sabato 12 marzo 2016

Alfredo, di Valentina D'Urbano


Anno di pubblicazione: 2015

Ambientazione: Roma, dagli anni '70 al 1987





Alfredo e Beatrice sono due giovani, inseparabili amici, conosciuti come "i gemelli" alla Fortezza, il quartiere popolare dove vivono.
Se Beatrice viene da una famiglia povera ma tutto sommato unita e dignitosa, Alfredo ha alle spalle una storia molto più drammatica: nato nelle baracche e orfano di madre, vive con il padre alcolizzato che massacra di botte i tre figli, tentando a volte anche di ammazzarli. Alfredo e i suo fratelli crescerebbero quindi totalmente abbandonati a loro stessi per strada se non ci fossero i genitori di Beatrice a prendersene cura come fossero figli loro.
I due ragazzi crescono assieme, in un contrastante  rapporto di amore- odio fortissimo, viscerale, selvaggio, che presto diventa amore: ma non è una amore che dà serenità, è un sentimento contrastato e difficile, tanto più che tra i due subentra il più potente dei nemici: la droga....




Nello stesso periodo in cui l'anno scorso ho letto "Il rumore dei tuoi passi", quest'anno ho letto "Alfredo", che non è nè un seguito nè uno spin off, ma il racconto dell stessa vicenda vista dall'altra parte della coppia: Alfredo il debole, Alfredo che non sa lottare, che finisce nelle spire della droga.
Non apprezzo particolarmente questo tipo di operazioni, ma nella sua introduzione l'autrice spiega il perchè della sua scelta e dato che la spiegazione mi è sembrata abbastanza ragionevole e in buona fede, perchè no?
Ritroviamo così Alfredo che si racconta in prima persona: lo troviamo bambino che vive nella baracche con due genitori alcolizzati e che passa tutto il suo tempo nei campi e nella palude con il fratello Massimiliano, poi di nuovo bambino che ora una casa (occupata) ce l'ha, ma è costretto a rimanere chiuso in casa per giorni senza nemmeno da mangiare, fino a quando improvvisamente un angelo sceso non dal cielo, ma salito dal piano di sotto arriva ad occuparsi di loro: Elena, la mamma di Beatrice, che assieme al marito Vittorio finirà per "adottare" i tre ragazzini soli (oltre ad Alfredo, Massimiliano e Andrea) crescendoli assieme ai propri figli.
Per i tre fratelli sarà la salvezza, visto che così riusciranno perlomeno a sopravvivere e a ricevere un po' di affetto, per Alfredo significherà far entrare nella sua vita Beatrice, dapprima sua compagna di giochi inseparabile (tanto che nel quartiere li chiamano "i gemelli"), poi grande amore della sua breve vita. 
Alfredo e Beatrice come sappiamo fin da piccoli condividono tutto, in un rapporto che più di amore definirei ossessione, ma sono allontanati dal desiderio di Beatrice di andarsene dalla Fortezza per cercare una vita migliore e sopratutto, dalla droga, in cui Alfredo cadrà vinto in partenza dopo l'assassinio del padre: così come Massimiliano dopo anni di abusi e maltrattamenti fisici e psicologici e dopo essere stato praticamente l'unico ad occuparsi dei fratelli all'ennesima minaccia "esplode" e uccide il padre, anche Alfredo rimasto definitivamente solo fa convergere anni di solitudine, paura, rassegnazione e maltrattamenti rifugiandosi nella droga (almeno così ho interpretato la faccenda).
Nel primo libro Alfredo appare esageratamente passivo e rassegnato, quasi un'ameba, in questo vieen spiegato che questo suo atteggiamento in realtà nasconde la paura di diventare come suo padre, facendo del male alle persone che ama. Per il resto Alfredo inizia la sua discesa nell'inferno della droga come molti altri: prima tanto per provare, poi dicendo "tanto mi so regolare"...e vabbè, che ve lo dico a fare. Molto triste comunque vedere il declino inesorabile di una giovane vita che avrebbe potuto sicuramente dare e avere di più.
Niente di particolarmente nuovo o di originale quindi, però è un piacere ritrovare personaggi amati, e sopratutto alcune citazioni particolarmente intense per cui la D'Urbano a mio avviso è maestra.

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