sabato 8 ottobre 2016

Figli della notte, di Giovanni Bianconi



Anno di pubblicazione: 2013


I "figli della notte" del titolo sono figli di vittime del terrorismo in Italia: bambini o ragazzi che si sono visti strappare uno o entrambi i genitori dalla cieca violenza e dalla logica dell'odio che in quel periodo insanguinava l'Italia da parte di terroristi sia di destra che di sinistra.
 Caterina Romiti, Massimo Coco, Roberta Peci, Sergio Amato, Giuseppe Galli, Luca Tarantelli, Silvia Giralucci, Giovanni Ricci : storie diverse ma in fondo uguali, accomunate tutte dal dolore della perdita e dal dover preservare la memoria....




Accanto alle vere vittime del terrorismo (cioè le persone uccise), ci sono le cosiddette "vittime collaterali": genitori,coniugi, figli, amici ecc a cui è stata strappata uan persona amata da chi aveva come "ideale" il voler imporre una dittatura basata sul proprio pensiero politico (Comunista nel caso dei terroristi rossi, fascista nel caso di quelli neri), eliminando chiunque non la pensasse come loro.
Come se in Italia non ne avessimo avuto già abbastanza del ventennio fascista....
In questo romanzo, rivolto ai ragazzi di oggi per cercare di far capire loro cosa sia stato quel periodo, Bianconi si rivolge ai figli, categoria in un certo senso più colpita: non solo è stato strappato un genitore- quindi una guida- ma alcuni di loro non sono riusciti nemmeno a conoscerlo: ad esempio Roberta Peci , che nacque alcuni mesi dopo l'uccisione di suo padre Roberto, ucciso dalle Br per vendetta nei confronti del fratello Patrizio, primo pentito dell'organizzazione; Silvia Giralucci, che invece c'era già ma aveva solo tre anni quando il padre Graziano, militante missino, venne ucciso dalle Br assieme all'amico Giuseppe Mazzola in un agguato nel 1974; o Giorgio Trebeschi, i cui genitori Alberto e Clementina morirono entrambi nella Strage di Piazza Loggia nel 1974, e che in un certo senso scampò per miracolo: solitamente i genitori lo portavano con loro alle manifestazioni e raduni, ma dato che quel giorno pioveva e faceva freddo il bambino venne lasciato dalla nonna.
Storie che parlano di una presenza/assenza fissa, di figli che da adulti in vari modi hanno sentito il bisogno di conoscere il genitore mancatogli troppo presto, o anche tolto quando erano già adolescenti e lo vedevano quindi come punto di riferimento per la loro crescita (come successo a Massimo Coco), e che da adulti si sono trovati non solo a dove elaborare un lutto ma anche dover convivere con una società che, nella fretta di chiudere i conti del passato, non ci ha messo molto a elaborare leggi e regolamenti che non solo hanno permesso ai terroristi di non scontare le loro pene (gente con sette ergastoli uscita dopo 15 anni?parliamone....) consentendo loro non solo di riprendere vite regolari, ma in molti casi anche di esporsi mediaticamente come guru o portatori di chissà che valori....i modi e le opinioni sono ovviamente differenti da caso a caso, ma il percorso sostanzialmente rimane invariato.
Tra tante testimonianze (rese con grande sensibilità) particolrmente toccante quella di Caterina Romiti, figlia del maresciallo dei carabinieri Mariano Romiti ucciso  nel 1979 dalle BR: la ragazza, 18 anni, uscendo per strada e trovando il cadavere del padre in una pozza di sangue, come reazione sconvota si chinò e cominciò a pulire dall strada il sangue con un fazzoletto.
Come sempre, un libro di grande impatto emotivo ma, a mio avviso, sempre un tassello necessario per chi ha l'intento di non dimenticare ciò che è successo. E purtroppo, potrebbe ancora succedere.




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