giovedì 30 giugno 2016

Ciò che inferno non è, di Alessandro D'avenia



Anno di pubblicazione: 2013

Ambientazione: Palermo, 1993




Federico, 17enne studente del liceo classico, rinuncia ad una vacanza studio in Inghilterra per accogliere l'invito del suo insegnante di religione, Don Pino Puglisi, a dargli una mano nella parrocchia del quartiere Brancaccio, dove il parroco coraggiosamente ogni giorno combatte contro la mafia e il disinteresse delle istituzioni per aiutare gli abitanti e i n particolare per allontanare bambini e ragazzi dalla strada, dando loro una diversa prospettiva di vita.
Nel quartiere più povero della città convivono in situazioni di estremo degrado sia persone oneste che mafiosi e delinquenti; a questi ultimi ovviamente le attività di Don Pino non piacciono....




Dopo la non soddisfacente esperienza precedente con D'Avenia (e sopratutto dopo aver appreso la squallida storia che sta dietro il suo bes seller "bianca come il latte, rossa come il sangue") avevo deciso di lasciare perdere questo autore. Sopratutto perchè Don Puglisi è una figura per cui ho sempre provato una grande ammirazione, e quindi avevo molti dubbi su come D'Avenia avrebbe ritratto il personaggio nel suo romanzo, temevo che ne facesse una specie di "don Camillo" serio (il dubbio era lecito con un simile autore).
Poi però la curiosità ha avuto il sopravvento; devo dire che, se lo stile dell'autore ha confermato la precedente opinione che avevo di lui (troppo verboso e sbrodolone, per dire un concetto di due frasi impiega due pagine), per fortuna la figura di Don Pino è stata rispettata.
Per un po' la storia corre su due binari paralleli: da una parte Federico e i suoi amici, studenti che festeggiano la fine della scuola e vedono davanti a sè un'estate di divertimenti, vacanze, viaggi, giochi e balli, come è giusto alla loro età. Ragazzi della Palermo-bene, o comunque figli di famiglie senza particolari problemi, famiglie affettuose che ai figli non hanno fatto mancare nulla ; ragazzi che di Brtanciaccio, nonostante sia un quartiere della loro città, hanno solo sentito parlare male.
Dall'altra, gli abitanti di Brancaccio, quartiere che sembra un'altro mondo anche rispetto alla città di Palermo: un quartiere abbandonato da tutti, in cui la gente "normale" se possibile evita perfino di passare, un posto dove non ci sono nemmeno le scuole e le fognature funzionanti; dove i bambini giocano per strada spesso abbandonati a sè stessi e quindi facile preda dei mafiosi che cominciano a usarli per furtarelli o altro, instradandoli così verso la strada del crimine. Un posto dove la gente onesta vive tra paura e speranza per i propri figli di andarsene ed avere un futuro migliore.
Don Pino, che in quel quartiere è nato e cresciuto e ne conosce bene le dinamiche sociali, non intende convertire i criminali adulti- ai quali chiede solo di non agire nell'ombra ma di uscire e affrontarlo allo scoperto- ma vuole togliere i bambini dalla strada, dare loro una speranza e ai ragazzi un'opportunità di vivere la vita onestamente; vuole inoltre che gli abitanti del quartiere abbiano ciò che gli spetta di diritto come cittadini ed essere umani. 
Nonostante alcune esperienze inizialmente negative, Federico rimarrà colpito dalla forza di Don Pino  dall'umanità che gli gravita attorno, e decide (complice anche la presenza di Lucia, una giovane animatrice) di dare una mano, esperienza che alla fine sarà sicuramente più proficua e formatica del viaggio a Londra che aveva programmato. In fondo, come dice lui stesso, a che serve andare a conoscere un'altro paese e un'altra cultura quando non si conosce nemmeno la propria città?
La storia si svolge in un susseguirsi di personaggi: c'è Dario, il bambino vittima dei pedofili, Maria, la giovane ragazza madre costretta a prostituirsi sotto controllo dei mafiosi, Serena, l'amica di Lucia figlia di un commerciante di mobili che deve pagare il pizzo, Il Cacciatore, che è contemporaneamente padre e marito amorevole e mafioso spietato, Nuccio che invece nonostante la giovane età è già un "picciotto" senza anima....tutti personaggi che colpiscono il lettore, e di cui inevitabilmente si finisce per chiedersi come sarebbe stata la loro vita se non ci fosse stato quel maledetto 15 settembre 1993. Su tutti però si staglia Don Pino, figura luminosa ma molto umana, non un santino, ma un uomo forte con i suoi dubbi, i suoi attimi di debolezza e sopratutto l'estrema solitudine in cui è stato lasciato da chi avrebbe dovuto aiutarlo e proteggerlo (sorprendentemente, questo lato viene reso molto bene dal D'Avenia).
Se può servire  a far conoscere la figura e l'opera di Don Puglisi, ben venga pure questo....

sabato 18 giugno 2016

Le Beatrici, di Stefano Benni



Anno di pubblicazione: 2011


Ambientazione: Vari luoghi ed epoche.


Otto monologhi al femminile, otto donne diverse per carattere e storia: Beatrice Portinari, una manager con la passione per strane ricette, una ragazzina sciroccata, un'anziana donna che vive di ricordi, una donna in attesa, una suora "sui generis", una donna licantropo, ma anche un vecchietto solo che vuole volare via....





Un testo teatrale molto carino e originale, con punte di grande intensità: il riferimento femminista è chiaro ma- a parte qualche frecciatina politica alla situazione dell'anno in cui è stato scritto- non si trovano teorie, slogan o propagande di alcun tipo. Solo, storie di donne, di sentimenti e sensazioni che diventano anche universali,
La prima, e la più famosa, è Beatrice, la donna "angelicata" per eccellenza...così almeno abbiamo imparato a conoscerla, raccontata da Dante Alighieri. E invece no, qui scopriamo che Beatrice è una giovane di 19 anni che sbuffa impaziente, visto che nel 1284 a quell'età "si è in anticamera di zitella", e che oltretutto deve star lì ad aspettare quel Canappione di Dante, che oltre a non essere bello pare avere molti altri difetti: è sempre in lite con tutti, non sa darsi una mossa se non con versi improponibili e addirittura controproducenti (il famoso "tanto gentile e tanto onesta pare"), e sopratutto pretenderebbe da lei comportamento modesto e angelico.....mentre Beatrice, giustamente, è giovane e vuole sentirsi giovane e libera, e magari vuole pure scegliere di chi innamorarsi. Un monologo questo molto divertente e che tratteggia bene in poche pagine la personalità spiritosa e vivace di questa inedita Beatrice.
L'altro monologo che mi è piaciuto di più assieme a Beatrice è quello- di registro totalmente diverso, malinconico e drammatico- della "Vecchiaccia": un'anziana donna in una casa di riposo alla fine dei suoi giorni, che non si riconosce più in quel corpo brutto, grinzoso, puzzolente, tenuto in vita solo dalle medicine; lei non è così, lei è ancora la ragazza con i capelli lunghi neri che nuotava nel mare e correva in bici in campagna, la ragazza che faceva l'amore nel granaio con Vincenzo. La bambina che non poteva soffrire la vecchia zia pustolosa che doveva accudire, senza pensare che un giorno sarebbe diventata come lei; lei stessa si definisce "vecchiaccia" e pensa che le vecchiacce non debbano vivere visto che la loro è una non- vita: doveva vivere Vincenzo, ucciso dai fascisti a 18 anni, doveva vivere la sorellina morta di malattia a sei anni. Per lei la vita sono solo i suoi ricordi, si ricorda di essere esistita solo quando pensa a quelli e vive di quelli....e anche guardando i bambini che vanno a scuola che per lei rappresentano la vita che deve ancora vivere. Un monologo lungo e davvero molto toccante, scritto con grande sensibilità.
Per il resto abbiamo la mocciosa, una ragazzina talmente vuota che per lei un evento tragico rappresenta l'occasione per farsi riprendere dalla tv, la  presidentessa  , un'orribile manager di una megaditta per cui gli operai sono solo fastidin e che alla fine rivela il suo essere per come quelli come lei vengono percepiti dalla gente...e altre figure di donne, a loro modo allegre, malinconiche, speranzose e tutte profondamente vere.
I monologhi sono intervallati da divertenti poesie e canzoni ironiche, uan delle quali dedicata a Fabrizio De Andrè.

giovedì 16 giugno 2016

Citazione

"Se mi chiedete quanti anni ho vi rispondo: che cosa ve ne frega. Mica diventate più giovani a chiedermelo e io neanche, a rispondervi.
Io non ho età, sono come la mia dentiera, rido e digrigno in un corpo che non è il mio, che è troppo diverso dalla mia anima, la mia anima non fa questa puzza, sa di mare la mia anima.
Il tempo però passa. Come passa?Non lo so"


da "Le Beatrici", di Stefano Benni

domenica 12 giugno 2016

La scomparsa di Patò, di Andrea Camilleri





Anno di pubblicazione:2000

Ambientazione: Vigata, 1890





Il 21 marzo 1890, durante la rappresentazione del "Mortorio" (overo, della Passione di Cristo) il ragioniere Antonio Patò, che interpreta da anni la parte di Giuda, sparisce misteriosamente dopo essere caduto nell'apposita botola dopo la scena del suicidio.
Non vi è alcuna traccia di lui, dato che anche nei camerini riservati agli attori non si trovano i suoi abiti, sembra letteralmente svanito nel nulla; la moglie Elisabetta denuncia perciò la scomparsa del marito alla Pubblica Sicurezza. Suo fratello Arnoldo però, essendo Capitano del Regio Esercito, si fida più dei militari e quindi sporge la stessa denuncia ai Carabinieri. Il maresciallo Giummaro e il delegato Bellavia si trovano quindi a indagare fianco a fianco per la stessa scomparsa....




Rispolverato di recente anche a causa della vista dell'omonimo film uscito l'anno scorso, è uno dei primi romanzi appartenenti alla serie "non di Vigata".
Come spiega l'autore nelle note finali, il fatto accadde veramente, e fu citato la prima volta dal Leonardo Sciascia nel romanzo "A ciascuno il suo". Il ragioniere Patò non fu mai più ritrovato e non se ne seppe più nulla, il  fatto divenne un proverbio per indicare l'inattesa scomparsa di persone o cose
Camilleri parte da questo breve accenno per costruire un giallo storico interamente narrato in forma epistolare dai vari personaggi, oppure sotto forma di rapporti dei carabinieri e articoli di giornale dell'epoca. Un misto di stili che lascia perdere per una volta il siciliano, e che può risultare irritante per alcuni, ma che a me personalmente non solo non ha inficiato la lettura ma anzi, penso che abbia aggiunto del comico alla vena gialla della storia.
Il romanzo inizia in maniera suggestiva: è in atto la rappresentazione del "Mortorio" del   , e si è arrivati  alla scena del suicidio di Giuda che impiccatosi ad un albero precipita nella fiamme dell'infermo; Giuda è interpretato da anni dal ragioniere Antonio Patò che, come da copione, precipita sotto il palco attraverso una botola. Peccato che nessuno lo rivede più.
E anche dopo qualche giorno  non ci sono sue tracce: che fare? La preoccupata moglie Elisabetta, che pensa che il marito abbia battuto il capo nella caduta perdendo la memoria e ora stia vagando per le campagne di Vigata, denuncia la scomparsa alla Pubblica Sicurezza in contemporanea però con il fratello Arnoldo che la denuncia ai Carabinieri; i due corpi rivali, impersonati dal delegato Bellavia e dal maresciallo Giummaro, sono così costretti a mettere da parte le rispettive ostilità e a collaborare, ascoltando testimoni e trovando prove, mentre dall'alto lo zio dello scomparso Patò, amico di gente importante, preme dietro ricompensa di avanzamenti di carriera.
Una storia divertente ma anche intrigante, in cui tutti trovato parola, anche i contadini analfabeti visto che le loro testimoniazne sono riportate- parola per parola, spesso con effetti comici- nei rapporti delle forze dell'ordine; abbiamo così un coro di voci narranti che pian piano aggiungono un tassello alla volta alla storia, portando a una conclusione tutto sommato banale ma alla quale si arriva passo passo quasi coinvolti dalle varie ipotesi, di cui nessuna viene scartata (a parte quella, assolutamente fantasiosa, dell'astrologo inglese Alistair , che ipotizza la caduta di Patò in un arco temporale che l'avrebbe portato a viaggiare nel tempo attraversando varie epoche) e che permettono al lettore di interrogarsi e fare ipotesi a sua volta.
Un giallo un po' "sui generis" ma molto gradevole, come sempre quando si parla di Camilleri.





venerdì 3 giugno 2016

Colazione da Tiffany Trott, di Isabel Wolff



Titolo originale: The trials of Tiffany Trott

Anno di pubblicazione: 2001

Ambientazione: Londra 2001


La 37enne Tiffany Trott  la sera del suo compleanno viene mollata dall'ennesimo fidanzato. Ciò la fa cadere in uno stato di grande agitazione: alla sau età mai avrebbe immaginato di essere ancora single, visto che sognava una famiglia. Nonostante senta il tempo che passa, non si arrende e si mette con impegno alla ricerca dell'Uomo Giusto, collezionando solo una serie di incontri fallimentari....






Già  un titolo italiano che punta sulla  comunanza tra il nome della protagonista e quello del ceelbre romanzo di Truman Capote avrebbe dovuto insospettirmi sulla qualità del libro; ma lo avevo in lista da anni e così alla fin fine ho deciso di leggerlo.
Pollice verso: una storia banale  e sciocca, con personaggi banali e sciocchi e trovate stra-viste in questo tipo di storie. Lo ammetto, come lettrice parto dal un punto in comune con la protagonista: nemmeno io avrei mai pensato di arrivare a 37 anni single, visto che il mio desiderio era quello di avere una famiglia e dei figli.  So che dire queste cose al giorno d'oggi è considerato demodè, antifemminista e quant'altro, però per me è così.
Capisco quindi la delusione di Tiffany per storie andate male che le hanno fatto perdere tempo, e l'ansia e lo scoraggiamento che. in casi reali- nascondono spesso un profondo dolore che sarebbe carino non banalizzare; ma veramente non si può sentire che una esca con chiunque purchessia, anche con gente che già al primo incontro gli fa schifo, senza contare che alla fine trova il "vero amore" (?????) in un tizio che in una situazione di normalità avrebbe tutte le carte in regola per essere al contrario schifato (come in effetti, Tiffany fa inizialmente): sposato, la contatta per cercare un'amante perchè non ha alcuna intenzione di divorziare dalla ricca moglie che ha sposato solo per soldi; facendosi oltretutto alibi della figlia adolescente, asserendo che vuole darle l'esempio di famiglia amorevole e sicura di cui i ragazzi hanno bisogno (fa niente se poi è tutta una finta e di nascosto il padre ha la mantenuta....)!
Per non parlare del corollario di amiche single rese isteriche dallo stesso problema, con (ciliegina sulla torta) quella che si fa mettere incinta da uno- senza dirgli nulla ovivamente! perchè ha già 38 anni e non può aspettare oltre!
La totale Caporetto si evita un pochino nel finale...giusto quel pochino che non serve a salvare il libro.
Al limite, unico motivo di interesse può essere ripercorrere come si svolgevano certe cose nell'epoca pre internet (Esisteva già ma non era così diffuso ancora): agenzie matrimoniali, lettere e biglietti scritte a mano...in effetti di queste cose ho un po' nostalgia.
Per il resto....già detto tutto!