domenica 8 marzo 2015

Racconti romani, di Alberto Moravia



Anno di pubblicazione: 1954

Ambientazione: Roma,secondo dopoguerra


E' una raccolta di 70 racconti ambientati nella Roma dell'immediato dopoguerra, con protagonisti (sempre diversi anche se tutti si raccontano in prima persona) altrettanti personaggi che si raccontano e raccontano le loro vicissitudini: dall'amore, al lavoro, alle malattie, alterne fortune e sfortune....



Era il 1994 quando il professore di italiano di prima superiore  ci fece leggere "Agostino", mio primo contatto con Alberto Moravia. Il romanzo mi è talmente piaciuto (in senso ironico) che non ho più letto nulla di questo autore per i successivi ventuno anni....e solo ora ho deciso di dargli una seconda opportunità con questi "Racconti romani".
Stavolta è andata decisamente meglio: nonostante non possa dire che Moravia sia entrato a far parte dei miei autori preferiti, i "Racconti"mi sono piaciuti.
Siamo  nell'immediato dopo guerra e i racconti trasudano questa epoca: sono storie di gente poverissima, spesso costretta a ricorrere a degli espedienti per poter mettere il pane in tavola,  alcuni vivono nelle baracche o per dormire affittano una brandina in uno scantinato da un portiere; compaiono mestieri oggi spariti, come lo stracciarolo, il lavabottiglie, quello che fa consegne a domicilio per i panettieri, fruttivendoli, pesciaroli ecc ecc ecc...a ben vedere, tutto un piccolo mondo caratteristico ormai scomparso- visto che si poggiava proprio sulla miseria più nera- dove però il microcosmo di personaggi appare con le virtù, i vizi e i problemi che abbiamo un po' tutti anche al giorno d'oggi: pene d'amore, smania di emergere sugli altri, trovare un posto di lavoro degno di questo nome, gelosie, invidie, guai con la giustizia , cattive compagnie....temi universali osservati da un anonimo  personaggio diverso in  ogni racconto.
Il racconto che mi è piaciuto di più è quello dei due sposi costretti ad abbandonare l'ultimo figlio, neonato, perchè talmente poveri da non poter dargli nulla da mangiare; dopo averlo coperto e sistemato bene, girano mezza Roma alla ricerca del posto migliore dove lasciarlo. Ma uno non va bene perchè con poca visibilità, un'altro non va bene perchè troppo freddo o sporco, un'altro ancora perchè è una strada abitata da poveri e loro sperano che il bimbo venga trovato e adottato da una famiglia ricca; tutti atteggiamenti che descrivono in realtà l'amore che provavano per il piccolo e il dolore per quello che si vedevano costretti  a fare.
Insomma posso ben dire che, stavolta, l'operazione "seconda possibilità" è andata a buon fine!




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