giovedì 17 settembre 2015

Little boy blue, di Edward Bunker



Anno di pubblicazione: 1980

Ambientazione: California, dal 1942 al 1950 circa.



A soli 11 anni Alex Hammond ha già alle spalle un curriculum che più negativo non si può: abbandonato da entrambi i genitori dopo il loro divorzio in un istituto, tra fughe e atti di teppismo è stato ospitato da gran parte degli istituti di correzione della California, arrivando ad essere rinchiuso in una casa di recupero.
Alex è molto intelligente e ama leggere, ma queste sue capacità vengono soffocate dalla violenza e dalla delinquenza che si respira in questi istituti; il carattere ribelle del ragazzino farà il resto....




Sulla copertina è riportata uan frase di Quentin Tarantino: "Il miglior romanzo sul crimine che abbia mai letto", ed in effetti non si può che concordare: il romanzo è la storia della formazione di un giovane delinquente e probabile futuro criminale senza speranza, come ce ne sono tanti ancora oggi.
E' una storia dura, drammatica e se vogliamo anche disperata, dato che intuiamo fin da subito che è  la storia di una giovane vita perduta, di un ragazzino che in altre circostanze sarebbe potuto anche  diventare qualcuno. Non possiamo non provare un senso costante di  pietà per Alex, ragazzino che a soli 11 anni è già stato maltrattato dalla vita, dato che dopo il divorzio dei genitori è stato abbandonato dalla madre e il padre, nonostante la buona volontà, non  può tenerlo con sè perchè non riesce a lavorare abbastanza per mantenere entrambi. Il trauma derivato da questi eventi è talmente grande che Alex se lo porterà dietro sempre, intuiamo in lui infatti un grande desiderio e bisogno di amare ed essere amato  che nessuno, almeno nel corso della storia (che dura fino ai sedici anni del protagonista) riuscirà a sanare, nemmeno in minima parte.
Tutto ciò porta il ragazzino a continue ribellioni, anche quando palesemente sarebbe il caso si desse una calmatina; se è vero quanto scritto sopra sulla situazione affettiva di Alex, è anche vero che spesso non riesce a mettere in pratica i suoi buoni propositi pur sapendo ciò che gli accadrà dopo le varie fughe e ribellioni un po' per immaturità e un po' per un carattere innegabilmente rissoso che lo porta a cercare di farsi giustizia da sè per ogni minimo affronto. Ma in fondo anche questo è un segno della sua solitudine: Alex sa bene che se non si difende da solo, non lo farà nessuno per lui.
E' altrettanto vero che spesso si ritrova coinvolto in fatti di cui non ha colpa, e che subisce maltrattamenti fisici e psicologici notevoli per i più svariati motivi; un ragazzino molto sfortunato, quindi.
Tra fughe, delinquenza, maltrattamenti vari sembra intravedersi per Alex una luce quando si fa viva una zia che, nonostante non lo conosca, è disposta a prendersi cura di lui; ma ormai il ragazzino ha 16 anni ed è cresciuto per anni abbandonato a sè stesso, non riesce a capire che dietro la severità degli zii c'è la voglia di aiutarlo e quindi si brucia anche questa possibilità.
Altri personaggi, oltre ad Alex, vanno e vengono in questa storia, quasi tutti appartenenti a un'umanità degradata e abbandonata a sè stessa ma, per quanto il bisogno di affetto del ragazzo lo porti ad attaccarsi a chiunque, nessuno di loro scalfirà la sua profonda solitudine; serviranno solo per cementare il suo lato negativo.
L'autore (un ex carcerato che in questo romanzo riversa molto della propria autobiografia) scrive in modo scorrevole e anche intenso, capace di fermarsi ed analizzare senza pregiudizi i sentimenti e gli animi dei vari personaggi: non ci sono cattivi veri e propri, ma solo persone. Anche i poliziotti, le persone che lavorano nei vari istituti o in carcere, spesso sono solo persone che si trovano in una situazione contro cui non possono combattere più di tanto; a volte, stanchi e rassegnati per tutto ciò che hanno visto, sfiduciati verso un sistema che purtroppo non garantisce il suo stesso funzionamento. 
Ho trovato molta sensibilità in queste pagine, nonostante la freddezza e la drammaticità del racconto; ecco perchè mi sento (per una volta) di concordare con Tarantino.

Nessun commento:

Posta un commento