lunedì 10 agosto 2015

Un covo di vipere, di Andrea Camilleri




Anno di pubblicazione: 2013

Ambientazione: Vigata, ai giorni nostri

Collegamento con altri romanzi: è il ventitreesimo romanzo della serie sul Commissario Montalbano.



Stavolta il commissario Montalbano è alle prese con l'uccisione di Cosimo Barletta, pensionato ragioniere trovato morto nella sua villetta, e a quanto pare "ucciso due volte": prima è stato avvelenato e poi qualcuno gli ha sparato in faccia.
Barletta, vedovo con due figli, non era uno stinco di santo: non solo praticava in segreto anche l'attività di usuraio che ha mandato sul lastrico tante persone, ma aveva il vizietto delle donne belle e giovani, che fotografava di nascosto durante gli amplessi e poi spesso ricattava quando volevano lasciarlo.
Di carne al fuoco insomma ce n'è tanta, considerando anche il fatto che il defunto aveva intenzione di redigere un testamento dove faceva notevoli differenze tra i due figli.
Nel frattempo, Montalbano e Livia fanno amicizia con un senzatetto che bazzica per le loro strade e vive in una grotta poco lontano...



Camilleri non delude quasi mai, e non lo fa nemmeno stavolta: al serie di Montalbano è l'unica di quelle longeve a incontrare sempre il mio favore. Questo episodio poi, che titolo più azzeccato non poteva avere: a parte i classici protagonisti e il barbone (che anzi si rivelerà prezioso nel finale) non si salva nessuno del nucleo familiare dell'infido Barletta, sicuramente uno dei personaggi più sgradevoli creati da Camilleri: in molti cattivi si trova qualche tratto che li rende almeno un po' umani, ma qui davvero non viene concesso nulla: un vecchio usuraio infido, schifoso, ricattatore malvagio e in ultimo anche....no, non ve lo posso dire: però sappiate che raramente ho considerato un personaggio tanto odioso quanto Barletta. A tal punto che trovo meritatissima la fine che ha fatto.
Non va meglio con i due figli Arturo e Giovanna, per vari motivi che purtroppo davvero non posso rivelarvi perchè tutti concatenati a rivelare un finale nonostante tutto davvero inaspettato.
Gli indizi dati durante il racconto stavolta non riescono ad avvicinare il lettore  alla soluzione, e anche per questo ritengo che il libro sia un'ottima lettura per gli amanti del genere, anche se forse non "prende" quanto episodi come "La gita a Tindari" o i racconti della raccolta "Gli arancini di Montalbano", per fare un esempio.

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