venerdì 21 agosto 2015

Acquanera, di Valentina D'Urbano



Anno di pubblicazione: 2013

Ambientazione: Italia del Nord, dagli anni '40 fino agli anni '90 circa


Dopo dieci anni Fortuna torna a Roccachiara, l'oscuro paesino dove è nata e cresciuta e da cui è scappata subito dopo la scomparsa della sua migliore amica, Maria Luce, di cui sono stati di recente trovati i resti.
Fortuna ritrova la madre Onda, che non l'ha mai amata tanto da affidarla quasi subito alla madre Elsa, che ha cresciuto con amore la nipote con la segreta speranza che la nipote non avesse ereditato il dono magico che da generazioni le donne della famiglia si tramandano: un dono che è più una maledizione, tanto che sia Elsa che Onda sono state emarginate dal resto del paese.
Anche Luce, figlia del becchino, è vissuta emarginata da tutti, trovando come unica amica Fortuna, con la quale negli anni ha sviluppato un rapporto esclusivo....



Dopo essermi affezionata alla Fortezza e ai suoi abitanti non davo molte chance  al romanzo della D'Urbano che mi restava da leggere; e in effetti devo dire che dei tre questo è quello che mi è piaciuto di meno, anche se non l'ho trovato certo disprezzabile.
E' un romanzo molto cupo. ambientato a Roccachiara, oscuro paesino del Nord dominato da un lago con acque nere e talmente fredde che nessuno può farsi il bagno; qui vive Elsa, giovane orfana che dopo essere cresciuta in un convento di suore viene mandata a fare la governante in casa del sindaco di Roccachiara, dove per la prima volta si manifesta in maniera funesta il potere che l'accompagnerà per tutta la vita (e che francamente non ho capito bene quale sia: prevedere la morte di qualcuno?sentire la presenza di morti anche senza vederli?Boh...): accusata di essere una strega verrà cacciata e troverà rifugio solo dalla vecchia clara Castello, la "strega" del Paese, anch'essa emarginata da tutti. Le due donne vivranno facendo le guaritrici (il paese, che le isola per i loro poteri, quando ha bisogno le cerca per lo stesso motivo) ed Elsa riuscirà anche a sposarsi con un giovane pescatore, Angelo.
Il quale purtroppo muore presto lasciando la moglie incinta: nasce Onda,uno dei personaggi più odiosi dei quali abbia mai letto (e sono già due in una sola estate: l'altro e il ragionier Barletta di "Un covo di vipere"). Mi spiace molto, ma nessuna giustificazione,nè l'infanzia infelice ed isolata, nè il potere maledetto di cui la giovane è dotata, può giustificare l'odio e le cattiverie di Onda nei confronti della figlia Fortuna, colpevole solo di esistere; in alcuni punti pensavo non ce l'avrei fatta a continuare la lettura, e se avessi potuto le avrei dato volentieri uan spintarellina nel suo amatissimo lago!
A mio avviso, anche considerando il suo pesnate background, Onda è solo una povera psicopatica incapace di amare, egoista e probabilmente anche gelosa dell'affetto che invece la nonna Elsa nutre per la nipote. Anche riguardo al suo potere...è stata lei a volerlo risvegliare a ogni costo, la madre non voleva; e di che si lamenta poi?!
Fortuna e Luce sono due personaggi i cui nomi non potevano essere peggio scelti dai familiari: la prima, oltre a sopportare un pesante background familiare, oltre a ricercare continuamente l'affetto della madre, deve sopportare anch'essa l'emarginazione già toccata a tutte le donne della famiglia, ma alla fine sarà anche l'unica che riuscirà a cambiare le cose; la seconda, figlia del becchino e con una preoccupante propensione alla carriera paterna che va al di là del semplice "qualcun deve pur farlo questo lavoro", ha una storia ancora più triste, essendo una figlia non voluta, incolore, sempre preferita al fratello morto anni prima.Le due non potevano che legare, di un legame che da amicizia l'autrice fa intendere che diventa amore, ma non tanto una amore di tipo lesbico quanto un amore "universale" di due solitudini che si trovano e si uniscono
E' una storia completamente al femminile, gli uomini o muoiono o sono figure sullo sfondo....e solitamente non mi piacciono molto questo tipo di storie. Clima cupo e inquietante, sopratutto per la sospetta passione di Luce per i cadaveri: ok, anche io sono d'accordo che bisogna avere più paura dei vivi che dei morti, ma lei addirttura li preferisce e ne è attratta....sarebbe stato preferibile, qua e là qualche bagliore di luce, ma al limite si vira sul grigio. Nonostante ciò con il suo stile graffiante qui lievemente ammorbidito l'autrice tiene vivo l'interesse per la storia fino alla fine, con un mezzo colpo di scena finale molto ad effett (dico mezzo solo perchè la verità sul padre di Fortuna l'avevo già capita a metà romanzo...).
So che ora sta scrivendo un nuovo libro...l'aspetto!

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