lunedì 28 marzo 2016

Il sole dei morenti, di Jean Claude Izzo


Titolo originale: Le soleil des mourants

Anno di pubblicazione: 2000

Ambientazione: Francia, 1996



Dopo la morte del suo amico Titì Rico, un senzatetto di Parigi, capisce che anche a lui non resta molto da vivere: decide così di tornare a Marsiglia, la città dove aveva vissuto il periodo più felice della sua gioventù e dove aveva conosciuto Lèa, la prima ragazza che aveva amato.
Durante il viaggio ripensa a quella che è stata la sua vita precedente, da persona "normale": la moglie Sophie (che l'ha lasciato per un'altro uomo), il figlio Julien, un lavoro, una casa...tutto perduto a causa del divorzio e della disperazione che lentamente lo ha portato a cercare rifugio nell'alcol e a finire in strada. Arrivato a Marsiglia solo per morire, però, a quanto pare la vita nonostante tutto ha per lui in serbo ancora qualcosa di breve durata....



Un romanzo bellissimo e allo stesso tempo spietato, con il miraggio del sole nel titolo ma al tempo stesso senza speranza.
Titì, Rico, Jo, Felix...quante persone vivono così?Quanti ne vediamo anche noi ogni giorno- con i loro sacchetti di plastica, i vestiti lisi, magari il cappottone d'estate- senza davvero vederli?
Perchè loro- i senzatetto, barboni, clochard come li si preferisce chiamare- sono i veri invisibili della società; vi è stato un tempo in cui anche loro erano persone come tutti noi, con un lavoro normale, una famiglia, amici, vacanze...insomma, una vita normale.
Poi un divorzio, una ex moglie avida che ti getta sul lastrico, una depressione, la perdita del lavoro li hanno fatti scendere pian piano nella scala della vita, fino ad arrivare agli ultimissimi posti, quelli dove a un certo punto capisci che non c'è più nemmeno la speranza di risalire.
E' così che succede a Rico: per anni, dopo il divorzio dalla moglie che l'ha lasciato per un'altro uomo impedendogli anche di vedere il figlio Julien è caduto in una spirale di autodistruzione che l'ha portato a vivere ai margini della società, e la morte dell' unico amico rimastogli gli fa capire che ormai, dopo tre anni e in condizioni di salute debilitate, anche a lui non rimane molto da vivere. Decide così di realizzare un ultimo sogno: tornare a Marsiglia, la città dove da ragazzo aveva conosciuto Lèa, il suo primo grande amore, e dove aveva vissuto giorni di intensa felicità. 
Il viaggio verso Marsiglia è una specie di pellegrinaggio dantesco: ogni girone, una miseria umana e morale, un incontro con qualcuno disperato quanto lui (di forte impatto emotivo l'incontro con la prostituta Mirjana), dove anche il lettore più ingenuo e speranzoso, quello che nonostante tutto continua  a sperare in una svolta positiva e magari, in un incontro con Lèa, fatica comunque a vedere segnali positivi (che in effetti non ci sono).
E nonostante tutto, la profondità con cui vengono descritti questi umanissimi personaggi, persone con una loro interiorità, dei sogni (anche distrutti), delle speranze lontane, dei sentimenti, non può non coinvolgere il lettore tenendolo avvinto fini all'ultima, emozionante pagina.
Un piccolo capolavoro, nel suo genere.







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