sabato 26 settembre 2015

La citazione del mese







"I suoi sogni sembravano tutti di fragile vetro, perchè si frantumavano al più lieve impatto con la realtà lasciandola a mani vuote"




Mariangela Camocardi, "Sogni di vetro"

mercoledì 23 settembre 2015

The Beatles, di Brita Granström e Mick Manning



Anno di Pubblicazione:

Ambientazione: Liverpool, dal 1940 in poi.




Dal sito Gallucci:

"John, Paul, George e Ringo – quattro ragazzi di Liverpool – hanno cambiato per sempre la musica, e non solo. Come è stato possibile?
Scopri la storia della più importante rock band di tutti i tempi...

• L’infanzia difficile di John e l’amicizia con Paul
• Le prime esperienze al Cavern Club
• L’esplosione della Beatlemania
• Gli anni dei grandi album, dei film e dei tour
• L’impegno per la pace

Viaggia nel tempo per tornare a un’epoca senza Pc e Internet dove ogni sogno è stato possibile!"




Da Beatlesiana sfegatata la mia attenzione non poteva essere fortemente attirata da questo  libro che intende far conoscere anche ai più piccoli la storia di quattro amici inglesi che negli anni '60 non solo realizzarono il loro sogno di diventare una grande rock band, ma riuscirono a diventare quella che a tutt'oggi è effettivamente il gruppo più amato, nonostante siano passati più di 40 anni dal loro scioglimento.
Oltre al fatto naturalmente, che i Beatles cambiarono la storia della musica in molti modi che non sto qui a rivangare, e che sono gli autori di una canzone ancora oggi molto amata dai piccoli: "Obladì obladà".
Oggi, abiuati a strumenti sofisticatissimi e tecnologici, sembra impossibile pensare che c'è stato un tempo in cui si poteva vivere senza tutto ciò, e in cui bastavano semplicemente tre chitarre e una batteria, uniti ovviamente a entusiasmo e allegria, per regalare emozioni con la musica; la storia dei Beatles ci dimostra l'esatto contrario.
Attraverso illustrazioni molto colorate e semplificando notevolmente gli avvenimenti (sopratutto nell'ultima parte), gli autori raccontano la storia dei Fab Four rendendola accattivante anche per i più piccini, senza tralasciare nulla di fondamentale; partono infatti dalle singole storie dei quattro ragazzi quando non si conoscevano (compresi i  problemi di John Lennon, abbandonato dai genitori e cresciuto da una zia, la cui madre morì quando aveva 16 anni), gli autori ripercorrono la storia di un gruppo ma anche quella di un'epoca, non lesinando dettagli sulla nascita di album e canzoni.
Forse i piccolissimi non capiranno molto, meglio riservarlo a bimbi più grandi (dai sei anni in su), che magari potranno leggerselo da soli; e chissà che grazie a esso no nasca qualche nuovo piccolo beatlesiano....

domenica 20 settembre 2015

Oliver Twist, di Charles Dickens


Titolo originale:Oliver Twist; or, the Parish Boy's Progress

Anno di pubblicazione: 1837

Ambientazione: Inghilterra,1837 circa


Oliver Twist è un bambino nato e cresciuto in un  misero orfanotrofio, dove i bambini sono sottoposti a vari maltrattamenti; dopo un tentativo di ribellione finito male, fugge in cerca di fortuna e arriva a Londra, dove ha la sfortuna di finire tra le grinfie di Fagin, un  vecchio strozzino che si serve di una banda di ragazzina per furti e ruberie varie.
Proprio dopo il primo furto Oliver viene arrestato, ma quando spiega la sua situazione alla vittima del furto, il signor Brownlow, questi lo prende in simpatia e decide di occuparsene, portandolo a casa sua e trattandolo come un nipote. Per Oliver comincia un periodo felice e i suoi problemi sembrerebbero risolti, ma dopo qualche tempo Fagin e la sua banda si rifanno vivi rapendolo: vogliono usarlo
proprio per un furto in casa Brownlow....




"Oliver Twist" fu il primo grande successo di Charles Dickens, e ancora oggi uno dei suoi romanzi più noti, grazie anche alle tantissime versioni al cinema e alla tv (è uno dei romanzi più trasposti al mondo assieme a "I tre moschettieri" di Alexandre Dumas). Spesso classificato come "romanzo per ragazzi", è in realtà un romanzo di formazione di stampo classico che però all'epoca rappresentò una novità sotto molti aspetti: fu il primo romanzo ad avere come protagonista un bambino, ed inoltre inedita per l'epoca era la rappresentazione dei personaggi dei bassifondi in modo antiromantico: ovvero, a parte due personaggi (Nancy e Jack) non troviamo i classici delinquenti buoni e gentili che spesso si ritrovano in questo tipo di romanzi, ma un mondo di povertà morale e materiale estremo, di brutture e vizi che corrodono l'anima, portando anche all'omicidio.
Il protagonista, Oliver Twist è un piccolo orfano, partorito da una giovane donna morta subito dopo, che vive i suoi primi nove anni nell'orfanotrofio gestito dalla crudele Mrs Mann assieme all'ottuso Mr Bumble (personaggio descritto in maniera comica ma dando l'idea di quanto fosse ridicolo e crudele): si rende quasi subito protagonista di una scena considerata famosa nella storia della letteratura: Oliver ha infatti l'ardire di chiedere una doppia razione della brodaglia che i poveri orfani devono sorbirsi come cena. Per questo viene bollato come sovversivo pericoloso e mandato a lavorare in una rustica impresa di pompe funebri dell'epoca, da cui scappa poco dopo per approdare nella grande Londra.
Qui inizia la storia vera e propria, costellata di personaggi talvolta stereotipati (sopratutto fra i buoni) ma sempre ritratti in modo che rimangano scolpiti nella mente del lettore: il cattivo Fagin che con la sua apparenza di innocuo vecchino si pone ancora di più come ingannatore, il terribile Bill Sikes con il cane Bullseye, la prostituta Nancy che, nonostante la vita miseranda segnata dall'alcol e dalla prostituzione, conserva ancora un animo buono tanto che si affeziona ad Oliver e riesce a salvarlo a costo della propria vita (episodio significativo anche per la violenza che l'autore riesce  far toccare con mano senza usare termini particolarmente cruenti). L'intreccio attraverso sui si dipana la vicenda è sbrogliato in modo abile e interessante, fornendo man mano piccoli indizi al lettore che verranno poi disvelati nella vera storia delle origini di Oliver alla fine, ma del resto tutto il romanzo, nonostante sia permeato da un gran senso di paura e tristezza per il pericolo sempre incombente, è scritto magistralmente (e qui mi pare non vi possano essere dubbi di sorta) e come sempre Dickens porta all'attenzione del lettore temi sociali a lui particolarmente cari: la condizione dei minori negli strati poveri della popolazione, la mancanza di strutture che sostengano veramente i poveri aiutandoli a non cadere nella delinquenza,la criminalità urbana.
Nonostante la sfortuna di Oliver faccia spesso temere per lui, un romanzo davvero molto piacevole da leggere, sopratutto se amate i classici.

giovedì 17 settembre 2015

Little boy blue, di Edward Bunker



Anno di pubblicazione: 1980

Ambientazione: California, dal 1942 al 1950 circa.



A soli 11 anni Alex Hammond ha già alle spalle un curriculum che più negativo non si può: abbandonato da entrambi i genitori dopo il loro divorzio in un istituto, tra fughe e atti di teppismo è stato ospitato da gran parte degli istituti di correzione della California, arrivando ad essere rinchiuso in una casa di recupero.
Alex è molto intelligente e ama leggere, ma queste sue capacità vengono soffocate dalla violenza e dalla delinquenza che si respira in questi istituti; il carattere ribelle del ragazzino farà il resto....




Sulla copertina è riportata uan frase di Quentin Tarantino: "Il miglior romanzo sul crimine che abbia mai letto", ed in effetti non si può che concordare: il romanzo è la storia della formazione di un giovane delinquente e probabile futuro criminale senza speranza, come ce ne sono tanti ancora oggi.
E' una storia dura, drammatica e se vogliamo anche disperata, dato che intuiamo fin da subito che è  la storia di una giovane vita perduta, di un ragazzino che in altre circostanze sarebbe potuto anche  diventare qualcuno. Non possiamo non provare un senso costante di  pietà per Alex, ragazzino che a soli 11 anni è già stato maltrattato dalla vita, dato che dopo il divorzio dei genitori è stato abbandonato dalla madre e il padre, nonostante la buona volontà, non  può tenerlo con sè perchè non riesce a lavorare abbastanza per mantenere entrambi. Il trauma derivato da questi eventi è talmente grande che Alex se lo porterà dietro sempre, intuiamo in lui infatti un grande desiderio e bisogno di amare ed essere amato  che nessuno, almeno nel corso della storia (che dura fino ai sedici anni del protagonista) riuscirà a sanare, nemmeno in minima parte.
Tutto ciò porta il ragazzino a continue ribellioni, anche quando palesemente sarebbe il caso si desse una calmatina; se è vero quanto scritto sopra sulla situazione affettiva di Alex, è anche vero che spesso non riesce a mettere in pratica i suoi buoni propositi pur sapendo ciò che gli accadrà dopo le varie fughe e ribellioni un po' per immaturità e un po' per un carattere innegabilmente rissoso che lo porta a cercare di farsi giustizia da sè per ogni minimo affronto. Ma in fondo anche questo è un segno della sua solitudine: Alex sa bene che se non si difende da solo, non lo farà nessuno per lui.
E' altrettanto vero che spesso si ritrova coinvolto in fatti di cui non ha colpa, e che subisce maltrattamenti fisici e psicologici notevoli per i più svariati motivi; un ragazzino molto sfortunato, quindi.
Tra fughe, delinquenza, maltrattamenti vari sembra intravedersi per Alex una luce quando si fa viva una zia che, nonostante non lo conosca, è disposta a prendersi cura di lui; ma ormai il ragazzino ha 16 anni ed è cresciuto per anni abbandonato a sè stesso, non riesce a capire che dietro la severità degli zii c'è la voglia di aiutarlo e quindi si brucia anche questa possibilità.
Altri personaggi, oltre ad Alex, vanno e vengono in questa storia, quasi tutti appartenenti a un'umanità degradata e abbandonata a sè stessa ma, per quanto il bisogno di affetto del ragazzo lo porti ad attaccarsi a chiunque, nessuno di loro scalfirà la sua profonda solitudine; serviranno solo per cementare il suo lato negativo.
L'autore (un ex carcerato che in questo romanzo riversa molto della propria autobiografia) scrive in modo scorrevole e anche intenso, capace di fermarsi ed analizzare senza pregiudizi i sentimenti e gli animi dei vari personaggi: non ci sono cattivi veri e propri, ma solo persone. Anche i poliziotti, le persone che lavorano nei vari istituti o in carcere, spesso sono solo persone che si trovano in una situazione contro cui non possono combattere più di tanto; a volte, stanchi e rassegnati per tutto ciò che hanno visto, sfiduciati verso un sistema che purtroppo non garantisce il suo stesso funzionamento. 
Ho trovato molta sensibilità in queste pagine, nonostante la freddezza e la drammaticità del racconto; ecco perchè mi sento (per una volta) di concordare con Tarantino.

martedì 15 settembre 2015

Chi ben comincia.....

Eccoci all'appuntamento mensile con i più bei incipit dei romanzi:








"E' verità universalmente riconosciuta che uno scapolo largamente provvisto di beni di fortuna debba sentire il bisogno di ammogliarsi,
Per quanto poco si conoscano, di costui, i sentimenti e le intenzioni, fin dal suo primo apparire nelle vicinanze questa verità si trova così radicata nelle teste delle famiglie circostanti che queste lo considerano senz'altro come la legittima proprietà dell'una o dell'altra delle proprie figliulole."

DA "Orgoglio e pregiudizio" di Jane Austen


















domenica 13 settembre 2015

La figlia della fortuna, di Isabel Allende

Titolo originale: Hija de la fortuna

Anno di pubblicazione: 1999

Ambientazione: Cile, 1832/California,1849

Collegamento con altri romanzi: è il primo capitolo di una trilogia così composta:

- La figlia della fortuna (1999);
- Ritratto in seppia (2001);
- La casa degli spiriti (1983)



Eliza Sommers è cresciuta come figlia adottiva dell'originale Rose Sommers chem, una volt divenuta adulta, cerca di sistemare la figlia con un buon matrimonio; Eliza però si innamora di Joaquin Andieta, un giovane povero e ribelle che parte per la California alla ricerca dell'oro, promettendole di tornare quando avrà fatto fortuna,
Poco dopo la partenza però Eliza scopre di essere incinta; decide quindi di raggiungere Joaquin e si imbarca di nascosto su una nave che sta andando in America. Durante la traversata ha un aborto spontaneo e morirebbe se non fosse per Tao Chien, un medico cinese che lavora come cuoco a bordo della nave che la cura mantenendo al contempo segreta la sua presenza, L'episodio fa nascere tra i due una solida amicizia.....


Primo capitolo di una trilogia particolare di questa autrice, che scrisse per primo l'ultimo romanzo della serie, il suo più grande successo: "la casa degli spiriti", per poi arrivare molti anni dopo alla continuazione narrando il prologo della storia del 1983.
E' un romanzo sostanzialmente diviso in due parti: la prima parte ci presenta la vita della protagonista, Eliza, e della famiglia Sommers per i primi 18 anni di Eliza. Vita comune alle ricche famiglie dell'epoca, se non per alcuni particolari: Eliza è infatti una piccola meticcia, trovata da Miss Rose (la minore dei fratelli Sommers) sulla porta di casa e prontamente adottata dalla donna, che realizzerà così il suo desiderio di avere una famiglia e una figlia; desiderio negato da uno scandalo vissuto in gioventù, che le ha impedito in seguito di avere buone proposte di matrimonio (ma forse, si capisce che è lei che ne ha rifiutate per via della delusione patita) e l'ha costretta all'unica alternativa per le donne ricche e nubili dell'epoca: rimanere nella casa natale con i fratelli e mandarla avanti, soffocando il suo animo passionale sotto trine, merletti e l'etichetta delle buone maniere.
John e Jeremy, il fratelli di Rose, anche loro non sposati. sono figure più marginali nell'educazione della bambina: John è gentile ma distaccato, pur provvedendo alle necessità economiche, Jeremy è spesso assente per via della sua carriera in mare ma si occuperà di fornire adeguata dote alla nipote (ma una sorpresa per i lettori è in agguato, a questo proposito, e spiega l'origine di Eliza....); fondamentale è invece l'altra donna di casa, la governante Mama Fresia, una india da cui la piccola apprende la cultura meticcia, assorbendo quindi due culture molto diverse ma fondamentali nella sua crescita.
La seconda parte è quella dove si comincia a entrare davvero nella storia e dove avvengono fondamentalmente le cose più interessanti: mentre Miss Rose si occupa di trovare alla figlia ormai cresciuta un buon partito, Eliza si innamora di Joaquin, un giovane povero con cui vive un breve istante di passione; personalmente non sono mai stata troppo convinta che quell'amore sarebbe durato e che fosse il vero amore della protagonista, ma la Allende è brava a farci credere così, comportamento probabilmente finalizzato a sottolineare il carattere coraggioso ed intrepido della giovane, che decide di abbandonare tutto per ritrovare l'amato, partito nel frattempo per partecipare alla famosa "corsa all'oro" in California. Dopo Eliza conosciamo così l'altro vero protagonista Tao Chien, un medico cinese che lavora per necessità come cuoco a bordo della nave su sui la giovane si imbarca clandestina; un uomo dal carattere dolce ma deciso, un personaggio che definiremmo "una quercia", tanto è solido e affidabile, anch'egli però legato ad un passato doloroso e alla moglie molto amata morta tempo prima; per questo motivo per gran parte del romanzo Eliza e Tao stanno insieme come due amici fraterni, anche se intuiamo che non riescono a lasciarsi il passato alle spalle per ricominciare a partire dal sentimento più profondo che evidentemente li lega.
La seconda parte del romanzo offre un buon spaccato storico riguardo all'epoca dei pionieri e della ricerca dell'oro, però devo dire che questo è uno dei romanzi in cui di più si palesa un difetto della Allende: interrompere la narrazione ogni volta che viene introdotto un nuovo personaggio per narrarci la sua intera biografia (di solito non meno di cinque pagine)e poi riprendere da dove si era rimasti. Dato che l'autrice introduce parecchi nuovi personaggi, a volte la lettura diventa piuttosto fastidiosa in questo modo.
Ciononostante sono del parere che valga sempre la pena di leggere i suoi libri, se non altro per assaporare i colori, gli odori, i profumi e le sensazioni che l'autrice è maestra nel far percepire a pelle al lettore.


mercoledì 9 settembre 2015

Manuale del perfetto interista, di Beppe Severgnini



Anno di pubblicazione: 2008

Dal sito Rizzoli:
L'"interismo" di Beppe Severgnini, più che una esperienza di tifoseria, somiglia a qualcosa che sta tra l'esercizio spirituale e una dieta mentale ad alto tasso di autoironia e dissacrazione, un modo per raccontare l'amore per il calcio attraverso la vicenda agonistica di una squadra che in questi ultimi vent'anni - tra vittorie insperate e sconfitte immeritate - si è imposta nell'immaginario nazionale come una sorta di grande metafora del gioco e della vita.




Il libro è la raccolta dei tre precedenti libri dell’autore sulla sua squadra del cuore,l’Inter: “Interismi” (2002), “Altri interismi” (2003), “Tripli interismi” (2007), seguiti nel 2011 da “Eurointerismi”.

Che Severgnini sia un innamorato fedelissimo e orgoglioso di esserlo della squadra nerazzurra è cosa nota e l’autore lo ha dimostrato nel corso degli anni non solo con gli articoli ma anche con i libri: un amore sincero e spassionato (come spesso lo sono le passioni che nascono nell’infanzia o adolescenza), ma che permette di vedere le cose anche con occhio critico, non risparmiando critiche e difetti.
Dato che non amo il calcio e non sono fan di nessuna squadra, mi riesce difficile riassumervi qui il contenuto del libro: posso dirvi che ogni parte corrisponde a riflessioni, ricordi, omaggi ai grandi campioni, discussioni di stampo letterario (se l'Inter è Ettore e la Juve è Achille, il Milan è Patroclo o Ulisse?), analisi e critiche alle varie formazioni e ai campioni che si sono susseguiti nel corso di una storia lunga ormai un secolo.
Sono una fan di Severgnini e quindi non mi è pesato leggere questo libro nonostante la poca familiarità con l'argomento, anzi, il solito stile ironico mi ha reso la lettura molto piacevole comunque, e ho anche imparato qualcosina di più su questa squadra; mi sento quindi di consigliare il libro anche ad altri digiuni di calcio come me, ma che fossero ugualmente interessati all'argomento.





lunedì 7 settembre 2015

Libri &...

Sulla pagina FB    https://www.facebook.com/libreriamo?fref=ts       è ancora in corso una simpatica iniziativa, intitolato #booksonthebeach: i lettori sono stati invitati a mandare delle foto dei loro libri dai luoghi delle vacanze, seguendo il motto "la cultura non va in vacanza"...e difatti anche in vacanza i nostri libri sono sempre con noi!
Ecco la foto inviata da me:




E' stata scattata sulla spiaggia di Monopoli (Puglia), dove sono andata in vacanza quest'estate. Purtroppo non si vedon nè la sabbia nè il mare, che mi sarebbe piaciuto riuscire a riprendere per caratterizzare la foto un po' meglio. 
Ma anche così mi piace, penso che sia una foto molto carina!

sabato 5 settembre 2015

Una finestra vistalago, di Andrea Vitali


Anno di pubblicazione: 2003

Ambientazione:  Bellano, dagli anni '30 al 1971




Il cognome Arrigoni  nella zona di Bellano è molto comune, e a quanto pare sono molti anche  i Giuseppe Arrigoni che vivono nella zona: uno in particolare suo malgrado influenzerà la vita di Eraldo, giovane operaio militante di sinistra che vive con i genitori e la bellissima moglie Elena. Quest'ultima, di origini non bellanesi,arriva in paese con un carico scoperchiando segreti e scheletri nell'armadio di alcuni, e dando origine a situazioni che si intrecceranno fino alla fine....



L'Andrea del Nord (come lo chiamo io, per distinguerlo da Camilleri, che è "l'Andrea del Sud") quest'anno è stato scelto per ben due volte in poco tempo nelle mie letture estive, anche se devo dire che questo romanzo è tra quelli che non mi hanno particolarmente colpito.
Forse perchè stavolta è stata messa troppa carne al fuoco, seppure diluita nell'arco di quarant'anni circa; inizialmente infatti sembrava che il protagonista della storia potesse essere Giuseppe Arrigoni, che effettivamente avrà una sua importanza ma la cui storia, secondo me, avrebbe potuto essere dipanata all'interno di quella che effettivamente è la storia del protagonista principale, ovvero il giovane operaio Eraldo.
Difatti si entra nel vivo della storia quando Eraldo sposa Elena, personaggio che ho trovato estremamente malinconico e triste: è una giovane donna con alle spalle una vita non semplice, praticamente cacciata via da una madre approfittatrice che la usa solo quando le fa comodo, che ha come unica soluzione quella di rimediare un matrimonio in fretta e furia col primo che capita (Eraldo appunto); questo matrimonio, in cui lei lascerebbe anche aperta la possibilità possa diventare più "vero", si rivela fin da subito deludente visto che il marito, nonostante abbia un lavoro, è un bamboccione che vive ancora con i genitori e che non ha l minima intenzione di cambiare nemmeno in vista del matrimonio: prima intorta la ragazza con tante chiacchiere e tante promesse, poi una volta sposati le fa trovare la bella sorpresa, costringendola a vivere in una casa con dei suoceri anziani, maleducati e ostili. Figuriamoci che nemmeno si scomoda a comprare un letto matrimoniale: ne aggiunge uno singolo al suo!
Eraldo non è cattivo, è un sempliciotto cresciuto troppo all'antica, per questo non si accorge del disagio della moglie e, come se già quello sopra detto non bastasse, rincara la dose dedicandosi anima e corpo alla militanza politica (a sinistra ovviamente).
Chiaro che Elena cercherà altrove...
Altra figura femminile speculare a Elena, quella di Maria Grazia Perdicane, la ricca figlia di un industriale proprietaria della villa sul lago che diverrà teatro di gran parte della storia: donna di successo su lavoro, ma con tanta sfortuna e solitudine negli affetti, tant'è che Elena la sente molto vicina a lei e arriva a desiderare la sua amicizia, ottenendo l'ennesima delusione. 
Insomma riguardo a figure femminili questo romanzo nn dà un bel ritratto, anche se per fortuna alla fine almeno per Elena si intravede un futuro più sereno.
Come sempre oltre ai personaggi principali ci sono tanti altri personaggi secondari, ognuno di loro ben delineato, oltre all'immancabile lago che fa da sfondo alla vicenda e che, come sempre , è quasi un'altro protagonista.












giovedì 3 settembre 2015

La ragazza in blu, di Susan Vreeland




Titolo originale: Girl in Hyacinth Blue

Anno di pubblicazione: 2003

Ambientazione: dal 1600 al 1970 circa.






Il professor Cornelius   invita a casa propria un giovane collega per mostrargli l'unica cosa preziosa che possiede: il dipinto "La ragazza in blu" il cui autore sarebbe il pittore olandese  Veermer, ma la cui "paternità" non è mai stata accertata con sicurezza.
durante la visita il professore racconta al collega la storia del quadro, che si dipana attraverso ai secoli passando per le varie famiglie che l'hanno posseduto, fino ad arrivare a quella originaria del famoso pittore e di sua figlia Magdalena, la ragazza ritratta nel quadro....


Sulla scia de "La ragazza con l'orecchino di perla" di Tracy Chevalier sono stati non pochi, per un periodo, i romanzi che parlavano di vite romanzate di pittori o di vicende ispirate a quadri famosi.
Uno di questi si ispira ancora a      Veermer, il pittore autore del celebre dipinto a cui era appunto ispirato il romanzo di cui sopra, riprendendo quello che in realtà è un dipinto che non esiste: "La ragazza in blu", che sarebbe appunto sua figlia Magdalena.
Devo dire che questo romanzo mi è piaciuto più dell'altro sopratutto per una ragione: il mostrare, da aprte dell'autrice, come esso abbia influenzato nel corso dei secoli le vite delle persone entrate man mano in suo possesso, in un intrigante gioco di scatole cinesi che parte dalla storia più recente, quella del professor Cornelius figlio di un nazista che trafugò il dipinto in casa di una famiglia ebrea deportata nei campi di sterminio, arrivando all'origine, dove Magdalena, figlia del pittore Veermer e soggetto della tela, mentre posa per il celebre padre sogna di diventare essa stessa pittrice. Ogni capitolo ha quindi un elemento che lo ricollega al precedente, anche se a mio avviso la mancanza di collocazione temporale di ogni singola storia rende un po' difficoltoso capire bene in che epoca siamo ogni volta.
Molti i personaggi, sopratutto femminili: la donna che decide di regalare il quadro alla figlia che si sposa perchè gelosa del fatto che la protagonista ricorda al marito un antico amore, la giovane ragazza madre che sarà accusata di stregoneria e compirà un orrendo crimine, la contadina che trova il neonato abbandonato nel fiume e convince il marito a tenerlo, e per ultima Magdalena, ragazza talentuosa che però vedrà il proprio desiderio di emergere come pittrice stroncato dalle convenienze e dalle difficoltà economiche in cui la famiglia versa perennemente. Tutte figure tenere e forti, che l'autrice tratteggia proprio come se fossero esse stesse dei dipinti, in un racconto abbastanza breve ma intenso e ben scritto.