venerdì 19 agosto 2016

L'isola di Arturo, di Elsa Morante



Anno di pubblicazione: 1957


Ambientazione: Procida, anni '30



Arturo Gerace è un ragazzino di 14 anni che vive sull'isola di Procida. Sua madre è morta di parto, e suo padre Wilhelm è per la maggior parte dell'anno via in lunghi viaggi misteriosi in cui ha promesso al figlio che, quando compirà sedici anni, lo condurrà con sè.
Dato che i due non hanno parenti, Arturo vive quasi completamente solo in una vecchia casa nobiliare ereditata dal padre, con la sola presenza del cuoco Costante che gli prepara da mangiare; non va a scuola e passa il tempo a esplorare l'isola, a leggere romanzi di avventura e sognare al padre, che per lui è un vero e proprio mito.
Dall'ultimo dei suoi viaggi Wilhelm torna con una nuova moglie: Nunziata, una ragazza di un anno più grande del figlio. Inizialmente Arturo odia la matrigna e fa di tutto per contrastarla, ma dopo la nascita del piccolo Carmine pian piano il sentimento si trasforma....



Ho letto questo romanzo per la prima volta vent'anni fa, e recentemente gli ho dato una rinfrescatina giusto per un club del libro di cui faccio parte.
Anche se me lo ricordavo bene, come sempre succede con le letture giovanili riprese da adulti a volte si trovano cose nuove o se ne vedono altre con diverse prospettive; ad esempio (e scusate lo spoiler), a 16 anni avevo capito dell'omosessualità di Wilhelm solo nel pezzo finale, mentre rileggendolo oggi ho visto che sin dalla prima apparizione del personaggio gli indizi per sospettare un tale orientamento sessuale ci sono tutti, in particolare il disprezzo per le donne e l'"affetto" (le virgolette sono d'obbligo visto che io sospetto ben altro tipo di rapporto) per Romeo L'Amalfitano; più tutti i vari passaggi in cui vengono descritti i suoi tormenti e fantasmi interiori di cui egli è vittima.
Nonostante ciò, ho provato ben poca empatia per questo personaggio: so perfettamente che la condizione degli omosessuali negli anni '30 non era certo quella di oggi, eppure non posso che disapprovare la sua intera condotta nei confronti della povera Nunziata, che non si può dire nemmeno sia stata sposata per nascondere la sua natura, visto che la tratta fin dall'inizio come una pezza da piedi abbandonandola comunque per gran parte dell'anno (come del resto, ha sempre fatto con il figlio). Mi ha molto rattristato in particolare, la lettura della prima giornata (e successiva prima notte)

Mi hanno invece fatto molta tenerezza Arturo e Nunziata, due ragazzi che in circostanze diverse avrebbero potuto vivere felicemente i loro desideri, perchè si intuisce chiaramente che non è solo Arturo ad essere attratto dalla matrigna, ma anche il contrario (com'è naturale del resto!). Più di Whilelm e più di Arturo, è Nunziata il personaggio condannato a una vita di solitudine: imprigionata in un matrimonio di facciata, lontana dalla sua famiglia e saldamente ancorata ai propri valori nonostante tutto, è lei che non avrà la possibilità di conoscere le gioie dell'amore e dovrà vedere la propria vita scorrere senza poterla afferrare, se non per l'amore provato per il figlio Carminiello.
Arturo invece perlomeno avrà l'opportunità di andarsene; cresciuto completamente solo- se si eccettua la presenza per alcuni anni del balio Silvestro, non a caso rimasto nella memoria del ragazzo come il suo unico amico- la sua è stata tuttavia un'infanzia felice, libera, sognante, con un rapporto simbiotico con la natura che lo circonda, da lui amata quasi come quella madre che gli è mancata e di cui spesso (alla faccia della spavalderia tipica dei ragazzi che egli ci tiene a mostrare) sogna i baci e le carezze. Per lungo tempo Arturo non sente troppo la mancanza di compagnia, almeno in apparenza (da molti cenni capiamo che invece nel profondo questo  bisogno c'è), e come compensazione mitizza in maniera esagerata la figura del padre, ammantando ogni sua azione di una visione eroica che, se agli occhi del figliolo si rivelerà tale  solo nel finale (e in modo un po' doloroso segnerà il passaggio dall'adolescenza all'età adulta), il comune lettore capisce già da subito che sono il bisogno di un ragazzino solo di spiegare il disinteresse del padre verso di lui. L'universo di Arturo si identifica con l'isola, che quindi diventa non solo luogo geografico ma come metafora della vita stessa del protagonista.
Come già detto altrove, è molto difficile descrivere in un romanzo rendendoli al meglio i sentimenti e le sensazioni di quell'età difficile che è l'adolescenza; pochi scrittori ci sono riusciti senza cadere nel banale e nel ridicolo, e penso propri che la Morante con il suo Arturo, così semplice ma anche complesso, dinamico e in continuo cambiamento  rientri fra questi.

2 commenti:

  1. Ho scoperto l'esistenza di questo libro durante le ricerche per la tesi, e mi ha subito un po' incuriosito. Ho letto oggi con piacere le prime righe del tuo post che mi hanno ulteriormente incuriosito, poi mi sono fermata, perché a questo punto ho deciso di leggerlo, e non voglio troppe anticipazioni... Buona giornata!

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  2. Mi fa piacere esserti stata utile! per quanto mi riguarda lo consiglio, è un libro molto bello.

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