giovedì 29 ottobre 2015

Ciao 600!

Di solito dedico dei post in memoriam a persone del mondo della scrittura  per ricordarle alla loro dipartita; oggi però voglio dedicare un post alla mia macchina....la 600.
Purtroppo ieri sera ho avuto un brutto incidente d'auto, io sto bene (a parte lividi e botte vari e tanto spavento)...ma la macchina è distrutta sul davanti e non più riparabile vista l'età (13 anni). Tocca buttarla.
E' stata la mia prima auto, comprata nel marzo 2003 nuova: sono stata fortunata perchè la 600 era la macchina che preferivo e potevo prendere solo quella, tutte le altre costavano troppo! Quando l'ho scelta ero indecisa tra il blu e il rosso- come colore- per l'auto blu avrei dovuto aspettare, quella rossa era già pronta quindi....ho preso quella. Nella foto sotto non è la mia, ma è identica.

Cara 600, quanta strada abbiamo fatto insieme in questi 13 anni! Eri un gioiellino di macchinina, piccola, maneggevole facile da portare, che riuscivo a piazzare dappertutto senza girare per ore (come vedo fare certi con i macchinoni), e anche elegante se proprio vogliamo.
Siamo andate quasi dappertutto insieme  (niente lunghi viaggi per la mia paura dell'autostrada), spesso sole (per me, i tempi del portare amici in macchina non sono mai stati...), ma hai trasportato anche altre persone quando occorreva: i miei genitori, alcune amiche, e anche mia sorella, che per un anno dopo che aveva preso la patente ti ha usata ogni giorno prima di poter comprare la sua C3. E una sua amica su FB tempo fa ha ricordato il giorno della loro maturità, quando andarono a scuola con la 600 rossa, definendoti una "signora macchina".
Ti ho comprata facendo un po' di sacrifici (sopratutto visto il lavoro precario, che perlomeno una vota c'era di più), sei stata l'unica conquista che ho raggiunto nella mia vita adulta e la mia unica fonte di indipendenza...sei stata, anche (assieme ad altri fatti)in un certo senso, la speranza di poter avere una vita migliore; per questo per me contavi tanto, e so che nessuno capirebbe ciò che provo ora e che ho provato stamattina alla notizia che non ti avrei più rivista. Per questo lo scrivo solo qui, tanto non mi legge  nessuno, e comunque il blog è mio e ci scrivo ciò che mi pare.
Il tuo ultimo viaggio ieri pomeriggio (prima dell'incidente) è stato quello in cui ho aiutato un'amica con un trasloco....
Ora non ci sei più e dovrò dipendere in tutto e per tutto dagli altri: niente più uscite di sera se non dove decidono gli altri, niente più cinema, niente più nemmeno fare la spesa da sola. Insomma, il mio primo tempo, andato male, non poteva finire peggio. E con prospettive nulle di miglioramento. Con te in fondo, se ne va anche la speranza di una vita migliore e l'idea di avere fatto almeno una piccola conquista nella mia stupida e misera vita di persona patetica che pur lottando tanto non è riuscita a realizzare nulla, e che ora non ha davvero niente. 
Ma voglio ricordarti per quello che mi hai dato, per il valore che per me avevi, e per uno dei piccoli piaceri della mia vita: cantare in macchina.
Ciao.......






P.S: sì, ho ringraziato di essere ancora viva e che anche quello dell'altra auto non si sia fatto nulla.
P.S 2: sì, lo so: una macchina è solo un oggetto, non è importante e si ricompra, e se non si può si fa a meno. Ma come ho scritto per la mia auto non era solo un'auto.Quindi....
P.s 3: sì, lo so, sono patetica,cretina, vittima e quant'altro: pazienza,mi terrò così, almeno ne sono consapevole. Molta gente è più patetica di me  e nemmeno se ne rende conto, magari pensa pure di essere superiore agli altri.....




lunedì 26 ottobre 2015

La ferocia, di Nicola Lagioia



Anno di pubblicazione: 2015

Ambientazione: Italia, 2012


Clara Salvemini, figlia di uno dei più noti costruttori pugliesi, viene ritrovata morta ai piedi di un autosilo, completamente nuda e sporca di sangue. La verità ufficiale parla di suicidio, ma così non è, come sospetta Michele, il fratello a cui Clara era più legata da ragazzina.
Il giovane si mette ad indagare per conto suo, scoprendo una sorella tormentata in una realtà completamente diversa di quella a cui lui pensava....




Vincitore del Premio Strega   2015, questo romanzo di Nicola Lagioia ha un titolo nettamente in contrasto con il cognome del suo autore: ho fatto piuttosto fatica ad andare avanti perchè davvero....qui non si salva nessuno. Non c'è nulla di positivo: nè un personaggio, nè un luogo, nè sentimento...niente di niente insomma.
Tutto marcio, tutto corrotto, tutto morboso...troppa sofferenza senza luce per i miei gusti.
Fulcro centrale della vicenda è Clara Salvemini, bellissima secondogenita di uno dei più noti costruttori baresi, che appare nel primo capitolo del romanzo nei suoi ultimi momenti di vita: dopo aver percorso un buon tratto di strada completamente nuda, insanguinata e sotto choc, muore investita da un camionista che non è riuscito ad evitare l'impatto.
Dal funerale in poi, però, si parla di suicidio. Perchè? Cosa è successo in realtà?
Nessuno pare chiederselo in famiglia: non il padre Vittorio, costruttore senza scrupoli ormai anziano ma ancora pieno di guai, non la madre Annamaria, moglie piena di non detti, non la superficiale sorella Gioia nè il fratello maggiore Ruggero, noto oncologo o il marito Alberto, personaggio qusi incolore.L'unico che comincia a porsi dei dubbi è Michele, l'altro fratello che da anni vivacchia a Roma cercando di fare il giornalista, e che da ragazzino con Clara ha vissuto per qualche tempo un rapporto simbiotico che oltrepassava i limiti dell'accettabile e portava i due ragazzi a sublimare un po' troppo il loro odio per la famiglia (i due arrivano perfino a cercare di incendiare la casa con tutti gli altri dentro!).
Il fatto è che Michele è figlio illegittimo di Vittorio e della sua amante, deceduta a causa del parto, e di cui la moglie ha accettato di farsi carico in teoria come se fosse un suo figlio, in realtà trattandolo sempre in maniera diversa dagli altri: non l'ha mai maltrattato in maniera evidente, ma l'autore lascia cogliere tanti piccoli indizi narrando alcuni episodi dell'infanzia e dell'adolescenza del ragazzo (alcuni in maniera obiettiva, altri visti con gli occhi dello stesso protagonista) sul fatto che indubbiamente a Michele, complice l'assenza del padre spesso per lvoro e altrettanto spesso per svagatezza e disinteresse, sia stato in realtà riservato un trattamento tipo "parente povero preso in casa per carità". Il che ha generato nel ragazzino gravi problemi psicologici che, sempre per intervento sottobanco di Annamaria, vengono ingorati e culminano quindi con un ricovero in una clinica psichiatrica del ragazzo. 
Da qui il rapporto simbiotico con Clara si interromperà, con indifferenza da parte di lui, ma con grande sofferenza da parte di lei che comincerà a cambiare completamente; farà uscire un disagio interiore notevole che la porterà ad usare il sesso come arma di punizione e ricatto, e in seguito anche a fare uso di cocaina. 
In quella famiglia tutti soffrono, tutti hanno del rancore contro gli altri (persino la svagata Gioia si può intuire nasconda qualcosa che la opprime), nessuno prova vero amore o affetto...forse è proprio questa la ferocia a cui allude il titolo.
Nella narrazione si notano vari svarioni temporali riguardo le età dei personaggi e una mancanza di vere motivazioni sulle origini del malessere di Clara. molto ad effetto il primo capitolo, ma poi si perde notevolemente, a mio avviso.
Da leggere solo se si è in evidente stato di grazia.

sabato 24 ottobre 2015

Chi ben comincia....

Eccoci all'appuntamento mensile con i migliori incipit dei romanzi:








"La luce del mattino entrò dalla finestra e inondò l'intera stanza.
Tatiana Metanova dormiva il sonno dell'innocenza, della gioia irrequieta, delle calde notti bianche di Leningrado, del giugno profumato di gelsomino. Ebbra di vita, dormiva il sonno dell'inrepida giovinezza.
Non durò a lungo.
Quando i raggi del sole attraversarono la stanza fino ad arrivare ai piedi del letto, Tatiana si tirò le lenzuola sulla testa nel tentativo di tenere lontano il giorno incombente. La porta si aprì e il pavimento scricchiolò. Era Dasha, la sorella maggiore.
Daria, Dasha, Dashenka, Dashka.
La persona a cui Tatiana voleva più bene al mondo,
Ma in quel momento avrebbe voluto strangolarla. Dasha aveva deciso di svegliarla, e purtroppo riscuì nel suo intento. La scosse con le sue mani energiche e sibilò: "Psssst!Tania! Sveglia. Svegliati!" "


Paullina Simmons, "Il cavaliere d'inverno"

mercoledì 21 ottobre 2015

Suburra, di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini


Anno di pubblicazione: 2013

Ambientazione: Roma, ai giorni nostri




In una Roma corrotta e cupa, si intrecciano storie di vita ordinaria della criminalità: abbiamo gli zingari Anacleti che fanno la guerra al Numero Otto, nipote del boss zio Nino, piccolo criminale con sogni di grandezza; c'è il Samurai, ex componente della Banda di Libano e Dandi, diventato capo supremo spietato che tutto controlla; i Tre Porcellini, spietati usurai per cui è costretto a lavorar come schiavo Sebastiano, figlio di una delle loro vittime; il politico corrotto Malgradi.
Ma c'è anche chi oppone loro resistenza: la blogger di sinistra Alice che denuncia i corrotti, i carabinieri capitanati dal tenente Malatesta, che ha un vecchio debito con il Samurai....






Dieci anni dopo "Romanzo criminale", libro che ho adorato fin dalla prima lettura ( adorando poi anche il film e la serie tv), esce questo suo ideale seguito,...almeno in teoria.
Dovrebbe essere un "romanzo criminale" ambientato ai giorni nostri, e difatti sulla Roma cupa e quasi senza speranza della criminalità piccola e grande aleggiano ancora i fantasmi di Libano, di Dandi e del Freddo, ormai morti da tempo ed entrati nella leggenda. Tuttavia, questi nuovi criminali non hanno, a mio avviso, la potenza (come personaggi) dei loro modelli: anche loro, come l'Italia, sono in declino e una pallida imitazione dei primi tre.
L'erede diretto è il Samurai, personaggio catalizzante di tutta la storia, che fece parte per un breve periodo della banda del Dandi e che, facendo carriera, ne ha idealmente preso il posto: un personaggio forte, raffinato e spietato, che solo a nominare fa tremare di paura anche il criminale più scafato; l'unico che ha un vero fascino, che deve il suo nome all'amore per la cultura giapponese, che è consapevole che più che l'azione bruta (a cui non si sottrae se necessaria) bisogna far lavorare il cervello. Coerente come pochi, alla fine sotto sotto pur sapendo perfettamente chi  sia non ci si può impedir di simpatizzare con lui, e anche con quelli come lui: a differenza dei politici e degli uomini di chiesa corrotti, in fondo, sono quelli che hanno meno ipocrisia.
Nell'orbita del Samurai gravitano altri piccoli criminali, tutti con sogni di grandezza: il Numero Otto,. un buzzurrone senza cervello con manie di grandezza, che ricordo in questo il Libanese (che però il cervello ce l'aveva), la sua fidanzata tossica e killer Morgana, gli zingari Anacleti per i quali il potere significa anche riscatto sociale, Max il filosofo, delinquente umano e un poco tormentato dalla sua coscienza. Ma abbiamo anche Sabrina, la escort che sogna di ripulirsi e diventare attrice e per questo si mette con un produttore famoso, l'onorevole Pericle Malgradi, politico corrotto e puttaniere completamente senza morale, Sebastiano, il figlio di un uomo pieno di debiti che si suicida per non finire in mano all'usuraio Scipione e condanna così a finirvi il figlio; e abbiamo anche chi si ribella, chi non accetta questo degrado che appare ormai impossibile da evitare (il romanzo in questo senso è abbastanza profetico visto che anticipa alcuni eventi di Mafia Capitale e addirittura il funerale del boss Casamassima che tanto ha fatto discutere), chi crede ancora in un mondo più giusto e onesto.
Sono i cosiddetti buoni: il tenente Malatesta, ex ragazzo di strada con un conto in sospeso con il Samurai che seguirà pervicamente fino alla fine, la bella Capitana Alba, instancabile collaboratrice, il pm De Candia, il carabiniere Brandolin e la blogger di sinistra Alice, l'unica per cui non ho provato alcuna simpatia: i sinistroidi indottrinati da centro sociale che fanno la morale sulla libertà di opinione agli altri (e mi fermo qui perchè altrimenti rischio di esagerare) non li ho mai potuti soffrire, finiscono quasi sempre per essere più fascisti dei fascisti che tanto criticano.
Anche Alice non si sottrae a questo modo di fare: rigidissima nel proprio modo di fare e di pensare, arriverà a sacrificare l'amore di Marco per la sua cocciutaggine e incapacità di prendere in considerazione un punto di vista diverso dal suo. 
Pur denso di avvenimenti e personaggi (non tutti ben sviluppati o rilevanti... Morgana e Shalva, ad esempio, si rivelano utili solo a spiegare certe situazioni in cui vengono coinvolti altri personaggi, ma di per sè non danno grande contributo alla storia) il romanzo è scorrevole e interessante, anche se gli intrecci tra mafia, delinquenza e politica non sono certo nuovi. Mi è parso di capire che il finale possa essere considerato  un finale aperto, e quindi forse anche qui potrebbe esserci un seguito in cui sviluppare personaggi o storie lasciati un po' con un punto di domanda; personalmente poi mi sarebbe piaciuto che gli autori avessero riservato un maggiore sviluppo alla storia di Max e Farideh, ma non si può avere tutto.

venerdì 16 ottobre 2015

Un uomo, di Oriana Fallaci




Anno di pubblicazione: 1979

Ambientazione: Grecia/Italia, dal 1967 al 1976


Il libro narra la storia di Alekos Panagulis, dissidente durante la dittatura in Grecia ( ), che fu il grande amore della vita di Oriana Fallaci e suo compagno per tre anni.
L'autrice racconta della sua lotta in Grecia, dell'arresto, della prigionia e delle torture, sopportate con coraggio e guardando al futuro; futuro che gli apre le porte del carcere nel 1973. Il giorno dopo la sua liberazione Alekos conosce Oriana Fallaci, giornalista italiana recatasi in Grecia apposta per intervistarlo; tra i due nasce un amore appassionato e profondo, che durerà per tre anni fino a quando, nel maggio 1976, Panaguli rimase ucciso in un incidente d'auto causato dai suoi avversari politici...






Oriana Fallaci è un'autrice che certo non ha bisogno di presentazioni, e probabilmente ha bisogno di poche presentazioni anche la sua storia d'amore con Alekos Panagulis; il libro che lei decise di scrivere in sua memoria  è un vero e proprio atto di vero amore, profondo, tenero ma anche spietato, che non cela difetti o mancanze della persona amata, che ne analizza la figura in modo lucido anche se- almeno, per come l'ho percepito io- sempre velata di rimpianto; il rimpianto per un amore perduto, spezzato in maniera tragica, ma anche per quello che un amore avrebbe potuto essere e non è stato.
Protagonista assoluto ovviamente è Panagulis, rivoluzionario di stampo romantico, anche troppo forse, che nel 1967 fu arrestato dopo un fallito attentato contro Papadopoulos, e imprigionato per cinque anni in varie prigioni, una più terribile dell'altra (l'ultima era chiamata "la Tomba", non credo ci sia bisogno di spiegare il perchè...), sottoposto a indicibili torture sia fisiche che psicologiche a cui sopravvisse senza mai piegarsi, nemmeno quando gli offrirono un permesso per andare a trovare il padre morente, alle quali sopravvisse fisicamente ma che certamente non era possibile non lasciassero segni in un animo e in una psiche già probabilmente particolari di suo. 
Come ha ben compreso la Fallaci, il dramma esistenziale di Panagulis fu il suo non essere inquadrabile in nessun movimento politico o di pensiero, il suo essere un vero spirito libero, e quindi non solo di difficile comprensione per i più, ma anche con sogni e utopie difficilmente attuabili senza il compromesso, senza accettare che tutto non si può cambiare, senza accontentarsi, rimanendo sempre coerente con sè stesso al prezzo anche di grandi sacrifici e rinunce.
Anche Oriana (con la quale  è praticamente colpo di fulmine, e che gli sarà accanto nonostante tradimenti, rotture e litigi anche violenti, come quello in cui lei perderà il figlio che aspettava, fatto che ispirerà "Lettera a un bambino mai nato") non riuscirà del tutto a comprendere questo suo compagno tanto amato, e sopratutto a regalargli una serenità per lui forse impossibile, se non per brevi periodi.
Un mix di acume, passione, sentimenti forti, nostalgia e rimpianti ma anche di forte presa di coscienza rende la lettura avvincente fino all'ultima pagina, nonostante alcuen parti possano risultare particolarmente crude (i racconti delle torture) e altre forse un poco noiose, ma che a mio avviso non inficiano una storia profonda e a suo modo commovente. Ed inoltre penso di non esagerare se dico che il romanzo ci rivela qualcosa in più anche di Oriana Fallaci, una donna spesso descritta come dura, poco femminile e sensibile per via del suo carattere forte e della determinazione che la portò ad essere una pioniera in tante cose, ma che in realtà si rivela come una donna con el sue fragilità e i suoi sentimenti, comunque ,molto fortunata perchè è riuscita, anche se per breve tempo, a conoscere l'amore vero, un amore che lei stessa riconosce abbia portato molta ricchezza nella sua vita.
A mio avviso da non perdere, nemmeno se non amate l'autrice.



martedì 13 ottobre 2015

Buon compleanno

Questo è il post che scrissi sul mio vecchio blog di Splinder il 13 ottobre 2009, giorno in cui compii i fatidici 30 anni:




"Oggi compio 30 anni. Non vorrei essere la solita lagnosa, ma…purtroppo invece, non riesco altro.
Ho 30 anni, ma se da un lato me ne sento 300, dall’altro purtroppo sono costretta a vivere in una condizione di quasi totale dipendenza: il lavoro(che quest’anno va malissimo…figuratevi che finora ho lavorato solo due giorni!)è nel segno del precariato più totale, il che non mi consente non solo di mantenermi con un minimo di decenza, ma nemmeno di pagarmi un affitto…figuriamoci un mutuo!
Cercare qualcos’altro?Facile a dirsi….purtroppo, scuola a parte, sono dieci anni che lavoro nel precariato più totale, anche gli altri lavori che ho svolto erano tutti precari.Il precariato ormai è la regola.
Posso ben dire che,a 30 anni, il bilancio della mia vita è fallimentare:non solo il lavoro è all’insegna del precariato, ma tutta la mia esistenza. Nessun amore(e quel che è peggio, mai avuto), poche amiche con cui comunque non esco mai, corpo odioso, famiglia soffocante e che ormai è solo un gruppo di persone tenute insieme per necessità…no, decisamente non avrei mai pensato di arrivare a 30 anni ed essere così. Peggio di quando ero ragazzina, perché almeno una volta ero ottimista, e certa che stavo dandomi da fare per costruire il mio futuro….purtroppo tutto si è rivelato inutile.
Così come si rivelano inutili i miei continui tentativi di riuscire a uscire dalla melma in cui sto affogando; inutili i miei tentativi di dimagrire(e dopo vent’anni di lotte non ditemi che non mi impegno), inutili i miei tentativi di fare nuove amicizie, conoscere persone. Continuo a iscrivermi a corsi vari, cerco di essere sempre disponibile con gli altri, di comportarmi bene, essere corretta; il risultato è che vado anche d’accordo con le persone che incontro,ma se propongo qualcosa di più tutti si tirano indietro.
Per il resto che dire?A trent’anni ancora a casa a farmi vessare da una triade di familiari che non mi ama, non mi rispetta, mi sopporta per dovere(ne ho la conferma quasi quotidianamente), e che ora so con certezza che per anni mi hanno fatto scontare le loro insoddisfazioni e i loro sbagli.Mia sorella poi mi odia, mi ritiene una sfigata che non vale nulla, e di conseguenza così mi tratta.Cerco di farmi rispettare da tutti ma sarebbe più facile per me avere un rapporto con un pitt bull.
Del lavoro si è già detto:del resto anche. Vedo la mia vita come un lungo tunnel dove non si respira e dove io continuo ad avanzare nella speranza di trovare una luce che non c’è.
E pensare che non avevo grandi sogni:desideravo essere indipendente, poter vivere una vita mia, in una casa mia, con persone che mi amassero anche cosi come sono.Non ho mai sognato di fare grandi cose, il mio lavoro ideale era l’impiegata, ma mi sarei accontentata di qualsiasi cosa potesse darmi la tanto agognata possibilità di andarmene di casa. Sognavo di fare qualche viaggetto all’estero(finora sono stata solo in Svizzera e a Lourdes), niente di impegnativo ma comunque una bella vacanzina…Sognavo di avere degli amici con cui uscire e condividere qualcosa, di  farmi una famiglia mia, di avere dei figli…ma ormai tutto questo si sta solo allontanando sempre di più. Le uniche fonti di soddisfazione mi derivano dal leggere, andare al cinema e appassionarmi a qualche bel telefilm…cose che tra l’altro cominciano a non darmi più lo stesso piacere di prima, e ormai da tempo. Forse dovrei cominciare a esercitarmi nell’arte della rassegnazione.
E ora, via con l’esercitazione della giornata:ringraziare tutti quelli che me li faranno degli auguri(poverini, non è colpa loro…li fanno per gentilezza e qualcuno anche con sincerità..ma sinceramente a me viene solo voglia di piangere altro che auguri!), reprimendo una volta di più l’impulso di urlare, di piangere, di demolire un condominio con dentro tutti i suoi abitanti.
Ma  mi dite che cavolo ho da festeggiare?!"


Sono passati sei anni...e tutto è rimasto quasi uguale. Dico quasi perchè alcuni cambiamenti ci sono stati, di tipo fisiologico alcuni (mia sorella andata via di casa e sposata, salute di mia mamma peggiorata, mio papà in pensione), altri di tipo casuale (ho trovato tre nuove amiche, ho perso un'amica importante e tutti gli "amici di blog" che per me erano importanti comunque, ho fatto qualche viaggetto), ma tutto sommato nulla di rilevante.
Non sono riuscita a cambiare vita, a diventare la persona che volevo essere, a realizzare anche l'1% dei miei desideri.
Ho continuato a fare tutto ciò che potevo per cambiare, ma piano piano mi accorgo che qualcosa effettivamente è cambiato; sono inasprita, incattivita, apatica. Sono consapevole che ormai, non solo non potrò più recuperare tutto ciò che non ho avuto nella vita, ma non potrò nemmeno avere ciò che ritenevo più importante. Mi ero tra l'altro data una scadenza entro cui raggiungere i miei obiettivi: 35 anni. Sono quindi ufficialmente scaduta.
Cerco di sopportare la mia vita come meglio posso, ma non è affatto facile e spesso, non riesco ad avere i risultati sperati. Ho sempre meno pazienza, in generale, spesso scatto per nulla e rispondo male anche per nulla, vengo ferita e amareggiata molto spesso, inoltre i mei  problemi di peso e schiena si sono aggravati, ma ho perso anche quel minimo di motivazione per risolverli.
Passo la maggior parte del tempo a chiedermi come ho fatto a ridurmi così, se posso fare qualcosa per salvare quel poco di salvabile che c'è nella mia vita, arrovellandomi sui miei errori che purtroppo non posso cambiare....ma è giusto che debba scontarli così?Ai carcerati si dà sempre una seconda possibilità, perch a me no?
A volte vorrei solo non alzarmi più dal letto e avere intorno a me il silenzio più totale, oppure sparire...non è detto che un giorno non succeda.
36 anni buttati nel cesso....

martedì 6 ottobre 2015

Libri &....

Versione letteraria VS Versione cinematografica di "Acciaio", di Silvia Avallone.
Come contenuto in sè, entrambe molto belle; come copertina, entrambe lasciano 'a desiderare, anche se il manifesto del film è un po' meglio della copertina del libro, anche se nessuna delle due attira particolarmente.





sabato 3 ottobre 2015

Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie, di Lewis Carroll



Titolo originale: Alice's Adventures in Wonderland

Anno di pubblicazione: 1865

Ambientazione: Inghilterra, 1865 circa

Collegamenti con altri romanzi:ha un seguito, intitolato "Attraverso lo specchio", uscito anche con i titoli "Le avventure di Alice nello specchio" e "Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò".




Mentre la sorella legge un noioso libro senza figure, la piccola Alice cerca qualcosa da fare al parco quando all’improvviso la sua attenzione viene attratta da un bizzarro e misterioso coniglio bianco che corre dicendo di essere in ritardo; la bambina lo segue e quando lui entra nel buco di un albero, anche lei vi scivola dentro, finendo in un tunnel che sbuca nel fantastico Paese delle Meraviglie. Qui Alice, mentre cerca il coniglio, vivrà mille avventure bizzarre con personaggi come il Cappellaio Matto, lo Stregatto, la Regina di Cuori, il Leprotto Bisestile, la Duchessa con il figlio Porcellino, il Ghiro....Ma non sarà solo un sogno?




Sono ormai lontani i tempi in cui i miei lettori del blog su Splinder quando vedevano il nome di Alice non avevano certo bisogno di spiegazioni: sapevano infatti, come più volte raccontato, che sono da sempre un'inguaribile "aliciomane"....anche ora che ho 36 anni.
Fin da piccolissima (e qui per ora vi risparmio tutta la storia raccontata su Splinder a suo tempo: ma forse un giorno....) ho sempre amato Alice e le sue mirabolanti avventure, tant'è vero che non solo da bambina era la mia favola preferita, ma che lo è anche oggi. E difatti ogni tanto mi rileggo questo libro e non solo, colleziono cose su Alice...
E' una di quelle storie che, per rendere pienamente la sua essenza, andrebbe letta in lingua originale; con la traduzione infatti la maggior parte dei giochi di parole, degli scioglilingua e dei "non sense" inglesi su cui praticamente si basano la quasi totalità dei fatti vengono persi, o comunque non se ne capisce l'origine. Il racconto è inoltre costellato di allusioni a personaggi, poemetti, proverbi e avvenimenti propri dell'epoca in cui fu scritto, perciò in assenza di adeguate note molte cose potrebbero risultare di difficile comprensione.
Tuttavia è innegabile che ancora oggi (a 160 anni dalla sua nascita) la freschezza della storia, il suo ritmo brioso e divertente, l'originalità dei suoi personaggi e alcuni evidenti intenti pedagogici (Alice è la voce della semplicità e spontaneità infantile contro le convenzioni del mondo adulto) rimangono inalterate al punto da averla resa una delle storie che hanno avuto un maggior impatto sulla cultura in vari settori.
E' vero che in molte versioni- sopratutto quelle rivolte ai più piccoli- si tende a "stringere" eliminando molti personaggi, rivedendone il ruolo e ridimensionando le situazioni; spesso si arriva anche a fondere il primo e il secondo libro, con il risultato di farne un storia senza molto senso, difficile comunque da capire e seguire per i più piccoli. Ma è anche vero che è un'opera molto particolare, che forse proprio per questo si presta a mille riletture e sfaccettature.
Da piccola per me era impossibile non immergermi da subito in questa storia...mi sentivo fisicamente cadere nel tunnel come Alice...e forse parlerò ancora di questo libro e della sua importanza per me....

giovedì 1 ottobre 2015

Ho cercato il tuo nome, di Nicholas Sparks



Titolo originale: The Lucky One

Anno di pubblicazione: 2009

Ambientazione: Nord Carolina, 2009


Logan Thibault è un ex marine sopravvissuto all'Iraq e alla morte improvvisa, qualche mese prima, dell'amico Victor; il giovane ritiene che il merito sia della foto di una donna sconosciuta che ha trovato per strada, e che gli ha portato fortuna.

Una volta congedatosi, decide di andare alla ricerca della sconosciuta per ringraziarla e riesce a trovarla: è Beth, che gestisce un canile e vive con la nonna e il figlio Ben. Logan viene assunto come tuttofare nel canile, ma inizialmente non incontra le simpatie di Beth che è chiusa in suo mondo di dolore dopo la morte del fratello marine….





Nonostante abbia visto tutti i  film tratti dai suoi romanzi, questo è solo il secondo libro che leggo di Nicholas Sparks; il fatto che TUTTE le sue storie finiscano male (almeno, quelle da cui sono stati tratti i film) mi ha sempre fatto recedere dalla decisione di leggermi pure il libro, per quanto nei film abbia intravisto temi anche non strettamente romantici o sdolcinati.

Questo romanzo però è uno dei due che ha un (parziale) lieto fine, quindi ho deciso di accostarmi alla lettura.
Lettura piacevole, non di più, ma l'autore si è guadagnato giustamente la sua fama dato che pare interessato non solo al lato sentimentale della storia ma anche a dare un'introspezione psicologica ai personaggi; forse non proprio tutti, dato che fino alle ultime pagine l'ex marito di Beth è solo il tipico ex bullo, stalker e infantiloide, nonchè padre non proprio modello, ma ho apprezzato lo spessore dato ai protagonisti e alla nonna Nana.
L'assunto della storia- un po' improbabile a mio avviso- è quello secondo cui Logan è sopravvissuto incolume a varie missioni in Iraq e Afghanistan grazie ad una fotografia portafortuna trovata per strada, persa da qualcun'altro, che ritrae una giovane donna molto bella e sorridente; tornato in patria e sopravvissuto pure all'incidente in cui è morto il migliore amico, decide di mettersi alla ricerca della misteriosa donna, riuscendoci (guarda un po') al primo colpo.
Logan è un uomo riflessivo, taciturno, abituato ad ascoltare più che a parlare, non si lascia intimorire (nemmeno dal prepotente ex marito), insomma leggendo ho spesso avuto l'impressione che l'autore volesse ritrarre l'uomo ideale; di sicuro lo è per la povera Beth, stalkizzata per anni senza nemmeno saperlo dall'ex marito Keith, vicesceriffo che ha avuto il posto solo grazie alla sua  potente famiglia e che la fa penare invece come padre, dato che vorrebbe trasformare il figlio Ben in un campioncino sportivo, ignorando completamente che le inclinazioni del bambino (timido e amante degli scacchi) vanno nella direzione opposta; insomma un personaggio altamente fastidioso.
Entrambi i protagonisti hanno alle spalle un doloroso passato e sono persone sensibili e profonde, di quelle che fanno fatica a trovare qualcuno che sia loro affine; per fortuna sapranno venirsi incontro, vincere le reciproche diffidenze e formare una coppia proiettata verso il futuro.
Non credo si possa pretendere di più da un romanzo di questo tipo, e visti alcuni precedenti nel genere già mi par abbastanza....