domenica 23 agosto 2015

I Personaggi: Accio Benassi

Da "Il fasciocomunista" di Antonio Pennacchi.


Biografia: Accio Benassi (di cui non conosciamo il vero nome, anche se nel film una volta dice di chiamarsi Antonio) nasce a Latina nel 1950, da una famiglia numerosa: il padre e la madre hanno già cinque figli prima di lui, e dopo avranno ancora una femmina.

I genitori a quanto pare sono appassionati di opere liriche, dato che hanno chiamato ogni figlio con nomi di personaggi delle opere: Norma, Tosca, Otello, Manrico, Violetta e Mimì (di Accio come detto non sappiamo il nome di battesimo).
All'età di 12 anni viene mandato dai genitori (che sognano un figlio prete) in seminario dove trascorre circa due anni: in questo periodo si fanno strada nel ragazzino due elementi fondamentali del suo carattere: la passione per il latino e il suo essere contro le ingiustizie, dalla parte degli ultimi.
Per questo, dopo aver abbandonato il seminario a causa del carattere non troppo tranquillo, Accio diventa Fascista: prende la tessera dell'MSI e comincia a darsi da fare attivamente all'interno della locale sezione cittadina, mentre il fratello Manrico diventa comunista.
La famiglia è il tasto dolente per Accio:troppo numerosa e un po' allo sbando, è guidata da un padre assente e da una madre al contrario tirannica, dispotica e persino violenta dato che per un nonnulla massacra di botte i figli,a parte Manrico che è il suo favorito. E non solo della madre, Manrico il figlio e ragazzo perfetto: bello, bravo a scuola, affascinante, dal carattere socievole e carismatico, un vero leader che fa strage di cuori ovunque vada mettendo in ombra il fratello, con cui ha un rapporto di amore-odio dovuto anche agli scontri politici.
La vita di Accio, come dice il sottotitolo del romanzo, è piuttosto scriteriata, il nostro fatica a trovare il suo posto al sole fin quando alcuni dolorosi fatti non lo porteranno alla maturità....



Ho conosciuto Accio per la prima volta nel 2007, quando vidi al cinema "Mio fratello è figlio unico" di Daniele Lucchetti, dove il nostro ha il volto di Elio Germano, mentre Riccardo Scamarcio e Alba Rorwarcher sono rispettivamente i fratelli Manrico e Violetta (gli unici due rimasti della famiglia, scelta saggia da parte del regista visto che ci sono troppi fratelli e nessuno ha particolare importanza a parte i tre presenti nel film).

Non ho potuto evitare di affezionarmi subito a questo personaggio, per la sua spontaneità e simpatia dovute anche alla sua sfortuna (nelle vicende personali esce quasi sempre perdente dal confronto con il fascinoso fratello, nonostante tra i due sia quello migliore); nel romanzo molte cose sono diverse dal film, a parte il contrasto con il fratello e la militanza nell'MSI, al quale Accio aderisce non certo per nostalgia del regime, quanto piuttosto perchè in cerca di un suo "posto al sole" che gli permetta di emergere, dato che nell'affollato contesto familiare passa alternativamente dall'essere uno dei tanti a essere il figlio "con addosso il demonio". e oltre a ciò, è convinto che la militanza a destra possa aiutarlo a realizzare il suo scopo: aiutare "gli ultimi", quelli più in difficoltà, quelli di cui nessuno si cura.
Nel romanzo in particolare non si può non notare la terribile madre manesca, che arriva addirittura a far finire il figlio in ospedale perchè battendolo con lo zoccolo l'ha preso sopra l'occhio rischiando di buttarglielo fuori...Accio forse più di altri (ma non si può dire con sicurezza, essendo il libro narrato in prima persona, quindi dal punto di vista dell'unico personaggi) soffre di questo atteggiamento e continuerà comunque sia, per tutto il tempo, a ricercare l'affetto della madre, che comunque sia a parte il primogenito che è il suo preferito, non dimostra molto attaccamento nemmeno verso gli altri figli.
Accio è l'eterno escluso, l'eterno incompreso:viene mandato in missionario perchè  i genitori (e siamo negli anni '50/'60....) vorrebbero farne un prete, vorrebbe studiare al classico perchè è un ottimo latinista ma i genitori lo mandano a ragioneria perchè il classico è riservato a Manrico (il figlio su cui nutrono più aspettative),anche il suo iscriversi all'MSI in casa non viene preso benissimo non tanto per personali convinzioni (a parte i fratelli comunisti, i genitori votano DC) ma perchè vista come l'ennesima bizzarria del figlio scapestrato. Le sue azioni sono come un gridare forte "ehi ci sono anche io, esisto, conto qualcosa", sempre però senza essere ascoltato.
Anche i rapporti sociali non sono dei migliori, Accio non riesce a farsi amici duraturi e per quanto riguarda il capitolo ragazze, è una vera e propria frana; eppure lui non sogna che di cambiare e in fondo, essere come gli altri. Questo me lo ha fatto sentire particolarmente vicino proprio per aver vissuto più o meno le stesse cose.
Un tema ricorrente in questo personaggio è il viaggio: si comincia con il viaggio per andare in seminario, poi con il ritorno a casa, con le varie fughe da essa, i vari viaggi in autostop in giro per l'Italia (in uno d questi incontrerà Pierpaolo Pasolini), il viaggio di ritorno a casa nel finale...tema non casuale ma sempre collegato all'ansia del personaggio di rinnovarsi e ricominciare.
Per alcuni potrebbe essere un perdente, ma credo che a modo suo Accio finisca per essere un "vincente qualunque", anche solo ai suoi stessi occhi, magari. E non mi pare proprio poco...






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