sabato 29 agosto 2015

Libri &.....

Inauguro oggi una piccola rubrica: i nostri libri sono quasi sempre con noi, ci seguono quasi dappertutto, fanno proprio parte della nostra vita, e scommetto che non c'è casa di lettore in cui non facciano parte anche dello scenario casalingo.
Ebbene, quest'estate mi sono divertita a fotografare i miei libri in vari posti, in varie situazioni e con varie location; spesso, anche con la versione cinematografica o televisiva, se da me possedute,

Ecco il primo, che ho realizzato per ritrarre la serie "I love shopping" di Sophie Kinsella:




giovedì 27 agosto 2015

L'incredibile Urka, di Luciana Littizetto

Anno di pubblicazione: 2014




Puntuale come sempre, l'appuntamento biennale con Lucianina e le sue riflessioni ironiche ma anche serie su argomenti di attualità.




- "Giorgione ha detto sì": sul matrimonio di George Clooney e di altri vip, che dopo aver scelto località alla moda per le nozze, aver invitato un centinaio di persone del mondo dello spettacolo, in alcunic asi aver addirittura modificato le strade del luogo dove si svolgerà la cerimonia, si scocciano se ci sono i paparazzi perchè volevano fare le cose in segreto....


- "Balla coi tonni": sulla pubblicità del Tonno Rio Mare con protagonista un Kevin Costner strapagato che non ha nemmeno imparato due battute in italiano....


- "Bergoglio ti voglio "e "Frankienergy forever": non potevano mancare le osservazioni su Papa Francesco....

- "Il piumino d'Oki": se vi serve un piumino in inverno, sappiate che potreste avere qualche difficoltà a trovarlo...

- "La grande bellezza": opinione sul film Premio Oscar lo scorso anno;


Per il tipo di libro potete tranquillamente rimandare alle recensioni degli altri libri, argomenti a parte lo stile è sempre quello, niente di innovativo e particolare.
Del resto è una cosa tipica di questi libri, che devono essere presi così come sono senza troppe pretese, se non il ridere un po' sui vari argomenti trattati. E vi assicuro che su molte cose, mi trovo d'accordo con la Littizetto.....



martedì 25 agosto 2015

Pollyanna cresce, di Eleanor H. Porter

Titolo originale: Pollyanna grows up

Anno di pubblicazione: 1915

Ambientazione: Stati Uniti, primi anni del '900



Dopo aver riacquistato l'uso delle gambe a seguito della difficile operazione alla fine del libro precedente, Pollyanna viene inviata a Boston per passare la convalescenza in casa della singora Carew, sorella di un'infermiera che si era presa cura di lei in ospedale. Nonostante la ricchezza, la donna vive reclusa in casa dopo essere rimasta sola a seguito di gravi disgrazie familiari, per ultima la scomparsa dell'amato nipotino rapito ancora piccolo e mai più ritrovato; anche qui Pollyanna riuscirà a riportare il sereno non solo nella vita della sua ospite, ma anche in quella di altri personaggi con cui farà amicizia durante il soggiorno.
Passano alcuni anni: ritroviamo Pollyanna ventenne, che vive sola con la zia dopo che lo zio è morto in un incidente. La situazione economica delle due donne è diventata molto precaria e rischiando addirittura di perdere la loro casa; la ragazza decide allora di affittare alcune stanze a turisti di passaggio, tra cui un giorno ritrova proprio gli amici bostoniani.....




Due anni dopo il successo del primo romanzo, Eleanor H. Porter, pubblicò il seguito delle avventure della ragazzina tanto amata da generazioni di lettori (e di spettatori, grazie ai vari film e cartoni animati tratti dai due romanzi), ma anche ispiratrice per la psicologia, che classifica come "Sindrome di Pollyanna" quel tipo di ottimismo idiota" (non sono io che lo chiamo così) che vuole vedere il lato positivo in ogni situazione, indipendentemente dai contesti e dalle situazioni appunto.
Proprio come l'irritante "gioco della felicità" che la nostra protagonista continua a propinare in maniera indefessa nella prima parte del libro a chiunque venga a trovarsi sulla sua strada: alla signora Carew a cui sono morti i genitori, marito, figlio appena nato, sorella, è stato rapito il nipote..."però è tanto fortunata sa signora ad avere questa bella casa enorme e tutte queste belle cose!"; a Jamie, il bambino paralitico del parco, costretto a rimanere sempre nello stesso posto finchè la sera non viene a riprenderlo il fratello, che vive in una topaia con i vetri di cartone e le scale di legno marcite, in due stanze con mamma e fratello poco più grande costretto a vendere giornali dalla mattina alla sera per non morire di fame...."però sei tanto fortunato sai ad avere due persone che ti vogliono così bene!"; a Sadie, la ragazza sconosciuta a cui perlomeno inaspettatamente salverà la vita senza saperlo, evitandole di finire su una brutta strada nel momento della disperazione. Da appendere per le treccine....
Per fortuna dopo la parentesi bostoniana abbiamo uno stacco di otto anni circa: Pollyanna è cresciuta e non fa più il gioco della felicità, limitandosi a cercare di reagire positivamente in modo attivo alle difficoltà della vita. anche perchè nel frattempo queste ultime hanno di nuovo toccato sul pesante la famiglia: il dottor Chilton, marito di zia Polly e quindi zio della ragazza, muore in un incidente; la zia cade in depressione e dato che in famiglia era pure l'unico a lavorare, chiaramente le finanze di quella che un tempo era una ricca famiglia si assottigliano di molto; zia e nipote sono così costrette a fare vita ritiratissima, allontanandosi anche dal signor Pendelton e da Jimmy, il figlio adottivo conosciuto grazie a Pollyanna. In questa seconda parte accadono le cose più interessanti: vediamo Pollyanna farsi carico della zia non più giovanissima e depressa, prendere iniziative per cercare di risolvere la situazione, una di queste anche abbastanza in contrasto con la zia, come quella di trasformare la casa in un pensionato per turisti, in modo da potersi mantenere in maniera dignitosa.
La liason con Jimmy è una cosa abbastanza telefonata, ma è anche carino vedere l'affetto dei due amici d'infanzia trasformarsi in amore, vedere i dubbi, le piccole gelosie, i fraintendimenti sopratutto quando  ricompariranno gli amici bostoniani; qui l'autrice riserverà qualche colpo di scena finale che risolveranno i labili problemi d'ostacolo al fidanzamento tra i due protagonisti.
Niente di trascendentale, sia chiaro e gradevole quanto basta per arrivare alla fine; tutto ciò solo grazie alla seconda parte....

domenica 23 agosto 2015

I Personaggi: Accio Benassi

Da "Il fasciocomunista" di Antonio Pennacchi.


Biografia: Accio Benassi (di cui non conosciamo il vero nome, anche se nel film una volta dice di chiamarsi Antonio) nasce a Latina nel 1950, da una famiglia numerosa: il padre e la madre hanno già cinque figli prima di lui, e dopo avranno ancora una femmina.

I genitori a quanto pare sono appassionati di opere liriche, dato che hanno chiamato ogni figlio con nomi di personaggi delle opere: Norma, Tosca, Otello, Manrico, Violetta e Mimì (di Accio come detto non sappiamo il nome di battesimo).
All'età di 12 anni viene mandato dai genitori (che sognano un figlio prete) in seminario dove trascorre circa due anni: in questo periodo si fanno strada nel ragazzino due elementi fondamentali del suo carattere: la passione per il latino e il suo essere contro le ingiustizie, dalla parte degli ultimi.
Per questo, dopo aver abbandonato il seminario a causa del carattere non troppo tranquillo, Accio diventa Fascista: prende la tessera dell'MSI e comincia a darsi da fare attivamente all'interno della locale sezione cittadina, mentre il fratello Manrico diventa comunista.
La famiglia è il tasto dolente per Accio:troppo numerosa e un po' allo sbando, è guidata da un padre assente e da una madre al contrario tirannica, dispotica e persino violenta dato che per un nonnulla massacra di botte i figli,a parte Manrico che è il suo favorito. E non solo della madre, Manrico il figlio e ragazzo perfetto: bello, bravo a scuola, affascinante, dal carattere socievole e carismatico, un vero leader che fa strage di cuori ovunque vada mettendo in ombra il fratello, con cui ha un rapporto di amore-odio dovuto anche agli scontri politici.
La vita di Accio, come dice il sottotitolo del romanzo, è piuttosto scriteriata, il nostro fatica a trovare il suo posto al sole fin quando alcuni dolorosi fatti non lo porteranno alla maturità....



Ho conosciuto Accio per la prima volta nel 2007, quando vidi al cinema "Mio fratello è figlio unico" di Daniele Lucchetti, dove il nostro ha il volto di Elio Germano, mentre Riccardo Scamarcio e Alba Rorwarcher sono rispettivamente i fratelli Manrico e Violetta (gli unici due rimasti della famiglia, scelta saggia da parte del regista visto che ci sono troppi fratelli e nessuno ha particolare importanza a parte i tre presenti nel film).

Non ho potuto evitare di affezionarmi subito a questo personaggio, per la sua spontaneità e simpatia dovute anche alla sua sfortuna (nelle vicende personali esce quasi sempre perdente dal confronto con il fascinoso fratello, nonostante tra i due sia quello migliore); nel romanzo molte cose sono diverse dal film, a parte il contrasto con il fratello e la militanza nell'MSI, al quale Accio aderisce non certo per nostalgia del regime, quanto piuttosto perchè in cerca di un suo "posto al sole" che gli permetta di emergere, dato che nell'affollato contesto familiare passa alternativamente dall'essere uno dei tanti a essere il figlio "con addosso il demonio". e oltre a ciò, è convinto che la militanza a destra possa aiutarlo a realizzare il suo scopo: aiutare "gli ultimi", quelli più in difficoltà, quelli di cui nessuno si cura.
Nel romanzo in particolare non si può non notare la terribile madre manesca, che arriva addirittura a far finire il figlio in ospedale perchè battendolo con lo zoccolo l'ha preso sopra l'occhio rischiando di buttarglielo fuori...Accio forse più di altri (ma non si può dire con sicurezza, essendo il libro narrato in prima persona, quindi dal punto di vista dell'unico personaggi) soffre di questo atteggiamento e continuerà comunque sia, per tutto il tempo, a ricercare l'affetto della madre, che comunque sia a parte il primogenito che è il suo preferito, non dimostra molto attaccamento nemmeno verso gli altri figli.
Accio è l'eterno escluso, l'eterno incompreso:viene mandato in missionario perchè  i genitori (e siamo negli anni '50/'60....) vorrebbero farne un prete, vorrebbe studiare al classico perchè è un ottimo latinista ma i genitori lo mandano a ragioneria perchè il classico è riservato a Manrico (il figlio su cui nutrono più aspettative),anche il suo iscriversi all'MSI in casa non viene preso benissimo non tanto per personali convinzioni (a parte i fratelli comunisti, i genitori votano DC) ma perchè vista come l'ennesima bizzarria del figlio scapestrato. Le sue azioni sono come un gridare forte "ehi ci sono anche io, esisto, conto qualcosa", sempre però senza essere ascoltato.
Anche i rapporti sociali non sono dei migliori, Accio non riesce a farsi amici duraturi e per quanto riguarda il capitolo ragazze, è una vera e propria frana; eppure lui non sogna che di cambiare e in fondo, essere come gli altri. Questo me lo ha fatto sentire particolarmente vicino proprio per aver vissuto più o meno le stesse cose.
Un tema ricorrente in questo personaggio è il viaggio: si comincia con il viaggio per andare in seminario, poi con il ritorno a casa, con le varie fughe da essa, i vari viaggi in autostop in giro per l'Italia (in uno d questi incontrerà Pierpaolo Pasolini), il viaggio di ritorno a casa nel finale...tema non casuale ma sempre collegato all'ansia del personaggio di rinnovarsi e ricominciare.
Per alcuni potrebbe essere un perdente, ma credo che a modo suo Accio finisca per essere un "vincente qualunque", anche solo ai suoi stessi occhi, magari. E non mi pare proprio poco...






venerdì 21 agosto 2015

Acquanera, di Valentina D'Urbano



Anno di pubblicazione: 2013

Ambientazione: Italia del Nord, dagli anni '40 fino agli anni '90 circa


Dopo dieci anni Fortuna torna a Roccachiara, l'oscuro paesino dove è nata e cresciuta e da cui è scappata subito dopo la scomparsa della sua migliore amica, Maria Luce, di cui sono stati di recente trovati i resti.
Fortuna ritrova la madre Onda, che non l'ha mai amata tanto da affidarla quasi subito alla madre Elsa, che ha cresciuto con amore la nipote con la segreta speranza che la nipote non avesse ereditato il dono magico che da generazioni le donne della famiglia si tramandano: un dono che è più una maledizione, tanto che sia Elsa che Onda sono state emarginate dal resto del paese.
Anche Luce, figlia del becchino, è vissuta emarginata da tutti, trovando come unica amica Fortuna, con la quale negli anni ha sviluppato un rapporto esclusivo....



Dopo essermi affezionata alla Fortezza e ai suoi abitanti non davo molte chance  al romanzo della D'Urbano che mi restava da leggere; e in effetti devo dire che dei tre questo è quello che mi è piaciuto di meno, anche se non l'ho trovato certo disprezzabile.
E' un romanzo molto cupo. ambientato a Roccachiara, oscuro paesino del Nord dominato da un lago con acque nere e talmente fredde che nessuno può farsi il bagno; qui vive Elsa, giovane orfana che dopo essere cresciuta in un convento di suore viene mandata a fare la governante in casa del sindaco di Roccachiara, dove per la prima volta si manifesta in maniera funesta il potere che l'accompagnerà per tutta la vita (e che francamente non ho capito bene quale sia: prevedere la morte di qualcuno?sentire la presenza di morti anche senza vederli?Boh...): accusata di essere una strega verrà cacciata e troverà rifugio solo dalla vecchia clara Castello, la "strega" del Paese, anch'essa emarginata da tutti. Le due donne vivranno facendo le guaritrici (il paese, che le isola per i loro poteri, quando ha bisogno le cerca per lo stesso motivo) ed Elsa riuscirà anche a sposarsi con un giovane pescatore, Angelo.
Il quale purtroppo muore presto lasciando la moglie incinta: nasce Onda,uno dei personaggi più odiosi dei quali abbia mai letto (e sono già due in una sola estate: l'altro e il ragionier Barletta di "Un covo di vipere"). Mi spiace molto, ma nessuna giustificazione,nè l'infanzia infelice ed isolata, nè il potere maledetto di cui la giovane è dotata, può giustificare l'odio e le cattiverie di Onda nei confronti della figlia Fortuna, colpevole solo di esistere; in alcuni punti pensavo non ce l'avrei fatta a continuare la lettura, e se avessi potuto le avrei dato volentieri uan spintarellina nel suo amatissimo lago!
A mio avviso, anche considerando il suo pesnate background, Onda è solo una povera psicopatica incapace di amare, egoista e probabilmente anche gelosa dell'affetto che invece la nonna Elsa nutre per la nipote. Anche riguardo al suo potere...è stata lei a volerlo risvegliare a ogni costo, la madre non voleva; e di che si lamenta poi?!
Fortuna e Luce sono due personaggi i cui nomi non potevano essere peggio scelti dai familiari: la prima, oltre a sopportare un pesante background familiare, oltre a ricercare continuamente l'affetto della madre, deve sopportare anch'essa l'emarginazione già toccata a tutte le donne della famiglia, ma alla fine sarà anche l'unica che riuscirà a cambiare le cose; la seconda, figlia del becchino e con una preoccupante propensione alla carriera paterna che va al di là del semplice "qualcun deve pur farlo questo lavoro", ha una storia ancora più triste, essendo una figlia non voluta, incolore, sempre preferita al fratello morto anni prima.Le due non potevano che legare, di un legame che da amicizia l'autrice fa intendere che diventa amore, ma non tanto una amore di tipo lesbico quanto un amore "universale" di due solitudini che si trovano e si uniscono
E' una storia completamente al femminile, gli uomini o muoiono o sono figure sullo sfondo....e solitamente non mi piacciono molto questo tipo di storie. Clima cupo e inquietante, sopratutto per la sospetta passione di Luce per i cadaveri: ok, anche io sono d'accordo che bisogna avere più paura dei vivi che dei morti, ma lei addirttura li preferisce e ne è attratta....sarebbe stato preferibile, qua e là qualche bagliore di luce, ma al limite si vira sul grigio. Nonostante ciò con il suo stile graffiante qui lievemente ammorbidito l'autrice tiene vivo l'interesse per la storia fino alla fine, con un mezzo colpo di scena finale molto ad effett (dico mezzo solo perchè la verità sul padre di Fortuna l'avevo già capita a metà romanzo...).
So che ora sta scrivendo un nuovo libro...l'aspetto!

mercoledì 19 agosto 2015

I racconti di San Pietroburgo, di Nicolaji Gogol


Titolo originale: Петербургские повести

Anno di pubblicazione: 1835/1842

Ambientazione: San Pietroburgo, 1800.


Sono quattro racconti tutti ambientati nella città di San Pietroburgo:

- "La prospettiva Nevskij": passeggiando sulla Prospettiva Nevskij due giovani amici, Piskarev e Pirogov, si separano seguendo due donne diverse da cui sono rimasti affascinati; non possono sapere che quella sarà la separazione definitiva per loro...


- "Il naso": l'assessore Kovalev si sveglia una mattina scoprendo di non avere più il naso...letteralmente: il naso, stufo di star sulla faccia del padrone, ha deciso di staccarsi e ora va a spasso per le vie di San Pietroburgo per niente intenzionato a tornare al suo posto. A Kovalev non rimane altro che inseguirlo cercando di fare in modo che nessuno si accorga della sua mancanza...



- "Il ritratto": Il giovane e squattrinato pittore Carkov acquista nella bottega di un antiquario un dipinto che ritrae un vecchio dallo sguardo maligno;  la notte sogna lo stesso uomo del ritratto e la mattina, al risveglio trova ai piedi del letto una borsa piena di ducati d'oro. Ma al contrario di ciò che egli crede, non sarà l'inizio della sua fortuna ma delle sue disgrazie...

-"Il cappotto": Akakji     è  un piccolo e oscuro impiegato, solo al mondo e bistrattato da tutti. Con grandi sacrifici è costretto a farsi fare un cappotto nuovo, e ciò nella sua misera vita rappresenta un evento di emozionante portata, a tal punto che quando il cappotto è pronto ha modo di pavoneggiarsi un poco con i colleghi di lavoro. Ma una sera il cappotto gli viene rubato...



Amo gli autori russi, ma di Gogol non avevo ancora letto nulla, a parte la novella "Il naso" di cui ricordo alcune simpatiche illustrazioni sull'antologia delle medie (una di queste, il naso con gambe e piedini che si stacca e corre via...) e la novella "Il cappotto" di cui avevo visto il film molti anni fa.
Ho così deciso che finalmente era ora di provare anche questo autore; il primo giudizio su Gogol è positivo, anche se i racconti non mi hanno appassionato più di tanto li ho trovati molto coinvolgenti, sopratutto "Il cappotto" in cui l'autore riesce a far percepire in maniera molto forte il dramma umano di un piccolo uomo comune, la sua solitudine umana e morale, il suo dolore che lo porta alla morte. Non sappiamo perchè il protagonista sia ridotto in quelle misere condizioni, ma certo non possiamo provare empatia per questo invisibile, spesso deriso e calpestato, che vede nel cappotto nuovo la sua unica ricchezza, che più che nel furto subisce il sopruso quando non viene ascoltato addirittura viene minimizzato ciò che ha subito; nonostante il finale tragico l'autore si permette di regalargli una piccola rivincita dall'al di là, che però non cancella il senso di tragedie e inquietudine che permea il racconto.
Molto divertente (come ricordavo) l'altra novella più famosa, "Il naso": storia di un naso ribelle e del suo povero proprietario, che dovrà letteralmente sudare sette camicie per ritrovare la normalità: la novella mette in atto una serie di paradossi contro cui una persona normale si può scontrare in caso el capiti di trovarsi in una situazione un po' particolare.
Angosciante "Il ritratto": durante la lettura ho cercato più volte di raffigurarmi come potesse essere questo diabolico ritratto che rovina la vita a tutti quelli che vengono in suo possesso, portando alla follia per ultimo un giovane pittore, e il cui mistero verrà svelato  nella seconda parte del racconto (che consiste appunto in due parti).
Fatalista "La prospettiva Nevskij", che dopo una lunga (e un tantinello noiosa) panoramica sulla via più celebre della città e sulle persone che la attraversano, ci presenta una storia drammatica un po' alla "sliding doors" su due amici che prendono due strade diverse per una banalità, ma ciò li separerà per sempre; viene resa molto bene l'illusione d'amore del primo giovane, l'ingenuo Piskarev, che si troverà a cozzare contro una realtà troppo terribile per lui da sopportare, al punto di ammalarsi e morire, mentre l'amico Pirogov verrà trascinato in un sacco di guai dalla sua indole "movimentata", rischiando grosso ma perlomeno cadendo sempre in piedi.
Non male, come primo impatto con l'autore.

lunedì 17 agosto 2015

Aurora d'amore, di Ornella Albanese



Anno di pubblicazione:

Ambientazione: Italia,

Collegamenti con altri romanzi: è l'ultimo romanzo della "Trilogia dell'amore inaspettato"



Dopo essere stata lasciata da Tommaso Salvemini, la giovane Eugenia di Poggioalto mette in discussione sè stessa e l'immagine di sè che ha evidentemente dato al mondo nel tentativo di imitare il suo modello, la madre morta alcuni anni prima: Eugenia è sempre stata convinta che diventando come lei avrebbe meritato l'amore degli altri, ed invece scopre con dispiacere che tutti la considerano una ragazza altezzosa e fredda.
Si rivolge così a Riccardo Astolfi, noto libertino e ribelle, chiedendogli delle lezioni su come conquistare gli uomini....



Ed eccoci al mio preferito fra i romanzi della trilogia di Ornella Albanese. I personaggi di Riccardo ed Eugenia mi avevano già colpito nei capitoli precedenti, sopratutto lei: possibile che fosse così fredda e altera senza un motivo, senza possibilità di scorgere altro? No, conoscendo (letterariamente) l'autrice doveva per forza esserci sotto qualcosa d'altro... e così è stato.
Il risultato è stato che la figura di Eugenia, a mio avviso, è la migliore tra le figure femminili principali della trilogia: una giovane donna bella, intelligente, affettuosa, molto legata alla famiglia, ma con un grosso peso causato dalla morte della madre pochi anni prima. La madre era un modello di vita per lei, ancora ragazzina, e quando essa è morta si è sentita responsabile dei fratelli più piccoli e della loro casa, assumendo il ruolo che era della madre. Eugenia è convinta che se sarà perfetta (come lei vedeva la madre, essendo ancora piccola) si meriterà amore e affetto e quindi si sforza di controllare ogni minimo gesto, ogni espressione, persino il colore dei vestiti per fare in modo di assomigliare al suo ideale; per lei è quindi un duro colpo (anche se non ne era innamorata) essere lasciata da Tommaso per Lucilla- più vivace e genuina- a tal punto da mettere in discussione il suo intero modo di vita.
Eugenia non è una persona arida e insensibile, il suo modo di comportarsi è dovuto anzi alla sua sete di affetto e amore, che la famiglia non può interamente soddisfare; è una donna dal carattere forte e la sue scelte di vita lo dimostrano fin da ragazzina, anche se per ingenuità e mancanza di una guida (il padre, per quanto affettuoso, non si può certo definire utile in questo senso per i figli) sbaglia modo di fare. E' però anche una persona capace di mettersi in discussione e accettare di ingoiare un boccone amaro andando a chiedere l'aiuto della persona finora più lontana possibile da lei come stile di vita.
Riccardo è il tipico libertino di ricca famiglia che si diverte con questa fama proprio per opporsi ad essa: i suoi genitori infatti sono persone vuote, rigide, bigotte e talmente prive di qualsiasi sentimento di affetto verso i figli da aver ridotto il primogenito Ascanio come un burattino che esegue i loro ordini. In famiglia gli unici che si sottraggono ai due despoti sono la zia Alfonsina,sorda e che vive in un mondo tutto suo, e appunto Riccardo, che si diverte a infliggere ansia ai genitori con uno scandalo dietro l'altro. non è un uomo insensibile, anzi: notiamo che è l'unico che in famiglia cerca di instaurare un rapporto con la zia senza schivarla ritenendola una povera handicappata, e il suo atteggiamento non nasconde altro che una disperata richiesta di essere considerato dai genitori un figlio e un essere umano. 
Come spesso succede nei romanzi, tra queste due persone che più lontane non potevano essere all'inizio nasce un gioco di seduzione intrigante che porterà i due protagonisti a scoprire lati di sè stessi che non conoscevano (o forse non volevano mostrare) e sopratutto a scoprire l'amore reciproco; ci sarà qualche intoppo prima di arrivare alla fine, ma nello stile dell'Albanese tutto si svolge in maniera assolutamente credibile e senza forzature. 
E, anche qui caratteristica tipica dell'autrice, non possiamo non essere interessati anche ai personaggi secondari; in questo romanzo credo che siano presenti tra ai migliori che l'autrice abbia creato, prima di tutto le sorelle Pirani e le lavoranti della sartoria, poi la zia Alfonsina (personaggio che riserverà una forte sorpresa finale), la famiglia di Eugenia e in particolare il padre Massimo e il fratello Giacomo (con un rapporto particolarmente conflittuale, che consente all'autrice appunt di sviscerare anche questa tematica) e dulcis in fundo, Camelia, personaggio che ha tenuto banco anche nei due romanzi precedenti, e di cui in questo viene svelato il mistero.
Della Albanese io adoro "Il filo di Arianna", che ha un posto speciale nella mia libreria, ma devo dire che questo "Aurora d'amore" potrebbe benissimo fare spietata concorrenza....:)


giovedì 13 agosto 2015

Chi ben comincia...


Eccoci al consueto appuntamento mensile con gli incipit dei libri:





"Alice cominciava ad averne abbastanza di starsene seduta presso sua sorella sull'argine erboso, senza aver nulla da fare. Una o due volte aveva sbirciato nel libro che la sorella stava leggendo, ma in esso non c'erano nè illustrazioni nè dialoghi e " A che servono poi dei libri" pensava Alice "senza illustrazioni nè dialoghi?".
Aveva allora preso a considerare nella sua testolina (che ragionava come poteva, giacchè per la giornata afosa era completamente instupidita e insonnolita) se il piacere di farsi una corona di margherite valesse la fatica di alzarsi e di cogliere dei fiori, quando improvvisamente, vicinissimo a lei, sbucò un Coniglio Bianco con gli occhietti rossi."


Lewis Carroll, "Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie"



lunedì 10 agosto 2015

Un covo di vipere, di Andrea Camilleri




Anno di pubblicazione: 2013

Ambientazione: Vigata, ai giorni nostri

Collegamento con altri romanzi: è il ventitreesimo romanzo della serie sul Commissario Montalbano.



Stavolta il commissario Montalbano è alle prese con l'uccisione di Cosimo Barletta, pensionato ragioniere trovato morto nella sua villetta, e a quanto pare "ucciso due volte": prima è stato avvelenato e poi qualcuno gli ha sparato in faccia.
Barletta, vedovo con due figli, non era uno stinco di santo: non solo praticava in segreto anche l'attività di usuraio che ha mandato sul lastrico tante persone, ma aveva il vizietto delle donne belle e giovani, che fotografava di nascosto durante gli amplessi e poi spesso ricattava quando volevano lasciarlo.
Di carne al fuoco insomma ce n'è tanta, considerando anche il fatto che il defunto aveva intenzione di redigere un testamento dove faceva notevoli differenze tra i due figli.
Nel frattempo, Montalbano e Livia fanno amicizia con un senzatetto che bazzica per le loro strade e vive in una grotta poco lontano...



Camilleri non delude quasi mai, e non lo fa nemmeno stavolta: al serie di Montalbano è l'unica di quelle longeve a incontrare sempre il mio favore. Questo episodio poi, che titolo più azzeccato non poteva avere: a parte i classici protagonisti e il barbone (che anzi si rivelerà prezioso nel finale) non si salva nessuno del nucleo familiare dell'infido Barletta, sicuramente uno dei personaggi più sgradevoli creati da Camilleri: in molti cattivi si trova qualche tratto che li rende almeno un po' umani, ma qui davvero non viene concesso nulla: un vecchio usuraio infido, schifoso, ricattatore malvagio e in ultimo anche....no, non ve lo posso dire: però sappiate che raramente ho considerato un personaggio tanto odioso quanto Barletta. A tal punto che trovo meritatissima la fine che ha fatto.
Non va meglio con i due figli Arturo e Giovanna, per vari motivi che purtroppo davvero non posso rivelarvi perchè tutti concatenati a rivelare un finale nonostante tutto davvero inaspettato.
Gli indizi dati durante il racconto stavolta non riescono ad avvicinare il lettore  alla soluzione, e anche per questo ritengo che il libro sia un'ottima lettura per gli amanti del genere, anche se forse non "prende" quanto episodi come "La gita a Tindari" o i racconti della raccolta "Gli arancini di Montalbano", per fare un esempio.

giovedì 6 agosto 2015

I vent'anni di Luz, di Elsa Osorio


Anno di pubblicazione: 1998

Ambientazione: Argentina, dal 1976 agli anni '90




Luz è una giovane argentina poco più che ventenne, sposata e con un bimbo piccolo, che sta affrontando una drammatica realtà da poco scoperta: è figlia di una desaparecida uccisa dal regime, ed è stata consegnata neonata alla coppia di genitori che l'ha cresciuta. Una volta rintracciato il suo vero padre, Luz gli racconta tutta la sua storia: gli racconta di Miriam, la donna che ha più volte rischiato la vita per salvarla e rivelarle le sue origini, di suo padre Eduardo che ha pagato con la vita il suo desiderio di verità per amore di Luz, di sua madre Mariana, figlia di un generale che per questo ha potuto sottrarre la bambina alla vera madre....



E' il primo romanzo che mi capita di leggere sul drammatico tema dei figli di desaparecidos, sottratti alle loro famiglie dopo l'uccisione dei genitori da parte della dittatura argentina negli anni tra il 1976 e il 1983; figli che, grazie alla coraggiosa lotta delle Madri di Plaza de Mayo, spesso sono stati rintracciati e messi al corrente della loro vera origine.
Leggere della storia di Luz è stato quindi per me un scoprire qualcosa su questo argomento che conoscevo solo superficialmente, e nonostante il fastidioso modo in cui viene raccontata (si passa indifferentemente dalla terza alla prima persona per ogni personaggio, intervallati dal corsivo quando Luz al presente parla con Carlos) ho apprezzato il romanzo, non facilissimo emotivamente ma che secondo me vale la pena leggere proprio per il tema trattato.
Non molti i personaggi principali, tra cui i miei preferiti sono stati la bella e volitiva Miriam, che passa dall'ignoranza per ciò che le accade attorno alla drammatica consapevolezza grazie all'incontro con Liliana, la madre di Luz, che a modo suo si batterà per far conoscere alla ragazza la verità e che ha alle spalle uan storia personale drammatica e tenera assieme; ed Eduardo, il padre adottivo di Luz, vittima degli eventi (un po' volutamente, all'inizio, visto che si poteva opporre eccome al suocero!), un uomo sensibile anche se un po' vigliacco inizialmente, che accetta di mettersi in gioco pur di smettere la  terribile finzione in cui vive, e lo fa sopratutto per amore di Luz, una figlia non sua biologicamente ma che per lui è come se lo fosse. Purtroppo pagherà cara la sua onestà, ma a mio avviso assieme a Miriam è la figura più luminosa del romanzo.
Avrei preferito che la figura di Mariana fosse tratteggiata meglio: certo è una donna dura, succube dei genitori e delle idee bigotte che le sono state inculcate fin dalla culla....però in alcuni momenti ho intravisto anche altro in lei, una sofferenza per questo suo modo di essere che non riesce a cambiare e anche a modo suo, affetto per la figlia che lei ritiene difficile; oltre al fatto che all'inizio, nella parte in cui viene descritta la sua degenza in ospedale dopo il come a seguito del parto, l'ho vista come una mamma felice anche se inconsapevole di ciò che era stato tramato alle sue spalle.
Per quanto riguarda la vera protagonista, Luz, paradossalmente per lungo tempo appare un po' sullo sfondo rispetto alla vicenda che la coinvolge, e devo dire che er quanto mi riguarda l'ho preferita nei suoi momenti di normalità" (quando si innamora, quando diventa madre, sopratutto quando parla della sua passione per il ballo): anche se devo confessare che nei momenti dei suoi contrasti con Mariana, ho un po' sofferto perchè ho rivissuto per molti aspetti gli stessi sentimenti quando avevo la sua età.
Una cosa che però mi ha colpito è stato il disinteresse delle figure adulte per le conseguenze che il loro agire avrebbe avuto sulla bambina (poi ragazza e donna): vogliono rapire Luz, rivelarle la verità sulle sue origini perchè tutti ritengono sia la cosa migliore da fare per lei, ma nessuno si chiede se la cosa potrebbe avere conseguenze deleterie sulla bambina, che si sente dire che suoi genitori (che l'hanno cresciuta e lei sente tali) in realtà non sono tali...un aspetto a mio avviso da non sottovalutare, nonostante la giustezza della lotta.
Romanzo interessante ed  emotivamente molto coinvolgente.





lunedì 3 agosto 2015

Un bel sogno d'amore, di Andrea Vitali



Anno di pubblicazione: 2013

Ambientazione: Bellano, 1973


Bellano è in fermento: ancora poco e anche nel cinema del paese verrà proiettato il film "ultimo tango a Parigi", scandaloso e censuratissimo.
Tra le prediche del prevosto e la crociata in difesa della moralità, c'è anche chi usa il film come "au aut" per un corteggiatore indeciso: è la giovane operaia Adelaide, che da tempo esce con il meccanico Alfredo, ancora troppo attaccato alle gonne delle mamma Benvenuta, che non sa decidersi a fare il grande passo e proporre il fidanzamento.
Adelaide ha anche un'altro corteggiatore, Ernesto Tagliaferri detto "Il Taglia", che contrariamente all'Alfredo è sempre deciso e sicuro di sè, ma purtroppo è anche uno scavezzacollo  che campa di piccole truffe e contrabbando, puntualmente smascherati dal maresciallo Pezzati che, nonostante tutto, si prende a cuore il giovane cercando più volte di indirizzarlo sulla via dell'onestà, inutilmente.....




Molto carino questo romanzo di Andrea Vitali, anche se stavolta incappa in un difetto per alcuni (compreso chi scrive) abbastanza fastidioso: la quarta di copertina che "inganna" sulla storia, mettendo il lettore su una traccia che poi, nel romanzo, prende tutt'altra via.
La proiezione di "Ultimo tango a Parigi", film che alla sua uscita nei cinema infiammò l'Italia intera per il suo contenuto scandaloso (al punto che venne dapprima censurato e poi ritirato per anni), non conta poi molto a livello della storia: è vero, è uno dei momenti in cui Adelaide tasta il terreno con Alfredo per "smammarlo", ma alla fine conterà proprio poco, anche perchè nessuno tra i tre protagonisti riuscirà a vedere il film.
Ingannevole anche il titolo: la protagonista del "bel sogno d'amore" non è Adelaide, ma un'altra figura femminile che non vi rivelo per non rovinarvi la sorpresa, probabilmente la più insospettabile tra i personaggi.
Il romanzo è però incentrato su tre personaggi principali: Adelaide, giovane  operaia dal caratterino vulcanico, e i suoi due corteggiatori: l'onesto ma indeciso e mammone meccanico Alfredo, e l'affascinante Casanova Ernesto, con il difetto di avere in uggia la vita regolare e i lavori onesti, preferendo orientarsi sui soldi facili, anche se ogni volta inevitabilmente finisce per mettersi nei guai collezionando condanne varie. Anche se inevitabilmente una certa simpatia verso l'Ernesto c'è, Adelaide è più orientata verso Alfredo, anche se deve combattere con il mammismo acuto di cui il giovanotto soffre a causa dell'anziana mamma Benvenuta, che dirige praticamente la vita del figlio; piano piano Adelaide, passo dopo passo, vincerà la sua battaglia, scoprendo anche nel momento del bisogno, che Alfredo tiene davvero a lei; con il passare del tempo cambierà idea anche verso Benvenuta, che sotto sotto (o almeno, questa è stata la mia impressione) in alcuni momenti diventa alleata della nuora. A modo suo, alla fine, anche Ernesto dimostra di avere Adelaide nel cuore, ma il suo sentimento non è abbastanza forte da fargli decidere di cambiare vita per amore.
Il personaggio che riserva le maggiori sorprese è Benvenuta, ma attorno ai personaggi principali ne abbiamo altri, ugualmente importanti: il maresciallo Pezzati,umano e anche paterno nei confronti dei suoi uomini e anche di Ernesto, che cerca di aiutare invano, i carabinieri della caserma, i genitori di Adelaide e sopratutto la terribile Carolina Tirelli, la pettegolissima vicina di casa che, da sempre tenuta lontana (giustamente) da Benvenuta, non sa fare altro che spiare ogni minimo rumore, ogni minimo indizio della vita della vicina arrivando a pedinarla e a cercare di mettere in mezzo figlio e nuora, mostrando delle doti da detective davvero notevoli se non fosse che vengono usate per farsi i fatti degli altri. Un personaggio molto spassoso, almeno sulla carta: nella realtà una vicina così non la vorrebbe nessuno.
Anche se ogni tanto saltare da una vicenda all'altra non è il massimo, sopratutto quando assistiamo ai tentativi di Adelaide di smammare Alfredo e vorremo subito vederne le conseguenze, lo stile scorrevole dell'autore non fa pesare la cosa più di tanto. Sullo sfondo ovviamente, Bellano, con il suo lago che assiste silenzioso ad amori, imbrogli,sofferenze e gioie degli abitanti.
Il finale è molto particolare e delicato, e riesce a mettere alla fine in una buona luce anche la Carolina....per ora, questo romanzo rientra tra i miei preferiti di questo autore.