venerdì 8 maggio 2015

Il vampiro che mi amava, di Teresa Medeiros




Titolo originale: The vampire who loved me

Anno di pubblicazione: 2006

Ambientazione: Inghilterra, 1826

Collegamenti con altri romanzi: è il seguito di "Dopo mezzanotte"

Dal retro di copertina:

Sono passati sei lunghi anni da quando Julian Kane è stato trasformato in vampiro, e ancora non si dà pace. Per amore di Portia vuole tornare ad essere uomo, ma per riuscirci dovrà prima uccidere il vampiro che possiede la sua anima. Tuttavia sarà proprio l'amore di Julian a mettere in pericolo l'amata, pronta a tutto pur di non rinunciare a lui.....






Ho molto amato DOPO MEZZANOTTE di Teresa Medeiros, e attendevo quindi con ansia e con grandi aspettative questo seguito con la storia di Julian e Portia, fratelli dei due protagonisti Adrian e Caroline. La loro storia peraltro costituiva una sottostoria che si intrecciava con quella principale in maniera tutt’altro che secondaria, visto che il motore principale che spingeva Adrian a determinate azioni era proprio il desiderio di aiutare e proteggere il fratello diventato vampiro. 
Vi dico subito che le aspettative riposte in questo seguito non sono andate affatto deluse, anzi sono state ampiamente superate; cosa che raramente capita con i seguiti. 
L’abilità della Medeiros di tessere una trama avvincente, tenendo fino alla fine il lettore nel quasi totale mistero rispetto a come si risolverà la vicenda viene riconfermata senza alcun dubbio; un’altro merito dell’autrice è senz’altro quello di scrivere in maniera semplice, scorrevole e lineare,senza cadere nella banalità. L’happy end presente nella quasi totalità dei romanzi rosa non è così scontanto come sembra, e vi si arriva in un crescendo di suspence e azione veramente degne di nota. E soprattutto ha il merito di creare personaggi affascinanti e intriganti, che già nel primo romanzo talvolta risaltavano più degli stessi protagonisti. 
L’eroina, Portia, non è certo la tipica damigella in pericolo che deve essere continuamente soccorsa d a qualche cavaliere, né tantomeno la fanciulla dal cuore spezzato per la perdita dell’amato bene. Anzi. È esattamente il contrario, almeno per quanto riguarda il pericolo: contro il parere della famiglia,negli anni Portia si è dedicata soprattutto ad affinare le tecniche di combattimento contro i vampiri, usando con la stessa disinvoltura stiletti e pali per trafiggere il nemico e forcine per i capelli. Il suo pensiero è sempre per Julian, ma non perde tempo a piangere sul loro cattivo destino: è un’eroina che combatte per risolvere la situazione, non esitando a fronteggiare situazione altamente pericolose con grande coraggio. Un’eroina romantica e attiva allo stesso tempo, sicuramente non una mammoletta. 
Dal canto suo Julian è il tipico “bello e maledetto”, tormentato non solo dalla perdita della propria anima, ma da quella dell’amore e anche dalla forzata lontananza dalla sua famiglia, che si è imposto per non mettere a rischio le vite delle persone che ama. Lascia tranquillamente credere agli altri che la sua scelta sia dettata dalla sua “disgrazia” e dalla sua passione per la sua vita depravata per cui è noto, senza lasciare trapelare quanto grande sia il suo sacrificio. Solo Portia riesce a leggere chiaramente dentro di lui, solo lei è l’unica che non riesce a ingannare; solo lei è l’unica sua speranza per tornare a una vita normale. 
Ritroviamo nel romanzo anche gli altri personaggi della famiglia Cabot, ognuno dei quali avrà un ruolo attivo nella storia, anche se in modo minore. D’altronde due protagonisti così “splendenti” (passatemi il termine, ma è proprio così che io li ho trovati!) gli altri personaggi se li mangiano, letteralmente…J



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