mercoledì 30 marzo 2016

La citazione

"C'è il sole oggi.
Non so bene dove sono, se sono sveglio o se sto dormendo.
So che non sento il caldo e non sento il freddo.
Bianco sopra e bianco sotto.
La voce di lei lontana, persa, attutita.
Vorrei risponderti, Beatrice, ma sono muto e sordo.
C'è il sole oggi, ne sono sicuro, è da qualche parte in alto ma io non riesco a vederlo.
C'è il sole oggi, ma io svanisco come nebbia.



Qualche volta, Beatrice, anche se io non ci sono più....qualche  volta da oggi in poi...
Sorridi. "



da "Alfredo", di Valentina D'Urbano



lunedì 28 marzo 2016

Il sole dei morenti, di Jean Claude Izzo


Titolo originale: Le soleil des mourants

Anno di pubblicazione: 2000

Ambientazione: Francia, 1996



Dopo la morte del suo amico Titì Rico, un senzatetto di Parigi, capisce che anche a lui non resta molto da vivere: decide così di tornare a Marsiglia, la città dove aveva vissuto il periodo più felice della sua gioventù e dove aveva conosciuto Lèa, la prima ragazza che aveva amato.
Durante il viaggio ripensa a quella che è stata la sua vita precedente, da persona "normale": la moglie Sophie (che l'ha lasciato per un'altro uomo), il figlio Julien, un lavoro, una casa...tutto perduto a causa del divorzio e della disperazione che lentamente lo ha portato a cercare rifugio nell'alcol e a finire in strada. Arrivato a Marsiglia solo per morire, però, a quanto pare la vita nonostante tutto ha per lui in serbo ancora qualcosa di breve durata....



Un romanzo bellissimo e allo stesso tempo spietato, con il miraggio del sole nel titolo ma al tempo stesso senza speranza.
Titì, Rico, Jo, Felix...quante persone vivono così?Quanti ne vediamo anche noi ogni giorno- con i loro sacchetti di plastica, i vestiti lisi, magari il cappottone d'estate- senza davvero vederli?
Perchè loro- i senzatetto, barboni, clochard come li si preferisce chiamare- sono i veri invisibili della società; vi è stato un tempo in cui anche loro erano persone come tutti noi, con un lavoro normale, una famiglia, amici, vacanze...insomma, una vita normale.
Poi un divorzio, una ex moglie avida che ti getta sul lastrico, una depressione, la perdita del lavoro li hanno fatti scendere pian piano nella scala della vita, fino ad arrivare agli ultimissimi posti, quelli dove a un certo punto capisci che non c'è più nemmeno la speranza di risalire.
E' così che succede a Rico: per anni, dopo il divorzio dalla moglie che l'ha lasciato per un'altro uomo impedendogli anche di vedere il figlio Julien è caduto in una spirale di autodistruzione che l'ha portato a vivere ai margini della società, e la morte dell' unico amico rimastogli gli fa capire che ormai, dopo tre anni e in condizioni di salute debilitate, anche a lui non rimane molto da vivere. Decide così di realizzare un ultimo sogno: tornare a Marsiglia, la città dove da ragazzo aveva conosciuto Lèa, il suo primo grande amore, e dove aveva vissuto giorni di intensa felicità. 
Il viaggio verso Marsiglia è una specie di pellegrinaggio dantesco: ogni girone, una miseria umana e morale, un incontro con qualcuno disperato quanto lui (di forte impatto emotivo l'incontro con la prostituta Mirjana), dove anche il lettore più ingenuo e speranzoso, quello che nonostante tutto continua  a sperare in una svolta positiva e magari, in un incontro con Lèa, fatica comunque a vedere segnali positivi (che in effetti non ci sono).
E nonostante tutto, la profondità con cui vengono descritti questi umanissimi personaggi, persone con una loro interiorità, dei sogni (anche distrutti), delle speranze lontane, dei sentimenti, non può non coinvolgere il lettore tenendolo avvinto fini all'ultima, emozionante pagina.
Un piccolo capolavoro, nel suo genere.







giovedì 24 marzo 2016

Pista nera, di Antonio Manzini



Anno di pubblicazione: 2013

Ambientazione: Valle D'Aosta, 2013

Collegamenti con altri romanzi: è il primo romanzo della serie con protagonista Rocco Schiavone, composta da:

- Pista nera (2013);
-La costola di Adamo (2014);
-Non è stagione (2015);
- Era di maggio (2015).



Rocco Schiavone è un vicequestore romano trasferito ad Aosta come punizione per i suoi metodi poco ortodossi. Profondamente romano nell'animo, Rocco non ama la nuova destinazione e lo dimostra in tutti i modi: nonostante il clima si ostina a mettere il loden e le Clarks, con conseguenze prevedibili.
Su una pista da sci nei pressi di Champoluc viene trovato il cadavere di Leone Miccichè, che assieme alla moglie Luisa  gestiva un rifugio in paese; dato che la coppia aveva grossi debiti la pista più probabile sembrerebbe proprio quella....


Il vicequestore Rocco Schiavone è uno di quei poliziotti che farebbero felici i detrattori delle Forze Dell'Ordine: corrotto, sboccato, non esita a usare metodi non proprio canonici se lo ritiene opportuno e interpretare la Legge come gli pare.
Insomma, un personaggio del tutto non politicamente corretto, che presenta però lati talmente umani da rendere impossibile prenderlo in antipatia anche quando siamo palesemente in disaccordo con il suo operato.
Innanzitutto il misterioso rapporto con l'amata  moglie Marina (che si capirà bene nel finale, anche se un lettore abbastanza sveglio può intuire da subito cosa si cela dietro i corsivi dell'autore), con la quale progetta di andare a vivere in Provenza quando andrà in pensione, che pare essere l'unica a conoscerlo intimamente e l'unica in grado di smussare gli angoli del carattere rude dell'uomo in questione; l'unica amata e l'unica a cui essere davvero fedele (visto che oltretutto il commissario è pure donnaiolo).
Poi l'amore sviscerato per Roma,la sua città, che gli rende quasi impossibile l'adattamento a qualsiasi altro luogo vista la sua profonda romanità: le descrizioni che egli fa della sua città, dei colori, dei profumi e dell'umanità varia che ci vive sono quasi  poetiche.
Oltre a quanto appena detto, Rocco alterna sprazzi di umanità talvolta inaspettati a scatti d'ira e di violenza altrettanto inaspettati; certo non è piacevole vederlo prendersi gioco dei suoi sottoposti, per quanto ridicoli, come non è piacevole vedere come "arrotonda" visto il ruolo che ricopre. a credetemi, è un personaggio che affascina e conquista.
Certo nell'ambiente descritto da Manzini c'è più di qualche eco "montalbanesco": il rapporto d'amicizia sottintesa tra gli scontri con il medico legale, i due poliziotti "catarelliani" (soprannominati "Stallio e Ollio" dallo stesso vicequestore), il giudice onesto simpatizzante di Rocco....sono cose che non sfuggono, ma che non infastidiscono nemmeno la lettura.
Penso che presto passerò a leggere il secondo capitolo della serie....



venerdì 18 marzo 2016

Quando la fantasia corre....

Non so se capita anche a voi quando leggete un libro…ma credo che, alla maggior parte dei lettori capiti.
Capita, cioè di immaginare i vari personaggi in un certo modo.
Essendo un’appassionata di cinema, per me ormai il binomio lettura- film è diventato la norma.
E quindi, molto spesso, per me è automatico immaginare un certo personaggio col volto di un tale attore o di una tale attrice.
In un blog in cui ho scritto per molto tempo ho proposto due volte le mie "versioni cinematografiche" di due romanzi, e ora intendo riproporre questo giochetto anche su questo blog.
ho cercato di trovare foto il più possibili somiglianti alla mia idea del personaggio in questione, quindi capita che alcuni attori vengano ritratti in foto non recenti o anche vecchie di alcuni anni. A volte c'è una spiegazione per un volto, altre volte no perchè immaginarlo è stato istintivo.

Ma insomma, il bello dell'immaginazione è pure questo no?





E cosa succede quando il film tratto dal romanzo delude? Certo, spesso è vero che i libri sono meglio dei film, ma è anche vero che altrettanto spesso l'operazione risulta abbastanza soddisfacente: chi direbbe, ad esempio, che "Via col vento" sia inferiore al libro, seppure diverso?
Però capita anche che, dopo tanta attesa, vai al cinema e...ops! Ma che è 'sta roba?!
A me è successo con "I love shopping", film del     diretto da     e interpretato da Isla Fisher nel ruolo di Becky. Non mi è sembrato proprio all'altezza del romanzo, tantomeno per i personaggi!
Ed ecco quindi la mia persona "versione cinematografica" di Becky & C; alcuni attori li ho tenuti perchè mi sono piaciuti comunque, ma il resto è abbastanza diverso e variegato.
Buona visione!


Kate Hudson: Becky Bloomwood






Nel 2004, quando ho iniziato a leggere la saga della Kinsella, era una delle mie attrici preferite e per me è stato automatico immaginare Becky con il suo volto, anche per affinità tra i personaggi da lei interpretati nelle commedie e la nostra eroina.Ora dovrebbe avere la mia età, ma dato che gli anni sono passati anche per la serie....lei può rimanere in carica anche come Mrs Brandon e mamma di Minnie, no?


Paul Walker: Luke Brandon




Ul compianto attore di "Fast & furios" sarebbe stato un affascinante Luke, a mio avviso. sicuramente molto più dello scipito che l'ha fatto nel vero film...

Isla Fisher : Susan Cleath Stuart



La Becky del film "retrocessa" a interpretare Suze, la migliore amica di Becky. E non da oggi: vedendo il film al cinema, ho sempre pensato che la Fisher sarebbe stata più adeguata per Suze...

Johnny Lee Miller: Tarquin Cleath Stuart





Jonathan Kashianan: Danny Kovitz




Chi se lo ricorda? Ho guardato il "Grande Fratello" di quell'anno solo per lui! Non ho mai avuto subbi sul fatto che sia l'ideale volto dell'eccentrico stilista amico di Becky e Suze.



John Goodman e Joan Cusak: Grahm e Jane Bloomwood





Genitori di Becky, sempre pronti a sostenere la loro figlia in qualunque situazione. al punto che loro stessi a volte si cacciano nei guai. Qui ho lasciato i due interpreti che danno loro il volto nel film.






Kristin Scott Thomas: Elinor 



Anche qui, un'altro personaggio rimasto come nel film. Per me la Scott Thomas è stata la scelta più azzeccata per la terribile Elinor, anche se effettivamente anche Cate Blanchett non sarebbe sfigurata...


Holly Marie Combs: Jess



La sorellastra "ritrovata" (nel quarto romanzo della serie) di Becky...il suo esatto opposto! Dopo scontri e incompresioni iniziali, diventeranno molto amiche. La ex Piper di "Strehe" mi è sembrata la scelta più adatta




Tom Hanks e Rita Wilson: Martin e Janice






Una vera coppia di attori per i vicini e amici dei Bloomwood, immancabilmente coinvolti nelle loro avventure. Devo dire che inizialmente per Martin avevo pensato più a Bruce Willis, ma poi non mi pareva che stesse granchè con la Wilson (a cui avevo subito pensato per Janice)....





Jeremy Davies: Tom






L'alternativo figlio di Martin e Janice che, dopo un infelice matrimonio-lampo- troverà la felicità accanto a Jess.








giovedì 17 marzo 2016

Il sindaco pescatore, di Dario Vassallo


Anno di pubblicazione: 2011

Ambientazione: Cilento, dal 1998 al 2010





1998: Angelo Vassallo è un pescatore che vive felicemente con la moglie e i figli Antonio e Giusy, ma mal sopporta la situazione di degrado e di incuria in cui il paese è sprofondato nel corso degli anni a causa di piccoli e grandi scorrettezze. Decide così di candidarsi sindaco con un programma molto semplice: guardare al passato e recuperare usanze e valori che un tempo portavano benessere.
Viene eletto per ben tre  mandati, e riuscirà a trasformare Pollica in un paese modello, meta turistica riconosciuta addirittura in Europa, diffondendo la cultura della legalità e del rispetto per l'ambiente.
Purtroppo, non a tutti il "sindaco pescatore" e la sua opera di rinnovamento va a genio;
 assieme ai tantissimi ammiratori, Angelo Vassallo ha anche dei nemici nascosti, che la sera del 5 settembre 2010 lo uccideranno con sette colpi di pistola....



Come scritto nel sottotitolo, Angelo Vassallo è stato un vero "eroe del Sud", partito dal nulla ma con tanta tenacia, volontà, impegno e sacrificio ha dimostrato che qualcosa per migliorare la situazione italiana, anche partendo da un piccolo comune, si può fare. Certo, bisogna sradicare certe mentalità gattopardesche, in Italia purtroppo cementificate ormai da secoli; bisogna snellire la burocrazia ed essere disposti a rischiare in prima persona, sopratutto stando sul territorio e non chiusi in un ufficio. Sopratutto, bisogna accettare una certa solitudine che è resa più grave dal fatto di venire spesso abbandonati dallo Stato, che è quello che invece dovrebbe stare dalla tua parte.

Dario Vassallo ripercorre in questo libro la vita del fratello Angelo, sindaco di Acciaroli dal 1998 al 2010, quando fu ucciso nella sua auto da gente non ancora identificata; una persona semplice, con una vita qualunque, ma una solidità morale non comune; nel libro tanti i piccoli episodi riportati a riguardo (quando diede una regolata ai dipendenti pubblici che andavano e venivano come volevano, quando si diede da fare di persone per restituire i soldi versati da un commerciante per sbaglio sul conto corrente del comune.quando rifiutò i buoni benzina per milioni offertigli da un benzinaio per una concessione facendolo scappare a gambe levate), che delineano una personalità battagliera e capace di pacificazione a seconda della situazione e del bisogno, una persona in grado di ascoltare e prendere decisioni anche impopolari. Ma che così facendo ha saputo portare al massimo livello il proprio territorio.
Una persona da scoprire e da prendere come esempio, che per molti aspetti mi ha ricordato Bruno Boni, sindaco di Brescia per trent'anni e ancora oggi molto amato e ricordato.

domenica 13 marzo 2016

Chi ben comincia...

Ed eccoci come ogni mese al consueto appuntamento con i migliori incipit tratti dai romanzi:






"Jack Torrance pensò: Piccolo stronzo intrigante.
Ullman era altro poco più di un metro e settanta, e quando si muoveva aveva la rapidità scattante che sembra essere stata peculiare a tutti gli ometti grassocci. Aveva i capelli spartiti da una scriminatura impeccabile, e il completo scuro era sobrio, ma non severo. Sono un uomo al quale potete tranquillamente esporre i vostri problemi, diceva quel completo alla clientela solvente.
Al personale stipendiato parlava invece in modo più sbrigativo: sarà meglio che filiate dritto, voialtri.
All'occhiello spiccava un garofano rosso, forse per evitare che per la strada qualcuno scambiasse Stuart Ullman per il titolare di un'impresa di pompe funebri.
Mentre ascoltava Ullman, Jack ammise tra sè che, date le circostanze, con tutta probabilità non gli sarebbe piaciuto nessuno da quella parte della scrivania."

Da Shining, di Stephen King

sabato 12 marzo 2016

Alfredo, di Valentina D'Urbano


Anno di pubblicazione: 2015

Ambientazione: Roma, dagli anni '70 al 1987





Alfredo e Beatrice sono due giovani, inseparabili amici, conosciuti come "i gemelli" alla Fortezza, il quartiere popolare dove vivono.
Se Beatrice viene da una famiglia povera ma tutto sommato unita e dignitosa, Alfredo ha alle spalle una storia molto più drammatica: nato nelle baracche e orfano di madre, vive con il padre alcolizzato che massacra di botte i tre figli, tentando a volte anche di ammazzarli. Alfredo e i suo fratelli crescerebbero quindi totalmente abbandonati a loro stessi per strada se non ci fossero i genitori di Beatrice a prendersene cura come fossero figli loro.
I due ragazzi crescono assieme, in un contrastante  rapporto di amore- odio fortissimo, viscerale, selvaggio, che presto diventa amore: ma non è una amore che dà serenità, è un sentimento contrastato e difficile, tanto più che tra i due subentra il più potente dei nemici: la droga....




Nello stesso periodo in cui l'anno scorso ho letto "Il rumore dei tuoi passi", quest'anno ho letto "Alfredo", che non è nè un seguito nè uno spin off, ma il racconto dell stessa vicenda vista dall'altra parte della coppia: Alfredo il debole, Alfredo che non sa lottare, che finisce nelle spire della droga.
Non apprezzo particolarmente questo tipo di operazioni, ma nella sua introduzione l'autrice spiega il perchè della sua scelta e dato che la spiegazione mi è sembrata abbastanza ragionevole e in buona fede, perchè no?
Ritroviamo così Alfredo che si racconta in prima persona: lo troviamo bambino che vive nella baracche con due genitori alcolizzati e che passa tutto il suo tempo nei campi e nella palude con il fratello Massimiliano, poi di nuovo bambino che ora una casa (occupata) ce l'ha, ma è costretto a rimanere chiuso in casa per giorni senza nemmeno da mangiare, fino a quando improvvisamente un angelo sceso non dal cielo, ma salito dal piano di sotto arriva ad occuparsi di loro: Elena, la mamma di Beatrice, che assieme al marito Vittorio finirà per "adottare" i tre ragazzini soli (oltre ad Alfredo, Massimiliano e Andrea) crescendoli assieme ai propri figli.
Per i tre fratelli sarà la salvezza, visto che così riusciranno perlomeno a sopravvivere e a ricevere un po' di affetto, per Alfredo significherà far entrare nella sua vita Beatrice, dapprima sua compagna di giochi inseparabile (tanto che nel quartiere li chiamano "i gemelli"), poi grande amore della sua breve vita. 
Alfredo e Beatrice come sappiamo fin da piccoli condividono tutto, in un rapporto che più di amore definirei ossessione, ma sono allontanati dal desiderio di Beatrice di andarsene dalla Fortezza per cercare una vita migliore e sopratutto, dalla droga, in cui Alfredo cadrà vinto in partenza dopo l'assassinio del padre: così come Massimiliano dopo anni di abusi e maltrattamenti fisici e psicologici e dopo essere stato praticamente l'unico ad occuparsi dei fratelli all'ennesima minaccia "esplode" e uccide il padre, anche Alfredo rimasto definitivamente solo fa convergere anni di solitudine, paura, rassegnazione e maltrattamenti rifugiandosi nella droga (almeno così ho interpretato la faccenda).
Nel primo libro Alfredo appare esageratamente passivo e rassegnato, quasi un'ameba, in questo vieen spiegato che questo suo atteggiamento in realtà nasconde la paura di diventare come suo padre, facendo del male alle persone che ama. Per il resto Alfredo inizia la sua discesa nell'inferno della droga come molti altri: prima tanto per provare, poi dicendo "tanto mi so regolare"...e vabbè, che ve lo dico a fare. Molto triste comunque vedere il declino inesorabile di una giovane vita che avrebbe potuto sicuramente dare e avere di più.
Niente di particolarmente nuovo o di originale quindi, però è un piacere ritrovare personaggi amati, e sopratutto alcune citazioni particolarmente intense per cui la D'Urbano a mio avviso è maestra.

giovedì 10 marzo 2016

Shining, di Stephen King



Titolo originale: The Shining

Anno di pubblicazione: 1977

Ambientazione: Colorado, 1975


Jack Torrance viene assunto come guardiano invernale presso l'Overlook Hotel, un grande albergo situato sulle montagne del Colorado  a 65 km dal più vicino centro abitato, e vi si trasferisce assieme alla moglie Wendy ed al figlio Danny.
Jack è un ex insegnante che ha perso da poco il posto per aver picchiato uno studente con cui aveva avuto dei dissapori; date le circostanze, l'uomo è costretto ad accettare questo lavoro per poter provvedere alla famiglia. Sia lui che la moglie sperano però che questo periodo in cui vivranno isolati da tutti possa riportare la serenità in famiglia, consentendo all'uomo anche di finire la commedia su cui da tempo sta lavorando e intraprendere l'attività di scrittore.
Peccato però che l'albergo (che sembra dotato di vita propria e al cui interno in passato sono accaduti fatti terribili) capisca che il piccolo Danny è dotato dello "shine", un potere extrasensoriale che gli consente di vedere fatti già accaduti o che accadranno in futuro, e che decida di appropriarsene per ampliare il proprio potere, passando però per il debole padre...






Chi si approccia a questo libro pensando all'omonimo capolavoro diretto da Stanley Kubrick nel 1980 lasci perdere: come spesso succede, sono due cose totalmente diverse.
Il film infatti si concentra più sulla parte horror della storia, amplificandola, ma il libro invece si concentra sui tormenti interiori dei personaggi, sulla complessità dei loro rapporti interpersonali (padre- figlio, marito- moglie, figlio-genitori ecc).
Stephen King è diventato famoso come scrittore di romanzi horror, ma a dire la verità trovo che ciò non sia del tutto giusto: la vena horror c'è sicuramente, ma trovo che la sua abilità maggiore come autore stia nel saper descrivere l'animo e la psicologia umani, le sfumature dei sentimenti e dei rapporti tra i personaggi.
Questa storia non fa eccezione. Il protagonista, Jack, è un uomo tormentato: figlio di un padre alcolizzato che picchiava la moglie, si è distaccato dalla famiglia di origine studiando e diventando insegnante, ma a un certo punto non solo è caduto anch'egli nel tunnel dell'alcol, ma ha pure perso il posto a scuola dopo aver picchiato uno studente. Consapevole egli stesso della sua natura tendente alla violenza che non gli permette di essere la persona che desidera e che ostacola tutti i suoi progetti, esce da solo dalla dipendenza e accetta un lavoro trovatogli da un amico come guardiano invernale presso hotel sulle montagne del Colorado; lavoro accettato molto di malavoglia ma senza il quale la famiglia sarebbe al verde. E dato che già il matrimonio aveva rischiato grosso a causa dell'alcolismo, meglio non rischiare.
Il personaggio centrale dell'azione è però Danny, il bambino di cinque anni dotato della "shine", all'insaputa dei genitori che invece pensano sia soggetto a chissà quali strane crisi, e che ancora non sa dirigere troppo bene il suo potere, tanto che ha un amico immaginario di nome tony che compare nei momenti in cui compare anche il potere; per fortuna l'unico a conoscere questo suo segreto è solo il signro Halloran, il cuoco dell'hotel conosciuto l'ultimo giorno ma anch'egli in possesso del potere, e che si rivelerà fondamentale nella parte finale. Danny percepisce tutto, è il primo a percepire presenze negative  nell'albergo e fatti terribili avvenuti nel corso degli anni (per fortuna spiegati in maniera esauriente nel romanzo, al contrario del film), e forse proprio per questo riuscirà a combatterli e ad opporsi, mentre il padre verrà inesorabilmente risucchiato delle presenze negative, che si appropriano della sua anima per cercare di giungere al figlio.
Sarebbe molto complesso cercare di sviscerare di più gli argomenti, dato che mano mano si prosegue nella lettura ci si addentra dentro l'animo e i pensieri dei personaggi: è un continuo alternarsi di  immagini a pensieri, verità e bugie che si susseguono e si mischiano in un insieme intricato di fili, il tutto mentre l'azione si svolge con un ritmo crescente e sempre più incalzante fino al tragico finale, che comunque risulterà catartico visto che ogni cosa tornerà al suo posto, anche se non più come prima.
Fama meritatissima quindi....


mercoledì 9 marzo 2016

George Martin

Non c'entra nulla con il mondo della letteratura, ma da Beatlesiana incallita quale sono non posso non ricordare anche su questo blog George Martin, morto ieri  a 90  anni.
Molti di voi non sapranno certamente chi è, ma George Martin è stato il produttore che ha scoperto e lanciato i Beatles e quindi, già per questo la sottoscritta lo ritiene un benefattore dell'umanità!
Nel 1962 George Martin, allora già noto produttore, fece un'audizione ai Beatles e li mise sotto contratto perchè, nonostante li avesse giuidicati "piuttosto orribili" aveva intuito in loro delle potenzialità di non poco conto. Grazie a lui e alla sua esperienza musicale  i quattro di Liverpool colmarono le lacune in fatto di cultura musicale /visto che non sapevano leggere la musica).
E' un giorno molto triste, non c'è nulla da dire se non GRAZIE.




domenica 6 marzo 2016

Io & mio fratello,John Lennon- di Julia Baird

 Titolo Originale: Growing up with my brother, John Lennon

Anno di pubblicazione: 1987

Ambientazione:Inghilterra/Scozia, dal 1940 al 1980





Julia Baird è una delle figlie che Julia, la madre di John Lennon. ebbe dal secondo marito. Di sette anni minore del celebre fratello, la donna scrisse questo libro per sfatare molte falsità riguardanti l'infanzia di Lennon e la sua famiglia.
Ad esempio non è vero che la madre abbandonò il piccolo John alla sorella Mimi senza curarsene per lungo tempo; nonostante per vari motivi spiegati nel libro si fosse infatti optato per questa soluzione, John frequentò sempre la nuova famiglia della madre e le sorelle più piccole (Julia jr e Jacqui), era molto affezionato anche al patrigno. Così come da bambini nonostante la differenza d'età c'è sempre stato un bel rapporto tra John e le sorelle più piccole.
Nonostante il padre l'avesse praticamente abbandonato all'età di cinque anni, John non ne sentì particolarmente la mancanza dato che crebbe in una famiglia- quella materna- numerosa e con vari cugini della sua età: Leila, Stanley e David, oltre (in seguito) a Julia, Jacqui e Michael. Zii e  zie si occupavano attivamente ed in modo intercambiabile dei propri figli ma anche dei nipoti, in modo che nessuno fosse mai solo: un'organizzazione insolita ma a quanto pare efficace, che permise ai ragazzi di sviluppare legami di profondo attaccamento fra di loro.
La figura centrale è sicuramente quella di Julia, madre di John e Julia: donna eccentrica, vivace ed estroversa,  insegnò al figlio a suonare il banjo (suo rimo strumento), lei che incoraggiò sempre le aspirazioni artistiche del ragazzo supportandolo in vari modi, ad esempio ospitando i "Quarrymen" (il primo nucleo dei Beatles) per le varie sessioni di prova in casa sua (per la precisione....nel bagno! Dato che era la stanza con l'acustica migliore...). La sua morte prematura nel 1958 (investita da un'auto) fu un colpo terribile per John, da cui egli non si riprese mai veramente.
Assistiamo così alla nascita dei Beatles, alla popolarità, alla Beatlesmania dal racconto di una testimone oculare che oltretutto visse quelle cose attivamente: nonostante le eccentricità, la vita sfrenata e il fatto di essere sempre in giro per il mondo a causa della carriera, per molti anni John continuò comunque a tenere vivi i contatti e i rapporti con i familiari andando a trovarli quando poteva, fino a quando con il secondo matrimonio con Yoko Ono e successivo trasferimento in USA perse tutti di vista. Nonostante parole più che corrette, si può ravvisare una velata accusa di Julia alla seconda moglie del fratello, dato che - al contrario della prima moglie Cynthia- la Ono non volle mai conoscere i familiari del marito, nemmeno le cognate, che addirittura non furono nemmeno invitate alla veglia funebre per il fratello quando egli venne ucciso nel 1980.
Parallelamente abbiamo la storia della vita di Julia, persona semplice che , al pari degli altri familiari, non ha mai sfruttato la fortuna del celebre fratello ed è riuscita a passare indenne (aiutata dal fatto di non portare lo stesso cognome) dai vari episodi di isterismo causati dalla beatlemania.
Anche se molti mettono in dubbio la veridicità di quanto da lei raccontato con la scusa di essere stata troppo piccola all'epoca, a me non è sembrato che sia così: Julia racconta sempre solo ciò che ha visto in prima persona e, al limite, ciò che ha sentito raccontare in famiglia. Una testimonianza preziosa e di prima mano per qualunque beatlesiano che si rispetti.

giovedì 3 marzo 2016

Sono omofoba e non lo sapevo

Da mesi ormai non si fa che parlare delle unioni civili e del DDL Cirinnà: non credo ci sia bisogno di spiegare in cosa consista (o almeno lo spero!)
Il dibattito è veramente molto sentito, e non passa giorno che su ogni giornale non venga pubblicato un articolo (,ma di solito sono più di uno) a riguardo.
Come sempre quando si tratta di argomenti così importanti e che coinvolgono la popolazione, anche i toni purtroppo sono molto accesi, con il risultato che si scade quasi sempre nell'insulto gratuito e nel fascismo ideologico.
E purtroppo, devo dire, quelli che "cadono" di più sono spesso quelli che si definiscono "difensori dei diritti per tutti, della libertà di pensiero, della libertà di vivere e di amare" e altre belle parole; peccato che dovrebbero aggiungere " ma solo ed esclusivamente per chi la pensa come me".
E la sottoscritta in questi mesi l'ha imparato a proprie spese.
Diciamolo subito: sono favorevole a matrimoni e adozioni gay (queste ultime però, se non ho capito malissimo, non rientrano nella proposta di legge Cirinnà), ma ho forti riserve sulla cosiddetta "Stepchild adoption"(termine che poteva essere tranquillamente tradotto in italiano, avrebbe generato meno confusioni riguardo all'argomento trattato). Sono CONTRARISSIMA, da sempre, all'utero in affitto e alla fecondazione eterologa, sia per omosessuali che eterosessuali.
Però nonostante tutto ciò mi è stata attaccata in maniera insindacabile l'etichetta di "omofoba", parola che ultimamente- assieme a islamofoba- va molto di moda, ovviamente snaturata del veros significato.
Dal Devoto Oli: "omofobia=

Quindi, dato che l'utero in affitto e fecondazione eterologa sono pratiche usate anche dagli etero, in teoria dovrebbe essere impossibile dare dell'omofobo a qualcuno che è contrario; e invece no, ormai siamo arrivati al punto che se non sei d'accordo su anche UNA delle richieste degli attivisti LGBT ti senti apostrofare come "omofobooooo!" con una violenza verbale che a volte penso: e meno male che non sono dal vivo, sennò che mi facevano?!
Insomma, se mangi pasta Barilla sei omofobo, se non vai all'Ikea sei omofobo, se non sei d'accordo con qualsiais cosa esca dalla bocca di Elton John sei omofobo. Se trovi che i cantanti di Sanremo abbiano sbagliato a utilizzare una tv pubblica per veicolare un tipo di messaggio che poteva essere sviscerato in altre trasmissioni sei omofobo, se pensi che chiedere di cancellare i termini "padre" e "madre" sui moduli scolastici per sostituirli con "genitore 1" e "genitore 2" in modo da non offendere i figli dei genitori gay sia assurdo (perchè comunque le due mamme e i due papà, in privato, si faranno pur chiamare mamma e papà, no?) sei omofobo, se pensi che sia ingiusto che a un bambino venga tolto a priori e volontariamente il diritto ad avere entrambi i genitori sei omofobo....e via dicendo.
Non c'è possibilità di confronto con queste persone, che arrivano ad insultarti e attaccarti pure sul personale  se ne hanno l'occasione: alla sottoscritta è stato detto "...e meno male che non puoi avere figli: te lo meriti, visto come la pensi!". Cioè, chi si sbraccia per difendere i diritti altrui e per il "chi sei tu per dire se è giusto o sbagliato?" ha usato un evento privato e terribilmente doloroso di cui non parlo mai in pubblico solitamente, solo per attaccarmi perchè non la penso nel suo stesso identico modo.
Di solito, sono quelli che chiamano fascisti gli altri....
Il risultato di tutta questa isteria? Molti italiani, inizialmente magari anche favorevoli alle unioni civili, si sono stufati di questa violenza verbale, e complice anche il fatto che in Italia abbiamo altre discriminazioni e altri problemi più urgenti che sembrano non interessare a nessuno e si stanno rivoltando, cambiando anche idea. DEvo confessare che ci ho pensato anche io, ma no: non sarebbe giusto. I gay hanno tutto il diritto di vedere tutelate le loro unioni come quelle etero, e le unioni civili sono il primo passo.
Però mi spiace, ma non hanno il diritto di imporre un modo di pensare che appartiene a una ristretta minoranza di persone tramite ricatti morali ( che odio sempre di più man mano che passano gli anni).
E l'argomento non  è ancora finito....