mercoledì 28 dicembre 2016

Classifica 2016

Dice un proverbio: "anno bisesto, anno funesto": e stavolta per quanto mi riguarda, il 2016 ha mantenuto questa promessa, visto che sicuramente è stato uno degli anni più brutti della mia vita!!!! Tra persone amiche rivelatesi false come poche, amicizie perse per stupidate (e non per colpa mia),problemi di salute di alcuni familiari, disoccupazione per buona parte dell'anno, due concorsi andati male, problemi personali sempre più accentuati, decisamente non vedo l'ora che finisca!!
Per non parlare di ciò che è successo nel resto del mondo: tra terremoti, attentati terroristici, treni deragliati, case esplose...decisamente quest'anno è stato peggiore di altri.
Anche a livello di letture non è che sia stato  entusismante: tante buone letture, ma nulla che mi abbia preso veramente, a parte i romanzi di Manzini. ecco, come sempre, la classifica delle mie letture 2016:

- Piste nere, di Antonio Manzini;
- La costola di Adamo, di Antonio Manzini;
- Ferragosto in giallo
- Capodanno in gialli
-L'isola di Arturo, di Elsa Morante;
- Il Natale dei Beatles, di
- Il ballo dell'amore, di Sabrina Jeffries
- Figli della notte, di Giovanni Bianconi;
-Le Beatrici, di Stefano Benni;
- La sovrana lettrice, di Alan Bennett
- Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo, di Rick Riordan

giovedì 22 dicembre 2016

Il Natale dei Beatles, di Renzo Stefanel e Franco Zanetti



Anno di pubblicazione: 2016

Dal sito della Giunti:


"Il libro offre uno sguardo strano e curioso alla storia dei quattro di Liverpool, isolando una dozzina di storie vere, gioiose, drammatiche o buffe, ambientate nel cuore dell’inverno, Natale, Capodanno e dintorni, dagli anni ‘50 alla fine dei ‘60"


Come avrete notato, una vera e propria trama non c'è in questo simpatico libro, diviso in otto capitoli brevi (uno per ogni anno dal 1958 in poi) e corredato di alcuni capitoli "appendice" in cui si ripercorrono alcuni xtra, come le canzoni di Natale  dei Beatles da autori singoli (e inevitabilmente, la più celebre non poteva che essere "Happy Christmas" di John Lennon), i Beatles Christmas Show"  e i dischi di Natale inviati come omaggio agli iscritti del fans club ufficiale.

I racconti che ho preferito sono quelli che riguardano i Natali dei Fabs da bambini e adolescenti, il particolare "Ringo e un Natale triste" (Natale 1947), in cui il piccolo Richard di sette anni (che da bambino rimase a lungo costretto a letto da una serie di gravi problemi di salute) ricevette in regalo un'armonica a bocca, da lui poco apprezzata, ma che rappresenterà il primo approccio verso la musica che lo porterà, negli anni, fino all'amata batteria; e "Un Natale da Querrymen" (Natale 1958), in cui si racconta un divertente annedoto secondo cui John, dopo aver trascorso la Vigilia di Natale a casa di Paul facendo bisobccia con altri amici, torna a casa sua e passa davanti a una veranda dove vede (a tarda notte) alcune persone che giocano a carte. Appena si rivedono ne parla con l'amico deridendo questi pazzoidi, ma a Paul qualcosa non torna; e infatti ripercorrendo la strada fatt adall'amico e arrivando alla famosa veranda, si accorge che i giocatori altri non sono se non ....Statuette di un presepio!! John infatti aveva dimenticato gli occhiali a casa di Paul e, complice il buio e il suo essere "talpa", li aveva scambiati per persone vere!
Devo essere sincera poi, sul fatto che mi hanno incuriosito tantissimo i "Beatles Christmas Show" di cui non avevo mai sentito parlare; ma temo non esistano filmati di quegli spettacoli e quindi, la mia curiosità rimarrà insoddisfatta.
Un ottimo regalo di Natale per ogni Beatlesiano che si rispetti: sui Fabs c'è sempre da imparare!




lunedì 5 dicembre 2016

Italiani con la valigia, di Beppe Severgnini



Anno di pubblicazione: 1997



Dal sito Rizzoli:


"Noi italiani non facciamo niente in maniera normale” scrive Beppe Severgnini. “Facciamo tutto da italiani, e questo non è necessariamente un difetto.” Anche quando prendiamo una valigia e partiamo, ci portiamo dietro le nostre qualità e le nostre squisite leggerezze. Se in Italia ci diamo un contegno, varcata la frontiera viene fuori di tutto: l’incoscienza e la generosità, l’intuito e il pressapochismo, la rustica astuzia che porta al furto sistematico dei bottiglini di shampoo dalle stanze dell’albergo.

Severgnini racconta i suoi viaggi in cinque continenti. Con salutare autoironia, ci accompagna lungo la ferrovia Transiberiana e poi su aerei cinesi, auto americane, taxi sudafricani. Ci guida attraverso ventuno città del mondo, visitate nel corso di quindici anni (da Atlanta a Zagabria, passando per Dublino, Berlino e Pechino). Rientrato in patria, esplora la “repubblica sul Mare”, percorrendo la costa da Trieste a Ventimiglia. Poi, guidato dai lettori, indaga la provincia italiana."


Sono particolarmente affezionata a questo libro perchè è stato il mio "primo Severgnini", grazie al quale ho scoperto questo fantastico autore che è subito diventato uno dei miei preferiti.

Essendo stato pubblicato nel 1997 e raccontando alcuni viaggi dell'autore in Italia e in Europa tra il 1987 e la metà degli anni '90, può apparire datato in molte cose, e non per colpa sua; è divertente, e a tratti nostalgico, confrontare un mondo dove per telefonare appena arrivato dovevi ancora andare in cabina o al bar, dove per le prentoazioni dovevi necessariamente recarti in agenzia, dove prima di partire era d'obbligo andare in banca per il cambio della lira con la moneta del paese in cui ti recavi, dove i viaggi si documentavano ancora con la macchina fotografica o la telecamera...oggi, non è più cosi, per molti aspetti le cose si sono semplificate, per altri sono peggiorate. 
Certamente l'atteggiamento dell'italiano all'estero non è cambiato troppo: siamo sempre con lo smartphone a fare le foto anche se critichiamo i giapponesi per lo stesso motivo, cerchiamo sempre scappatoie a leggi e regole, sembriamo Alice nel paese delle meraviglie....la vera novità sta nello scoprire che anche altri popoli, al di fuori di casa loro, lo sono. O anche dentro casa loro: alcuni paesi hanno lo stesso garbuglio di leggi, leggine, eccezioni ecc che c'è da noi. 
Colgo l'occasione per porgere i miei complimenti alla signora Ortensia, moglie di Severgnini; sopportare un viaggio di nozze sulla Transiberiana e scendere a destinazione ancora con il sorriso non è da tutti. Si vede che era vero amore!!!
Nella seconda parte del libro forse per certi aspetti quella meno interessante- Severgnini indaga la provincia italiana degli anni '90, con vizi, virtù e problemi vari da risolvere. che nel tempo, suppongo non solo non si siano risolti ma nemmeno migliorati un po'...un "on the road" nostrano che ci porta a scoprire posti e personaggi un po' meno visibili rispetto ad altri, ma altrettanto degni di attenzione e a cui Svergnini decide di dare voce.




mercoledì 30 novembre 2016

La citazione

"...e così successe un fatto molto doloroso per lui e la signora Pina, perchè la loro figlia Mariangela fu arrestata come un capellone inglese. Al posto di polizia la picchiarono molto perchè i questurini le facevano domande in siculo- inglese pensando che fosse un batterista di Liverpool, tale Ringo Starr a cui Mariangela assomigliava moltissimo..."

da "Il secondo, tragico libro di Fantozzi" ,di Paolo Villaggio

Beh insomma....non esageriamo...;)

Ringo Starr                                                         Mariangela Fantozzi








venerdì 25 novembre 2016

Beatles contro Rolling Stones, di George Diez



Titolo originale: Beatles gegenspieler Rolling Stones

Anno di pubblicazione: 1999



Dal sito Feltrinelli:

"La rivoluzione morbida dei Beatles o il sesso, droga e rock & roll dei Rolling Stones? Let It Be o Let It Bleed? Il compromesso o la violenza? Un faccia a faccia, un confronto che narra o rinarra la storia delle due band che hanno cambiato la faccia della musica pop e tanta parte del costume occidentale nel secondo Novecento....."




Il breve sunto tratto dal sito della casa editrice illustra un'opera semplice e lineare che mette a confronto i due più grandi gruppi della storia della musica e del loro tempo: i Beatles e i Rolling Stones.

Già la nota canzone di Morandi degli anni '60 dava l'idea dell'importanza a livello mondiale dei due gruppi nel mondo non solo della musica ma anche della cultura, a tal punto che spesso da allora i fans dei due gruppi si dividono in due categorie rigorosamente separate: o sei un beatlesiano o uno stoniano (ovviamente, non è una regola generale: moltissimi sono quelli che li apprezzano entrambi).
Questo saggio di Diez ripercorre a capitoli alterni- divisi per annate, ognuno dei quali inizia con una canzone di ogni gruppo uscita in quell'anno- la storia di entrambi i gruppi dalle origini. Un faccia a faccia tra i due gruppi che non solo confronta stili, caratteristiche dei componenti del gruppo delle canzoni e talvolta anche dei fans, ma ovviamente narra annedoti interessanti, tra cui per molti risulterà sorprendente sapere che- come spesso succede nel mondo dello spettacolo- la rivalità alla fin fine era solo di facciata, una questione di marketing: nella realtà i rapporti tra i membri die due gruppi erano anche di amicizia, tant'è che nel 1967 Mick Jagger compare nel video di "All you need is love", sigla dle primo programma in Mondovisione; è solo uno dei tanti esempi di come i rapporti fossero amichevoli.
L'autore non è proprio imparziale, in più di un occasione dimostra di pendere dalla parte degli Stones, o almeno questa è stata la mia impressione: che abbia messo in alcune parti più attenzione e cura che rispetto alle parti beatlesiane. Comunque non è una cosa che influisca più di tanto per chi fosse interessato ad approfondire l'argomento.

sabato 19 novembre 2016

Amore ad ogni costo, di Lisa Kleypas




Titolo originale: Worth any price

Anno di pubblicazione: 2008

Ambientazione: Londra, 1833

Collegamento con altri romanzi:  è il terzo romanzo della serie "Gli agenti di Bow Street", così composta:

- Ti amerò per sempre (2006 )

- L'amante di Lady Sophia (2008 );
- Amore ad ogni costo (2008 )






Grazie all'intervento del cognato Sir Ross, l'ex ladro Nick Gentry è ora entrato a far parte della squadra degli agenti di Bow Street; grazie al suo grande talento e alla conoscenza del mondo dela criminalità acquista ben presto fama di abile investigatore, oltre a essere ritenuto il più abile sciupafemmine di Londra.








Ogni tanto succede che in un romanzo, un personaggio secondario risulti così carismatico da meritarsi addirittura un secondo romanzo dove diventa protagonista; ma non sempre il risultato è all'altezza delle aspettative.
Questo è uno di questi casi: una volta fatto rientrare nei ranghi l'affascinante bandito Nick Gentry, Lisa Kleypas non riesce a confezionare per lui una storia che sia veramente intrigante, nonostante le premesse sulla carta vi siano e nonostante la protagonista femminile, Lottie, sia intrigante quanto il suo compagno. Presa da sola però. Insieme, i due non è che mi abbiano fatto impazzire: non posso certo dire che non funzionino per nulla, eppure è mancato qualcosa che invece c'era stato nel presnte romanzo con Sophia e Sir Ross.
Anche la trama, abbastanza movimentata dalle peripezie di Lottie a causa dei maneggi dei suoi squallidi familiari (meglio perderli che trovarli), si è alla fine rivelata un susseguirsi di vicende che, seppure ben descritte e anche divertenti negli incontri-scontri tra i due innamorati, mi ha coinvolto veramente poco, al punto che una volta chiuso il libro ho pensato subito ad un'occasione perduta.
Magari sarò stata anche io, eh, visto che è un romanzo che molte adorano....








sabato 12 novembre 2016

Incontri con gli autori:Luca Perasi- Renzo Stefanel e Franco Zanetti

Domenica  6  novembre alla libreria Tarantola di Brescia sono stati presentati due libri sui Beatles: "I Beatles dopo i Beatles" di Luca Perasi e "Il Natale dei Beatles" di Renzo Stefanel e Franco Zanetti.
Dove c'è qualcosa che riguarda i Beatles solitamente ci sono pure io....quindi...


Il primo volume presentato, "I Beatles dopo i Beatles", racconta la storia delle carriere soliste di John, Paul, George e Ringo dopo il 1970, anno dello scioglimento della band, arrivando fino al 1980 (anno della morte di Lennon). L'autore ha spiegato di essersi concentrato più sulle carriere dei primi due perchè comunque anche da solisti furono quelle più corpose e variegate di John e Paul, senza trascurare comunque George e ringo che ebbero picchi di ascolti e originalità notevoli: nel libro si cncentra principalmente sul fattore musica - anche tecnicamente- ma nin mancano alcuni annedoti e pettegolezzi, non fini a sè stessi ma per spiegare i vari pezzi musicali o album.
Il secondo volume- da me acquistato- si intitola "Il Natale dei Beatles", ed è una raccolta divisa in nove capitoli, con nove racconti di Natali passati dai nostri: da bambini, quando erano ancora i Querryman, da giovanissimi esordienti e infine da celebrità mondiali.Alla fine, un appendice di canzoni natalizie eseguite dai quattro o dedicate a loro (la più celebre ovviamente, "Happy Christmas" di Lennon), e la descrizione dei "Christmas album", album natalizi oggi rarissimi (e quindi valgono una fortuna) che venivano registrati e inviati ogni anno come regalo agli iscritti dell'originale "Beatles fan club" gestito da Frida Kelly, la segretaria del gruppo.
Entrambi gli autori hanno raccontato annedoti e piccole peripezie dello scrivere i loro libri, anche se alla fine hanno dato l'impressione di essere rimasti molto soddisfatti delle loro opere.
 A coordinare il tutto c'era Rolando Giambelli, presidente dei "Beatlesiani D'Italia Associati". il fan club ufficiale italiano dei Beatles, residente a Brescia.
A incorniciare la presentazione, canzoni dei Beatles suonate molto bene da un duo il cui cantante probabilmente era il figlio di Beppe Severgnini, vista la somiglianza con il celebre gionralista (ma questo aveva i capelli neri).

sabato 5 novembre 2016

Fantozzi, rag. Ugo- La tragica e definitiva trilogia, di Paolo Villaggio



Anno di pubblicazione: 2013

Ambientazione: Italia, anni '60

Collegamenti con altri romanzi: comprende i romanzi:

- "Fantozzi" (1971)
- "il secondo, tragico libro di Fantozzi" (1973)
- "Fantozzi contro tutti" (1983)




Ugo Fantozzi, ragioniere impiegato presso una multinazionale, è sposato con la scialba ma affettuosa signora Pina e padre dell'orrida figlia Mariangela; al lavoro è abitudine subire vessazioni da parte di capi e colleghi, anche se ci sono l'amicizia con lo strampalato rag. Filini e la signorina Silvani, di cui Fantozzi è inutilmente invaghito.







E'proprio vero che in fatto di libri non si finisce mai di imparare! Non sapevo infatti che di Fantozzi esistessero ben tre libri (dai primi due dei quali saranno poi tratti i primi due film che daranno origine alla saga); mi ha reso edotta mia sorella che mi ha prestato questo volume contenente tutti i tre libri in questione. E mi hanno colpito varie cose.
Innanzitutto, c'è una dose di violenza piuttosto forte che nei film non è presente, per quanto Fantozxi subisca umiliazioni e venga messo costantemente alla berlina; molte volte i poveri Fantozzi e Filini vengono letteralmente pestati a sangue e loro stessi in un capitolo arrivano quasi a commettere un omicidio- giustificato in parte con l'esasperazione per le violenze subite dalla "vittima", ma che comunque suona strano a chi, come me, ha finora conosciuto questi personaggi solo al cinema.
Fantozzi stesso (ispirato a Villaggio da un suo collega quando lavorava all' Italsider)presenta più di un punto oscuro; è un buono, con picchi di poesia insospettabili (quando sogna di volare, quando si incanta a guardare il paesaggio fuori dalla finestra dell'ufficio, la tenerezza che prova nonostante tutto per la figlia Mariangela), ma sotto sotto cova delle meschinità e crudeltà che- seppure sempre represse (ed è questo il grave)- non si possono del tutto ignorare; del resto il nostro ragioniere nasce nei primi anni '70 proprio come il prototipo dell'impiegatuccio medio, con vita media insoddisfacente ma che non riesce, e non può cambiare. Un uomo privo di abilità e fortuna, costretto a chinare il capo di fronte ai colpi bassi della vita ma non privo- come già detto- di picchi di sentimento e fantasia che lo aiutano ad affrontare la magra realtà di un lavoro alienante e ripetitivo, una moglie affettuosa ma per cui non ricorda più il motivo per cui l'ha sposata, un amore platonico per la frivola collega Silvani e capi vessatori. Comico e tragico allo stesso tempo, le avventure di Fantozzi sono fondate sull'iperbole: incidenti pazzeschi, disgrazie indicibili, sfortune inenarrabili solitamente tutte in situazioni che dovrebbero essere piacevoli o anche, portare a un miglioramento della vita: vacanza a Saint Moritz o Capri, veglioni di Capodanno o feste a casa di qualche superiore, partite a tennis o ritrovi in gite aziendali...al povero ragioniere e ai suoi colleghi (gli inseparabili Filini e Fracchia, la smorfiosa Silvani, l'insopportabile Carboni) non ne viene risparmiata una, e chiaramente è quasi sempre il nostro ad avere la peggio.
Insomma, come già nei film si ride ma talvolta amaro, visto che siamo un po' tutti Fantozzi....

lunedì 31 ottobre 2016

Una famiglia quasi perfetta, di Jane Shemilt


Titolo originale: Daughter

Anno di pubblicazione: 2011

Ambientazione: Inghilterra, 2011



Jenny è un medico sposata con Ted, famoso cardiochirurgo, e madre di tre figli adolescenti: i gemelli Theo ed Ed e la quindicenne Naomi.
Proprio quest'ultima un giorno esce di casa per andare alle prove per la recita scolastica e non vi fa più ritorno. Per la famiglia comincerà un periodo di profonda sofferenza e disgregazione, sopratutto per Jenny che si rende conto che nella sua famiglia perfetta aveva voluto vedere solo ciò che preferiva...



Sul retro di copertina leggo: "Al primo posto nelle classifiche di tutto il mondo", "Tradotto in 14 lingue", "Bestseller del Sunday Times"....ora, è vero che è passato qualche anno ma francamente non mi pare di ricordare questo caso letterario. Ma è anche vero che ho imparato da tempo a diffidare dell'etichetta  "caso letterario", visto che sotto tale dicitura ho trovato molto spesso libri belli ma senza nulla di particolare, o addirittura ciofeche incredibili. Del resto, pure "bianca come il latte, rossa come il sangue" di D'Avenia è stato un caso letterario tradotto in varie lingue del mondo, quindi...
Tornando a questo romanzo, l'ho trovato molto più intimista dei soliti gialli, molto concentrato sui sentimenti della protagonista Jenny, un medico, madre e moglie, che subisce il peggiore dei traumi: la sparizione improvvisa della figlia quindicenne Naomi.
Il romanzo inizia con quello che si rivelerà l'ultimo incontro fra le due: Jenny torna a casa e trova Naomi che balla provando un paio di scarpe nuove, con il tacco molto alto, insolite per lei. Poco dopo la ragazza esce per andare alle prove di una rappresentazione scolastica di West Side Story" in cui interpreta la parte di Maria; non vi fa più ritorno.
Comincia un calvario che precipita la famiglia in un baratro in cui saranno scoperte numerose falle, errori grossissimi, travisamenti, e dove nulla è davvero come è sembrato finora: Jenny è sempre stata convinta di riuscire a fare tutto ed avere tutto sotto controllo, di condividere le responsabilità con il marito, di conoscere bene i suoi figli nonostante lo sforzo che conciliare tutto ciò con la sua professione di medico ha avuto; piano piano, la scomparsa di Naomi apre un vero e proprio vaso di Pandora all'interno della famiglia, mostrando come Jenny in realtà, pur amando davvero i suoi cari, ha sempre visto solo quello che lei stessa voleva di loro, idealizzandoli secondo i suoi desideri.
Così non si è accorta dell'omosessualità di Theo(che comunque accoglie senza problemi), dei problemi di droga di Ed, del tradimento del marito e sopratutto del cambiamento di Naomi, iniziato chissà quando e chissà in che modo, forse dovuto proprio al comportamento materno, che rivelerà tutt'altro rispetto all'innocente e seria ragazzina realizzata dalla madre.
Molto curata poi la parte descrittiva riguardo alla natura del paesino dove Jenny si rifugia nel suo cottage, natura che rispecchia i sentimenti e sensazioni dei vari personaggi come se facesse parte di loro.
Il punto debole del romanzo però è proprio la prima persona: conosciamo alla perfezione sentimenti e stati d'animo di Jenny, ma quelli degli altri personaggi,- Naomi compresa- ci vengono raccontati solo attraverso il filtro della protagonista; rimangono quindi tutti incompleti, perchè davvero non sappiamo cosa pensino Edward, Theo, Ed, Naomi, Nikita e gli altri. E questo per me è un difetto davvero molto grosso, anche se nel complesso non posso dire non mi sia piaciuto.








martedì 25 ottobre 2016

Chi ben comincia...


Eccoci d nuovo al consueto appuntamento mensile con i migliori incipit tratti dai romanzi.












 "Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia costiera dall'altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l'Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l'acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. »


da "I promessi sposi" di Alessandro Manzoni

domenica 16 ottobre 2016

Libri &....

Versione letteraria VS versione cinematografica di "Alice nel paese delle meraviglie" di Lewis Carroll, uno dei miei libri del cuore in assoluto. 
La versione letteraria è stata da me scelta perchè riporta le illustrazioni originali della storia (anche se la copertina è stata colorata artificialmente); oltre a "Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie" è compreso anche il seguito "Attraverso lo specchio". Ovviamente non sto a dirvi cosa penso della storia visto che no ho abbondantemente parlato in questo blog!
La versione cinematografica è quella forse più famosa, di Walt Disney (1961), che è anche la mia preferita: non fedelissima al testo e non propriamente comprensibile per bambini piccoli (senza un filo logico narrativo, è più che altro una sequela di episodi tratti dal libro), è però fedele allo spirito del romanzo, alla figura della protagonista e multicolorata. Altre versioni mi hanno attirato di meno e alcune (quella di Tim Burton) anche deluso.



sabato 8 ottobre 2016

Figli della notte, di Giovanni Bianconi



Anno di pubblicazione: 2013


I "figli della notte" del titolo sono figli di vittime del terrorismo in Italia: bambini o ragazzi che si sono visti strappare uno o entrambi i genitori dalla cieca violenza e dalla logica dell'odio che in quel periodo insanguinava l'Italia da parte di terroristi sia di destra che di sinistra.
 Caterina Romiti, Massimo Coco, Roberta Peci, Sergio Amato, Giuseppe Galli, Luca Tarantelli, Silvia Giralucci, Giovanni Ricci : storie diverse ma in fondo uguali, accomunate tutte dal dolore della perdita e dal dover preservare la memoria....




Accanto alle vere vittime del terrorismo (cioè le persone uccise), ci sono le cosiddette "vittime collaterali": genitori,coniugi, figli, amici ecc a cui è stata strappata uan persona amata da chi aveva come "ideale" il voler imporre una dittatura basata sul proprio pensiero politico (Comunista nel caso dei terroristi rossi, fascista nel caso di quelli neri), eliminando chiunque non la pensasse come loro.
Come se in Italia non ne avessimo avuto già abbastanza del ventennio fascista....
In questo romanzo, rivolto ai ragazzi di oggi per cercare di far capire loro cosa sia stato quel periodo, Bianconi si rivolge ai figli, categoria in un certo senso più colpita: non solo è stato strappato un genitore- quindi una guida- ma alcuni di loro non sono riusciti nemmeno a conoscerlo: ad esempio Roberta Peci , che nacque alcuni mesi dopo l'uccisione di suo padre Roberto, ucciso dalle Br per vendetta nei confronti del fratello Patrizio, primo pentito dell'organizzazione; Silvia Giralucci, che invece c'era già ma aveva solo tre anni quando il padre Graziano, militante missino, venne ucciso dalle Br assieme all'amico Giuseppe Mazzola in un agguato nel 1974; o Giorgio Trebeschi, i cui genitori Alberto e Clementina morirono entrambi nella Strage di Piazza Loggia nel 1974, e che in un certo senso scampò per miracolo: solitamente i genitori lo portavano con loro alle manifestazioni e raduni, ma dato che quel giorno pioveva e faceva freddo il bambino venne lasciato dalla nonna.
Storie che parlano di una presenza/assenza fissa, di figli che da adulti in vari modi hanno sentito il bisogno di conoscere il genitore mancatogli troppo presto, o anche tolto quando erano già adolescenti e lo vedevano quindi come punto di riferimento per la loro crescita (come successo a Massimo Coco), e che da adulti si sono trovati non solo a dove elaborare un lutto ma anche dover convivere con una società che, nella fretta di chiudere i conti del passato, non ci ha messo molto a elaborare leggi e regolamenti che non solo hanno permesso ai terroristi di non scontare le loro pene (gente con sette ergastoli uscita dopo 15 anni?parliamone....) consentendo loro non solo di riprendere vite regolari, ma in molti casi anche di esporsi mediaticamente come guru o portatori di chissà che valori....i modi e le opinioni sono ovviamente differenti da caso a caso, ma il percorso sostanzialmente rimane invariato.
Tra tante testimonianze (rese con grande sensibilità) particolrmente toccante quella di Caterina Romiti, figlia del maresciallo dei carabinieri Mariano Romiti ucciso  nel 1979 dalle BR: la ragazza, 18 anni, uscendo per strada e trovando il cadavere del padre in una pozza di sangue, come reazione sconvota si chinò e cominciò a pulire dall strada il sangue con un fazzoletto.
Come sempre, un libro di grande impatto emotivo ma, a mio avviso, sempre un tassello necessario per chi ha l'intento di non dimenticare ciò che è successo. E purtroppo, potrebbe ancora succedere.




mercoledì 5 ottobre 2016

Un omicidio inutile, di Elizabeth George


Titolo originale: I, Richard

Anno di pubblicazione: 2002


E' un'antologia di cinque racconti:

- Falso obiettivo: una comitiva di turisti


- Sorprese della vita: All'approssimarsi del suo 55mo compleanno, Doug comincia nutrire dei subbi sulla fedeltà della moglie Donna  , di 30 anni più giovane. Il tentativo di fugare i dubbi non solo non avrà successo, ma si trasformerà in una vera e propria ossessione...


- Un buon confine non basta: in una piccola cittadina si stabilisce Anfysa Telegin, un'anziana donna russa che non lega con nessuno, nonostante le premure della vicina Willow. I vicini notano che nel giardino della donna ci sono alcuni ratti, ma nonostante trappole e veleni invece di dimimuire questi sembrano aumentare...

- Ricordati che ti amerò per sempre: al funerale del marito Eric, morto suicida, non si presenta nessuno della sua famiglia d'origine. Perciò la moglie Charlotte decide di mettersi in viaggio per comunicare di persona la notizia agli anziani suoceri, che non ha mai conosciuto. La scoperta che l'indirizzo fornitole dal marito è falso è solo il primo passo


- Un omicidio inutile: Malcom   , spiantata guida turistica, ha una relazione con Betsy, moglie dell'amico Bernie



Avendomi una vicina regalato un borsone pieno di gialli ne ho selezionati alcuni tra quelli che mi incuriosivano di più, e ho cominciato con questa raccolta di racconti di Elizabeth George, autrice famosa in questo campo ma che io non ho mai letto.
Nonostante non sia rimasta particolarmente colpita non posso nemmeno dire che mi abbia delusa: l'autrice scrive bene, in maniera coinvolgente e con la dovuta suspence, con personaggi ben caratterizzati e piccole vicende che talvolta si tingono di rimandi alla cronaca nera (per stessa ammissione dell'autrice il secondo racconto si ispira alla vicenda del giocatore O.J. Simpson negli anni '90), al cinema (il terzo racconto ricorda in alcune parti "Gli uccelli" di Hitchock) e alla lettura (i rimandi Shekspiriani evidentissimi e dichiarati nell'ultimo).
Personalmente il racconto che mi è piaciuto di più è stato il terzo, per le sue implicazioni psicologiche sottili non solo nel personaggio di Anfysa ma anche in quello di Willow e dei vari vicini descritti, ed anche perchè mi ha ricordato un inquietante racconto di Buzzati sempre riguardante i topi. Anche il secondo- ispirato, su dichiarazione della stessa autrice, al caso di O.J Simpson negli anni '90- non è affatto male, l'autrice è molto abile nello scavare psicologicamente all'interno del protagonista mostrando come nasce e cresce un'ossessione, fino al mirabile colpo di scena finale.
Il primo ammetto di non averlo capito granchè e dell'ultimo mi ha molto colpito la passione di Malcom per Riccardo III e la sua storia, al punto da voler scrivere un libro che narra un'avvincente teoria: secondo lui non sarebbe stato Riccardo III a far uccidere i principini nella Torre, ma qualcun'altro, a loro molto più vicino. Qualcuno di insospettabile...insomma,alla fin fine un giallo nel giallo, ben più interessante dello squallida realtà in cui si muovono i due protagonisti del giallo vero.
Per chi ama il genere comunque gradevole e interessante, sicuramente un'autrice da prvare almeno una volta.

domenica 2 ottobre 2016

Il tailleur grigio, di Andrea Camilleri



Anno di pubblicazione: 2008

Ambientazione: Italia, 2008




Il protagonista è un ex funzionario di banca al suo primo giorno di pensione. Da dieci anni l'uomo è sposato con Adele, una bellissima donna più giovane di 25 anni, sensuale ed elegantissima, impegnata in varie attività mondane come le donne della società bene di cui fanno parte. Da sempre il marito è consapevole che la moglie- sessualmente vorace- lo tradisce con vari uomini, ma tre lettere anonime del suo passato rimescoleranno le carte...




Se non erro, è il primo dei romanzi di Camilleri della serie "non di Vigata" (quelli pubblicati dalla Sellerio, per intenderci). Interessante come sempre, anche se devo dire che finora non è che mi abbiano colpito rispetto agli altri. Di questi romanzi mi ha colpito sopratutto l'essere incentrati su figure di "femme fatale", donne bellissime, carismatiche e quant'altro- che ricordano molto le vamp dei film anni '40- ma allo stesso tempo vere mine vaganti per coloro che le circondano, e in parte anche per sè stesse.
La capofila è proprio questa Adele, la cui presenza in un certo senso illumina (anche se in senso negativo)  il romanzo: rimasta vedova di un coetaneo a 30 anni sposa l'anonimo (letteralmente, visto che dell'uomo non viene mai pronunciato il nome) ex capo del marito, di 55 anni, vedovo da tempo e con un figlio coetaneo della matrigna: un uomo tranquillo e- appunto- anonimo, la cui vita  è finora trascorsa dentro binari regolari e che dopo qualche anno di appresta a godersi la meritata pensione.
Peccato che tre lettere anonime del passato gli riportino alla mente i dubbi che da tempo nutre sulla fedeltà della consorte: dubbi che per la verità da anni sono certezze, visto che da subito una caratteristica di Adele era risultata essere una voracità sessuale insaziabile e insostenibile per un uomo della sua età. Il marito si era così rassegnato al fatto di sapere che la moglie gli metteva le corna; un conto è però saperlo genericamente, un conto è sospettare con chi lo faccia, e sopratutto, che lo faccia con un coinvolgimento sentimentale o permettendo ad un'altro uomo di assistere al rituale della "vestizione", una consuetudine intima dei due coniugi.
Ben presto roso dalla gelosia e dal dubbio il marito si improvvisa detective e scoprirà tutti gli altarini della moglie, non solo quelli del passato ma anche quelli del presente: la donna infatti intrattiene una relazione col giovane figlio della cugina, che ospita in casa propria con la scusa di fargli risparmiare soldi per l'università. Il marito impara a districarsi tra l'intrico di scuse e bugie che Adele gli propina, ma lo sforzo causerà in lui una vera e propria ossessione, incredibile per lui stesso visto che - come sopra detto- l'infedeltà della moglie non era certo inaspettata.
Una parte importante l'avrà anche il dimesso tailleur grigio del titolo, vestito che Adele indossa poco e, a quanto pare, solo in occasioni luttuose.
Come sempre Camilleri sa tessere una tela che tiene avvinto il lettore e , assieme a personaggi piscologicamente ben caratterizzati, lo accompagna verso un finale non certo inaspettato ma comunque descritto con maestrìa. Non rimarrà tra le mie letture preferite ma sicuramente un libro che vale la pena di leggere.

venerdì 23 settembre 2016

Chi ben comincia....

Ed eccoci al consueto appuntamento mensile con i migliori incipit tratti dai romanzi










"Ti ho rivisto dopo tanto tempo e ho provato disagio.
In un attimo mi è sfrecciata davanti tutta la mia vita di ragazza milanese.
I ricordi della scuola, di quell'Istituto Tecnico Commerciale "Enrico De Nicola" in cui fummo compagni di classe, a volte perfino di banco; una convivenza durata cinque anni, nove mesi l'anno tolte le vacanze, aggiunte le ricreazioni.
Le ricreazioni le ricordo perchè, sorniona e sospettosa, le studiavo, le osservavo, le vedevo strane, non le approvavo.
Sono uno dei miei più grandi rimorsi perchè capivo in cuor mio chi eri, che cosa facevi e forse anche dove volevi arrivare, però non ho mai parlato.
Nessuno di noi lo ha mai fatto, ma non per paura, per incoscienza." 


Enrica Recalcati, "La pistola sotto il banco- Lettera a un compagno di scuola diventato terrorista"

sabato 17 settembre 2016

Libri &....

Voglio condividere con voi un lavoro bellissimo e perfetto realizzato da un'artista (che purtroppo non conosco di persona, in quanto il tramite è stata una signora proprietaria di un negozio di perline dove sto imparando a realizzare bijoux e amica dell'autrice), ispirato a "Quella vita che ci manca" di Valentina D'Urbano, uno dei libri che amo di più.
E' una collanina realizzata con il fimo che riproduce il libro in questione.
I miei libri preferiti sempre con me!




domenica 11 settembre 2016

La cucina dei desideri segreti, di Darien Gree



Titolo originale: Friendship Bread

Anno di pubblicazione: 2011

Ambientazione: USA , presumibilmente 2010


Madeline, Julia e Hannah sono tre donne con vite molto diverse fra loro che hanno in comune il fatto di vivere ad Avalon, piccola cittadina dove Madeline ha aperto una sala da tè dove vende dolci fatti in casa, dove Hannah si era trasferita qualche mese prima a seguito del marito che l'ha lasciata improvvisamente e dove Julia vive da sempre assieme al marito Mark e alla figlia Gracie.
A causa della diffusione della ricetta di un particolare dolce chiamato "pane amish dell'amicizia"- di cui la prima ad averlo ricevuto è stata Julia- il locale acquista improvvisamente fama....






I libri con tema il cibo come elemento di condivisione o che guarisce tutte le pene di questo mondo sono spesso affascinanti proprio per questo tipo di concetto: grazie al cibo la gente può fare amicizia e magari anche innamorarsi e quindi uscire dalla propria solitudine.
Questo libro non fa eccezione rispetto ad altri dello stesso filone:in una cittadina dal nome evocativo, Avalon, dove tutti si conoscono e dove si può ancora lasciare la chiave di casa sotto il tappettino senza rischi, cominciano a diffondersi strani sacchetti contenenti del lievito madre, con delle precise istruzioni su come alimentarlo e curarlo per dieci giorni, per poi usarlo per fare un dolce chiamato "pane amish dell'amicizia".La prima a trovarne uno sulla propria veranda è Julia, una donna devastata da un dolore terribile: alcuni anni prima il figlio di dieci anni è morto a causa della puntura di una vespa, e da allora la madre- nonostante la nascita di un'altra figlia pochi mesi dopo- si è chiusa in sè stessa, tagliando i legami non necessari con tutti e mettendo in crisi anche il rapporto con il marito Mark, che al contrario ha imparato a convivere con il dolore e vorrebbe voltare pagina. Inizialmente Julia accetta di preparare il dolce solo per accontentare la piccola Gracie, ma poi rimane intrigata dalla cosa e, in un momento in cui si è lasciata andare alla tentazione di fare due chiacchiere con due persone nuove, regala loro (come da regola secondo le istruzioni annesse alla ricetta) un sacchetto di lievito ciascuno. A sua volta, ogni persona che lo riceverà dovrà fare altrettanto con altre tre persone.
Così il pane dell'amicizia fa davvero nascere un'amicizia solida e profonda tra tre donne in profonda crisi: oltre a Julia, Hannah, famosa violoncellista appena lasciata dal marito che non sa cosa fare della propria vita dopo la fine del matrimonio, e Madeline, anziana e briosa proprietaria della nuova sala da tè che nasconde un grosso rimpianto dietro la propria dinamicità. Attorno a questi tre personaggi ne ruotano altri, intrecciati fra loro

giovedì 1 settembre 2016

Il ballo dell'amore, di Sabrina Jeffries


Titolo originale: Dance of Seduction

Anno di pubblicazione: 2003

Ambientazione: Inghilterra, 1819




Lady Clara Stanbourne è una nobildonna che dedica la sua vita al recupero dei giovani borsaioli di Londra, togliendo bambini e ragazzi dalla strada e dando loro modo di ricevere un'educazione e imparare un'occupazione onesta. Purtroppo l'Istituto che dirige ha bisogno di essere ristrutturato e di varie altre cose per essere a norma di legge, altrimenti rischia di essere chiuso; e Clara e sua zia Verity non versano in buone acque economicamente parlando.
Un buon matrimonio risolverebbe tutti i loro problemi, ma nel loro ambiente Clara non è particolarmente popolare visto che i suoi pensieri sono tutti concentrati sui suoi piccoli protetti; e così mentre la zia cerca di trovare il modo di avvicinarla a un noioso ma ricchissimo lord Clara deve affrontare un ennesimo problema: Morgan Pryce, l'affascinante proprietario del nuovo negozio di attrezzature per marinai, che sembra non avere problemi a ricettare roba tubata dai ragazzi di Clara...



Da tempo non mi capitava di leggere un romance che mi coinvolgesse più del necessario, che fosse un po' più che carino; stavolta me ne è capitato uno.
Non che abbia qualcosa di molto particolare rispetto ad altri del genere: abbiamo il solito archetipo due due opposti che si attraggono ma per buona parte del libro non fanno altro che battibeccare, con in più un leggero velo di mistero che aleggia attorno al protagonista, il tipico maschio tormentato ma anche "simpatica canaglia" costretta a nascondere i buoni sentimenti per dare l'apparenza dello scavezzacollo insensibile.
Però il tutto è scritto con abilità e leggerezza, caratterizzando molto bene anche i personaggi minori e  l'ambiente esterno, inevitabilmente in stile dickensiano data l'epoca in cui si svolge il racconto, ma molto piacevole per chi come me ama questo tipo di personaggi e ambientazioni.
In particolare ho trovato molto interessante il personaggio di Clara: una lady dedita all'occuparsi di piccoli spesso orfani e sfortunati, in modo da toglierli dalla strada e provare a dare loro l'affetto di una famiglia e sopratutto, una prospettiva per un futuro onesto. Tutto ciò l'allontana dalla società in cui dovrebbe essere inserita per via del suo rango, con disperazione della zia Verity (personaggio davvero molto divertente) che cerca inevitabilmente di combinarle un buon matrimonio, che tra l'altro sarebbe necessario anche per salvare l'istituto, dato che le due donne economicamente non navigano in buone acque. Consapevole di ciò Clara cerca di adeguarsi al bon ton e alle sue regole, sempre a disagio e sempre senza riuscire a rassegnarsi a un matrimonio di solo interesse; sempre, oltretutto, con il pensiero ai suoi piccoli protetti. E' un personaggio davvero molto femminile, dolce e generoso ma anche grintoso e combattivo. La storia con Morgan è divertente e non troppo scontata. 
Nel complesso l'opinione è più che positiva.



domenica 21 agosto 2016

La citazione






"Volevo solo essere felice. 
Niente di trascendentale o complicato. 
Solo svegliarmi la mattina e sorridere perchè ti avrei trovato lì, al mio fianco, ancora addormentato.
Niente di eccessivo o esagerato.
Solo passeggiare al tramonto o leggere insieme mentre fuori piove.
Volevo solo essere felice.
Con te." 



Da Il mondo eterno degli angeli, di Paola Sanna

venerdì 19 agosto 2016

L'isola di Arturo, di Elsa Morante



Anno di pubblicazione: 1957


Ambientazione: Procida, anni '30



Arturo Gerace è un ragazzino di 14 anni che vive sull'isola di Procida. Sua madre è morta di parto, e suo padre Wilhelm è per la maggior parte dell'anno via in lunghi viaggi misteriosi in cui ha promesso al figlio che, quando compirà sedici anni, lo condurrà con sè.
Dato che i due non hanno parenti, Arturo vive quasi completamente solo in una vecchia casa nobiliare ereditata dal padre, con la sola presenza del cuoco Costante che gli prepara da mangiare; non va a scuola e passa il tempo a esplorare l'isola, a leggere romanzi di avventura e sognare al padre, che per lui è un vero e proprio mito.
Dall'ultimo dei suoi viaggi Wilhelm torna con una nuova moglie: Nunziata, una ragazza di un anno più grande del figlio. Inizialmente Arturo odia la matrigna e fa di tutto per contrastarla, ma dopo la nascita del piccolo Carmine pian piano il sentimento si trasforma....



Ho letto questo romanzo per la prima volta vent'anni fa, e recentemente gli ho dato una rinfrescatina giusto per un club del libro di cui faccio parte.
Anche se me lo ricordavo bene, come sempre succede con le letture giovanili riprese da adulti a volte si trovano cose nuove o se ne vedono altre con diverse prospettive; ad esempio (e scusate lo spoiler), a 16 anni avevo capito dell'omosessualità di Wilhelm solo nel pezzo finale, mentre rileggendolo oggi ho visto che sin dalla prima apparizione del personaggio gli indizi per sospettare un tale orientamento sessuale ci sono tutti, in particolare il disprezzo per le donne e l'"affetto" (le virgolette sono d'obbligo visto che io sospetto ben altro tipo di rapporto) per Romeo L'Amalfitano; più tutti i vari passaggi in cui vengono descritti i suoi tormenti e fantasmi interiori di cui egli è vittima.
Nonostante ciò, ho provato ben poca empatia per questo personaggio: so perfettamente che la condizione degli omosessuali negli anni '30 non era certo quella di oggi, eppure non posso che disapprovare la sua intera condotta nei confronti della povera Nunziata, che non si può dire nemmeno sia stata sposata per nascondere la sua natura, visto che la tratta fin dall'inizio come una pezza da piedi abbandonandola comunque per gran parte dell'anno (come del resto, ha sempre fatto con il figlio). Mi ha molto rattristato in particolare, la lettura della prima giornata (e successiva prima notte)

Mi hanno invece fatto molta tenerezza Arturo e Nunziata, due ragazzi che in circostanze diverse avrebbero potuto vivere felicemente i loro desideri, perchè si intuisce chiaramente che non è solo Arturo ad essere attratto dalla matrigna, ma anche il contrario (com'è naturale del resto!). Più di Whilelm e più di Arturo, è Nunziata il personaggio condannato a una vita di solitudine: imprigionata in un matrimonio di facciata, lontana dalla sua famiglia e saldamente ancorata ai propri valori nonostante tutto, è lei che non avrà la possibilità di conoscere le gioie dell'amore e dovrà vedere la propria vita scorrere senza poterla afferrare, se non per l'amore provato per il figlio Carminiello.
Arturo invece perlomeno avrà l'opportunità di andarsene; cresciuto completamente solo- se si eccettua la presenza per alcuni anni del balio Silvestro, non a caso rimasto nella memoria del ragazzo come il suo unico amico- la sua è stata tuttavia un'infanzia felice, libera, sognante, con un rapporto simbiotico con la natura che lo circonda, da lui amata quasi come quella madre che gli è mancata e di cui spesso (alla faccia della spavalderia tipica dei ragazzi che egli ci tiene a mostrare) sogna i baci e le carezze. Per lungo tempo Arturo non sente troppo la mancanza di compagnia, almeno in apparenza (da molti cenni capiamo che invece nel profondo questo  bisogno c'è), e come compensazione mitizza in maniera esagerata la figura del padre, ammantando ogni sua azione di una visione eroica che, se agli occhi del figliolo si rivelerà tale  solo nel finale (e in modo un po' doloroso segnerà il passaggio dall'adolescenza all'età adulta), il comune lettore capisce già da subito che sono il bisogno di un ragazzino solo di spiegare il disinteresse del padre verso di lui. L'universo di Arturo si identifica con l'isola, che quindi diventa non solo luogo geografico ma come metafora della vita stessa del protagonista.
Come già detto altrove, è molto difficile descrivere in un romanzo rendendoli al meglio i sentimenti e le sensazioni di quell'età difficile che è l'adolescenza; pochi scrittori ci sono riusciti senza cadere nel banale e nel ridicolo, e penso propri che la Morante con il suo Arturo, così semplice ma anche complesso, dinamico e in continuo cambiamento  rientri fra questi.

martedì 16 agosto 2016

Ferragosto in giallo, di Andrea Camilleri, Marco Malvaldi,Antonio Manzini, Alicia Gimenèz-Bartlett, Francesco Recami, Gian Mauro Costa


Anno di pubblicazione: 2013

Ambientazione: Vigata/Roma/Milano/Firenze/Palermo/Spagna, epoche varie



1- La mattina di Ferragosto Montalbano e Livia rinvengono sulla spiaggia davanti casa del commissario il cadavere di un giovane morto per overdose; ma le cose non stanno affatto come sembrano...


2- Un facoltoso e irascibile cliente russo del ristorante di Aldo la mattina di Ferragosto viene ritrovato morto avvelenato: impossibile non ficcare il naso per il quartetto del Bar Lume....

3- In attesa del famoso trasferimento punitivo, Rocco Schiavone si accinge a passare l'odiato Ferragosto da solo al commissariato, indagando su una strana rapina in banca avvenuta proprio due giorni prima....

4- Il De Angelis si accinge a passare un solitario Ferragosto a base di vecchi classici del cinema italiano nella casa di ringhiera rimasta vuota, dato che a parte lui tutti gli altri abitanti sono partiti. Non sa che vivrà una strana avventura che gli darà modo anche di usare l'amata BMW...

5- Enzo e Rosa sono in vacanza per una settimana al mare, a Menfi, quando la loro serenità viene turbata da un'improvvisa esplosione in cui muoiono due cani randagi....

6- Petra Delicado e Fermin Garzon devono aiutare il collega Carreras, accusato di avere ucciso la moglie...


Mi sono ormai appassionata a queste piccole raccolte di racconti "in giallo": mi piacciono molto perchè- avendo quasi sempre gli stessi autori- aiutano a ritrovare personaggi e storie che amo tra un libro e l'altro, a volte aggiungendo piccoli tasselli alle loro personali storie.
Non credo di avere molto da dire su Salvo Montalbano: stavolta Camilleri ce lo presenta in una "Notte di Ferragosto" giovanile, ancora  nei primi tempi della storia con Livia, in un triste caso di morte (apparentemente) per overdose, dove dovrà chinare il capo davanti a poteri più alti anche se in nome della giustizia.
Tra gli altri miei preferiti ritroviamo Rocco Schiavone sempre scazzato, sempre brusco ma con un'inedita scena dove piange l'amata Marina; il quartetto dei vecchietti del Bar Lume, che arrivano qausi a commettere loro stessi un reato cacciando nei guai il povero Massimo che come sempre sarà tirato per i capelli  dentro una storia "gialla" accaduta nel ristorante di Aldo; ed infine gli abitante della "casa di Ringhiera" di Francesco Recami, o meglio solo uno di loro, il Luis De Angelis, che rimasto completamente solo con l'intero cortile a disposizione, vivrà una pazza avventura ferragostana che non solo gli darà modo di compiere una buona azione, ma che (a sua insaputa) gli frutterà un bel gruzzolo.
Carini anche i racconti sull'ex elettrotecnico reciclatosi investigatore privato Enzo Baiamonte, e sugli spagnoli Petra e Fermin, anche se come già nelle altre raccolte li ho trovati meno coinvolgenti degli altri: in particolare però l'ultimo stavolta è pieno di passione e sentimento, come a contrastare la calma piatta del Ferragosto in una città semideserta.
Se si vuole un Ferragosto alternativo....;)

giovedì 11 agosto 2016

Appunti di un venditore di donne, di Giorgio Faletti




Anno di pubblicazione: 2010

Ambientazione: Milano, 1978



Bravo vive a Milano e si guadagna da vivere facendo il magnaccia per quello che oggi si chiamano "escort"; causa anche una pesante menomazione (è stato evirato anni prima) vive praticamente di notte, girando tutti i locali più noti e  frequentando la malavita senza invischiarsi troppo. I suoi rapporti si riducono all'amicizia con Daytona, altro pregiudicato, e con Lucio, il vicino di casa cieco.
Il vuoto della sua vita sembra riempirsi quando incontra Carla, una bella ragazza che stufa del suo lavoro malpagato gli chiede di farla entrare nel suo giro....





Dopo il bellissimo "Io uccido" gli altri due romanzi di Giorgio Faletti mi avevano deluso: troppo "americanizzati", troppo evidentemente scritto con un impianto da serie tv americana per essere del tutto credibili. In particolare, "Fuori da un evidente destino" non avevo nemmeno finito di leggerlo.
Per fortuna lo scrittore decise di tornare sui suoi passi e narrare di una realtà a lui più vicina: perchè la Milano narrata in questo romanzo è quella dei locali di cabaret dove il compianto attore e molti altri iniziarono la loro carriera, appena prima che si trasformasse nella famosa "Milano da bere" degli anni '80, di cui comunque c'era già un sentore molto forte. E' anche la Milano teatro delle imprese della banda della Comasina del temibile Vallanzasca e di Francis Turatello
Ecco quindi un mondo che vive di notte, e non sempre- letteralmente- alla luce del sole: non solo i locali con i cabarettisti, ma anche i malavitosi che fanno fortuna con il gioco d'azzardo, le squillo di lusso, i locali alla moda. Ma anche, un mondo in subbuglio, che sta cambiando alla svelta e in modo violento: da anni il terrorismo miete le sue vittime, e da poche settimane Aldo Moro è stato rapito dalle Brigate Rosse.
In tutto questo caos si muove il protagonista Bravo (solo alla fine scopriremo il suo vero nome), un uomo che vive facendo un "mestiere" poco simpatico ma che lui, perlomeno, svolge con una certa etica: il venditore di donne. Bravo non costringe, non picchia, non minaccia: le ragazze che lavorano per lui scelgono liberamente di prostituirsi, sono loro ad avvicinarlo e chiedergli di farle lavorare. Certo la professione è quella che è, il giudizio morale non cambia, ma capiamo subito che questo tipo di rapporto è anche una compensazione alla propria mutilazione, che lo ha praticamente mutilato anche come vita sociale e rapporti col mondo esterno: egli infatti non può più avere  rapporti normali con gli altri, nemmeno di lavoro o di amicizia. Per lui la vita si riduce tutta al piccolo appartamento in cui dorme durante il giorno e alle strade della città, amata ma al contempo vissuta solo di sfuggita di notte. Sembrerebbe un uomo senza emozioni, lucido, freddo, distante, non buono e non cattivo. Gli unici due amici che ha sono Daytona, un delinquente di terza categoria più macchietta che altro, e Lucio, il vicino cieco formidabile chitarrista con cui condivide la passione per la crittografia.
Con l'entrata in scena della bellissima Carla i già fragili equilibri si rompono: la sua presenza risvelgia nel protagonista la speranza che la vita possa riservare ancora qualcosa anche a lui. Purtroppo proseguendo con la storia capiamo che egli è solo uan pedina scelta (a sua insaputa) da altri più potenti, più crudeli, una pedina sacrificabile per scopi ritenuti "più alti" (e come sempre in questi casi, non specificati). Alla fine in questo romanzo nessuno è quello che sembra e anzi, quelli che sembrano buoni alla fine si riveleranno il peggio della società, mentre Bravo si scoprirà molto migliore di quanto egli stesso credeva.
Alla fine tutto cadrà in niente, come sempre n questi casi, lasciando uan sensazione di vuoto e disgusto per tutti i crimini commessi e le vite spezzate per nulla.
Seppure con qualche buco qua e là il romanzo fila e si lascia leggere, nonostante appaia poco credibile- sopratutto in determinati momenti- che tutti i personaggi sappiano sempre esattamente ciò che devono fare. Ma rispetto ai precedenti è un grande passo avanti....o forse, un ritorno a migliori origini.