sabato 30 aprile 2016

Ipocrisia portami via

Nelle scorse settimane la libreria di Trani "Luna di sabbia" ha fatto molto parlare di sè affiggendo alle proprie vetrine un cartello con scritto "Qui non si ordina nè si vende il libro di Riina jr!". Cosa non proprio nuova visto che già nel     una libreria di     aveva avuto la stessa idea, quella volta boicottando il libro di     Schettino. 
Entrambe le volte sono stati molti i librai che li hanno imitati, in tutta Italia.
Ho sempre sostenuto questo tipo di iniziative perchè trovo deplorevole (per essere educata) che gente responsabile di reati così gravi possa farsi pubblicità scrivendo un libro; già tollero poco quello di Fabrizio Corona o di Raffaele Sollecito, ma perlomeno il primo non ha ucciso nessuno mentre il secondo per la legge è stato riconosciuto non colpevole, e quindi per quanto poca simpatia provi per lui, non è del tutto corretto classificarlo come assassino.
E difatti anche stavolta avevo valutato positivamente la notizia di questa libreria, sponsorizzandola (nel mio piccolo è quello che posso fare) sulla mia pagina FB.
Stamattina però vengo a conoscenza del fatto che il 16 aprile la stessa libreria ha ospitato, nell'ambito di una serie di incontri con scrittori contemporanei, la terrorista Barbara Balzerani. 
Vale la pena ricordare un attimo il curriculum VERO della tizia in questione: terrorista delle Br dal 1975, ha partecipato tra le altre cose alla strage di via Fani e relativo sequestro Moro (sei vittime) e all'omicidio del sindaco di Firenze Lando Conti (da lei rivendicato dal carcere), è stata condannata a tre ergastoli e - nonostante non sia sia mai pentita nè dissociata- è uscita di galera dopo soli 21 anni.
Dico "Curriculum VERO" perchè di solito nelle presentazioni e nelle quarte di copertina dei suoi libri viene presentata così: "Barbara Balzerani nei primi anni Settanta milita in Potere operaio, poi nelle Brigate rosse, con incarichi nella sua direzione strategica. Al termine di una lunga latitanza viene arrestata e sconta venticinque anni di carcere". La testata online "TRani Live" la definisce "una donna, una militante, una scrittrice, una che s’è macchiata di azioni estreme ma contestuali al periodo storico che viveva". 
Capito?
Una "militante", non una TERRORISTA; una "che si è macchiata di azione estreme", non un'ASSASSINA. Eh sì, perchè le cose vanno chiamate con il loro nome. Le parole sono importanti.
Sono rimasta veramente disgustata dalla cosa, in particolare dall'ipocrisia italica di questo tipo di scelta: decidi per una questione di moralità e giustizia di non vendere la biografia del n.1 di Cosa Nostra scritta dal figliolo (a sua volta condannato a otto anni per associazione mafiosa)? Però allora per coerenza non ospiti nemmeno una terrorista assassina, che a giudicare dalle informazioni di seconda mano (i suoi libri non li ho mai letti, nè li leggerò in futuro) continua a propinare la storiella che loro sì, avranno anche fatto qualche sbagliettino...ma perlomeno combattevano per  realizzare una società buona e giusta, improntata ai veri valori e ideali di giustizia e fratellanza! Inoltre, pare che ancora oggi nei suoi libri la "signora" affermi di odiare i poliziotti e i giudici in quanto colpevoli- a suo avviso- di averla perseguita e arrestata, al termine di una lunga latitanza. 
Perchè ovviamente la colpa se era latitante e poi è finita in carcere mica era sua...era di quei cattivoni di poliziotti e giudici che chissà perchè avevano preso di mira una brava ragazza innocua come lei.
A questo punto, da un certo punto di vista è meno colpevole Riina jr: lui non ha scelto di nascere in quella famiglia, non ha scelto di essere educato da quei tali genitori: secondo la legge, anche lui ha pagato il suo debito con la giustizia, quindi anche lui è libero di andare dove gli pare e scrivere i libri che vuole.
O tutto ciò deve valere solo per gente come la Balzerani?
La cosa più triste è che, non essendo la cosa passata del tutto inosservata ed avendo suscitato non poche polemiche, i curatori della rassegna hanno ritenuto di dover avvisare la polizia per tenere sotto controllo quei dignitosissimi quattro gatti che si sono permessi - fuori dalla libreria, chè dentro sarebbero stati cacciati a pedate- di contestare la presenza di quella che a quanto pare è obbligatorio considerare come la Elsa Morante del 2106, se non vuoi sentirti subito gridare dietro che sei un fascista/nazista/bigotto/indottrinato/provocatore ecc.
Praticamente la colpa al giorno d'oggi è ricordarsi chi sia questa tizia, sapere che cosa ha fatto; lei può essere libera di dire e fare ciò che le pare, per gli altri invece questo diritto non deve essere riconosciuto. La colpa, al giorno d'oggi, è non fare gli struzzi e non essere asserviti al pensiero unico buonista che sopratutto una certa parte politica vorrebbe imporre, alla faccia della libertà di pensiero e di opinione e del diritto ad esercitare questa libertà.
Mafiosi no, terroristi sì.
Perchè è questo il messaggio che ha trasmesso la libreria in questione, gli organizzatori dell'incontro e tutti coloro che ogni volta calpestano e offendono la memoria delle vittime del terrorismo e dei loro familiari dando visibilità a queste persone.
Non dimentichiamolo mai!

lunedì 18 aprile 2016

Chi ben comincia...

Eccoci all'appuntamento mensile con gli incipit dei romanzi:











"A stimare da come l'alba stava appresentandosi, la iurnata s'annunziava certamente smèusa, fatta cioè ora di botte di sole incaniato, ora di gelidi stizzichii di pioggia, il tutto condito da alzate improvvise di vento. Una di quelle iurnate in cui chi è soggetto al brusco cambiamento di tempo e nel sangue lo patisce, capace che si mette a svariare continuamente e di direzione, come fanno quei pezzi di lattone, tagliati a forma di bannèra o di gallo, che sui tetti ruotano in ogni senso ad ogni minima passata di vento.
Il commissario Salvo Montalbano apparteneva da sempre a quest'infelice categoria umana e la cosa gli era stata trasmessa per parte di matre, che era cagionevole assai e spesso si serrava nella cammara di letto, allo scuro,per il malo di testa, e allora non bisognava fare rumorata casa casa, camminare a pedi leggio. Suo patre invece, timpesta o bonazza, sempre la stessa salute manteneva, timpesta o bonazza, sempre la stessa salute manteneva, sempre del medesimo 'ntifico pìnserò restava"



Da "Il cane di terracotta" di Andrea Camilleri

venerdì 15 aprile 2016

Nina, di Silvia Ballestra



Anno di pubblicazione: 2001

Ambientazione: Bologna/Milano, dai primi anni '90 al 2000



Nina e Bruno si conoscono a Bologna nei primi anni '90: lei è una studentessa universitaria e lui un giornalista alle prime armi. E' subito amore e i due iniziano una storia che andrà avanti, prima a Bologna poi a Milano, dove Bruno viene trasferito. Fino al fatidico momento in cui scoprono che da due diventeranno tre....




Un libro semplice, una storia d'amore uguale a tante altre e forse proprio per questo, speciale a modo suo: quella di Nina e Bruno, due giovani che si conoscono a Bologna, dove lui lavora come critico musicale in un giornale e lei studia all'università. Nel giro di pochissimo cominciano la loro vita in comune, che nadrà avanti nel corso degli anni quando si sposteranno a Milano.
Come da titolo, nonostante la storia sia narrata in terza persona è incentrata per la maggior parte sul personaggio di Nina, sui suoi sentimenti, sogni, fantasie...sopratutto per la parte (praticamente metà libro) del travaglio e parto.
La narrazione è lenta ma non sgradevole, anzi: si intuisce un'estrema sensibilità dell'autrice nei confronti della storia ch ci sta raccontando con punto di vista molto intimista, e ho amato tantissimo alcuni momenti, fra cui quello in cui Nina ricorda le sue estati in campagna da bambina. I questi momenti e in queste descrizioni , è come se l'autrice riuscisse a farci percepire esattamente i colori, le atmosfere, i rumori, talvolta perfino gli odori e le sensazioni provate dalla protagonista, oltre ai pensieri ed ai sentimenti.
Anche le descrizioni delle due città in cui la coppia si trova a vivere Bologna e Milano- rispecchiano tutto ciò: non so se l'autrice vi sia vissuta veramente ma se così fosse non mi stupirei, più che delle descrizioni sono due dichiarazioni d'amore.
Mi sarebbe piaciuto vedere meglio descritti anche i sentimenti di Bruno, ma d'altronde per come è impostato il romanzo non credo fosse possibile.
Quasi una lunga poesia....

martedì 12 aprile 2016

Libri &....


Versione letteraria VS versione cinematografica di "Cime tempestose" di Emily Bronte.
Graficamente parlando, ottime tutte e due: quel tipo di edizioni di classici della Newton&Compton mi piacciono molto, semplici ed eleganti, e oltretutto nel caso di questo romanzo mi sembra che l'immagine scelta sia perfetta per rappresentare la storia e la sua protagonista; la copertina del DVD invece, pur non  riproducendo il manifesto classico del film con Laurence Olivier e Merle Oberon, riporta una bella immagine dei due protagonisti, un po' fuorviante rispetto al dramma che racconta la storia ma che comunque non stona.









giovedì 7 aprile 2016

Qualcuno mi aiuta?!

Sulla  Bacheca di Blogger compare da qualche giorno questo inquietante post:








Novità in arrivo alla fine di aprile! 
Tutti i visitatori potranno visualizzare i tuoi blog con dominio Blogspot attraverso una connessione criptata visitando https://<your-blog>.blogspot.com. I link esistenti e le pagine dei blog aggiunte ai Preferiti continueranno a funzionare. Come parte del cambiamento, l'impostazione Disponibilità HTTPS verrà rimossa e i tuoi blog avranno sempre una versione HTTPS.






Qualcuno sa spiegarmi che cosa vuol dire, per cortesia?!



lunedì 4 aprile 2016

L'altra donna del re, di Philippa Gregory


Titolo originale: The other Boleyn girl

Anno di pubblicazione: 2001

Ambientazione: Inghilterra, 1521-1536

Collegamento con altri romanzi: è il  terzo romanzo  della "Saga dei Tudor", composta da:



  • Caterina, la prima moglie
  • L'altra donna del re
  • L'eredità della regina
  • Il giullare della regina
  • L'amante della regina vergine
  • L'altra regina



Nell’Inghilterra del XVI secolo Enrico VIII è ossessionato dal fatto di volere a tutti i costi un erede maschio, che la regina Caterina d’Aragona non riesce a dargli. Sir Thomas Boleyn e il cognato duca di Norfolk decidono di approfittare della situazione per attuare i loro piani per dare lustro e prestigio alla famiglia, facendo in modo che Maria, la figlia minore dei Bolena nonchè damigella della regina, conquisti l'attenzione del sovrano fino a diventarne l'amante. 
La speranza è che Maria dia al sovrano il figlio maschio di cui questi ha bisogno, il che aumenterebbe il potere dei Bolena a corte.
Ma la giovane, oltre a essere realmente innamorata del sovrano, è totalmente aliena dalla malizia, scaltrezza e ambizione che occorrerebbero per portare avanti un piano ben più grosso; doti che invece non mancano a sua sorella Anna.....



Avendo già visto il film, ho voluto tenere per ultimo questo romanzo della serie dedicata dalla Gregory ai Tudor, e da me molto apprezzata.

La voce narrante del romanzo è Maria, sorella minore di Anna: l'altra ragazza Bolena del titolo, che fu amante di Enrico VIII prima della sorelle e che ebbe da lui due figli.
Il romanzo, profeticamente, inizia con un'esecuzione: quella del duca di Buckingham, amico d'infanzia del re, condannato a morte per aver osato mettere in dubbio la capacità dell'irascibile sovrano di poter avere figli maschi. Maria, tredicenne sposata da poco a William Carey, vi assiste pensando che sia tutta una sceneggiata e che il re voglia solo spaventare l'amico dandogli una lezione per la sua maleducazione: rimane così attonita quando vede ciò che accade.
La giovane è la dama di compagnia della Regina Caterina, e si gode il suo posto a corte mentre la sorella Anna è ancora in Francia; ma quando essa torna in patria, per Maria cominciano grandi cambiamenti. La poverina si ritrova ad essere una pedina in mano del padre e dello zio, che per la loro sete di potere non esitano a gettarla nel letto del re sperando che concepisca il figlio maschio che il sovrano non riesce ad avere dalla moglie: secondo i loro piani in questo modo il nipote potrebbe divenire erede al trono, facendo giungere i Bolena al culmine della potenza. 
In realtà non solo Maria, ma anche Anna e George sono considerati esclusivamente per l'uso che lo zio intende farne per i suoi intrighi: a nessuno di loro è concesso ribellarsi e questo spesso mina i rapporti anche tra fratelli dato che spesso si ritrovano uno contro l'altro oppure isolati. Ed è triste vedere che l'affetto c'è solo tra George e le sorelle prese singolarmente; fra Anna e Maria c'è solo ostilità e rivalità, quando non aperto disprezzo, sopratutto da parte della prima, dato che invece Maria vuole bene alla sorella. La Bolena ed Enrico VIII in questo romanzo sono tratteggiati come la storia ce li ha tramandati: lei arrogante, arrivista e completamente senza scrupoli nel raggiungimento del suo obiettivo, che pagherà cara nel modo che tutti sappiamo; lui il solito burattino irascibile che non si rende conto di essere manovrato da altri e dalla "forca facile". 
Fanno veramente impressione gli adulti del clan Bolena_Howard: freddi e spietati, abbandoneranno i tre ragazzi nel momento del bisogno appena non gli serviranno più.
Alla fine sarà Maria quella a cui va meglio, visto che otterrà tutto ciò che desiderava in realtà: l'amore, i suoi bambini e una tranquilla vita in campagna.
 Come spesso accade, il romanzo ha alcune differenze fondamentali con il film: la Gregory decide di dare credito - nonostante una buona fetta degli storici non sia d'accordo, in quanto non ci sarebbero prove- alla teoria dell'omosessualità di George Bolena, oltre a iniziare quando Maria è già sposata con William Carey e damigella prediletta di Caterina D'aragona.
Nonostante la corposità del romanzo lo stile è scorrevole, molto particolareggiato e descrittivo riguardo ai dettagli della vita di corte.
E ora, non mi rimane che darmi alla "nuova" saga dei Cugini...

sabato 2 aprile 2016

La prospettiva Nevskij, di Franco Battiato

Ecco una canzone che a mio avviso ricorda perfettamente le atmosfere di uno dei miei romanzi preferiti, "Il cavaliere d'inverno", di Paullina Simmons.