giovedì 24 marzo 2016

Pista nera, di Antonio Manzini



Anno di pubblicazione: 2013

Ambientazione: Valle D'Aosta, 2013

Collegamenti con altri romanzi: è il primo romanzo della serie con protagonista Rocco Schiavone, composta da:

- Pista nera (2013);
-La costola di Adamo (2014);
-Non è stagione (2015);
- Era di maggio (2015).



Rocco Schiavone è un vicequestore romano trasferito ad Aosta come punizione per i suoi metodi poco ortodossi. Profondamente romano nell'animo, Rocco non ama la nuova destinazione e lo dimostra in tutti i modi: nonostante il clima si ostina a mettere il loden e le Clarks, con conseguenze prevedibili.
Su una pista da sci nei pressi di Champoluc viene trovato il cadavere di Leone Miccichè, che assieme alla moglie Luisa  gestiva un rifugio in paese; dato che la coppia aveva grossi debiti la pista più probabile sembrerebbe proprio quella....


Il vicequestore Rocco Schiavone è uno di quei poliziotti che farebbero felici i detrattori delle Forze Dell'Ordine: corrotto, sboccato, non esita a usare metodi non proprio canonici se lo ritiene opportuno e interpretare la Legge come gli pare.
Insomma, un personaggio del tutto non politicamente corretto, che presenta però lati talmente umani da rendere impossibile prenderlo in antipatia anche quando siamo palesemente in disaccordo con il suo operato.
Innanzitutto il misterioso rapporto con l'amata  moglie Marina (che si capirà bene nel finale, anche se un lettore abbastanza sveglio può intuire da subito cosa si cela dietro i corsivi dell'autore), con la quale progetta di andare a vivere in Provenza quando andrà in pensione, che pare essere l'unica a conoscerlo intimamente e l'unica in grado di smussare gli angoli del carattere rude dell'uomo in questione; l'unica amata e l'unica a cui essere davvero fedele (visto che oltretutto il commissario è pure donnaiolo).
Poi l'amore sviscerato per Roma,la sua città, che gli rende quasi impossibile l'adattamento a qualsiasi altro luogo vista la sua profonda romanità: le descrizioni che egli fa della sua città, dei colori, dei profumi e dell'umanità varia che ci vive sono quasi  poetiche.
Oltre a quanto appena detto, Rocco alterna sprazzi di umanità talvolta inaspettati a scatti d'ira e di violenza altrettanto inaspettati; certo non è piacevole vederlo prendersi gioco dei suoi sottoposti, per quanto ridicoli, come non è piacevole vedere come "arrotonda" visto il ruolo che ricopre. a credetemi, è un personaggio che affascina e conquista.
Certo nell'ambiente descritto da Manzini c'è più di qualche eco "montalbanesco": il rapporto d'amicizia sottintesa tra gli scontri con il medico legale, i due poliziotti "catarelliani" (soprannominati "Stallio e Ollio" dallo stesso vicequestore), il giudice onesto simpatizzante di Rocco....sono cose che non sfuggono, ma che non infastidiscono nemmeno la lettura.
Penso che presto passerò a leggere il secondo capitolo della serie....



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