sabato 4 aprile 2015

Il giornalino di Gianburrasca, di Vamba




Anno di pubblicazione: 1912


Ambientazione: Toscana, primi del '900.



Giannino Stoppani, 9 anni, soprannominato Gianburrasca per non essere proprio tranquillissimo, è il figlio minore di una famiglia agiata. Il giorno del suo compleanno riceve in regalo dalla madre un diario (il "giornalino" del titolo), in cui con disarmante sincerità racconta gli accadimenti della famiglia, in cui le sue monellerie fanno la parte del leone arrivando a influenzare persino i matrimoni delle sorelle Luisa,Virginia. Dopo l'ennesima marachella, Giannino viene messo dal padre nel famoso collegio "Pierpaolo Pierpaoli" per essere corretto, ma anche qui ne succederanno delle belle...



I classici per l'infanzia della letteratura italiana sono tre: "Le avventure di Pinocchio" di Carlo Collodi, "Cuore" di Edmondo De Amicis e questo celeberrimo "Gianburrasca" di Vamba, che come gli altri ha dato a dato origine a una vera e propria parola lessicale: si è un Gianburrasca, oppure in Pinocchio, o un Franti proprio basandosi sulle caratteristiche di questi tre personaggi.
Nella fattispecie Giannino Stoppani, irrequieto bambino di nove anni che con  le sue monellerie (a volte veramente pesanti) smaschera l'ipocrisia della società e del mondo degli adulti, è diventato il simbolo del monello per eccellenza, seppure di animo buono.
Essendo un diario la narrazione è in prima persona, cosa che solitamente apprezzo poco: ma in questo caso è necessaria per via del fatto che , nelle intenzioni dell'autore, è lo stesso Giannino, raccontando gli avvenimenti dal suo punto di vista di bambino ma tutto sommato con molta sincerità, a mettere alla berlina le convenzioni sociali e a denunciarne (come già detto sopra) l'ipocrisia: significativa ad esempio l'episodio in cui viene messo in castigo perchè ha riportato ai corteggiatori delle sorelle alcuni commenti poco carini fatte dalle stesse, e che qui si chiede "ma come, dite sempre che si deve dire sempre la verità e mai le bugie....e ora mi castigate?!".
Nonostante il ragazzino sia di quelli che ogni maestro spera di non doversi mai trovare in classe (alcuni scherzi sono effettivamente pesanti, come quello dei petardi) il lettore capisce che ha ragione lui, anche se non c'è soluzione: probabilmente anche il nostro prima o poi rientrerà nei ranghi e diventerà un adulto come tutti, perdendo la propria genuinità come succede a qualsiasi persona.
Il simpatico rompiscatole è circondato da personaggi tipici dell'inizio del secolo scorso:genitori borghesi che danno feste danzanti in casa allo scopo di trovare marito alle tre figlie (e per due di loro vi riusciranno), sorelle pettegole e con unico scopo nella vita trovare marito, ma che non si trattengono dallo disdegnare pesantemente in pretendenti "Brutti", la zia zitella e bigotta vista con fastidio da tutti ma a cui i famialiri non disdegnano rivolgersi per prestiti di denaro, e sopratutto la signora Getrude e l'inetto marito Stanislao, direttori del terribile collegio in cui viene mandato Giannino; per lui, avversari da combattere per ottenere finalmente giustizia ( e stavolta visto il trattamento d'abitudine del collegio con i suoi alunno, poteva anche avere ragione). La parte del collegio è forse quella più divertente proprio per questo, sopratutto con la famosa scena della seduta spiritica per contattare il defunto zio di Gertrude che alla fine dà modo ai ragazzi dovere un minimo di solidarietà.
Nonostante le tendenze di oggi, un romanzo attualissimo e adatto ai bambini ma anche ai più grandi: io leggendoleo mi sono fata 4 risate!



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