domenica 21 agosto 2016

La citazione






"Volevo solo essere felice. 
Niente di trascendentale o complicato. 
Solo svegliarmi la mattina e sorridere perchè ti avrei trovato lì, al mio fianco, ancora addormentato.
Niente di eccessivo o esagerato.
Solo passeggiare al tramonto o leggere insieme mentre fuori piove.
Volevo solo essere felice.
Con te." 



Da Il mondo eterno degli angeli, di Paola Sanna

venerdì 19 agosto 2016

L'isola di Arturo, di Elsa Morante



Anno di pubblicazione: 1957


Ambientazione: Procida, anni '30



Arturo Gerace è un ragazzino di 14 anni che vive sull'isola di Procida. Sua madre è morta di parto, e suo padre Wilhelm è per la maggior parte dell'anno via in lunghi viaggi misteriosi in cui ha promesso al figlio che, quando compirà sedici anni, lo condurrà con sè.
Dato che i due non hanno parenti, Arturo vive quasi completamente solo in una vecchia casa nobiliare ereditata dal padre, con la sola presenza del cuoco Costante che gli prepara da mangiare; non va a scuola e passa il tempo a esplorare l'isola, a leggere romanzi di avventura e sognare al padre, che per lui è un vero e proprio mito.
Dall'ultimo dei suoi viaggi Wilhelm torna con una nuova moglie: Nunziata, una ragazza di un anno più grande del figlio. Inizialmente Arturo odia la matrigna e fa di tutto per contrastarla, ma dopo la nascita del piccolo Carmine pian piano il sentimento si trasforma....



Ho letto questo romanzo per la prima volta vent'anni fa, e recentemente gli ho dato una rinfrescatina giusto per un club del libro di cui faccio parte.
Anche se me lo ricordavo bene, come sempre succede con le letture giovanili riprese da adulti a volte si trovano cose nuove o se ne vedono altre con diverse prospettive; ad esempio (e scusate lo spoiler), a 16 anni avevo capito dell'omosessualità di Wilhelm solo nel pezzo finale, mentre rileggendolo oggi ho visto che sin dalla prima apparizione del personaggio gli indizi per sospettare un tale orientamento sessuale ci sono tutti, in particolare il disprezzo per le donne e l'"affetto" (le virgolette sono d'obbligo visto che io sospetto ben altro tipo di rapporto) per Romeo L'Amalfitano; più tutti i vari passaggi in cui vengono descritti i suoi tormenti e fantasmi interiori di cui egli è vittima.
Nonostante ciò, ho provato ben poca empatia per questo personaggio: so perfettamente che la condizione degli omosessuali negli anni '30 non era certo quella di oggi, eppure non posso che disapprovare la sua intera condotta nei confronti della povera Nunziata, che non si può dire nemmeno sia stata sposata per nascondere la sua natura, visto che la tratta fin dall'inizio come una pezza da piedi abbandonandola comunque per gran parte dell'anno (come del resto, ha sempre fatto con il figlio). Mi ha molto rattristato in particolare, la lettura della prima giornata (e successiva prima notte)

Mi hanno invece fatto molta tenerezza Arturo e Nunziata, due ragazzi che in circostanze diverse avrebbero potuto vivere felicemente i loro desideri, perchè si intuisce chiaramente che non è solo Arturo ad essere attratto dalla matrigna, ma anche il contrario (com'è naturale del resto!). Più di Whilelm e più di Arturo, è Nunziata il personaggio condannato a una vita di solitudine: imprigionata in un matrimonio di facciata, lontana dalla sua famiglia e saldamente ancorata ai propri valori nonostante tutto, è lei che non avrà la possibilità di conoscere le gioie dell'amore e dovrà vedere la propria vita scorrere senza poterla afferrare, se non per l'amore provato per il figlio Carminiello.
Arturo invece perlomeno avrà l'opportunità di andarsene; cresciuto completamente solo- se si eccettua la presenza per alcuni anni del balio Silvestro, non a caso rimasto nella memoria del ragazzo come il suo unico amico- la sua è stata tuttavia un'infanzia felice, libera, sognante, con un rapporto simbiotico con la natura che lo circonda, da lui amata quasi come quella madre che gli è mancata e di cui spesso (alla faccia della spavalderia tipica dei ragazzi che egli ci tiene a mostrare) sogna i baci e le carezze. Per lungo tempo Arturo non sente troppo la mancanza di compagnia, almeno in apparenza (da molti cenni capiamo che invece nel profondo questo  bisogno c'è), e come compensazione mitizza in maniera esagerata la figura del padre, ammantando ogni sua azione di una visione eroica che, se agli occhi del figliolo si rivelerà tale  solo nel finale (e in modo un po' doloroso segnerà il passaggio dall'adolescenza all'età adulta), il comune lettore capisce già da subito che sono il bisogno di un ragazzino solo di spiegare il disinteresse del padre verso di lui. L'universo di Arturo si identifica con l'isola, che quindi diventa non solo luogo geografico ma come metafora della vita stessa del protagonista.
Come già detto altrove, è molto difficile descrivere in un romanzo rendendoli al meglio i sentimenti e le sensazioni di quell'età difficile che è l'adolescenza; pochi scrittori ci sono riusciti senza cadere nel banale e nel ridicolo, e penso propri che la Morante con il suo Arturo, così semplice ma anche complesso, dinamico e in continuo cambiamento  rientri fra questi.

martedì 16 agosto 2016

Ferragosto in giallo, di Andrea Camilleri, Marco Malvaldi,Antonio Manzini, Alicia Gimenèz-Bartlett, Francesco Recami, Gian Mauro Costa


Anno di pubblicazione: 2013

Ambientazione: Vigata/Roma/Milano/Firenze/Palermo/Spagna, epoche varie



1- La mattina di Ferragosto Montalbano e Livia rinvengono sulla spiaggia davanti casa del commissario il cadavere di un giovane morto per overdose; ma le cose non stanno affatto come sembrano...


2- Un facoltoso e irascibile cliente russo del ristorante di Aldo la mattina di Ferragosto viene ritrovato morto avvelenato: impossibile non ficcare il naso per il quartetto del Bar Lume....

3- In attesa del famoso trasferimento punitivo, Rocco Schiavone si accinge a passare l'odiato Ferragosto da solo al commissariato, indagando su una strana rapina in banca avvenuta proprio due giorni prima....

4- Il De Angelis si accinge a passare un solitario Ferragosto a base di vecchi classici del cinema italiano nella casa di ringhiera rimasta vuota, dato che a parte lui tutti gli altri abitanti sono partiti. Non sa che vivrà una strana avventura che gli darà modo anche di usare l'amata BMW...

5- Enzo e Rosa sono in vacanza per una settimana al mare, a Menfi, quando la loro serenità viene turbata da un'improvvisa esplosione in cui muoiono due cani randagi....

6- Petra Delicado e Fermin Garzon devono aiutare il collega Carreras, accusato di avere ucciso la moglie...


Mi sono ormai appassionata a queste piccole raccolte di racconti "in giallo": mi piacciono molto perchè- avendo quasi sempre gli stessi autori- aiutano a ritrovare personaggi e storie che amo tra un libro e l'altro, a volte aggiungendo piccoli tasselli alle loro personali storie.
Non credo di avere molto da dire su Salvo Montalbano: stavolta Camilleri ce lo presenta in una "Notte di Ferragosto" giovanile, ancora  nei primi tempi della storia con Livia, in un triste caso di morte (apparentemente) per overdose, dove dovrà chinare il capo davanti a poteri più alti anche se in nome della giustizia.
Tra gli altri miei preferiti ritroviamo Rocco Schiavone sempre scazzato, sempre brusco ma con un'inedita scena dove piange l'amata Marina; il quartetto dei vecchietti del Bar Lume, che arrivano qausi a commettere loro stessi un reato cacciando nei guai il povero Massimo che come sempre sarà tirato per i capelli  dentro una storia "gialla" accaduta nel ristorante di Aldo; ed infine gli abitante della "casa di Ringhiera" di Francesco Recami, o meglio solo uno di loro, il Luis De Angelis, che rimasto completamente solo con l'intero cortile a disposizione, vivrà una pazza avventura ferragostana che non solo gli darà modo di compiere una buona azione, ma che (a sua insaputa) gli frutterà un bel gruzzolo.
Carini anche i racconti sull'ex elettrotecnico reciclatosi investigatore privato Enzo Baiamonte, e sugli spagnoli Petra e Fermin, anche se come già nelle altre raccolte li ho trovati meno coinvolgenti degli altri: in particolare però l'ultimo stavolta è pieno di passione e sentimento, come a contrastare la calma piatta del Ferragosto in una città semideserta.
Se si vuole un Ferragosto alternativo....;)

giovedì 11 agosto 2016

Appunti di un venditore di donne, di Giorgio Faletti




Anno di pubblicazione: 2010

Ambientazione: Milano, 1978



Bravo vive a Milano e si guadagna da vivere facendo il magnaccia per quello che oggi si chiamano "escort"; causa anche una pesante menomazione (è stato evirato anni prima) vive praticamente di notte, girando tutti i locali più noti e  frequentando la malavita senza invischiarsi troppo. I suoi rapporti si riducono all'amicizia con Daytona, altro pregiudicato, e con Lucio, il vicino di casa cieco.
Il vuoto della sua vita sembra riempirsi quando incontra Carla, una bella ragazza che stufa del suo lavoro malpagato gli chiede di farla entrare nel suo giro....





Dopo il bellissimo "Io uccido" gli altri due romanzi di Giorgio Faletti mi avevano deluso: troppo "americanizzati", troppo evidentemente scritto con un impianto da serie tv americana per essere del tutto credibili. In particolare, "Fuori da un evidente destino" non avevo nemmeno finito di leggerlo.
Per fortuna lo scrittore decise di tornare sui suoi passi e narrare di una realtà a lui più vicina: perchè la Milano narrata in questo romanzo è quella dei locali di cabaret dove il compianto attore e molti altri iniziarono la loro carriera, appena prima che si trasformasse nella famosa "Milano da bere" degli anni '80, di cui comunque c'era già un sentore molto forte. E' anche la Milano teatro delle imprese della banda della Comasina del temibile Vallanzasca e di Francis Turatello
Ecco quindi un mondo che vive di notte, e non sempre- letteralmente- alla luce del sole: non solo i locali con i cabarettisti, ma anche i malavitosi che fanno fortuna con il gioco d'azzardo, le squillo di lusso, i locali alla moda. Ma anche, un mondo in subbuglio, che sta cambiando alla svelta e in modo violento: da anni il terrorismo miete le sue vittime, e da poche settimane Aldo Moro è stato rapito dalle Brigate Rosse.
In tutto questo caos si muove il protagonista Bravo (solo alla fine scopriremo il suo vero nome), un uomo che vive facendo un "mestiere" poco simpatico ma che lui, perlomeno, svolge con una certa etica: il venditore di donne. Bravo non costringe, non picchia, non minaccia: le ragazze che lavorano per lui scelgono liberamente di prostituirsi, sono loro ad avvicinarlo e chiedergli di farle lavorare. Certo la professione è quella che è, il giudizio morale non cambia, ma capiamo subito che questo tipo di rapporto è anche una compensazione alla propria mutilazione, che lo ha praticamente mutilato anche come vita sociale e rapporti col mondo esterno: egli infatti non può più avere  rapporti normali con gli altri, nemmeno di lavoro o di amicizia. Per lui la vita si riduce tutta al piccolo appartamento in cui dorme durante il giorno e alle strade della città, amata ma al contempo vissuta solo di sfuggita di notte. Sembrerebbe un uomo senza emozioni, lucido, freddo, distante, non buono e non cattivo. Gli unici due amici che ha sono Daytona, un delinquente di terza categoria più macchietta che altro, e Lucio, il vicino cieco formidabile chitarrista con cui condivide la passione per la crittografia.
Con l'entrata in scena della bellissima Carla i già fragili equilibri si rompono: la sua presenza risvelgia nel protagonista la speranza che la vita possa riservare ancora qualcosa anche a lui. Purtroppo proseguendo con la storia capiamo che egli è solo uan pedina scelta (a sua insaputa) da altri più potenti, più crudeli, una pedina sacrificabile per scopi ritenuti "più alti" (e come sempre in questi casi, non specificati). Alla fine in questo romanzo nessuno è quello che sembra e anzi, quelli che sembrano buoni alla fine si riveleranno il peggio della società, mentre Bravo si scoprirà molto migliore di quanto egli stesso credeva.
Alla fine tutto cadrà in niente, come sempre n questi casi, lasciando uan sensazione di vuoto e disgusto per tutti i crimini commessi e le vite spezzate per nulla.
Seppure con qualche buco qua e là il romanzo fila e si lascia leggere, nonostante appaia poco credibile- sopratutto in determinati momenti- che tutti i personaggi sappiano sempre esattamente ciò che devono fare. Ma rispetto ai precedenti è un grande passo avanti....o forse, un ritorno a migliori origini.




domenica 7 agosto 2016

E la chiamano estate....

Anche questa estate 2016 sta trascorrendo come tutte le altre: noiosa, monotona, insignificante....tanta, tanta solitudine.
Nulla di nuovo eh! Le mie estati non sono mai state un granchè, dall'infanzia in poi.
Nemmeno quando vivevo quella che dovrebbe essere "l'età più bella".
Da adolescente, le mie estati erano allietate da cinema, libri e tantissima musica: ricordo pomeriggi interi passati a guardare i grandi classici del cinema, sopratutto italiano, o i cosiddetti "filmetti estivi", o i "teen movie" americani degli anni '80 ("Bella in rosa", "Un compleanno da ricordare" e altri), leggendo libri che mi sono rimasti nel cuore e ascoltando tantissima musica, non solo i Beatles ma anche le hit dell'estate.
I miei amici si chiamavano Totò. Sofia Loren, Marcello Mastroianni, Alberto Sordi, Monica Vitti, Gianni Morandi, Little Tony, Franca Valeri,Maurizio Arena, Renato Salvatori, Marisa Allasio, Gina Lollobrigida, Cosimo Piovasco di Rondò, Viola, Rossella O'Hara e Melania, Don Camillo e Peppone, Jean Valjean, Cosette, Eponine....sì, avevo anche delle amiche vere, quattro per la precisione: ma causa un mix di mancanza di soldi, regole cretine e mancanza di mezzi propri non ci vedevamo molto, e quel poco...per poco tempo: giusto una passeggiatina ogni tanto in centro. Oltretutto loro andavano puntualmente in vacanza, io quasi mai, quindi....
E le serate passate in compagnia del Festivalbar?!
Nonostante tutto, avevo dalla mia la giovane età e l'ottimismo: sì, per ora era così, ma ero sicura che "da grande" tutto sarebbe cambiato: avrei avuto estati piene di amici, risate, sole e mare, balli, feste sulla spiaggia, gite, grigliate....sopratutto persone che mi volevano bene e mi apprezzavano. Anche perchè ovviamente sarei diventata bella e magra. tutto quello che avevano comunque molti già alla mia età.
Mi sarebbe piaciuto trovare qualche lavoretto, tanto per passare il tempo e guadagnare qualcosa: alcune mie compagne d'estat lavoravano nelle fabbriche dei loro paesi. Ma i miei genitori erano contrari e quindi nisba.
Mi sfogavo scrivendo tantissimo, racconti e pensieri:e nei racconti c'erano sempre famiglie affettuose, fratelli e sorelle molto legati, sopratutto c'era sempre l'amore.

L'ultima estate davvero bella che posso ricordare è stata quella della mia maturità, il 1998: quell'anno ero dimagrita dieci kg, avevo cambiato look, e nonostante mi aspettasse l'anno integrativo (scuola solo il pomeriggio) sentivo che ormai c'ero quasi: la mia nuova vita stava per iniziare, era già avviata! L'estate fu tranquilla e serena anche per via di questa consapevolezza.




I motivi per cui le mie "grandi speranze" non si sono mai avverate, sono qui troppo lunghi per raccontarli. Le mi estati "da adulta" sono rimaste quasi come quelle raccontate: al massimo, se ci poteva essere o meno una vacanza, dipendeva ovviamente se avevo lavorato abbastanza per potermelo permettere...la mia prima vacanza da sola l'ho fatta a 24 anni!!!!

Con gli anni però è diminuito- fin quasi a sparire- l'ottimismo e la speranza per una vita come al volevo io: le poche vacanze e viaggi che ho fatto li ho fatti da sola,per vari motivi sia economici che sociali; uscite sempre poche, anche di sera, a meno  di non andare da sola ovviamente.  Cosa che faccio da sempre, ma che adesso comincia a pesarmi tanto, perchè nel mio caso non è più sinonimo di indipendenza ma di solitudine.
Per me- che comunque ho pochi amici, pochi ma li ho- niente gite,niente grigliate, niente fuochi d'artificio il 10 agosto, niente balli, niente feste sulla spiaggia...tanta solitudine, alleviata (sempre meno con il passare del tempo) sempre e solo dai miei amici libri.
Ho due immagini fisse della mia adolescenza: la prima è di me , seduta alla portafinestra della mia camera di pomeriggio a leggere e di sera ascoltando musica col walkman, che spesso guardo il resto del mondo che vedo fuori, sognando di farne parte; ora sono ancora cosi, ma con al consapevolezza che quel sogno, come tutti gli altri è fallito. E quindi anche una giornata di sole non riesco più a vederla con gli stessi occhi. 
L'altra immagine è simile alla precedente: in quegli anni di fronte a casa mia aveva aperto una piccola gelateria con due panchine fuori. Spesso la sera vi si riuniva un gruppo di ragazzi della mia età, che rimanevano li tutto il tempo a chiacchierare e ridere; io- sempre seduta alla famosa portafinestra- li guardavo curiosa e invidiosa: rappresentavano tutto quello che in quel periodo sognavo per me. Come avrei voluto essere una di loro! 
Ora che sono adulta,dallo stessa finestra guardo la sera e vedo il negozio di kebab; non ricordo più nemmeno i volti di quei ragazzi (che del resto non è che vedessi benissimo), ma ogni  volta che guardo li mi chiedo dove saranno, cosa sono diventati, se sono ancora amici...sopratutto, se hanno una vita migliore della mia.Dentro di me, sono tra le persone a cui più ho augurato una buona vita. 
Non è buffo?

giovedì 4 agosto 2016

Libri &.....

Versione letteraria VERSUS versione cinematografica della vita e delle opere di Giacomo Leopardi.
Nella fattispecie, il volume ritratto è un'edizione dei "Meridiani Mondadori" e contiene poesie, prose e lo "Zibaldone". Volume bellissimo e molto accurato sia esteticamente che nel contenuto, con tutte le note necessarie a spiegare la poetica leopardiana.
Il Dvd invece è quello del film "Il giovane favoloso", con Elio Germano nei panni del poeta recanatese e Massimo Popolizio in quelli del padre Monaldo. La locandina del film non l'ho mai capita...e sinceramente nemmeno mi piace; al contrario il film è bellissimo e rispecchia molto bene l'anima tormentata e infelice del povero Giacomo.
Ovviamente entrambe non sono il massimo della felicità....