sabato 18 giugno 2016

Le Beatrici, di Stefano Benni



Anno di pubblicazione: 2011


Ambientazione: Vari luoghi ed epoche.


Otto monologhi al femminile, otto donne diverse per carattere e storia: Beatrice Portinari, una manager con la passione per strane ricette, una ragazzina sciroccata, un'anziana donna che vive di ricordi, una donna in attesa, una suora "sui generis", una donna licantropo, ma anche un vecchietto solo che vuole volare via....





Un testo teatrale molto carino e originale, con punte di grande intensità: il riferimento femminista è chiaro ma- a parte qualche frecciatina politica alla situazione dell'anno in cui è stato scritto- non si trovano teorie, slogan o propagande di alcun tipo. Solo, storie di donne, di sentimenti e sensazioni che diventano anche universali,
La prima, e la più famosa, è Beatrice, la donna "angelicata" per eccellenza...così almeno abbiamo imparato a conoscerla, raccontata da Dante Alighieri. E invece no, qui scopriamo che Beatrice è una giovane di 19 anni che sbuffa impaziente, visto che nel 1284 a quell'età "si è in anticamera di zitella", e che oltretutto deve star lì ad aspettare quel Canappione di Dante, che oltre a non essere bello pare avere molti altri difetti: è sempre in lite con tutti, non sa darsi una mossa se non con versi improponibili e addirittura controproducenti (il famoso "tanto gentile e tanto onesta pare"), e sopratutto pretenderebbe da lei comportamento modesto e angelico.....mentre Beatrice, giustamente, è giovane e vuole sentirsi giovane e libera, e magari vuole pure scegliere di chi innamorarsi. Un monologo questo molto divertente e che tratteggia bene in poche pagine la personalità spiritosa e vivace di questa inedita Beatrice.
L'altro monologo che mi è piaciuto di più assieme a Beatrice è quello- di registro totalmente diverso, malinconico e drammatico- della "Vecchiaccia": un'anziana donna in una casa di riposo alla fine dei suoi giorni, che non si riconosce più in quel corpo brutto, grinzoso, puzzolente, tenuto in vita solo dalle medicine; lei non è così, lei è ancora la ragazza con i capelli lunghi neri che nuotava nel mare e correva in bici in campagna, la ragazza che faceva l'amore nel granaio con Vincenzo. La bambina che non poteva soffrire la vecchia zia pustolosa che doveva accudire, senza pensare che un giorno sarebbe diventata come lei; lei stessa si definisce "vecchiaccia" e pensa che le vecchiacce non debbano vivere visto che la loro è una non- vita: doveva vivere Vincenzo, ucciso dai fascisti a 18 anni, doveva vivere la sorellina morta di malattia a sei anni. Per lei la vita sono solo i suoi ricordi, si ricorda di essere esistita solo quando pensa a quelli e vive di quelli....e anche guardando i bambini che vanno a scuola che per lei rappresentano la vita che deve ancora vivere. Un monologo lungo e davvero molto toccante, scritto con grande sensibilità.
Per il resto abbiamo la mocciosa, una ragazzina talmente vuota che per lei un evento tragico rappresenta l'occasione per farsi riprendere dalla tv, la  presidentessa  , un'orribile manager di una megaditta per cui gli operai sono solo fastidin e che alla fine rivela il suo essere per come quelli come lei vengono percepiti dalla gente...e altre figure di donne, a loro modo allegre, malinconiche, speranzose e tutte profondamente vere.
I monologhi sono intervallati da divertenti poesie e canzoni ironiche, uan delle quali dedicata a Fabrizio De Andrè.

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