domenica 12 giugno 2016

La scomparsa di Patò, di Andrea Camilleri





Anno di pubblicazione:2000

Ambientazione: Vigata, 1890





Il 21 marzo 1890, durante la rappresentazione del "Mortorio" (overo, della Passione di Cristo) il ragioniere Antonio Patò, che interpreta da anni la parte di Giuda, sparisce misteriosamente dopo essere caduto nell'apposita botola dopo la scena del suicidio.
Non vi è alcuna traccia di lui, dato che anche nei camerini riservati agli attori non si trovano i suoi abiti, sembra letteralmente svanito nel nulla; la moglie Elisabetta denuncia perciò la scomparsa del marito alla Pubblica Sicurezza. Suo fratello Arnoldo però, essendo Capitano del Regio Esercito, si fida più dei militari e quindi sporge la stessa denuncia ai Carabinieri. Il maresciallo Giummaro e il delegato Bellavia si trovano quindi a indagare fianco a fianco per la stessa scomparsa....




Rispolverato di recente anche a causa della vista dell'omonimo film uscito l'anno scorso, è uno dei primi romanzi appartenenti alla serie "non di Vigata".
Come spiega l'autore nelle note finali, il fatto accadde veramente, e fu citato la prima volta dal Leonardo Sciascia nel romanzo "A ciascuno il suo". Il ragioniere Patò non fu mai più ritrovato e non se ne seppe più nulla, il  fatto divenne un proverbio per indicare l'inattesa scomparsa di persone o cose
Camilleri parte da questo breve accenno per costruire un giallo storico interamente narrato in forma epistolare dai vari personaggi, oppure sotto forma di rapporti dei carabinieri e articoli di giornale dell'epoca. Un misto di stili che lascia perdere per una volta il siciliano, e che può risultare irritante per alcuni, ma che a me personalmente non solo non ha inficiato la lettura ma anzi, penso che abbia aggiunto del comico alla vena gialla della storia.
Il romanzo inizia in maniera suggestiva: è in atto la rappresentazione del "Mortorio" del   , e si è arrivati  alla scena del suicidio di Giuda che impiccatosi ad un albero precipita nella fiamme dell'infermo; Giuda è interpretato da anni dal ragioniere Antonio Patò che, come da copione, precipita sotto il palco attraverso una botola. Peccato che nessuno lo rivede più.
E anche dopo qualche giorno  non ci sono sue tracce: che fare? La preoccupata moglie Elisabetta, che pensa che il marito abbia battuto il capo nella caduta perdendo la memoria e ora stia vagando per le campagne di Vigata, denuncia la scomparsa alla Pubblica Sicurezza in contemporanea però con il fratello Arnoldo che la denuncia ai Carabinieri; i due corpi rivali, impersonati dal delegato Bellavia e dal maresciallo Giummaro, sono così costretti a mettere da parte le rispettive ostilità e a collaborare, ascoltando testimoni e trovando prove, mentre dall'alto lo zio dello scomparso Patò, amico di gente importante, preme dietro ricompensa di avanzamenti di carriera.
Una storia divertente ma anche intrigante, in cui tutti trovato parola, anche i contadini analfabeti visto che le loro testimoniazne sono riportate- parola per parola, spesso con effetti comici- nei rapporti delle forze dell'ordine; abbiamo così un coro di voci narranti che pian piano aggiungono un tassello alla volta alla storia, portando a una conclusione tutto sommato banale ma alla quale si arriva passo passo quasi coinvolti dalle varie ipotesi, di cui nessuna viene scartata (a parte quella, assolutamente fantasiosa, dell'astrologo inglese Alistair , che ipotizza la caduta di Patò in un arco temporale che l'avrebbe portato a viaggiare nel tempo attraversando varie epoche) e che permettono al lettore di interrogarsi e fare ipotesi a sua volta.
Un giallo un po' "sui generis" ma molto gradevole, come sempre quando si parla di Camilleri.





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