giovedì 25 febbraio 2016

Stoner, di John Williams




Anno di pubblicazione: 1965

Ambientazione: dal 1890 al 1954




William Stoner,figlio di poveri contadini del Missouri, grazie ai sacrifici dei genitori riesce a compire gli studi superiori e si iscrive alla Facoltà di Agraria di Columbia. Durante gli anni di studio si appassiona al corso di letteratura inglese a tal punto da cambiare corso di studi, laureandosi in Lettere.
Dopo gli studi inizia una carriera come professore universitario nella stessa università dove ha compiuti gli studi; nel frattempo si sposa con Edith e ha una figlia, Grace.
La sua vita e la sua carriera scorrono in modo molto piatto e banale, ciononostante come dice Valentina D'Urbano "Anche l'ultimo dei poveracci ha una sua storia"....




Dalla trama, una storia anonima di un uomo qualunque: un uomo si laurea dopo grandi sacrifici, si sposa, diventa professore universitario nella stessa università in cui ha studiato, ha una figlia, problemi sul lavoro, per un breve periodo un amante, dopo molti anni va in pensione, si ammala e muore. Fine.
Ma, come dice la quarta di copertina, John Williams trasforma questa banale vita in un racconto commovente, e forse il suo merito principale è proprio quello di mostrarci i sentimenti, le gioie, le paure, le sconfitte e i desideri di una persona come tante; non solo come tante della sua epoca, ma probabilmente come tanti ce ne sono sempre stati e come ce ne sono tutt'oggi: verrebbe da dire, "uno di noi", senza particolari qualità o eccellenze, senza una storia particolarmente emozionante alle spalle...eppure, proprio per questo, profondamente emozionante e vero.
William Stoner è figlio di poveri contadini: conosce sin da piccolo la durezza della vita, non temperata da dolcezze familiari in quanto i genitori sono contadini provati dalla fatica di vivere, privi di qualsiasi tenerezza; i genitori stessi però allontanano consapevolmente il figlio adulto- probabilmente per cercare di donargli un futuro migliore- facendolo studiare fino alle superiori e spingendolo poi ad iscriversi ad alla facoltà di agraria. Dopo i primi tempi di studio senza particolare interesse,  il giovane conoscerà un professore che per lui sarà fondamentale, in quanto gli farà scoprire il suo vero amore e la sua vera vocazione: la letteratura inglese antica.
Mentre tutto attorno a lui cambia con velocità vorticosa (siamo ormai durante la prima guerra mondiale), William per sua stessa ammissione vede pianificato un tranquillo futuro come insegnante nella stessa università in cui ha studiato, e dove rimarrà tutta la vita.
E' un uomo dall'indole mite e rassegnata, non troppo coraggioso ma intellettualmente onesto, che compie scelte sbagliate (il matrimonio con l'algida e problematica Edith, figura che avrebbe a mio avviso meritato un poco più di approfondimento, il non insistere per arginare le pressioni fatte dalla moglie sulla figlia invece di ascoltarla e capirla veramente, il non aver saputo osare di più nemmeno con sè stesso) ma che dentro di sè è mosso da grandi desideri e perfino da passioni, che però per gran parte della sua vita non riesce ad esternare.
E non siamo un po' tutti così, in fondo?
Lo stile è scorrevole e l'autore abile nel guardare dentro i propri personaggi, scoprendone punti deboli e non , in una grande "commedia umana" che spesso dà una forte impressione di ineluttabilità; qualche volta fa venire voglia di prendere William per le spalle e dargli una bella scrollata, o di dire a Edith "guarda che tuo marito è con te, stagli vicino, stai dalla sua parte qualche volta!", ma purtroppo non si può fare altro che lasciare fare a loro, seguire fatalmente il corso degli eventi, di cui i personaggi stessi spesso appaiono in balìa, anche se a onor del vero William qualche volta prova a ribellarsi (come quando vorrebbe andarsene dall'università ben sapendo che il rettore l'ha preso in antipatia). Ma poi tutto va come deve andare....fino alla fine.
Sì, un romanzo a suo modo emozionante, forse anche perchè un po' rispecchia le vite di tutti noi.

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