mercoledì 25 novembre 2015

La vita è un viaggio, di Beppe Severgnini



Anno di pubblicazione: 2014



Dal sito Rizzoli:

"La vita è un viaggio, e gli italiani viaggiano soli. Com'è difficile trovare chi ci guidi, chi ci accompagni, chi ci incoraggi. Siamo una nazione al valico: dobbiamo decidere se dirigerci verso la normalità europea o tornare indietro. Siamo un Paese incerto tra immobilità e fuga. Fuga all'estero, fughe tra egoismi e piccole ossessioni che profumano di anestetico (ossessioni tecnologiche, gastronomiche, sportive, sessuali). "La vita è un viaggio" non vuole indicare una meta. Prova invece a fornire qualche consiglio per la traversata. Suggerimenti individuali, non considerazioni generali (o, peggio, generiche). La destinazione la decide chi viaggia. Ma una guida, come sappiamo, è utile. Per partire non servono troppe parole: ne bastano venti, come i chilogrammi di bagaglio consentiti in aereo. Parleremo di insegnamento, incoraggiamento, ispirazione. Parleremo di brevità e precisione, qualità indispensabili in questi tempi affollati. Parleremo dell'importanza di trovare persone di riferimento. Parleremo della gioia d'impegnarsi con gli altri e, magari, per gli altri. Parleremo della saggezza di scoprire soddisfazione nelle cose semplici. Parleremo di scelte, atteggiamenti, comportamenti, insidie da evitare e consolazioni a portata di mano."





Il retro di copertina sopra riportato dice quasi tutti, dato che una vera e propria trama non c'è visto l'argomento.

Quindi stavolta più che una recensione posto  qualche riflessione.
Innanzitutto scopro, grazie a Severgnini, di essere una "twitterofoba pallosa", dato che non ho Twitter, e non ce l'ho per scelta: non sopporto chi sta connesso 24 ore su 24a !twittare" caxxxte, non ne sento la necessità perchè se c'è gente che mi rompe con le lagne su FB, e gente che mi esclude da pizzate o altro "perchè ci siamo messi d'accordo su What's app e tu non ce  l'hai", non vedo perchè aggiungere rottura a rottura; e se proprio vogliamo, non ho nessuna voglia di rincXXXXmi in questo modo. Sembra che prima di Twiter, FB e What's app la gente non vivesse, e che ora chi non sente il bisogno di queste cose non esista.
Del resto trovo che la tecnologia per alcuni aspetti abbia peggiorato la vita della gente, quindi....
Per il resto concordo con l'impostazione generale dell'argomento, anche se continuo comunque a pensare che la maggior parte delle persone per viaggiare necessiti di qualcosa di fondamentale, ovvero i soldi, che oggi per moltissimi sono un problema; non tutti sono avventurosi o dei "cervelli in fuga"... concordo invece sul viaggiare da soli, può essere un'esperienza molto stimolante (e anche riposante, per staccare un po' la spina).
Mi sono ritrovata invece nella parte del "comunicatore fallito", purtroppo: scrivo su FB (poco) e nessuno risponde, i miei blog sono deserti, se scrivo commenti sugli altri blog ce ne sono solo due che mi rispondono...mah, a volte mi chiedo come mai. Ma pazienza.
Ma probabilmente vista la mia esperienza di vita sono troppo amareggiata per parlare.


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