso da tempo. Alla fin fine mi ha lasciato solo una sensazione di angoscia e cupezza come poche volte mi è capitato nella vita, e non mi ha certo "consolato" l'idea di una vita vissuta al servizio totale della musica, che in realtà pare essere la dominatrice assoluta della storia.
Finale aperto e molto ingarbugliato, che in realtà non risolve nulla. Un romanzo faticoso e pesante.
Ogni tanto è meglio il  film del libro.



lunedì 23 gennaio 2017

Cyrano de Bergerac, di Edmond Rostand



Anno di pubblicazione: 1897

Ambientazione: Francia, 1640-1655




Cyrano de Bergerac è un eccentrico e scontroso spadaccino, abilissimo scrittore e poeta, afflitto da un naso lunghissimo e brutto.La sua vitalità e mancanza di ipocrisia nell'attaccare i prepotenti gli ha procurato numerosi nemici, di cui però egli poco si preoccupa essendo uno dei migliori spadaccini in circolazione.
Cyrano è segretamente innamorato della bella cugina Rossana, ma a causa del naso che gli deturpa il volto non ha mai avuto il coraggio di concretizzare questo sentimento; un giorno è Rossana stessa a chiedergli, come favore personale, di proteggere e farle conoscere Cristiano, un giovane cadetto di cui ella si è innamorata senza avergli mai parlato, ma solo per la sua bellezza; per questo motivo tra l'altro lei lo ritiene dotato anche di eccellenti qualità come letterato. Cyrano accetta, dapprima solo per amore della cugina, poi per sincera amicizia verso Cristiano, che pur essendo bello, onesto e leale, non ha affatto l'animo del poeta e non sa esprimersi con le parole.....



Ho recentemente visto in tv una versione teatrale di questo immortale capolavoro di Rostand, e mi è tornato in mente questa bellissima storia che, tra l'altro, è stato il primo testo teatrale che ho letto.
Penso che tutti, iconograficamente, conoscano il personaggio del protagonista (ispirato a un personaggio realmente esistito) : molti però non conoscono davvero la storia che lo vede protagonista, se non per la  più famosa citazione "Il bacio è un'apostrofo rosa tra le parole "t'amo". E' una storia tenera, di passione, amore e amicizia vissuti nel senso più ampio del termine, nella stessa epoca (più o meno) in cui è ambientato "I tre moschettieri" , con lo stesso tipo di ambientazione.
Su tutti, giganteggia la figura del protagonista: Cyrano che dietro un'aspetto brutto e goffo nasconde un animo ardente e ingenuo allo stesso modo; una spacie di Candido versione cappa e spada, poco amante del compromesso e delle ingiustizie, con un carattere focoso che gli causa molti nemici proprio per il fatto di non saper resistere al voler sanare le ingiustizie e difendere i deboli. Un Candido temuto da tutti per la sua lingua e la sua spada, ma a cui il brutto nasone che deturpa il suo aspetto ha sempre impedito di farsi avanti nel corteggiare la donna di cui è da sempre innamorato, Rossana.Ma proprio quando la sua illusion sembra potersi avverare, ecco la crudele disillusione: la cugina non ama lui, ma Cristiano, un cadetto bello e affascinante, anche se lei non ci ha mai parlato. Cristiano, che è anche leale, sincero e diventa buon amico del suo rivale, ma che ha purtroppo, agli occhi della sua bella: non sa declamare il suo amore con parole letterarie come nei romanzi e poemi, come la sciocchina pensava. Cyrano capisce che comunque è un'occasione per sfogare il suo sentimento, e nascosto dalla notte (la famosa scena sotto il balcone) suggerirà a Cristiano le parole più appassionate e sincere, perchè dettate da un vero cuore innamorato.
allo stesso modo, quando verranno richiamati in guerra, scriverà per conto dell'amico lettere delle stesso tenore all'amata. Solo la morte, tanti anni dopo tradirà il suo segreto.
Personalmente ho trovato molto sciocco il personaggio di Rossana: si innamora di Cristiano solo per la sua bellezza, solo in base alla sua bellezza essa stabilisce che sia anche un fine letterato, non si accorge minimamente dell'inganno, non sa amarlo per quello che realmente è ma solo per il prodotto della sua fantasia. Vanitosa e concentrata su sè stessa, non apprezza nè Cyrano nè Cristiano se non perchè questi si accordano per costruire una favola su sua misura.
Per il resto tanta poesia, tanta ironia, tanta dolcezza, si ride ma un po' amaro. Bellissimo.



domenica 15 gennaio 2017

L'amica geniale, di Elena Ferrante



Anno di Pubblicazione: 2011

Ambientazione: Napoli, dal 1958 in poi

Collegamenti con altri romanzi: è il primo di una quadrilogia composta da

- "L'amica geniale" (2011 )
- "Storia del nuovo cognome" (2012 );
- "Storia di chi fugge e di chi resta" (2013);
- "Storia della bambina perduta" (2014).


Elena (detta Lenù) e Raffaella (detta Lila) sono due amiche che vivono nello stesso rione popolare di Napoli; sarebbe meglio dire "amiche-rivali", visto che la lora evidente complicità nasconde anche una buona dose di rivalità che però risulta stimolante, sopratutto per Elena. Entrambe condividono sopratutto l'amore per lo studio e la lettura; e anche se nel corso degli anni sarà Elena ad avere la possibilità di proseguire gli studi fino al liceo classico, anche Lila- nonostante debba cominciare presto a lavorare nel negozio del padre scarparo- non rimarrà indietro e soddisferà la sua sete di sapere leggendo e studiando da autodidatta.Oltre a ciò, Lila porterà avanti assieme al fratello Rino l'idea di creare un calzaturificio di loro proprietà, mentre le due amiche dovranno anche fare i conti con i primi problemi sentimentali....



E' il primo romanzo che leggo della misteriosa Elena Ferrante, e devo dire che mi è piaciuto abbastanza, anche se il fatto che sia scritto in prima persona costituisce per me un difetto molto grosso visto che non amo questo tipo di narrazione.
Forse il personaggi della protagonista, Elena, è in parte autobiografico visto che, per quanto ne so condivide molte cose oltre al nome con l'autrice: entrambe sono di Napoli, entrambe hanno alle spalle studi classici, entrambe sono scrittrici.
E' una storia di amicizia-rivalità tutta al femminile: protagoniste Elena, figlia di un usciere comunale e Lila, figlia di un scarparo. Entrambe bambine molto intelligenti e affamate di sapere, con caratteri molto diversi: la prima più aperta, più "apprezzabile" all'esterno dagli altri ma anche più gregaria, che si lascia trascinare dall'amica, la quale  a sua volta è molto particolare e non solo per gli standard del rione: più impulsiva, ribelle, con grande ingegno e determinazione, anche fisicamente rivelerà un forte magnetismo non visibile a occhio nudo, una bellezza non canonica insomma.
Trascorrono la loro infanzia tra sfide  a sè stesse, sia a scuola che nella vita, volte a portare i propri limiti sempre un po' più in là, lanciate sempre da Lila, che inizialmente anche a scuola si rivela per lungo tempo quella più abile, quella più affamata della conoscenza che viene dalle parole, pur senza ostentarlo. Quella che da bambina scrive un racconto intitolato "La fata blu" pieno di una strana bellezza, che poi finisce nel dimenticatoio, che intesta quattro tessere della biblioteca ad altrettanti familiari semianalfabeti per prendere in prestito più libri possibili che poi divora. Un personaggio molto ben caratterizzato anche rispetto alla voce narrante, nonostante le vite delle due amiche vengano narrate in parallelo per molti anni, contrapponendo il percorso faticoso ma pieno d soddisfazioni di Lenù a quello di Lila, che va a lavorare nel negozio del padre e, assieme al fratello Rino, di nascosto si ingegna per costruire un nuovo tipo di scarpa per cominciare a realizzare il loro sogno: mettersi in proprio e avviare un calzaturificio loro, per diventare ricchi. Al contempo, sempre in parallelo, vengono narrati gli sviluppi adolescenziali fisici delle due amiche: Lenuccia a cui vengono i brufoli, ingrassa e deve mettersi gli occhiali, che si sente brutta e goffa, sopratutto rispetto all'amica che invece, sviluppa un tipo di bellezza diverso, meno visibile ma pi sensuale, che attrae i vari maschi del quartiere provocandole non pochi disagi.
Altrove ho letto che sicuramente l'autrice è una donna perchè certe emozioni può descriverle solo una donna, ma a mio avviso non ho trovato emozioni o situazioni cosi profonde che non potessero essere descritte anche da un uomo- magari particolarmente sensibile- nonostante riguardino l'universo femminile.
La scrittura è scorrevole ma allo stesso tempo avvincente, che ci riporta indietro nel tempo nella Napoli di fine anni '50- primi anni '60, ovvero alle soglie del boom economico.
Sicuramente leggerò anche il secondo, prima o poi...