lunedì 31 ottobre 2016

Una famiglia quasi perfetta, di Jane Shemilt


Titolo originale: Daughter

Anno di pubblicazione: 2011

Ambientazione: Inghilterra, 2011



Jenny è un medico sposata con Ted, famoso cardiochirurgo, e madre di tre figli adolescenti: i gemelli Theo ed Ed e la quindicenne Naomi.
Proprio quest'ultima un giorno esce di casa per andare alle prove per la recita scolastica e non vi fa più ritorno. Per la famiglia comincerà un periodo di profonda sofferenza e disgregazione, sopratutto per Jenny che si rende conto che nella sua famiglia perfetta aveva voluto vedere solo ciò che preferiva...



Sul retro di copertina leggo: "Al primo posto nelle classifiche di tutto il mondo", "Tradotto in 14 lingue", "Bestseller del Sunday Times"....ora, è vero che è passato qualche anno ma francamente non mi pare di ricordare questo caso letterario. Ma è anche vero che ho imparato da tempo a diffidare dell'etichetta  "caso letterario", visto che sotto tale dicitura ho trovato molto spesso libri belli ma senza nulla di particolare, o addirittura ciofeche incredibili. Del resto, pure "bianca come il latte, rossa come il sangue" di D'Avenia è stato un caso letterario tradotto in varie lingue del mondo, quindi...
Tornando a questo romanzo, l'ho trovato molto più intimista dei soliti gialli, molto concentrato sui sentimenti della protagonista Jenny, un medico, madre e moglie, che subisce il peggiore dei traumi: la sparizione improvvisa della figlia quindicenne Naomi.
Il romanzo inizia con quello che si rivelerà l'ultimo incontro fra le due: Jenny torna a casa e trova Naomi che balla provando un paio di scarpe nuove, con il tacco molto alto, insolite per lei. Poco dopo la ragazza esce per andare alle prove di una rappresentazione scolastica di West Side Story" in cui interpreta la parte di Maria; non vi fa più ritorno.
Comincia un calvario che precipita la famiglia in un baratro in cui saranno scoperte numerose falle, errori grossissimi, travisamenti, e dove nulla è davvero come è sembrato finora: Jenny è sempre stata convinta di riuscire a fare tutto ed avere tutto sotto controllo, di condividere le responsabilità con il marito, di conoscere bene i suoi figli nonostante lo sforzo che conciliare tutto ciò con la sua professione di medico ha avuto; piano piano, la scomparsa di Naomi apre un vero e proprio vaso di Pandora all'interno della famiglia, mostrando come Jenny in realtà, pur amando davvero i suoi cari, ha sempre visto solo quello che lei stessa voleva di loro, idealizzandoli secondo i suoi desideri.
Così non si è accorta dell'omosessualità di Theo(che comunque accoglie senza problemi), dei problemi di droga di Ed, del tradimento del marito e sopratutto del cambiamento di Naomi, iniziato chissà quando e chissà in che modo, forse dovuto proprio al comportamento materno, che rivelerà tutt'altro rispetto all'innocente e seria ragazzina realizzata dalla madre.
Molto curata poi la parte descrittiva riguardo alla natura del paesino dove Jenny si rifugia nel suo cottage, natura che rispecchia i sentimenti e sensazioni dei vari personaggi come se facesse parte di loro.
Il punto debole del romanzo però è proprio la prima persona: conosciamo alla perfezione sentimenti e stati d'animo di Jenny, ma quelli degli altri personaggi,- Naomi compresa- ci vengono raccontati solo attraverso il filtro della protagonista; rimangono quindi tutti incompleti, perchè davvero non sappiamo cosa pensino Edward, Theo, Ed, Naomi, Nikita e gli altri. E questo per me è un difetto davvero molto grosso, anche se nel complesso non posso dire non mi sia piaciuto.








martedì 25 ottobre 2016

Chi ben comincia...


Eccoci d nuovo al consueto appuntamento mensile con i migliori incipit tratti dai romanzi.












 "Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia costiera dall'altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l'Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l'acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. »


da "I promessi sposi" di Alessandro Manzoni

domenica 16 ottobre 2016

Libri &....

Versione letteraria VS versione cinematografica di "Alice nel paese delle meraviglie" di Lewis Carroll, uno dei miei libri del cuore in assoluto. 
La versione letteraria è stata da me scelta perchè riporta le illustrazioni originali della storia (anche se la copertina è stata colorata artificialmente); oltre a "Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie" è compreso anche il seguito "Attraverso lo specchio". Ovviamente non sto a dirvi cosa penso della storia visto che no ho abbondantemente parlato in questo blog!
La versione cinematografica è quella forse più famosa, di Walt Disney (1961), che è anche la mia preferita: non fedelissima al testo e non propriamente comprensibile per bambini piccoli (senza un filo logico narrativo, è più che altro una sequela di episodi tratti dal libro), è però fedele allo spirito del romanzo, alla figura della protagonista e multicolorata. Altre versioni mi hanno attirato di meno e alcune (quella di Tim Burton) anche deluso.



sabato 8 ottobre 2016

Figli della notte, di Giovanni Bianconi



Anno di pubblicazione: 2013


I "figli della notte" del titolo sono figli di vittime del terrorismo in Italia: bambini o ragazzi che si sono visti strappare uno o entrambi i genitori dalla cieca violenza e dalla logica dell'odio che in quel periodo insanguinava l'Italia da parte di terroristi sia di destra che di sinistra.
 Caterina Romiti, Massimo Coco, Roberta Peci, Sergio Amato, Giuseppe Galli, Luca Tarantelli, Silvia Giralucci, Giovanni Ricci : storie diverse ma in fondo uguali, accomunate tutte dal dolore della perdita e dal dover preservare la memoria....




Accanto alle vere vittime del terrorismo (cioè le persone uccise), ci sono le cosiddette "vittime collaterali": genitori,coniugi, figli, amici ecc a cui è stata strappata uan persona amata da chi aveva come "ideale" il voler imporre una dittatura basata sul proprio pensiero politico (Comunista nel caso dei terroristi rossi, fascista nel caso di quelli neri), eliminando chiunque non la pensasse come loro.
Come se in Italia non ne avessimo avuto già abbastanza del ventennio fascista....
In questo romanzo, rivolto ai ragazzi di oggi per cercare di far capire loro cosa sia stato quel periodo, Bianconi si rivolge ai figli, categoria in un certo senso più colpita: non solo è stato strappato un genitore- quindi una guida- ma alcuni di loro non sono riusciti nemmeno a conoscerlo: ad esempio Roberta Peci , che nacque alcuni mesi dopo l'uccisione di suo padre Roberto, ucciso dalle Br per vendetta nei confronti del fratello Patrizio, primo pentito dell'organizzazione; Silvia Giralucci, che invece c'era già ma aveva solo tre anni quando il padre Graziano, militante missino, venne ucciso dalle Br assieme all'amico Giuseppe Mazzola in un agguato nel 1974; o Giorgio Trebeschi, i cui genitori Alberto e Clementina morirono entrambi nella Strage di Piazza Loggia nel 1974, e che in un certo senso scampò per miracolo: solitamente i genitori lo portavano con loro alle manifestazioni e raduni, ma dato che quel giorno pioveva e faceva freddo il bambino venne lasciato dalla nonna.
Storie che parlano di una presenza/assenza fissa, di figli che da adulti in vari modi hanno sentito il bisogno di conoscere il genitore mancatogli troppo presto, o anche tolto quando erano già adolescenti e lo vedevano quindi come punto di riferimento per la loro crescita (come successo a Massimo Coco), e che da adulti si sono trovati non solo a dove elaborare un lutto ma anche dover convivere con una società che, nella fretta di chiudere i conti del passato, non ci ha messo molto a elaborare leggi e regolamenti che non solo hanno permesso ai terroristi di non scontare le loro pene (gente con sette ergastoli uscita dopo 15 anni?parliamone....) consentendo loro non solo di riprendere vite regolari, ma in molti casi anche di esporsi mediaticamente come guru o portatori di chissà che valori....i modi e le opinioni sono ovviamente differenti da caso a caso, ma il percorso sostanzialmente rimane invariato.
Tra tante testimonianze (rese con grande sensibilità) particolrmente toccante quella di Caterina Romiti, figlia del maresciallo dei carabinieri Mariano Romiti ucciso  nel 1979 dalle BR: la ragazza, 18 anni, uscendo per strada e trovando il cadavere del padre in una pozza di sangue, come reazione sconvota si chinò e cominciò a pulire dall strada il sangue con un fazzoletto.
Come sempre, un libro di grande impatto emotivo ma, a mio avviso, sempre un tassello necessario per chi ha l'intento di non dimenticare ciò che è successo. E purtroppo, potrebbe ancora succedere.




mercoledì 5 ottobre 2016

Un omicidio inutile, di Elizabeth George


Titolo originale: I, Richard

Anno di pubblicazione: 2002


E' un'antologia di cinque racconti:

- Falso obiettivo: una comitiva di turisti


- Sorprese della vita: All'approssimarsi del suo 55mo compleanno, Doug comincia nutrire dei subbi sulla fedeltà della moglie Donna  , di 30 anni più giovane. Il tentativo di fugare i dubbi non solo non avrà successo, ma si trasformerà in una vera e propria ossessione...


- Un buon confine non basta: in una piccola cittadina si stabilisce Anfysa Telegin, un'anziana donna russa che non lega con nessuno, nonostante le premure della vicina Willow. I vicini notano che nel giardino della donna ci sono alcuni ratti, ma nonostante trappole e veleni invece di dimimuire questi sembrano aumentare...

- Ricordati che ti amerò per sempre: al funerale del marito Eric, morto suicida, non si presenta nessuno della sua famiglia d'origine. Perciò la moglie Charlotte decide di mettersi in viaggio per comunicare di persona la notizia agli anziani suoceri, che non ha mai conosciuto. La scoperta che l'indirizzo fornitole dal marito è falso è solo il primo passo


- Un omicidio inutile: Malcom   , spiantata guida turistica, ha una relazione con Betsy, moglie dell'amico Bernie



Avendomi una vicina regalato un borsone pieno di gialli ne ho selezionati alcuni tra quelli che mi incuriosivano di più, e ho cominciato con questa raccolta di racconti di Elizabeth George, autrice famosa in questo campo ma che io non ho mai letto.
Nonostante non sia rimasta particolarmente colpita non posso nemmeno dire che mi abbia delusa: l'autrice scrive bene, in maniera coinvolgente e con la dovuta suspence, con personaggi ben caratterizzati e piccole vicende che talvolta si tingono di rimandi alla cronaca nera (per stessa ammissione dell'autrice il secondo racconto si ispira alla vicenda del giocatore O.J. Simpson negli anni '90), al cinema (il terzo racconto ricorda in alcune parti "Gli uccelli" di Hitchock) e alla lettura (i rimandi Shekspiriani evidentissimi e dichiarati nell'ultimo).
Personalmente il racconto che mi è piaciuto di più è stato il terzo, per le sue implicazioni psicologiche sottili non solo nel personaggio di Anfysa ma anche in quello di Willow e dei vari vicini descritti, ed anche perchè mi ha ricordato un inquietante racconto di Buzzati sempre riguardante i topi. Anche il secondo- ispirato, su dichiarazione della stessa autrice, al caso di O.J Simpson negli anni '90- non è affatto male, l'autrice è molto abile nello scavare psicologicamente all'interno del protagonista mostrando come nasce e cresce un'ossessione, fino al mirabile colpo di scena finale.
Il primo ammetto di non averlo capito granchè e dell'ultimo mi ha molto colpito la passione di Malcom per Riccardo III e la sua storia, al punto da voler scrivere un libro che narra un'avvincente teoria: secondo lui non sarebbe stato Riccardo III a far uccidere i principini nella Torre, ma qualcun'altro, a loro molto più vicino. Qualcuno di insospettabile...insomma,alla fin fine un giallo nel giallo, ben più interessante dello squallida realtà in cui si muovono i due protagonisti del giallo vero.
Per chi ama il genere comunque gradevole e interessante, sicuramente un'autrice da prvare almeno una volta.

domenica 2 ottobre 2016

Il tailleur grigio, di Andrea Camilleri



Anno di pubblicazione: 2008

Ambientazione: Italia, 2008




Il protagonista è un ex funzionario di banca al suo primo giorno di pensione. Da dieci anni l'uomo è sposato con Adele, una bellissima donna più giovane di 25 anni, sensuale ed elegantissima, impegnata in varie attività mondane come le donne della società bene di cui fanno parte. Da sempre il marito è consapevole che la moglie- sessualmente vorace- lo tradisce con vari uomini, ma tre lettere anonime del suo passato rimescoleranno le carte...




Se non erro, è il primo dei romanzi di Camilleri della serie "non di Vigata" (quelli pubblicati dalla Sellerio, per intenderci). Interessante come sempre, anche se devo dire che finora non è che mi abbiano colpito rispetto agli altri. Di questi romanzi mi ha colpito sopratutto l'essere incentrati su figure di "femme fatale", donne bellissime, carismatiche e quant'altro- che ricordano molto le vamp dei film anni '40- ma allo stesso tempo vere mine vaganti per coloro che le circondano, e in parte anche per sè stesse.
La capofila è proprio questa Adele, la cui presenza in un certo senso illumina (anche se in senso negativo)  il romanzo: rimasta vedova di un coetaneo a 30 anni sposa l'anonimo (letteralmente, visto che dell'uomo non viene mai pronunciato il nome) ex capo del marito, di 55 anni, vedovo da tempo e con un figlio coetaneo della matrigna: un uomo tranquillo e- appunto- anonimo, la cui vita  è finora trascorsa dentro binari regolari e che dopo qualche anno di appresta a godersi la meritata pensione.
Peccato che tre lettere anonime del passato gli riportino alla mente i dubbi che da tempo nutre sulla fedeltà della consorte: dubbi che per la verità da anni sono certezze, visto che da subito una caratteristica di Adele era risultata essere una voracità sessuale insaziabile e insostenibile per un uomo della sua età. Il marito si era così rassegnato al fatto di sapere che la moglie gli metteva le corna; un conto è però saperlo genericamente, un conto è sospettare con chi lo faccia, e sopratutto, che lo faccia con un coinvolgimento sentimentale o permettendo ad un'altro uomo di assistere al rituale della "vestizione", una consuetudine intima dei due coniugi.
Ben presto roso dalla gelosia e dal dubbio il marito si improvvisa detective e scoprirà tutti gli altarini della moglie, non solo quelli del passato ma anche quelli del presente: la donna infatti intrattiene una relazione col giovane figlio della cugina, che ospita in casa propria con la scusa di fargli risparmiare soldi per l'università. Il marito impara a districarsi tra l'intrico di scuse e bugie che Adele gli propina, ma lo sforzo causerà in lui una vera e propria ossessione, incredibile per lui stesso visto che - come sopra detto- l'infedeltà della moglie non era certo inaspettata.
Una parte importante l'avrà anche il dimesso tailleur grigio del titolo, vestito che Adele indossa poco e, a quanto pare, solo in occasioni luttuose.
Come sempre Camilleri sa tessere una tela che tiene avvinto il lettore e , assieme a personaggi piscologicamente ben caratterizzati, lo accompagna verso un finale non certo inaspettato ma comunque descritto con maestrìa. Non rimarrà tra le mie letture preferite ma sicuramente un libro che vale la pena di leggere.