venerdì 1 gennaio 2016

La giornata di uno scrutatore, di Italo Calvino


Anno di pubblicazione: 1963

Ambientazione: Torino, 1953.

Amerigo Ormea, intellettuale comunista,  durante le elezioni deve fare da scrutatore al Cottolengo di Torino, un istituto dove sono ospitate persone con gravi deformità fisiche e mentali.
Lo scopo principale di Amerigo è quello di evitare che persone incapaci di intendere e di volere siano sfruttate da coloro che se ne occupano quotidianamente per portare voti a un partito o all'altro (nella fattispecie, dato che dei malati del Cottolengo si occupano principalmente preti e suore, alla DC).
Davanti a quei casi umani e alla loro quotidianità Amerigo verrà indotto a profonde riflessioni....



Al giorno d'oggi- con tutto quello che siamo ormai abituati a vedere dalla politica italiana- sembra impossibile, ma c'è stato un tempo in cui le elezioni venivano prese in maniera serissima.
E' stato nel dopoguerra, negli anni pre-boom economico, quando ancora la gente (oltre ad avere ben chiaro che per ottenere il diritto di voto erano molti in tanti solo pochi anni prima) poteva ancora credere che i politici facessero l'interesse dei cittadini e del Paese, e quindi fidarsi di chi decideva di eleggere.
In questo clima si sviluppa appunto la giornata da scrutatore  vissuta da Amerigo Omea, militante del PCI, al famoso "Cottolengo" di Torino, l'istituto che ospitava gli "ultimi" della società: malati di mente, ritardati, deformi, persone a cui l'esistenza fuori da quelle mura era preclusa, e che tuttavia in base alla legge, se ritenuti capaci di intendere e di volere erano cittadini con il diritto al voto.
Il senso di questo tipo di operazione si palesa agli occhi di Amerigo poco dopo essere entrato, armato delle migliori intenzioni sul far rispettare la procedura e il regolamento nella maniera più ortodossa; egli si rende quasi subito conto di essere entrato in un mondo parallelo, in cui vengono ribaltate regole e logiche del vivere comune: ad esempio, certo che è sbagliato "guidare" (perchè èiù o meno alla fine così è) un poveraccio verso un determinato partito, ma il "matto"che dice "io dò il mio voto a quello che dicono le suore, perch le suore sono buone, mi vogliono bene, mi hanno sempre aiutato e gli altri invece no" ragiona con una sua logica, per quanto discutibile. E in fondo non è così per tutti? Riflette anche Amerigo, che votando PCI perchè solo in esso vede qualcosa di positivo in fondo non ragiona in maniera tanto dissimile dal "pazzo".
La scena più toccante è quella dell'anziano padre contadino che la domenica, col vestito buono della festa, si reca a trovare il figlio demente e passa la sua giornata a guardarlo mangiare e biascicare parole incomprensibili: Calvino, attraverso Amerigo, riflette sul senso di quella vita spesa solo così, tra fatica e dolore, senza speranza di miglioramento, attaccata a poche certezze come quel vestito "buono"....
Altri temi importanti vengono trattati (il rapporto di coppia,la paternità, la vocazione religiosa) e se non si trattasse di Calvino probabilmente si cadrebbe dritti nel "troppa carne al fuoco"; ma essendo appunto l'autore un Signor scrittore, il rischio non c'è, anche per il fatto che Calvino si limita a lanciare il seme di un ragionamento, di una riflessione, di una conclusione senza farla apparire come certezza indiscutibile. E ciò ammettiamolo, non è da tutti.,....



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