lunedì 25 maggio 2015

La citazione del mese

"I tuoi occhi sono troppo grandi, quando ridi ci si vede dentro il cuore".



Mathias Malzieu, "il bacio più breve della storia"

sabato 23 maggio 2015

Manuale dell' uomo domestico, di Beppe Severgnini


Anno di pubblicazione: 2003


Dal sito Rizzoli:

Beppe Severgnini punta il suo occhio pensile sugli italiani domestici: casa e famiglia con le conseguenze del caso. Ne esce un quadro esilarante, ma realistico. L'Uomo Domestico è - purtroppo o per fortuna - l'Italiano Normale. Quello che cerca di fare dieci cose insieme, ma non ha abbastanza mani. Quello che s'inventa gourmet. Quello che compra la mountain bike, e scopre che ci sono le salite. Con ironia e buon senso Severgnini dipinge uno strepitoso ritratto nazionale. Un ritratto che coinvolge mogli e figli, fidanzati e mamme, amiche e colleghi. Un ritratto che parte dall'abitazione per spostarsi all'ufficio, all'automobile, ai computer e ai cellulari, sui quali sfoghiamo la nostra vocazione per l'eccesso. 



Una raccolta degli elzeviri scritti da Severgnini per il Corriere della Sera nei primi anni 2000, interessante da rileggere oggi per capire quanta strada abbiamo fatto nel frattempo: all'epoca infatti non esistevano gli smartphone, gli italiani si stavano ancora abituando al cambio lira-euro,gli alberghi molto spesso non avevano la connessione Internet, non esisteva FB....insomma, a volte a ripensarci tutto un'altro mondo.
Alcune previsioni si sono tragicamente realizzate: la diffusione dei pc, di Internet e l'avvento di Fb e altre cose tecnologiche ha devastato, rendendoli ancora più difficili di quanto fossero i rapporti umani, ovviamente peggiorandoli, aumentando l'incomunicabilità fra le persone, evidenziando e ingigantendo difetti e maleducazione varia, tagliando fuori chiunque non si senta portato verso queste cose. Un disastro, a mio avviso, che mette in ombra i tanti progressi dovuti all'avvento delle tecnologie.
Per il resto, Severgnini nota con la solita arguta ironia l'approccio degli italiani non solo con la tecnologia, ma nei vari settori della vita in generale: solitamente entusiasti, aderiscono a mode e correnti di pensiero adattandole e reinterpretandole alla propria realtà, come l'aspirante ciclista "della domenica"che però si barda come Pantani e sbaglia a usare la mountan bike,o quello che sull'onda della moda culinaria si improvvisa chef combinando disastri in cucina (anche qui, previsione avverata, visti l'avvento del Bimby e il successo negli ultimi anni dei programmi di cucina).
Come sempre però è nella vita privata che "l'uomo domestico" (per l'appunto) dà il meglio di sè, con esilaranti siparietti riguardo a moglie, figli, parenti e perfino sulla gestione della casa.
Tante piccole situazioni di vita comune in cui ognuno di noi può tranquillamente trovare qualcosa della propria esperienza di vita e sorridere delle proprie manie, ma anche di quelle di amici e parenti.
Magari approfittandone per correggersi un po'....






martedì 19 maggio 2015

Furia cavallo del West, di Mal




Anno di pubblicazione:

 Ecco il cavallo del West che beve solo caffè per mantenere il pelo il più nero che c'è. Viva la Furia del West cintura di karatè per sgominare la banda più in gamba che c'è!




Questo libro della bella serie della Gallucci dedicata ai più piccini ci presenta Furia, la celeberrima sigla dell'omonimo telefilm americano, grande successo di Mal negli anni '70 arrivato intatto fino a oggi.
Qui Furia è rappresentato come una vera e propria star, che si fa portare il caffè sul set e si lava i denti col Selz prima di ogni intervista; nel frattempo, dà il meglio di sè con bambini, indiani, David Crockett.
Grafica simpatica e ironica per una canzone per bambini senza tempo, un libro molto divertente da guardare!

La maestra ha perso la pazienza!, di Erminia Dell'Oro



Anno di pubblicazione:

Ambientazione:


I bambini fanno talmente chiasso che la maestra Laura, non riuscendo a fare lezione, perde la pazienza e smette di raccontare storie.
Gli alunni pentiti si mettono alla ricerca della pazienza perduta, ma non sarà facile trovarla....


Visto il mio lavoro, non potevo ignorare questo simpatico libriccino, dove il messaggio finale non è che sia granchè (in fondo stiamo parlando di bambini di quattro anni!), ma è il COME ci si arriva la parte interessante.
L'ho letto nella mia classe e i bambini si sono ritrovati nella situazione, concordando con il fatto che, per quanto si cerchi di tenercela stretta, la pazienza può sempre scappare, anche giustamente.
Grafica minimale propria dei libri per i più piccini, storia breve e simpatica.

sabato 16 maggio 2015

Chi ben comincia....

Eccoci al consueto appuntamento mensile con gli incipit dei romanzi.






"Se ne stava rannicchiato  fra due auto in sosta e aspettava il prossimo colpo cercando di coprirsi il volto. Erano in quattro, il più cattivo era il piccoletto con uno sfregio di coltello lungo una guancia.Tra un assalto e l'altro scambiava battute al cellulare con la sua ragazza; la cronaca del pestaggio. Menavano alla cieca, per fortuna. Per loro era solo un gran divertimento. Pensò che potevano essergli figli, a parte il negro, si capisce. Pischelli sbroccati.
Pensò che qualche anno prima, solo a sentire il suo nome, si sarebbero sparati da soli piuttosto che affrontare la vendetta. Qualche anno prima.Quando i tempi non erano ancora cambiati. Un attimo fatale di distrazione. Lo scarpone chiodato lo prese alla tempia. Scivolò nel buio.
- Annamo!, ordinò il piccoletto- mi sa che questo non s'alza più!-
Ma si alzò, invece. si alzò che era già buio, con il torace in fiamme e la testa confusa. Poco più avanti c'era una fontanella. Si ripulì del sangue secco e bevve una lunga sorsata d'acqua ferrosa. 
Era in piedi. Poteva camminare. Per strada, automobili con lo stereo a tutto volume e gruppi di giovani che giocherellavano col cellulare e schernivano il suo passo sbilenco"


Giancarlo De Cataldo, da "Romanxo Criminale"

giovedì 14 maggio 2015

Qualunque cosa succeda, di Umberto Ambrosoli



Anno di Pubblicazione: 2009

Ambientazione: Italia, anni '70

1974: La Banca Privata Italiana, il colosso appartenente a Michele Sindona, viene messa in liquidazione, lasciando nella disperazione i piccoli risparmiatori che in essa avevano investito i risparmi di una vita. Sindona si trasferisce in America come latitante; per cercare di salvare l'enorme capitale e liquidare BPI viene ingaggiato l'avvocato Giorgio Ambrosoli, che però oltre a cercare di salvare gli interessi dei risparmiatori truffati, scopre truffe e infiltrazioni mafiose messe in atto da Sindona.
Il 12  luglio 1979  Giorgio Ambrosoli fu ucciso a colpi di pistola da un sicario pagato da Michele Sindona, 
Trent'anni dopo il figlio Umberto rievoca in questo libro la storia del padre, facendoci conoscere non solo la parte pubblica del lavoratore, ma anche quella privata del marito e padre di tre figli....



Quando ho deciso di leggere questo libro conoscevo già da anni la storia di Giorgio Ambrosoli, raccontata anche nel film "Un ero borghese" (1995 ), di Michele Placido  e nella fiction omonima trasmessa a dicembre su Rai Uno, con protagonista Pierfrancesco Favino.
Ovviamente non la conoscevo solo tramite questi due film, mi ero informata grazie a internet nel corso degli anni e quindi conoscevo già la figura di questo avvocato onesto e lasciato solo, che pagò con la vita il difetto di esigere trasparenza e chiarezza in una vicenda dove soldi, mafia e interessi anche politica la facevano da padrone.
A trent'anni di distanza il figlio minore Umberto, avvocato come il padre, ne rievoca in questo libro omaggio (indirizzato idealmente ai suoi tre figli per far conoscere loro la figura del nonno) la vicenda privata e pubblica, alternando la dimensione umana di Ambrosoli (amicizie, famiglia, interessi, desideri) con la dimensione pubblica, in particolare riferita ovviamente alla vicenda principale in cui fu coinvolto.
Il libro è molto circostanziato...e purtroppo in questo caso ciò (seppure ovviamente giusto, per spiegare al meglio la vicenda) ha rappresentato per me un grosso problema: infatti non sono riuscita del tutto a capire tutta la storia, gli intrighi finanziari, politici, mafiosi ecc purtroppo erano talmente complessi che la spiegazione di tutto ciò ha reso la lettura di grande difficoltà. D'altronde non si poteva fare altrimenti, come ho detto.
A parte ciò ho notato che la narrazione è un tantino agiografica( come già capitato nel libro di Caterina Chinnici): non voglio certo mettere in dubbio la personalità di Ambrosoli, ma possibile che non venga descritto nemmeno un difettuccio?
Una lettura comunque consigliata, per conoscere una figura da prendere come esempio di coerenza, onestà e civiltà sopratutto in questi tempi difficili.
La prefazione del romanzo è dell'e presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi,che all'epoca dei fatti era direttore della Banca D'Italia e che collaborò con Ambrosoli.






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domenica 10 maggio 2015

Il garofano rosso, di Elio Vittorini





Anno di pubblicazione: 1948

Ambientazione: Siracusa, 1924



Alessio Mainardi, studente liceale, alloggia in città  in una pensione per studenti con altri ragazzi, tra cui Tarquinio, il suo migliore amico. Innamoratosi di Giovanna, studentessa nel suo stesso liceo, vive questo suo amore in maniera completamente platonica, dato che la ragazza per una serie di circostanze deve andarsene, e non si ritroveranno più, perlomeno per il periodo estivo; in compenso intreccia una relazione vera e propria con la misteriosa prostituta Zobeida. Le questioni di cuore o scolastiche non sono le uniche che interessano il giovane Alessio: è il periodo immediatamente successivo al delitto Matteotti e per il protagonista, come per tanti giovani, il fascismo sembra la rivalsa antiborghese che hanno a cuore....





Era dalla terza media che mi trascinavo questo romanzo nella mia "lista da leggere", avendomi incuriosito alcuni brani presenti nella mia antologia dell'epoca: ci ho messo più di vent'anni quindi per decidermi a leggerlo....ma non so se il tempo avrebbe cambiato la mai opinione.
Il romanzo non mi ha entusiasmato: pur riconoscendo il romanzo di formazione, alla fine non ho capito dove volesse andare a parare l'autore, che forse riportava semplicemente tutta una serie di esperienze giovanili (non a caso il romanzo è narrato in prima persona, con numerosi punti di contatto tra l'autore e il protagonista e tra la realtà giovanile vissuta dal primo con quella vissuta dal secondo). Ho apprezzato la scrittura misurata e asciutta di Vittorini, e anche il fatto che la formazione del protagonista venga trattata in ogni aspetto, sia sentimentale che politico e lavorativo/studentesco, e mi è piaciuta la descrizione dei complicati rapporti di Alessio con i familiari; ma per il resto non è che mi abbia coinvolto molto
Voglio precisare che, dato il contesto storico, non sono rimasta scandalizzata dal fatto che i protagonisti fossero tutti fascisti convinti; all'inizio molti giovani, come detto nella trama, vedevano il fascismo sopratutto come una rivincita della lotta antiborghese e un riscatto dell'Italia dopo le sofferenze della prima guerra mondiale (che comunque l'Italia aveva vinto). Sopratutto lo vedevano come una possibilità proprio per i giovani, per esprimere le proprie idee e far valere le proprie persone. Era un tipo di fascismo un po' ingenuo e ignaro delle conseguenze che ci sarebbero state.Molti furono conquistati da questo e lo vissero anche dopo così, e dopo ottant'anni bisognerebbe fare pace con questo concetto.
Comunque darò a Vittorini altre possibilità....

venerdì 8 maggio 2015

Il vampiro che mi amava, di Teresa Medeiros




Titolo originale: The vampire who loved me

Anno di pubblicazione: 2006

Ambientazione: Inghilterra, 1826

Collegamenti con altri romanzi: è il seguito di "Dopo mezzanotte"

Dal retro di copertina:

Sono passati sei lunghi anni da quando Julian Kane è stato trasformato in vampiro, e ancora non si dà pace. Per amore di Portia vuole tornare ad essere uomo, ma per riuscirci dovrà prima uccidere il vampiro che possiede la sua anima. Tuttavia sarà proprio l'amore di Julian a mettere in pericolo l'amata, pronta a tutto pur di non rinunciare a lui.....






Ho molto amato DOPO MEZZANOTTE di Teresa Medeiros, e attendevo quindi con ansia e con grandi aspettative questo seguito con la storia di Julian e Portia, fratelli dei due protagonisti Adrian e Caroline. La loro storia peraltro costituiva una sottostoria che si intrecciava con quella principale in maniera tutt’altro che secondaria, visto che il motore principale che spingeva Adrian a determinate azioni era proprio il desiderio di aiutare e proteggere il fratello diventato vampiro. 
Vi dico subito che le aspettative riposte in questo seguito non sono andate affatto deluse, anzi sono state ampiamente superate; cosa che raramente capita con i seguiti. 
L’abilità della Medeiros di tessere una trama avvincente, tenendo fino alla fine il lettore nel quasi totale mistero rispetto a come si risolverà la vicenda viene riconfermata senza alcun dubbio; un’altro merito dell’autrice è senz’altro quello di scrivere in maniera semplice, scorrevole e lineare,senza cadere nella banalità. L’happy end presente nella quasi totalità dei romanzi rosa non è così scontanto come sembra, e vi si arriva in un crescendo di suspence e azione veramente degne di nota. E soprattutto ha il merito di creare personaggi affascinanti e intriganti, che già nel primo romanzo talvolta risaltavano più degli stessi protagonisti. 
L’eroina, Portia, non è certo la tipica damigella in pericolo che deve essere continuamente soccorsa d a qualche cavaliere, né tantomeno la fanciulla dal cuore spezzato per la perdita dell’amato bene. Anzi. È esattamente il contrario, almeno per quanto riguarda il pericolo: contro il parere della famiglia,negli anni Portia si è dedicata soprattutto ad affinare le tecniche di combattimento contro i vampiri, usando con la stessa disinvoltura stiletti e pali per trafiggere il nemico e forcine per i capelli. Il suo pensiero è sempre per Julian, ma non perde tempo a piangere sul loro cattivo destino: è un’eroina che combatte per risolvere la situazione, non esitando a fronteggiare situazione altamente pericolose con grande coraggio. Un’eroina romantica e attiva allo stesso tempo, sicuramente non una mammoletta. 
Dal canto suo Julian è il tipico “bello e maledetto”, tormentato non solo dalla perdita della propria anima, ma da quella dell’amore e anche dalla forzata lontananza dalla sua famiglia, che si è imposto per non mettere a rischio le vite delle persone che ama. Lascia tranquillamente credere agli altri che la sua scelta sia dettata dalla sua “disgrazia” e dalla sua passione per la sua vita depravata per cui è noto, senza lasciare trapelare quanto grande sia il suo sacrificio. Solo Portia riesce a leggere chiaramente dentro di lui, solo lei è l’unica che non riesce a ingannare; solo lei è l’unica sua speranza per tornare a una vita normale. 
Ritroviamo nel romanzo anche gli altri personaggi della famiglia Cabot, ognuno dei quali avrà un ruolo attivo nella storia, anche se in modo minore. D’altronde due protagonisti così “splendenti” (passatemi il termine, ma è proprio così che io li ho trovati!) gli altri personaggi se li mangiano, letteralmente…J



domenica 3 maggio 2015

I 15 libri che mi hanno cambiato la vita







In rete (devo citare o ringraziare qualcuno?Boh, non so più come si usa) ho trovato questo postl una delle tante classifichine sui libri che ogni tanto mi piace fare. Si tratterebbe di elencare 15 libri che sono stati importanti nella nostra vita, a cui sono legati ricordi particolari o momenti fondamentali; come ho scritto tempo fa su FB, i i libri li considero dei veri e propri amici: nei momenti difficili della mia vita sono stata sostenuta da libri, dei libri mi sono stati vicino, spesso ho avuto solo loro, che mi hanno aiutata (scusate la ripetizione) molto più delle persone umane a me vicine.
Sarò patologica, ma per me è stato così: quindi di libri ne ho ben più di 15, ma stringo per necessità.
E ora...ecco a voi la mia lista!



1/2/3-Piccole donne (Louisa May Alcott)- I tre moschettieri (Alexandre Dumas)- Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie (Lewis Carroll): metto al primo posto tre libri perchè non saprei fare una differenza tra di loro, sono stati i tre libri sicuramente più importanti della mia infanzia, io li chiamo "gli amici della mia infanzia"...mi pare che questo dica tutto; 



4- I promessi sposi (Alessandro Manzoni): vado controcorrente perchè quasi tutti lo odiano....io invece l'ho letto la prima volta a dieci anni e l'ho amato subito!Per me, reduce dai romanzi per bambini, è stato il primissimo incontro con un libro "da grandi";

5- I fratelli Karamazov (Fedor Dostoevskji): regalatomi da mia zia per la cresima, non finirò mai di ringraziarla! Indubbiamente leggero a 13 anni non è stata una passeggiata, ma la storia di questa famiglia disastrata e il messaggio che mi ha lasciato sono stati per me molto importanti e mi accompagnano ancora oggi; 

6- Emma (Jane Austen): il mio primo incontro (a 17 anni) con Jane Austen, nonostante sia poco amato tra i fan dell'autrice ancora oggi lo ritengo uno dei suoi migliori, forse perchè mi ha catturato da subito con il suo stile arguto, la storia divertente e i personaggi ottimamente caratterizzati; 


7-La luna sulla brughiera (Rebecca Brandewyne): il romanzo che ha segnato definitivamente il mio "periodo romance": fino ad allora ne avevo letti alcuni, ma grazie a questo romanzo entrai in contatto con un'intero mondo, le "roselle", di cui avrei fatto parte attivamente fino al 2011. Una bellissima storia d'amore, appssionante come poche, un romanzo che mi ha fatto compagnia durante un'estate solitaria;

8- The Beatles 1962/1970: tutti i testi: a 13 anni, fresca fan dei Beatles, ottenni come regalo di promozione questo libro, che contribuì innegabilmente all'iniziare la mia "cultura beatlesiana", seguendo non solo le canzoni, ma anche le note a ciascuna di esse, che inevitabilmente raccontavano una dopo l'altra l'intera storia dei Beatles;

9-Il barone rampante (Italo Calvino): letto a 17 anni, non ho potuto non rimanere conquistata da questa fantastica e poetica storia di libertà, pur cogliendone anche il retrogusto negativo (la solitudine a cui Cosimo inevitabilmente si condanna). Da ragazzina pensavo di dover trarre esempio dalla particolrità di questo personaggio...

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10 Il filo di Arianna (Ornella Albanese): la prima autrice che prese in considerazione una mia recensione facedomi i complimenti, anche di persona visto che sono riuscita a incontrarla! Al di là della bellezza del romanzo, per una volta ho avuto la soddisfazione di sentirmi valorizzata per quello che scrivo e penso....il che, vista la mia vita, non è certo poco;

11- Il cavaliere d'inverno (Paullina Simmons): letto nel 2001, una storia epica che mi ha fatto sognare come poche, e mi ha tenuto compagnia come poche (scusate la ripetizione).

12- La gita a Tindari (Andrea Camilleri): il mio primo Camilleri....detto questo, detto tutto!

13- Quella vita che ci manca (Valentina D'Urbano): letto molto di recente,è stato uno dei miei "colpi di fulmine" librari: non saprei più immaginare la mia vita (letteraria) senza la famiglia Smeraldo, degradata ma piena di affetto.

14- La storia (Elsa Morante)

15- Manuale dell'imperfetto viaggiatore (Beppe Severgnini)