mercoledì 21 ottobre 2015

Suburra, di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini


Anno di pubblicazione: 2013

Ambientazione: Roma, ai giorni nostri




In una Roma corrotta e cupa, si intrecciano storie di vita ordinaria della criminalità: abbiamo gli zingari Anacleti che fanno la guerra al Numero Otto, nipote del boss zio Nino, piccolo criminale con sogni di grandezza; c'è il Samurai, ex componente della Banda di Libano e Dandi, diventato capo supremo spietato che tutto controlla; i Tre Porcellini, spietati usurai per cui è costretto a lavorar come schiavo Sebastiano, figlio di una delle loro vittime; il politico corrotto Malgradi.
Ma c'è anche chi oppone loro resistenza: la blogger di sinistra Alice che denuncia i corrotti, i carabinieri capitanati dal tenente Malatesta, che ha un vecchio debito con il Samurai....






Dieci anni dopo "Romanzo criminale", libro che ho adorato fin dalla prima lettura ( adorando poi anche il film e la serie tv), esce questo suo ideale seguito,...almeno in teoria.
Dovrebbe essere un "romanzo criminale" ambientato ai giorni nostri, e difatti sulla Roma cupa e quasi senza speranza della criminalità piccola e grande aleggiano ancora i fantasmi di Libano, di Dandi e del Freddo, ormai morti da tempo ed entrati nella leggenda. Tuttavia, questi nuovi criminali non hanno, a mio avviso, la potenza (come personaggi) dei loro modelli: anche loro, come l'Italia, sono in declino e una pallida imitazione dei primi tre.
L'erede diretto è il Samurai, personaggio catalizzante di tutta la storia, che fece parte per un breve periodo della banda del Dandi e che, facendo carriera, ne ha idealmente preso il posto: un personaggio forte, raffinato e spietato, che solo a nominare fa tremare di paura anche il criminale più scafato; l'unico che ha un vero fascino, che deve il suo nome all'amore per la cultura giapponese, che è consapevole che più che l'azione bruta (a cui non si sottrae se necessaria) bisogna far lavorare il cervello. Coerente come pochi, alla fine sotto sotto pur sapendo perfettamente chi  sia non ci si può impedir di simpatizzare con lui, e anche con quelli come lui: a differenza dei politici e degli uomini di chiesa corrotti, in fondo, sono quelli che hanno meno ipocrisia.
Nell'orbita del Samurai gravitano altri piccoli criminali, tutti con sogni di grandezza: il Numero Otto,. un buzzurrone senza cervello con manie di grandezza, che ricordo in questo il Libanese (che però il cervello ce l'aveva), la sua fidanzata tossica e killer Morgana, gli zingari Anacleti per i quali il potere significa anche riscatto sociale, Max il filosofo, delinquente umano e un poco tormentato dalla sua coscienza. Ma abbiamo anche Sabrina, la escort che sogna di ripulirsi e diventare attrice e per questo si mette con un produttore famoso, l'onorevole Pericle Malgradi, politico corrotto e puttaniere completamente senza morale, Sebastiano, il figlio di un uomo pieno di debiti che si suicida per non finire in mano all'usuraio Scipione e condanna così a finirvi il figlio; e abbiamo anche chi si ribella, chi non accetta questo degrado che appare ormai impossibile da evitare (il romanzo in questo senso è abbastanza profetico visto che anticipa alcuni eventi di Mafia Capitale e addirittura il funerale del boss Casamassima che tanto ha fatto discutere), chi crede ancora in un mondo più giusto e onesto.
Sono i cosiddetti buoni: il tenente Malatesta, ex ragazzo di strada con un conto in sospeso con il Samurai che seguirà pervicamente fino alla fine, la bella Capitana Alba, instancabile collaboratrice, il pm De Candia, il carabiniere Brandolin e la blogger di sinistra Alice, l'unica per cui non ho provato alcuna simpatia: i sinistroidi indottrinati da centro sociale che fanno la morale sulla libertà di opinione agli altri (e mi fermo qui perchè altrimenti rischio di esagerare) non li ho mai potuti soffrire, finiscono quasi sempre per essere più fascisti dei fascisti che tanto criticano.
Anche Alice non si sottrae a questo modo di fare: rigidissima nel proprio modo di fare e di pensare, arriverà a sacrificare l'amore di Marco per la sua cocciutaggine e incapacità di prendere in considerazione un punto di vista diverso dal suo. 
Pur denso di avvenimenti e personaggi (non tutti ben sviluppati o rilevanti... Morgana e Shalva, ad esempio, si rivelano utili solo a spiegare certe situazioni in cui vengono coinvolti altri personaggi, ma di per sè non danno grande contributo alla storia) il romanzo è scorrevole e interessante, anche se gli intrecci tra mafia, delinquenza e politica non sono certo nuovi. Mi è parso di capire che il finale possa essere considerato  un finale aperto, e quindi forse anche qui potrebbe esserci un seguito in cui sviluppare personaggi o storie lasciati un po' con un punto di domanda; personalmente poi mi sarebbe piaciuto che gli autori avessero riservato un maggiore sviluppo alla storia di Max e Farideh, ma non si può avere tutto.

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