domenica 27 dicembre 2015

Classifica 2015

Come anno, fino a settembre il 2015 è andato bene; da settembre in poi, Caporetto!!!
sopratutto per il fatto dell'incidente e della conseguente dipartita della mia Seicento, e per i successivi fatti di Parigi, nonchè per il solito problema del lavoro.
Ma dato che il post deve riguardare le letture dell'anno.....ecco qui quelle che mi sono piaciute di più Come sempre tenete conto che non sono in ordine di preferenza!


- Il cacciatore di nuvole (Ornella Albanese)

- L cacciatrice di storie (Ornella Albanese)

- Un bel sogno d'amore (Andrea Vitali)

-Il rumore dei tuoi passi (Valentina D'Urbano)

- Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano (Andrea Camilleri)

-Little boy blue (Edward Bunker)

- La regina della casa (Sophie Kinsella)




BUON ANNO A TUTTI!

martedì 22 dicembre 2015

La regina della casa, di Sophie Kinsella


Titolo originale: The undomestic Goddess

Anno di pubblicazione: 2005

Ambientazione: Inghilterra, 2004



Samantha Sweeting è una giovane avvocatessa rampante che lavora per la Carter Spink, lo studio più prestigioso di Londra; il che vuol dire fare anche duecento ore di lavoro al mese e non avere quindi un minimo di tempo per sè stessa.
Ma proprio quando il suo sogno di diventare socio dello studio sembra essersi finalmente avverato, ecco che una banale dimenticanza da parte di Samantha fa perdere milioni a un cliente, e la Carter Spink è travolta dallo scandalo. La giovane subisce un pesante tracollo, che la porta ad andarsene col primo treno che passa senza nemmeno sapere in che direzione sta andando; ed è così che,alla prima stazione in cui decide di scendere non ha nessuna idea di dove si trova.
Nel tentativo di chiedere informazioni, Samantha suona alla porta di Eddie e Trish Geiger, un'eccentrica coppia benestante che però la scambia per l'aspirante governante che proprio quel giorno dove va fare un colloquio; dato lo stato confusionale Samantha non chiarisce l'equivoco e, sorprendentemente, ottiene immediatamente il posto!
Peccato non sappia nemmeno accendere il forno o distinguere un frullino da un frullatore.....




Primo romanzo della Kinsella non appartenete alla serie "I love shopping", anche qui ritroviamo la regina del chick lit con una storia leggera e frizzante che non si discosta troppo dalle avventure di Becky Bloomwood anche se prova un terreno diverso.
In effetti anche Samantha, la nuova protagonista, è ricalcata sul prototipo della più famosa collega letteraria, con la differenza iniziale che, a soli 29 anni, Samantha è una delle più brillanti e pagate avvocatesse in circolazione, con un sogno: diventare finalmente socia dello studio dove lavora.
In realtà si capisce sin da subito che il sogno non è tanto di Samantha quanto della madre, anche lei famosa avvocatessa, che ha sempre spinto i figli in quella direzione che non è comunque soddisfatta di ciò che hanno ottenuto (rimprovera la figlia di aver lavorato "solo" 200 ore in un mese!!!); anche il fratello maggiore di Samantha è un noto avvocato, mentre l'altro fratello, avendo scelto di fare l'insegnante dopo un brutto esaurimento nervoso, viene a malapena nominato in famiglia.
Il prezzo di tutto ciò: non avere una vita, non avere tempo nemmeno per fare un massaggio, lavorare anche di notte, essere schiava del cellulare e del palmare, nutrirsi di take way cinese....ed essere molto sola. Talmente sola che la sua compagnia preferita sono i membri della famiglia protagonista del telefilm "Una famiglia americana", che si ritrova a salutare prima di andare a dormire, come se loro potessero sentirla....
Non fa specie che la poverina subisca ben presto un tracollo emotivo di non poco conto: ciò avviene quando, nel giorno in cui avrebbe dovuto festeggiare la sua nomina a socio, scopre invece di aver commesso un madornale errore che ha precipitato lo studio nel più grosso scandalo degli ultimi vent'anni. Poco prima che il tutto venga alla luce Samantha si allontana a piedi, da sola, senza nulla a parte la propria borsa....finisce che sale sul primo treno che trova in stazione, senza nemmeno sapere dove è diretta.
E quello che non sa, è che è diretta verso una nuova vita: una vita dove si reinventerà- tra esilaranti difficoltà e momenti di puro umorismo- un lavoro come colf (qui la parte è abbastanza improbabile, pur tenendo conto del romanzo: possibile che in meno di due settimane una che non sapeva nemmeno che l'aspirapolvere avesse dei sacchetti da cambiare o distinguere una verza da un cavolo diventi appunto "la regina della casa" capace oltretutto di cucinare succulenti manicaretti?!), dove ritroverà ritmi di lavoro più umani (tutti i fine settimana liberi!!!), dove troverà persone più umane seppure stravaganti, e spesso più affettuose (la festa di compleanno dei Geiger no si può certo confrontare con quella dei suoi familiari!) dove potrà finalmente prendersi cura di sè stessa e dove troverà anche l'amore...e il tutto a poche stazioni di distanza. Quasi quasi lo faccio pure io.....
Insomma Samantha troverà non solo una nuova dimensione per la nuova sè stessa, più autentica, ma anche una nuova dimensione per i suoi sogni. Anche se quando il passato si ripresenterà, potrà avere dei ripensamenti...
Come sempre la trama è scorrevole e semplice , la storia divertente seppure non sempre credibile, i personaggi simpatici; se posso azzardarmi, mi è parso un libro scritto davvero con il cuore! E un'altro romanzo che probabilmente mi sta disperatamente parlando....





giovedì 17 dicembre 2015

Quando la fantasia corre......

Non so se capita anche a voi quando leggete un libro…ma credo che, alla maggior parte dei lettori capiti.
Capita, cioè di immaginare i vari personaggi in un certo modo.
Essendo un’appassionata di cinema, per me ormai il binomio lettura- film è diventato la norma.
E quindi, molto spesso, per me è automatico immaginare un certo personaggio col volto di un tale attore o di una tale attrice.
In un blog in cui ho scritto per molto tempo ho proposto due volte le mie "versioni cinematografiche" di due romanzi, e ora intendo riproporre questo giochetto anche su questo blog.
ho cercato di trovare foto il più possibili somiglianti alla mia idea del personaggio in questione, quindi capita che alcuni attori vengano ritratti in foto non recenti o anche vecchie di alcuni anni. A volte c'è una spiegazione per un volto, altre volte no perchè immaginarlo è stato istintivo.

Ma insomma, il bello dell'immaginazione è pure questo no?



Ed eccoci al turno de "Il rumore dei tuoi passi", altro romanzo di Valentina D'Urbano.
Devo chiarire subito che qui, purtroppo, l'esperimento è riuscito a metà (dato che non sono riuscita ad immaginare bene tutti i personaggi) e che la scelta di attori italiani stavolta è dovuta al fatto che la storia è ambientata in una borgata della periferia romana, quindi inevitabilmente non avrei potuto immaginare attori stranieri per i ruoli (tranne la prima scelta).


Dakota Johnson: Beatrice







Ad essere sincera non ho ancora visto nulla di quest'attrice, ma già nel leggere il romanzo mi si è "presentato" alla mente il suo viso (forse perchè si parlava molto di lei proprio nel periodo in cui lo leggevo. Forse il viso è un po' più dolce di come viene descritta l'aggressiva Beatrice, ma questo può servire appunto a stemperare questo lato negativo della protagonista.


Alfredo (immagine di copertina)




Qui non sono davvero riuscita a immaginarmelo diverso dall'immagine riprodotta sulla copertina del romanzo...chissà perchè, visto che anch'essa non è proprio fedelissima al personaggio (che viene descritto biondo, mentre qui non lo è). Del resto, ho provato pure a pensare dei nomi di attori giovani biondi, ma non me n'è venuto in mente neppure uno.
Povero Alfredo, pure in questo caso non gliene va bene una!


Camilla Filippi (Arianna)




Ho subito pensato alla mia gemella Vip per la migliore amica di Beatrice, più che altro per l'assonanza con il colore dei capellli. Come età sarebbe stata più adatta all'epoca del telefilm "Compagni di scuola", ma ho trovato questa foto dove non è molto più grande e ha una pettinatura più vicina alla mia idea del personaggio.

Federico Galante (Massimiliano)




E' un'attore giovane che mi piace molto, e ho pensato cosi lo sfortunato fratello di Alfredo.

Laura Chiatti (Elena)




E' vero, la Chiatti non ha molti anni più di Dakota Johnson, ma teniamo presente che tra Beatrice e sua madre corrono solo 17 anni di differenza....oltretutto mi è venuto in mente che la stessa attrice una decina di anni fa sarebbe stata perfetta nel ruolo di Beatrice. Quindi, tale madre tale figlia....

Marco Bocci (Vittorio)



Qui l'immagine è venuta per assonanza con la Chiatti: Bocci è il marito della Chiatti come  Vittorio (padre di Beatrice) è il marito di Elena. Forse con un look un po' meno tamarro, ma non troppo, dopotutto stiamo sempre parlando di borgatari..... 


Lorenzo Sarcinelli: Francesco





E' un attore di "Un posto al sole", che non guardo ma di cui vedo spesso le foto sui giornali di programmi tv: è così che ho immaginato il fratello minore di Beatrice.








martedì 15 dicembre 2015

Chi ben comincia....

Ed eccoci al solito appuntamento mensile con gli incipit dei romanzi




"Nella cella era impossibile stare in piedi, e solo per poche ore filtrava un po' di luce dalla feritoia a bocca di lupo.
L'uomo stava seduto a terra con le spalle al muro. Il tempo passava lentamente, l'unica salvezza erano i ricordi. Chi l'aveva preceduto in quella cella aveva inciso nell'intonaco tracce del proprio passato: case e navi appena abbozzate, nomi di donna.
La Torre Grimaldina, addossata a Palazzo Ducale e comunicante con l'Archivio criminale, era il carcere della città fin da quando Genova era una repubblica indipendente.
L'uomo nei suoi ventisei o forse ventotto anni di vita, di cui già almeno una dozzina di attività, era sempre riuscito ad evitare quel soggiorno sgradito. Ma ora era lì, e per una colpa che non aveva commesso.
Inutile chiedersi il perchè; era sempre stato fatalista.
L'aveva voluto il destino, e il suo destino aveva un nome di donna."

Da "Il prigioniero", di Maria Masella

sabato 12 dicembre 2015

La rabbia e l'orgoglio, di Oriana Fallaci



Anno di pubblicazione: 2001


Collegamenti con altri libri: è il primo libro de "La trilogia di Oriana Fallaci", composta da:

- La rabbia e l'orgoglio (2001 );
- La forza della ragione (2004 );
- L'Apocalisse (2004 ).



Dopo l'11 settembre 2001, Oriana Fallaci (Da anni residente a New York e come molti, scossa dai terribili avvenimenti di quei giorni) rompe il silenzio che teneva da anni scrivendo un lunghissimo articolo pubblicato dapprima sul "Corriere della Sera" in versione ridotta, e poi diventato libro nella sua versione integrale.
E' forte atto d'accusa contro una cultura- quella islamica- accusata di essere retrograda e proibizionista, ma anche contro la cultura occidentale troppo debole per fronteggiarla, disposta spesso a lasciarsi schiacciare in nome di un malinteso senso della multiculturalità....




Probabilmente a qualcuno potrà sembrare inopportuno che pubblici una recensione di questo libro proprio in questi giorni, io invece ritengo sia giusto visto che ultimamente vedo la Fallaci tirata in ballo da più parti e nuovamente denigrata e disprezzata da gente che (a quanto capisco dai loro scritti) di questo libro conosce solo ciò che ha sentito dire da altri. Poi per carità, ognuno può avere le sue opinioni in merito, ma mi secca molto  vedere spesso contrapposta la "cattiva e ignorante" (???????) Fallaci la "santo" Tiziano Terzani (il cui nome, per inciso, figura tra i firmatari dell'appello contro il commissario Calabresi, che portò all'uccisione del suddetto...pacifista dei miei stivali!); questo quando non la si attacca addirittura sul piano umano, dicendo che "la Fallaci scrisse quelle cose quando già non era più lucida e col cervello mangiato dal tumore".
La Fallaci le sue opinioni se le costruì studiando e viaggiando per anni nei paesi islamici, quando ancora la condizione delle donne non era il massimo nemmeno qui, figuriamoci in quei paesi (non tutti, ma comunque tanti) dove la sottomissione della donna è un fatto, purtroppo. A questo proposito l'episodio del finto matrimonio contratto obbligatoriamente perchè era stata sorpresa nella stessa stanza con l'interprete che l'accompagnava mentre oltretutto si infilava il burqa che era costretta a mettersi per intervistare Komehini è illuminante; è vero, molti anni sono passati, ma in sostanza credo che poche cose siano cambiate.
Non sono del tutto d'accordo con quanto affermato in questo pamphlet non del tutto lineare (si passa con disinvoltura dall'11 settembre all'Islam e alla condizione dell'Italia e dell'Europa in quell'anno, il 2001), ma certamente oggi non si può continuare ad ignorare che un certo tipo di cultura non è proprio pacifica: è davvero solo colpa dell'Occidente brutto e cattivo se in quei paesi c'è sempre la guerra? Secondo me no.
Certo anche la religione cattolica nei secoli non è stata da meno, ma se permettete da qualche secolo a questa parte siamo progrediti e personalmente non ho nessuno intenzione di rinunciare alla mia cultura e al mio stile di vita per un malinteso senso di colpa che dovrei provare nei confronti dei poveri di alcuni paesi; non ho intenzione di autoflagellarmi  e sopratutto non ho intenzione di lasciare che i mussulmani pacifici e civili (e sono tanti) vengano usati da quelle che la Fallaci chiama "le cicale" per raggiungere il loro scopo (ad es. cancellazione del Natale, togliere il crocifisso ecc), visto che nella maggior parte dei casi non c'entrano nulla!
Sarebbe bello poter davvero ignorare che questi terroristi gridano "Allah akbar" (e non "nel nome di Cristo" o altro...), ma purtroppo non è possibile, ed è dall'accettazione di questo concetto senza fanatismi che bisogna partire per la lotta al terrorismo. Altrimenti, se già adesso abbiamo avuto delle avvisaglie di quanto "predetto" dalla Fallaci, rischiamo in futuro di averne di peggio.

mercoledì 9 dicembre 2015

Libri &....

Versione letteraria VS versione cinematografica di "Don Camillo", di Giovanni Guareschi: anche se il film è il mio preferito, il libro non è certo da meno pur con alcune differenze rispetto alla trama (è stato eliminato un episodio drammatico e poco politicamente corretto rispetto ai tempi). Come copertina preferisco nettamente il DVD!









domenica 6 dicembre 2015

Il corpo sa tutto, di Banana Yoshimoto



Titolo originale:Karada Wa Zembu Shitte Iru


Anno di pubblicazione: 2000

Ambientazione: Giappone, anni '90/2000


Una serie di tredici racconti attraverso cui si sostiene la teoria secondo cui molte volte i mali del corpo sono causati o comunque influenzati dalla psiche, e viceversa; non proprio una novità quindi....






Per la prima volta mi accosto a un'opera di questa famosa scrittrice giapponese di cui ho tanto sentito parlare; come "prima volta" devo dire piuttosto deludente. Non che non sia d'accordo con la teoria che la Yoshimoto vuole suffragare, perlomeno in parte; ma a mio avviso i racconti finiscono per essere molto evanescenti, come se non riuscissero a imprimersi nella mente del lettore ma "evaporassero", finendo per fare parte di un indistinto minestrone, scritto oltretutto con stile talvolta incerto e poco lineare.
A parte che il racconto "La mummia" l'ho trovato a dir poco inquietante, gli altri non mi sono rimasti particolarmente impressi, tranne "Il signor Tadokoro", racconto che ho interpretato come un esempio del dare importanza alle persone, anche quelle che sembrano più banali e comuni, che alla fine entrano comunque a far parte delle nostra vita come delle "rocce"  che danno sicurezza.
Per il resto non ho proprio nient'altro da dire....







giovedì 3 dicembre 2015

La cacciatrice di storie, di Ornella Albanese



Anno di pubblicazione: 2015

Ambientazione: Firenze,1881


Collegamenti con altri romanzi: è il terzo romanzo della serie "La sartoria dell'amore", finora composta da:

- Il cacciatore di dote;
-Il cacciatore di nuvole;
- La cacciatrice di storie





Da quando se n'è andata a vivere da sola - assieme alla fida Benedetta- nella casa lasciatale in eredità dalla nonna, Miranda di Colloredo ha scoperto quanto sia difficile mantenere il suo proposito di diventare una donna libera e indipendente se si vive in ristrettezze economiche.
Dato che i soldi cominciano davvero a scarseggiare e il padre non ha alcuna intenzione di finanziare le eccentricità della figlia, la giovane decide di cominciare a lavorare: diventerà una romanziera, proprio come la sua autrice preferita, la Contessa Lara!
Anche qui però scopre che non è facilissimo improvvisarsi scrittrice; ma la sua trasformazione è inesorabilmente cominciata, e Miranda non si dà per vinta, girando per la città alla ricerca di storie interessanti, sopratutto d'amore.
Tutto questo mentre è impegnata a schivare la proposta di matrimonio del principe Tancredi di Monteventoso, noto libertino che racchiude un doloroso segreto nel cuore e che vuole sposarsi solo per compiacere il nonno; giovanotto che Miranda conosce molto bene per avergli fatto credere di essere una cortigiana.....




Dopo l'intenso "Il cacciatore di nuvole" ci voleva qualcosa di più leggero: ed ecco appunto "La cacciatrice di storie", un romanzo d'amore davvero molto divertente!
Protagonista è Miranda, la più sventata dalle quattro amiche protagoniste di questo nucleo di romanzi; quella che forse è stata finora descritta come meno "simpatica", perchè frivola, dedita al pettegolezzo e incurante di usare le persone guardando esclusivamente ai propri sentimenti e al proprio interesse.
Miranda vive in un bamboleggiante mondo tutto suo, fino a che non si dà una scossa decidendo di andare a vivere da sola nella casa lasciatale in eredità dalla nonna:tutto questo a causa non solo delle critiche delle amiche, ma anche da alcuni fidanzamenti finiti nel nulla con uomini che non le hanno lesinato critiche a riguardo della sua vacuità.
Compiuto il primo- e più difficile- passo, inizia la trasformazione sia fisica che psicologica della nostra eroina: abbandonando gli abituali boccoli e crinoline ormai fuori moda, grazie all'assistenza infallibile di Isadora Pirani adotta abiti più moderni e confortevoli, che a mio avviso agevolano il suo "cambio di pelle"; ma la vera trasformazione arriva quando decide di lavorare per guadagnarsi da vivere, nonostante la mentalità che il lavoro dovesse essere riservato esclusivamente alle donne del popolo, per ovvi motivi. Una decisione che darà scandalo,anche se Miranda sceglie (a mio avviso, in maniera troppo frettolosa e improvvisa) di diventare romanziera (chiamalo niente....).
La parte più divertente del romanzo è sicuramente quella dell'incontro tra i due protagonisti, iniziato con un equivoco: recatasi a trovare una cortigiana (che lei ha scambiato per una nobildonna) per porle qualche domanda, Miranda apre la porta a Tancredi che si è recato lì per lo scopo che possiamo immaginare; dopo che lui la scambia per la padrona di casa, la ragazza riesce a scappare di nascosto piantandolo in asso e senza chiarire l'equivoco; ovvio che qundo i due si ritroveranno in pubblico la situazione darà adito ad alcune scene molto simpatiche, descritte dall'autrice con notevole brio e che non possono non strappare un sorriso. Tancredi e Miranda sono forse meno psicologicamente complessi di altri personaggi trovati nei romanzi della Albanese, ma la loro semplicità è un punto di forza, permette di seguire l'evoluzione dei personaggi magari con un po' di prevedibilità, ma tavolta trovo che questo, oltre che rilassante, lasci spazio anche a maggiori sviluppi per i personaggi di contorno.
E ovviamente qui ritroviamo le sorelle Pirani e le sartine della sartoria; finalmente l'autrice, oltre a presentarci meglio Michela (la sorella finora rimasta in ombra), regala una simpatica storia anche a Sebastiana; che sia il preludio di una bella storia anche per lei?
Forza Sebastiana, faccio il tifo per te!

sabato 28 novembre 2015

I personaggi: Anna Smeraldo

Da "Quella vita che ci manca" di Valentina D'Urbano



Biografia: Anna Smeraldo nasce a Roma nel 1961. Alla nascita il padre, con cui la madre aveva avuto una breve avventura, non la riconosce e perciò alla bambina viene dato il cognome della madre, Letizia Smeraldo.
Quando Anna ha 4 anni la madre va  a vivere, assieme al nuovo compagno, nel quartiere popolare della "Fortezza", dove nascono altri due fratelli, Alan e Vadim; in seguito, nasce anche Valentino, figlio dell'ultimo compagno della madre.
Quando inizia la storia Anna ha trent'anni e ha sempre vissuto in casa -a quanto pare, non ha mai nemmeno lavorato- aiutando la madre con le faccende e sopratutto badando a Vadim, che è ritardato e che deve essere sempre seguito. Anna cerca di mettere delle pezze e contenere anche le esuberanze degli altri due fratelli, nonostante il compito sia particolarmente sfiancante....







L'anno scorso, a quest'ora, avevo appena finito di leggere il bellissimo "Quella vita che ci manca", libro di cui mi sono innamorata e di cui ho parlato tantissimo su questo blog. Lo riprendo ora per dedicare un post al personaggio che mi è piaciuto di più, Anna, la  maggiore dei quattro fratelli Smeraldo.
Ho amato molto anche gli altri perchè in ognuno di loro ho trovato qualcosa di me stessa, o qualcosa che avevo provato o provo tutt'ora: ma Anna mi ha colpito di più forse perchè, essendo donna, la sento più vicino a me per determinate cose.
In famiglia, Anna è l'unica dei fratelli Smeraldo a potersi davvero chiamare così, dato che il padre l'ha sempre rifiutata e quindi la bambina è stata riconosciuta dalla sola madre. Non pare, durante il romanzo, che Anna soffra particolarmente per questa situazione, che invece forse l'ha segnata più di quanto tutti possano pensare: verso la fine del romanzo Anna rivela a Valentino di essere andata in cerca del vero padre, avendo scoperto che è diventato un famoso e ricco primario, e volendo solamente parlargli senza chiedere nulla. Come già 30 anni prima, il padre la rifiuta di nuovo in malo modo, definendola un "errore"(dato che all'epoca era già sposato con due figlie), aggiungendo una nuova amarezza al cuore di Anna, anche se questa afferma di avere già capito da tempo che il padre, quello che l'ha cresciuta e le ha voluto bene, è il padre di Valentino, l'ultimo compagno della madre.
Anna prova un forte affetto per i suoi fratelli, cosa che l'ha portata a sacrificarsi per loro: perchè in fondo è questo che è successo. Probabilmente non è stata uan scelta consapevole ma dettata dalla necessità, dato che dopo la morte del padre di Valentino la madre dei ragazzi per il dolore sbroccò con la testa e quindi se Anna non avesse messo da parte i suoi sogni e desideri, i fratelli sarebbero stati abbandonati a loro stessi.
Perchè- come scopriamo non dal romanzo, ma da uno dei mini racconti che l'autrice ha scritto e pubblicato poco prima dell'uscita del romanzo su "Vanity Fair"- anche Anna, come tutti, ha avuto un periodo in cui sognava di andarsene dalla Fortezza e poter avere una vita normale; sopratutto, scopriamo che anche Anna, che a 30 anni ormai è da tutti considerata una zitella senza speranza, ha avuto un amore: Massimiliano, il fratello di Alfredo de "Il rumore dei tuoi passi", primo romanzo dell'autrice.
Un amore vissuto in segreto, nessuno ha mai saputo di loro, e finito bruscamente quando lui è finito in galera dopo aver ucciso il padre alcolizzato, che picchiava e maltrattava da anni i figli. Un dolore che Anna ha vissuto ritirandosi del tutto nel guscio della famiglia e annullando sè stessa fino a non avere più niente da chiedere alla vita. Anna è quella che ha il rapporto migliore con Vadim, che tenta di dargli una minima indipendenza mandandolo al mercato da solo a comprarsi le cose, è quella che in una delle scene più toccanti che abbia mai letto riesce a penetrare nella corazza di Alan seppure solo per un attimo, abbracciandolo, sopratutto è quella che spinge Valentino a non fare come lei, ad inseguire il suo sogno di una vita diversa, ad andarsene dalla Fortezza. Ancora una volta, Anna che ha perso la speranza per sè pensa ancora ai suoi fratelli.
Un personaggio forte, fragile e dolce, per me bellissimo e che potrebbe dire ancora tanto...e infatti non perdo la speranza che l'autrice prima o poi lo riprenda, riscattandola e magari regalandole la stori d'amore che si merita.

mercoledì 25 novembre 2015

La vita è un viaggio, di Beppe Severgnini



Anno di pubblicazione: 2014



Dal sito Rizzoli:

"La vita è un viaggio, e gli italiani viaggiano soli. Com'è difficile trovare chi ci guidi, chi ci accompagni, chi ci incoraggi. Siamo una nazione al valico: dobbiamo decidere se dirigerci verso la normalità europea o tornare indietro. Siamo un Paese incerto tra immobilità e fuga. Fuga all'estero, fughe tra egoismi e piccole ossessioni che profumano di anestetico (ossessioni tecnologiche, gastronomiche, sportive, sessuali). "La vita è un viaggio" non vuole indicare una meta. Prova invece a fornire qualche consiglio per la traversata. Suggerimenti individuali, non considerazioni generali (o, peggio, generiche). La destinazione la decide chi viaggia. Ma una guida, come sappiamo, è utile. Per partire non servono troppe parole: ne bastano venti, come i chilogrammi di bagaglio consentiti in aereo. Parleremo di insegnamento, incoraggiamento, ispirazione. Parleremo di brevità e precisione, qualità indispensabili in questi tempi affollati. Parleremo dell'importanza di trovare persone di riferimento. Parleremo della gioia d'impegnarsi con gli altri e, magari, per gli altri. Parleremo della saggezza di scoprire soddisfazione nelle cose semplici. Parleremo di scelte, atteggiamenti, comportamenti, insidie da evitare e consolazioni a portata di mano."





Il retro di copertina sopra riportato dice quasi tutti, dato che una vera e propria trama non c'è visto l'argomento.

Quindi stavolta più che una recensione posto  qualche riflessione.
Innanzitutto scopro, grazie a Severgnini, di essere una "twitterofoba pallosa", dato che non ho Twitter, e non ce l'ho per scelta: non sopporto chi sta connesso 24 ore su 24a !twittare" caxxxte, non ne sento la necessità perchè se c'è gente che mi rompe con le lagne su FB, e gente che mi esclude da pizzate o altro "perchè ci siamo messi d'accordo su What's app e tu non ce  l'hai", non vedo perchè aggiungere rottura a rottura; e se proprio vogliamo, non ho nessuna voglia di rincXXXXmi in questo modo. Sembra che prima di Twiter, FB e What's app la gente non vivesse, e che ora chi non sente il bisogno di queste cose non esista.
Del resto trovo che la tecnologia per alcuni aspetti abbia peggiorato la vita della gente, quindi....
Per il resto concordo con l'impostazione generale dell'argomento, anche se continuo comunque a pensare che la maggior parte delle persone per viaggiare necessiti di qualcosa di fondamentale, ovvero i soldi, che oggi per moltissimi sono un problema; non tutti sono avventurosi o dei "cervelli in fuga"... concordo invece sul viaggiare da soli, può essere un'esperienza molto stimolante (e anche riposante, per staccare un po' la spina).
Mi sono ritrovata invece nella parte del "comunicatore fallito", purtroppo: scrivo su FB (poco) e nessuno risponde, i miei blog sono deserti, se scrivo commenti sugli altri blog ce ne sono solo due che mi rispondono...mah, a volte mi chiedo come mai. Ma pazienza.
Ma probabilmente vista la mia esperienza di vita sono troppo amareggiata per parlare.


domenica 22 novembre 2015

La citazione

Il dolore di un amore morto è feroce come soffocare, ma mi abituerò.
Ci saranno tante cose a cui dovrò abituarmi, e ce ne saranno altrettante di cui dovrò fare a meno. (…)
L'acciottolio delle stoviglie. Le televisioni a volume altissimo. Il buio soffocante di certi spazi angusti. Le grida e le risate, i motorini senza marmitta che sbandano lungo le vie scalcinate, il rumore fastidioso di zoccoli di legno sulle scale, nell'ora più calda dell'estate. I rantoli soffocati, vetri che si infrangono, spari in lontananza. Motori che ringhiano per andare a schiantarsi contro un guardrail, dove poi qualcuno porterà lettere, bandiere, lacrime e fiori freschi ogni settimana. Il silenzio sordo di vecchi lavatoi condominiali dove nessuno verrà mai a cercarci.
L'odore dell'acqua, l'odore dei panni stesi ad asciugare e quello del legno marcio che si disfa sotto la pioggia. L'odore dell'erba, quello dell'anfetamina e quello dell'eroina. La polvere da sparo, l'odore del sangue e delle lenzuola che lo assorbono. Trucioli sottili di segatura che ti si infilano nei capelli e non li togli più. L'alito fetido degli angoli scuri. Vino scadente, umanità degradata.
La luce azzurrina delle terrazze dove non batte mai il sole, quella artificiale giallastra, spesso spenta, dei pianerottoli. Il tramonto riflesso sulle schegge di bottiglie rotte sull'asfalto, che brillano come diamanti. I fari della notte, gli stop che ammiccano, il riflesso bluastro delle tv accese negli appartamenti bui.
Il rumore dei tuoi passi, il tuo odore che svanisce sul cuscino, la luce del giorno in cui mi hai lasciata sola."






Da "Il rumore dei tuoi passi" , di Valentina D'Urbano

venerdì 20 novembre 2015

Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano, di Andrea Camilleri



Anno di pubblicazione: 2014

Ambientazione: anni '80


Collegamenti con altri romanzi: è il 26mo libro della serie sul Commissario Montalbano.


Al neocommissario di Vigata Salvo Montalbano i casi non mancano già da subito, appena insediatosi nel commissariato; stavolta lo troviamo alle prese con un ladro onesto, una giovane barista mangiauomini misteriosamente scomparsa, una giovane donna apparentemente morta in un incidente stradale, un albergo andato a fuoco in piena notte. Il tutto mentre la sua storia con Livia è ancora agli inizi....




Dopo "La prima indagine di Montalbano", ecco un'altro capitolo sulla gioventù del nostro commissario, o sarebbe meglio dire  otto   capitoli, visto che questo romanzo si compone di tale numero di racconti con relative indagini.
Non c'è nulla di particolarmente nuovo, i caratteri sono quelli che già conosciamo in tutti i personaggi: al massimo si può notare un po' meno pazienza da parte di Montalbano per le porte sbattute e gli strafalcioni di Catarella, ma per il resto non ci sono grandi novità riguardo alla caratterizzazione dei personaggi.
Al limite si può notare più passionalità e voglia di stare assieme nella relazione con Livia, che del resto è ancora agli inizi e quindi sarebbe strano se così non fosse; il bello,come sempre, viene dagli intrecci delle storie, mai banali, mai stancanti, con personaggi spesso particolari e molto umani. Una particolarità in questo caso, sono i numerosi riferimenti a fatti di cronaca che ci aiutano a collocare temporalmente l'azione: l'attentato a Giovanni Paolo II, l'omicidio Sindona
Camilleri ha sicuramente un'inesauribile capacità di tenere avvinti i lettori nonostante lo schema sia sempre quello, puntando molto sui personaggi e sugli intrecci appunto.
A me personalmente non ha ancora stufato...e credo non succederà mai!

lunedì 16 novembre 2015

Chi ben comincia....

Eccoci al consueto appuntamento mensile con i migliori incipit dei libri.








"Io avevo scelto il silenzio. Avevo scelto l'esilio.Perchè in America, è giunta l’ora di gridarlo chiaro e tondo, io ci sto come un fuoriuscito. Ci vivo nell’autoesilio politico che contemporaneamente a mio padre mi imposi molti anni fa. ossia quando entrambi ci accorgemmo che vivere gomito a gomito con un’Italia i cui ideali giacevano nella spazzatura era diventato troppo difficile, troppo doloroso, e delusi offesi feriti tagliammo i ponti con la gran maggioranza dei nostri connazionali.
Lui, ritirandosi su una remota collina del Chianti dove la politica alla quale aveva dedicato la sua vita di uomo integerrimo non arrivava. Io, vagando per il mondo e poi fermandomi a New York dove tra me e quei connazionali c'era l'Oceano Atlantico."



Oriana Fallaci, "La rabbia e l'orgoglio"



venerdì 13 novembre 2015

La luna e sei soldi, di William Somerset Maugham


Titolo originale: The moon and six pence


Anno di pubblicazione: 1919

Ambientazione: Inghilterra/Parigi/Tahiti




Charles Strickland, quarantenne agente di borsa inglese, conosciuto come persona tranquilla e moderata, improvvisamente abbandona moglie, figli e tutta la sua vita per trasferirsi a Parigi, dichiarando di voler fare il pittore.
L'autore, da poco tempo amico della moglie, lo insegue cercando di avere speigazioni; nonostante un evidente disprezzo provato per l'indifferenza di Strickland ai familiari, c'è qualcosa in lui che lo conquista e che lo porterà a seguirlo anche da lontano nel corso degli anni, fino alla morte, dopo la quale Strickland diventerà pittore di fama mondiale....




Chi si intende di pittura riconoscerà sicuramente in questo romanzo una biografia leggermente cambiata e romanzata di Paul Gauguin; salvo alcune differenze (nazionalità e storia familiare del protagonista), quasi tutto il resto è identico.
E' la storia del genio incompreso un vita, dal fascino magnetico nonostante il comportamento egoista e sgradevole nei confronti del prossimo, dalla personalità complessa e tormentata, probabilmente un mistero anche per sè stesso, sicuramente comune a molti artisti ma difficile da narrare e di difficile comprensione per chi legge. Del romanzo ho apprezzato molto lo stile elegante e asciutto dell'autore, che sa essere anche ironico e che descrive i suoi personaggi con sincerità e senza edulcorazioni, mantenendo nel contempo anche una certa imparzialità.
Su tutti giganteggia inevitabilmente la figura di Charles Strickland, personaggio che non ho potuto apprezzare per il suo egoismo e il trattamento che riserva alla sua famiglia; mi riesce difficile infatti, in qualsiasi romanzo o film, provare la benchè minima simpatia, per chi abbandona senza remore la propria famiglia per cambiare del tutto vita, anche se devo riconoscere a Strickland perlomeno l'onestà di ammettere che sì, di moglie e figli non gliene frega assolutamente nulla e per lui sono stati unicamente un peso; sincero ma insopportabile, anche per lo stesso protagonista che però ne rimane comunque affascinato e on cessa di seguirlo e occuparsi di lui.
Strickland non esiterà nemmeno a distruggere la vita di Dirk Stroeve (amico del narratore)e di sua moglie Blanche, per semplice egoismo e freddezza, calpestando i loro sentimenti ma pretendendo benefici e attenzioni da parte di queste persone. Al contempo non possiamo non notare l'adesione del personaggio allo stereotipo del genio sregolato animato da fuoco sacro, e quindi persona con tormenti e demoni incomprensibili anche a sè stesso, sempre insoddisfatto, alla perenne ricerca  di nemmeno lui sa cosa, che riuscirà a placarsi un poco solo nella vita selvaggia di Haiti, lontano dalle convenzioni della società cosiddetta civile.
Nonostante il romanzo non mi sia granchè piaciuto, l'autore merita sicuramente.

venerdì 6 novembre 2015

Qualcosa di speciale, di Teresa Medeiros



titolo Originale: Some like it wilde

Anno di pubblicazione: 2009

Ambientazione: Inghilterra/Scozia, 1814




Figlie di un'attrice ed entrambe senza padre, alla morte della madre le sorelle Pamela e Sophie Darby si trovano in serie difficoltà, sopratutto economiche. Messa con le spalle al muro, Pamela (la maggiore) realizza un piano: sapendo che il duca di Warrick da anni sta cercando il proprio figlio, rapito dalla moglie quando essa era fuggita molti anni prima, decide di trovare uno scozzese compiacente che impersoni appunto il ruolo del figlio ritrovato (ormai adulto). La lauta ricompensa basterebbe sicuramente a permettere alle sorelle di iniziare una nuova vita.
Sulla strada che le sta portando in Scozia la loro carrozza viene assalita d un bandito gentiluomo, Connor Kincaid, ridottosi a rapinare diligenze di inglesi dopo che la sua famiglia è stata sterminata dai soldati dell'esercito inglese; dopo una rocambolesca avventura, Pamela propone a Connor di essere lui a impersonare il ruolo di finto erede e l'uomo accetta, convinto non solo dalla ricompensa ma sopratutto dal fascino di Pamela....





Una gradevole storia su un tema abbastanza comune in questo tipo di romanzi (il figlio scomparso e ritrovato), raccontata con lo stile coinvolgente ed elegante tipico di Teresa Medeiros, una delle miei autrici preferite quando leggevo romance.
Si comincia con due sorelle, Pamela e Sophie, figlie dell'attrice Marianne Darby morta in un misterioso incendio, le quali da un giorno con l'altro si trovano sull'orlo del disatro economico; non avendo ereditato nemmeno il talento della madre, le poverette non sanno proprio come fare per evitare un futuro di miseria; ma quando Pamela ritrova, tra gli averi lasciati dalla madre, alcune lettere in cui la madre corrisponde con l'ex contessa di Warrick, sua amica, e venendo a sapere la triste storia che c'è dietro (dopo aver scoperto il tradimento del marito la contessa era fuggita con il figlio piccolissimo facendo perdere le proprie tracce, e di conseguenza quelle del bambino) decide di ricorrere a un mezzuccio non proprio simpatico: mettere in piedi una messinscena in cui porterà al duca di Warrick un finto figlio ritrovato, per intascarne la ricompensa.
Pamela è una giovane donna pratica e generosa- anche troppo- abituata a soddisfare le richieste e i desideri altrui senza riconscere i propri e forse senza nemmeno pensare di averne; l'incontro con Connor la porterà a scoprire sè stessa, sia fisicamente che interiormente, e ad imparare a non mettersi più in disparte; a sua volta Connor è il tipico maschio lafa che troviamo spesso in questi romanzi, con in più una discreta dose di intelligenza, e un passato doloroso che intende riscattare beffando un lord inglese: gli inglesi infatti sono responsabili della distruzione della sua famiglia, dato che uccisero i suoi genitori, rapirono la sorella e mandarono lui in prigione. 
Certo la trovata che lo vedrà protagonista non è nuova, ma il modo in cui si arriva alla scoperta della sua vera identità è comunque reso molto bene, sopratutto rendendo credibili i personaggi. 
Come comprimari troviamo Sophie, la bella e sventata sorellina di Pamela, personaggio che forse avrebbe reso di più se protagonista di una storia propria, Crispin,il nipote scavezzacollo del duca che inevitabilmente finirà per fare coppia con Sophie, Brodie, il vivace scozzese compagno di Connor, e Astrid, l'acida sorella del duca, altro personaggio potenzialmente interessante ma un po' trascurato: la Medeiros solo alla fine ci fa intravedere la sofferenza che ha accompagnato la vita di questa donna, che giustamente comunque non va assolta per i propri crimini.
Non sono sicura che faccia parte di una serie, dato che avrei trovato le potenzialità per realizzare almeno due romanzi (uno dedicato alla coppia Catriona-Simon e uno alla coppia Sophie- Crispin)...ma in rete non sono riuscita a trovare notizia di nessun'altro libro riguardo a questa storia.

giovedì 29 ottobre 2015

Ciao 600!

Di solito dedico dei post in memoriam a persone del mondo della scrittura  per ricordarle alla loro dipartita; oggi però voglio dedicare un post alla mia macchina....la 600.
Purtroppo ieri sera ho avuto un brutto incidente d'auto, io sto bene (a parte lividi e botte vari e tanto spavento)...ma la macchina è distrutta sul davanti e non più riparabile vista l'età (13 anni). Tocca buttarla.
E' stata la mia prima auto, comprata nel marzo 2003 nuova: sono stata fortunata perchè la 600 era la macchina che preferivo e potevo prendere solo quella, tutte le altre costavano troppo! Quando l'ho scelta ero indecisa tra il blu e il rosso- come colore- per l'auto blu avrei dovuto aspettare, quella rossa era già pronta quindi....ho preso quella. Nella foto sotto non è la mia, ma è identica.

Cara 600, quanta strada abbiamo fatto insieme in questi 13 anni! Eri un gioiellino di macchinina, piccola, maneggevole facile da portare, che riuscivo a piazzare dappertutto senza girare per ore (come vedo fare certi con i macchinoni), e anche elegante se proprio vogliamo.
Siamo andate quasi dappertutto insieme  (niente lunghi viaggi per la mia paura dell'autostrada), spesso sole (per me, i tempi del portare amici in macchina non sono mai stati...), ma hai trasportato anche altre persone quando occorreva: i miei genitori, alcune amiche, e anche mia sorella, che per un anno dopo che aveva preso la patente ti ha usata ogni giorno prima di poter comprare la sua C3. E una sua amica su FB tempo fa ha ricordato il giorno della loro maturità, quando andarono a scuola con la 600 rossa, definendoti una "signora macchina".
Ti ho comprata facendo un po' di sacrifici (sopratutto visto il lavoro precario, che perlomeno una vota c'era di più), sei stata l'unica conquista che ho raggiunto nella mia vita adulta e la mia unica fonte di indipendenza...sei stata, anche (assieme ad altri fatti)in un certo senso, la speranza di poter avere una vita migliore; per questo per me contavi tanto, e so che nessuno capirebbe ciò che provo ora e che ho provato stamattina alla notizia che non ti avrei più rivista. Per questo lo scrivo solo qui, tanto non mi legge  nessuno, e comunque il blog è mio e ci scrivo ciò che mi pare.
Il tuo ultimo viaggio ieri pomeriggio (prima dell'incidente) è stato quello in cui ho aiutato un'amica con un trasloco....
Ora non ci sei più e dovrò dipendere in tutto e per tutto dagli altri: niente più uscite di sera se non dove decidono gli altri, niente più cinema, niente più nemmeno fare la spesa da sola. Insomma, il mio primo tempo, andato male, non poteva finire peggio. E con prospettive nulle di miglioramento. Con te in fondo, se ne va anche la speranza di una vita migliore e l'idea di avere fatto almeno una piccola conquista nella mia stupida e misera vita di persona patetica che pur lottando tanto non è riuscita a realizzare nulla, e che ora non ha davvero niente. 
Ma voglio ricordarti per quello che mi hai dato, per il valore che per me avevi, e per uno dei piccoli piaceri della mia vita: cantare in macchina.
Ciao.......






P.S: sì, ho ringraziato di essere ancora viva e che anche quello dell'altra auto non si sia fatto nulla.
P.S 2: sì, lo so: una macchina è solo un oggetto, non è importante e si ricompra, e se non si può si fa a meno. Ma come ho scritto per la mia auto non era solo un'auto.Quindi....
P.s 3: sì, lo so, sono patetica,cretina, vittima e quant'altro: pazienza,mi terrò così, almeno ne sono consapevole. Molta gente è più patetica di me  e nemmeno se ne rende conto, magari pensa pure di essere superiore agli altri.....




lunedì 26 ottobre 2015

La ferocia, di Nicola Lagioia



Anno di pubblicazione: 2015

Ambientazione: Italia, 2012


Clara Salvemini, figlia di uno dei più noti costruttori pugliesi, viene ritrovata morta ai piedi di un autosilo, completamente nuda e sporca di sangue. La verità ufficiale parla di suicidio, ma così non è, come sospetta Michele, il fratello a cui Clara era più legata da ragazzina.
Il giovane si mette ad indagare per conto suo, scoprendo una sorella tormentata in una realtà completamente diversa di quella a cui lui pensava....




Vincitore del Premio Strega   2015, questo romanzo di Nicola Lagioia ha un titolo nettamente in contrasto con il cognome del suo autore: ho fatto piuttosto fatica ad andare avanti perchè davvero....qui non si salva nessuno. Non c'è nulla di positivo: nè un personaggio, nè un luogo, nè sentimento...niente di niente insomma.
Tutto marcio, tutto corrotto, tutto morboso...troppa sofferenza senza luce per i miei gusti.
Fulcro centrale della vicenda è Clara Salvemini, bellissima secondogenita di uno dei più noti costruttori baresi, che appare nel primo capitolo del romanzo nei suoi ultimi momenti di vita: dopo aver percorso un buon tratto di strada completamente nuda, insanguinata e sotto choc, muore investita da un camionista che non è riuscito ad evitare l'impatto.
Dal funerale in poi, però, si parla di suicidio. Perchè? Cosa è successo in realtà?
Nessuno pare chiederselo in famiglia: non il padre Vittorio, costruttore senza scrupoli ormai anziano ma ancora pieno di guai, non la madre Annamaria, moglie piena di non detti, non la superficiale sorella Gioia nè il fratello maggiore Ruggero, noto oncologo o il marito Alberto, personaggio qusi incolore.L'unico che comincia a porsi dei dubbi è Michele, l'altro fratello che da anni vivacchia a Roma cercando di fare il giornalista, e che da ragazzino con Clara ha vissuto per qualche tempo un rapporto simbiotico che oltrepassava i limiti dell'accettabile e portava i due ragazzi a sublimare un po' troppo il loro odio per la famiglia (i due arrivano perfino a cercare di incendiare la casa con tutti gli altri dentro!).
Il fatto è che Michele è figlio illegittimo di Vittorio e della sua amante, deceduta a causa del parto, e di cui la moglie ha accettato di farsi carico in teoria come se fosse un suo figlio, in realtà trattandolo sempre in maniera diversa dagli altri: non l'ha mai maltrattato in maniera evidente, ma l'autore lascia cogliere tanti piccoli indizi narrando alcuni episodi dell'infanzia e dell'adolescenza del ragazzo (alcuni in maniera obiettiva, altri visti con gli occhi dello stesso protagonista) sul fatto che indubbiamente a Michele, complice l'assenza del padre spesso per lvoro e altrettanto spesso per svagatezza e disinteresse, sia stato in realtà riservato un trattamento tipo "parente povero preso in casa per carità". Il che ha generato nel ragazzino gravi problemi psicologici che, sempre per intervento sottobanco di Annamaria, vengono ingorati e culminano quindi con un ricovero in una clinica psichiatrica del ragazzo. 
Da qui il rapporto simbiotico con Clara si interromperà, con indifferenza da parte di lui, ma con grande sofferenza da parte di lei che comincerà a cambiare completamente; farà uscire un disagio interiore notevole che la porterà ad usare il sesso come arma di punizione e ricatto, e in seguito anche a fare uso di cocaina. 
In quella famiglia tutti soffrono, tutti hanno del rancore contro gli altri (persino la svagata Gioia si può intuire nasconda qualcosa che la opprime), nessuno prova vero amore o affetto...forse è proprio questa la ferocia a cui allude il titolo.
Nella narrazione si notano vari svarioni temporali riguardo le età dei personaggi e una mancanza di vere motivazioni sulle origini del malessere di Clara. molto ad effetto il primo capitolo, ma poi si perde notevolemente, a mio avviso.
Da leggere solo se si è in evidente stato di grazia.

sabato 24 ottobre 2015

Chi ben comincia....

Eccoci all'appuntamento mensile con i migliori incipit dei romanzi:








"La luce del mattino entrò dalla finestra e inondò l'intera stanza.
Tatiana Metanova dormiva il sonno dell'innocenza, della gioia irrequieta, delle calde notti bianche di Leningrado, del giugno profumato di gelsomino. Ebbra di vita, dormiva il sonno dell'inrepida giovinezza.
Non durò a lungo.
Quando i raggi del sole attraversarono la stanza fino ad arrivare ai piedi del letto, Tatiana si tirò le lenzuola sulla testa nel tentativo di tenere lontano il giorno incombente. La porta si aprì e il pavimento scricchiolò. Era Dasha, la sorella maggiore.
Daria, Dasha, Dashenka, Dashka.
La persona a cui Tatiana voleva più bene al mondo,
Ma in quel momento avrebbe voluto strangolarla. Dasha aveva deciso di svegliarla, e purtroppo riscuì nel suo intento. La scosse con le sue mani energiche e sibilò: "Psssst!Tania! Sveglia. Svegliati!" "


Paullina Simmons, "Il cavaliere d'inverno"