domenica 10 maggio 2015

Il garofano rosso, di Elio Vittorini





Anno di pubblicazione: 1948

Ambientazione: Siracusa, 1924



Alessio Mainardi, studente liceale, alloggia in città  in una pensione per studenti con altri ragazzi, tra cui Tarquinio, il suo migliore amico. Innamoratosi di Giovanna, studentessa nel suo stesso liceo, vive questo suo amore in maniera completamente platonica, dato che la ragazza per una serie di circostanze deve andarsene, e non si ritroveranno più, perlomeno per il periodo estivo; in compenso intreccia una relazione vera e propria con la misteriosa prostituta Zobeida. Le questioni di cuore o scolastiche non sono le uniche che interessano il giovane Alessio: è il periodo immediatamente successivo al delitto Matteotti e per il protagonista, come per tanti giovani, il fascismo sembra la rivalsa antiborghese che hanno a cuore....





Era dalla terza media che mi trascinavo questo romanzo nella mia "lista da leggere", avendomi incuriosito alcuni brani presenti nella mia antologia dell'epoca: ci ho messo più di vent'anni quindi per decidermi a leggerlo....ma non so se il tempo avrebbe cambiato la mai opinione.
Il romanzo non mi ha entusiasmato: pur riconoscendo il romanzo di formazione, alla fine non ho capito dove volesse andare a parare l'autore, che forse riportava semplicemente tutta una serie di esperienze giovanili (non a caso il romanzo è narrato in prima persona, con numerosi punti di contatto tra l'autore e il protagonista e tra la realtà giovanile vissuta dal primo con quella vissuta dal secondo). Ho apprezzato la scrittura misurata e asciutta di Vittorini, e anche il fatto che la formazione del protagonista venga trattata in ogni aspetto, sia sentimentale che politico e lavorativo/studentesco, e mi è piaciuta la descrizione dei complicati rapporti di Alessio con i familiari; ma per il resto non è che mi abbia coinvolto molto
Voglio precisare che, dato il contesto storico, non sono rimasta scandalizzata dal fatto che i protagonisti fossero tutti fascisti convinti; all'inizio molti giovani, come detto nella trama, vedevano il fascismo sopratutto come una rivincita della lotta antiborghese e un riscatto dell'Italia dopo le sofferenze della prima guerra mondiale (che comunque l'Italia aveva vinto). Sopratutto lo vedevano come una possibilità proprio per i giovani, per esprimere le proprie idee e far valere le proprie persone. Era un tipo di fascismo un po' ingenuo e ignaro delle conseguenze che ci sarebbero state.Molti furono conquistati da questo e lo vissero anche dopo così, e dopo ottant'anni bisognerebbe fare pace con questo concetto.
Comunque darò a Vittorini altre possibilità....

Nessun commento:

Posta un commento